Jack Vance - I signori dei draghi
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- Название:I signori dei draghi
- Автор:
- Издательство:Fanucci
- Жанр:
- Год:1990
- Город:Roma
- ISBN:88-34-70075-9
- Рейтинг книги:5 / 5. Голосов: 1
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L’Armiere sbatté le palpebre. — Che alternativa avete? Tutte le sacche residue di esseri viventi disorganizzati debbono venire eliminate. La via della facilità è la migliore. — Inclinò rispettosamente la testa verso i Rissosi. — Se dubiti di me, consultati con i tuoi Riveriti. Essi ti consiglieranno.
— Qui non esistono Riveriti — disse Joaz. — I draghi combattono con noi e per noi: sono i nostri guerrieri. Ma io ho una proposta alternativa. Perché tu e i tuoi simili non vi unite a noi? Emancipatevi dalla schiavitù, diventate uomini liberi! Prenderemo la nave e andremo alla ricerca dei vecchi mondi degli uomini.
L’Armiere mostrò solo un educato interesse. — “Mondi degli uomini?” Non ve ne sono. Rimangono solo pochi residui come questo in regioni desolate. Tutti debbono venire eliminati. Non preferireste servire il Dominio?
— Non preferiresti essere un uomo libero?
Il volto dell’Armiere espresse un blando stupore. — Tu non mi capisci. Se scegli…
— Ascoltami attentamente — disse Joaz. — Tu e i tuoi simili potete essere padroni di voi stessi, vivere tra gli altri uomini.
L’Armiere aggrottò la fronte. — Chi può desiderare di essere un selvaggio? Chi gli assicurerebbe la legge, la guida, le direttive e l’ordine?
Joaz alzò le braccia, disgustato, ma fece un ultimo tentativo. — Ve li darò io: mi assumerò la responsabilità. Torna indietro, uccidi tutti i Basici… i Riveriti, come tu li chiami. Questi sono i miei primi ordini.
— Ucciderli? — La voce dell’Armiere era soffocata dall’orrore.
— Ucciderli. — Joaz parlò come se avesse a che fare con un bambino. — Allora noi uomini ci impadroniremo della nave. Andremo in cerca dei mondi dove gli uomini sono potenti…
— Tali mondi non esistono.
— Ah, ma debbono esistere! Un tempo, gli uomini vagavano tra tutte le stelle del cielo.
— Ora non più.
— E l’Eden?
— Non ne so nulla.
Joaz alzò di nuovo le mani. — Vi unirete a noi?
— Che significato avrebbe tale atto? — chiese gentilmente l’Armiere. — Venite, dunque! Deponete le armi, sottomettetevi al Dominio. — Lanciò un’occhiata di dubbio ai Rissosi. — I vostri riceveranno un degno trattamento. Non abbiate paura.
— Sciocco! Questi “Riveriti” sono schiavi, come tu sei schiavo dei Basici! Li alleviamo per servirci, come voi venite allevati! Abbi almeno il pudore di riconoscere la tua degradazione!
L’Armiere sbatté le palpebre. — Tu parli in termini che non comprendo affatto. Allora non volete arrendervi?
— No. Vi uccideremo tutti, se le forze ci basteranno. L’Armiere s’inchinò, girò sui tacchi e sparì fra le rocce. Joaz lo seguì, e scrutò il fondovalle.
L’Armiere fece rapporto ai Basici, che ascoltarono con caratteristico distacco. Poi diedero un ordine, e i Fanti, disponendosi in un’ampia linea, salirono lentamente verso le rocce.
Dietro di loro venivano i Giganti, con i disintegratori inclinati in avanti, e una ventina di Battitori, i superstiti della prima scorreria. I Fanti raggiunsero le rocce, guardarono tra i meandri. I Battitori s’inerpicarono, cercando tracce di eventuali imboscate e, non trovandone, si voltarono a fare segnali. Con grande cautela, i Fanti si addentrarono nel Labirinto, rompendo necessariamente la formazione. Avanzarono di sei braccia, quindici, trenta. Imbaldanziti e spinti dal desiderio di vendetta, i Battitori scattarono oltre le rocce… e su di loro piombarono i Rissosi.
Urlando e imprecando, i Battitori ripiegarono, inseguiti dai draghi. Anche i Fanti arretrarono, poi alzarono le armi e spararono. Due Rissosi vennero colpiti alle ascelle, i punto più vulnerabile. Barcollando, caddero fra i macigni, Altri, infuriati, balzarono addosso ai Fanti. Si levarono ruggiti, strilli, grida di dolore. I Giganti avanzarono pesantemente e, con enormi sogghigni, si avventarono sui Rissosi, strappando loro le teste, scagliandoli oltre le rocce. I Rissosi che erano in grado di farlo tornarono indietro precipitosamente, lasciando mezza dozzina di Fanti feriti, due con la gola squarciata.
La Fanteria Pesante riprese ad avanzare, mentre i Battitori effettuavano la ricognizione dall’alto, ma con maggiore cautela. I Battitori s’immobilizzarono, gridarono un avvertimento. I Fanti si fermarono, scambiandosi richiami, roteando nervosamente le pistole. I Battitori ridiscesero e tra le rocce, sopra i macigni, uscirono dozzine di Diavoli e di Orrori Azzurri.
I Fanti, con smorfie tremende, spararono con le pistole, e l’aria si ammorbò del fetore della scaglie bruciate e dei visceri esplosi. I draghi si buttarono sugli uomini, ed ebbe inizio una terribile battaglia fra i macigni: le pistole, le mazze, persino le spade erano inutilizzabili per la mancanza di spazio.
I Giganti avanzarono e furono aggrediti a loro volta dai Diavoli. I sogghigni idioti svanirono dai loro volti; spiccarono goffi salti indietro per sottrarsi alle code ferrate, ma tra le rocce anche i Diavoli erano svantaggiati: le mazze d’acciaio sbattevano rumorosamente sulla pietra, più che sulla carne.
I Giganti, riprendendosi, scaricarono nella mischia i proiettori pettorali. Finirono fatti a pezzi Diavoli, Orrori Azzurri e anche Fanti: i Giganti non facevano distinzioni.
Dalle rocce arrivò una nuova ondata di draghi: Orrori Azzurri. Scivolarono sulle teste dei Giganti, graffiando, trafiggendo, dilaniando. In preda alla frenesia più cieca, i Giganti li colpivano, li scagliavano al suolo, li calpestavano, e i Fanti li bruciavano con le pistole.
Poi, senza motivo, venne una sorta di tregua.
Trascorsero dieci secondi, quindici secondi, senza altri suoni che i piagnucolii e i gemiti degli uomini e dei draghi feriti. Un senso d’attesa incombente aleggiava nell’aria: e avanzarono i Massacratori, torreggianti tra i varchi.
Per qualche istante, Giganti e Massacratori si guardarono, faccia a faccia. Poi i Giganti tesero le mani verso i proiettori, mentre gli Orrori Azzurri si avventavano di nuovo dall’alto, cercando di afferrarli per le braccia. I Massacratori avanzarono scalpitando rapidi. Le branchie dei draghi strinsero le braccia dei Giganti: le mazze e le clave roteavano, le corazze dei draghi e le corazze degli uomini si spezzavano e si sgretolavano. Uomini e draghi si rotolavano avvinghiati, dimentichi delle sofferenze, dell’orrore, delle mutilazioni.
La lotta diventò silenziosa. Singulti e lagni presero il posto dei ruggiti, e poco dopo otto Massacratori, superiori per massa e armamento naturale, si allontanarono barcollando da otto Giganti uccisi.
Nel frattempo, i Fanti si erano radunati, e stavano a piccoli gruppi, schiena contro schiena. Passo per passo, ustionando con i raggi termici gli Orrori urlanti, i Rissosi e i Diavoli che balzavano all’inseguimento, si ritirarono verso il fondovalle, e finalmente uscirono dai meandri delle rocce. I Diavoli che li inseguivano, smaniosi di combattere all’aperto, si buttarono in mezzo a loro, mentre dai fianchi di avventavano gli Assassini dai Grandi Passi e gli Assassini dal Lungo Corno. Accesi da un giubilo travolgente, dodici uomini montati su Ragni portarono i cannoni disintegratori strappati ai Giganti caduti, e caricarono i Basici e gli Armieri, che attendevano accanto alla postazione improvvisata delle armi a tre ruote. I Basici, senza vergognarsene, fecero girare le cavalcature umane e fuggirono verso la nave nera.
Gli Armieri orientarono i loro congegni, presero la mira, scagliarono scariche d’energia. Un uomo cadde, e poi due uomini, tre… poi gli altri piombarono in mezzo agli Armieri, che vennero rapidamente fatti a pezzi… incluso l’individuo suadente che era stato inviato a parlamentare.
Molti uomini, gridando trionfanti, si misero in caccia dei Basici. Ma le cavalcature umane, spiccando balzi come conigli mostruosi, trasportavano i Basici con la stessa velocità con cui i Ragni portavano gli uomini.
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