Jack Vance - I signori dei draghi

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I signori dei draghi: краткое содержание, описание и аннотация

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Gli esploratori sopraggiunsero da destra e da sinistra. Portavano notizie identiche: non c’era traccia di Joaz Banbeck e delle sue truppe. Carcolo cominciò a gingillarsi con una possibilità nuova. Forse Joaz Banbeck non s’era degnato di scendere in campo. Quel pensiero lo infuriò e lo riempì d’una grande gioia: se era così, Joaz avrebbe pagato a caro prezzo la sua negligenza.

A metà del Burrone della Stella Spezzata trovarono un recinto occupato da duecento giovani Diavoli di Joaz Banbeck. Il recinto era affidato a due vecchi e un ragazzo, che guardavano con evidente terrore l’avanzata dell’orda della Valle Beata.

Ma Carcolo passò oltre, senza molestare il recinto. Se avesse vinto la battaglia, anche quello avrebbe fatto parte del bottino. Se avesse perduto, i giovanissimi Diavoli non avrebbero potuto fargli alcun male.

I vecchi e il ragazzo rimasero sul tetto della loro capanna di torba, e guardarono passare Carcolo e le sue truppe: gli uomini dalle uniformi nere e dai berretti neri a punta, con le falde copriorecchie incrociate e buttate all’indietro; i draghi che balzavano, strisciavano, correvano, avanzavano pesantemente, a seconda della varietà, con le scaglie lucenti; il rossocupo e il marrone dei Rissosi, la lucentezza velenosa degli Orrori Azzurri, i Diavoli verdi e neri; i Massacratori e gli Assassini grigi e bruni. Ervis Carcolo cavalcava sul fianco destro, Bast Givven alla retroguardia. Poi Carcolo fece accelerare l’andatura, assillato dal timore che Joaz potesse portare i suoi Diavoli e i suoi Massacratori sulla Scarpata del Banbeck prima che arrivasse, per respingerlo… dato e non concesso che Joaz Banbeck si fosse lasciato cogliere alla sprovvista.

Ma Carcolo raggiunse l’Orlo dei Banbeck senza che nessuno lo contrastasse.

Lanciò un grido di trionfo e agitò il berretto nell’aria. — Joaz Banbeck l’infingardo! Che provi, adesso, a salire la Scarpata dei Banbeck! — Ed Ervis Carcolo scrutò la Valle dei Banbeck con l’occhio del vincitore.

Bast Givven non mostrava di condividere il trionfo di Carcolo, e lanciava occhiate irrequiete a nord, a sud e alla retroguardia.

Carcolo l’osservò stizzito con la coda dell’occhio, e dopo un poco gli gridò: — Oh, oh! Allora? Che succede?

— Forse molto. Forse niente — disse Bast Givven, esplorando il paesaggio con lo sguardo.

Carcolo si tirò i baffi. Givven continuò, con la voce tranquilla che esasperava tanto Carcolo: — Sembra che Joaz Banbeck ci stia imbrogliando come l’altra volta.

— Perché dici così?

— Giudica tu stesso. Possibile che ci conceda un vantaggio senza esigere un interesse da strozzino?

— Assurdo! — borbottò Carcolo. — Quell’infingardo è sazio della sua ultima vittoria. — Ma si soffregò il mento e sbirciò irrequieto la Valle dei Banbeck. Vista dall’alto, sembrava stranamente tranquilla. C’era una strana inattività nei campi e nelle caserme. Carcolo si sentì gelare il cuore… poi gridò: — Guarda il vivaio: ecco là i draghi di Banbeck!

Givven socchiuse gli occhi per scrutare la valle, e lanciò a Carcolo uno sguardo di straforo. — Tre Rissosi appena nati. — Si raddrizzò, smise di osservare la valle e scrutò i picchi e le creste a nord e a est. — Supponiamo che Joaz Banbeck sia partito prima dell’alba, sia salito sull’Orlo scalando le Pendici Sdrucciolevoli, abbia attraversato il Burrone Azzurro in forze…

— E il Crepaccio Azzurro?

— Evita il Crepaccio Azzurro, aggirandolo a nord, raggiungi il Dosso di Barch, attraversa furtivamente lo Skanse e gira intorno alla Guglia di Barch…

Carcolo studiò la Catena della Guardia del Nord con un’attenzione nuova, sgomenta. Un fremito di movimento, uno scintillio di scaglie?

— Ritirata! — ruggì Carcolo. — Ci dirigiamo verso la Guglia di Barch! Sono dietro di noi!

Sconcertate, le sue truppe ruppero le file, fuggirono attraverso l’Orlo dei Banbeck, salirono tra gli aspri speroni della Guglia di Barch. Joaz, poiché la sua strategia era stata scoperta, lanciò squadre di Assassini a intercettare l’esercito della Valle Beata, per impegnarlo e trattenerlo e, possibilmente, per impedirgli di raggiungere le pendici accidentate della Guglia di Barch.

Carcolo rifletté rapidamente. Riteneva che gli Assassini costituissero le sue truppe migliori, e ne andava molto fiero. Indugiò di proposito, sperando di impegnare le truppe lanciate da Banbeck nella scaramuccia, di annientarle in fretta e di raggiungere comunque la protezione dei declivi della Guglia di Barch.

Ma gli Assassini di Banbeck non si avvicinarono, e si inerpicarono sulla Guglia. Carcolo mandò avanti i suoi Rissosi e gli Orrori Azzurri.

Tra ringhi atroci, le due schiere si scontrarono. I Rissosi di Banbeck si avventarono, furono contrastati dagli Assassini dai Grandi Passi di Carcolo, e vennero costretti a fuggire a rapidi balzi.

Il grosso delle truppe di Carcolo, eccitato alla vista dei nemici in rotta, non seppe trattenersi. I draghi deviarono dalla Guglia di Barch, e si precipitarono verso il Burrone della Stella Spezzata. Gli Assassini dai Grandi Passi raggiunsero i Rissosi di Banbeck, balzarono loro sulla schiena, li rovesciarono mentre quelli strillavano e scalciavano, e squarciarono loro i ventri rosei.

Gli Assassini dal Lungo Corno di Banbeck si avvicinarono in cerchio, si avventarono dal fianco sugli Assassini dai Grandi Passi di Carcolo, straziandoli con le corna dai puntali d’acciaio, trafiggendoli con le lance.

Tuttavia trascurarono gli Orrori Azzurri di Carcolo, che balzarono loro addosso dall’alto. Con asce e mazze abbatterono gli Assassini, dedicandosi al loro macabro svago preferito, che consisteva nel balzare su un Assassino atterrato, afferrare il corno e strappare via corno, pelle e scaglie dalla testa alla coda. Joaz Banbeck perse così trenta Rissosi e circa due dozzine di Assassini. Ma l’attacco raggiunse lo scopo, permettendogli di portare i suoi cavalieri, i Diavoli e i Massacratori giù dalla Guardia del Nord, prima che Carcolo riuscisse ad arrivare sulle pendici più alte della Guglia di Barch.

Carcolo si ritirò obliquamente su per i pendii tormentati, e mandò sei uomini al di là del burrone, al recinto dove i giovanissimi Diavoli turbinavano, impauriti dalla battaglia. Gli uomini abbatterono i cancelli, uccisero i due vecchi, spinsero i giovani Diavoli attraverso il burrone, in direzione delle truppe di Banbeck. I piccoli, isterici, obbedirono all’istinto. Si avvinghiarono al collo di tutti i draghi che incontravano, intralciandoli, poiché l’istinto dei draghi adulti impediva loro di staccarsi di dosso i piccoli con la forza.

Quell’astuzia, che era stata un’improvvisazione geniale, creò uno scompiglio enorme tra le truppe di Banbeck. Ervis Carcolo caricò con tutte le sue forze direttamente al centro dello schieramento di Joaz. Due squadre di Rissosi si spiegarono a ventaglio per aggredire gli uomini. I suoi Assassini — l’unica varietà in cui Carcolo era superiore per numero a Joaz Banbeck — vennero inviati a impegnare i Diavoli, mentre i Diavoli di Carcolo, ben curati, forti, guizzanti, serpeggiavano verso i Massacratori. Sfrecciarono sotto quelle grandi moli brune, sferzando con le code che terminavano in mazze chiodate d’acciaio del peso di cinquanta libbre, contro l’interno delle zampe dei Massacratori.

Vi fu una mischia ruggente. Le linee della battaglia erano imprecisabili. Uomini e draghi venivano schiacciati, sbranati, fatti a pezzi. L’aria sibilava di pallottole, fischiava di fendenti, riverberava di squilli di tromba, grida, urla, ruggiti e fischi.

L’avventato slancio della tattica di Carcolo conseguì risultati sproporzionati alla consistenza delle sue forze. I suoi Diavoli si addentrarono ancora di più tra le file dei Massacratori di Banbeck, impazziti e quasi impotenti, mentre gli Assassini e gli Orrori Azzurri di Carcolo tenevano a bada i Diavoli di Banbeck. Lo stesso Joaz Banbeck, assalito dai Rissosi, si salvò fuggendo: descrivendo un semicerchio, si portò alla retroguardia, raccolse una squadra di Orrori Azzurri. Furiosamente, diede il segnale della ritirata, e il suo esercito indietreggiò giù per i pendii, lasciando il terreno cosparso di corpi convulsi e scalciami.

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