«Naturalmente devo essere certa che sia finita» disse Rosalind, «prima di poter anche solo pensare di coprirla.»
«È già finita. Glielo giuro, è così. Lui… lui ha chiuso un paio di settimane fa. Per sempre, questa volta.»
«Ah… e perché?»
«Non voglio parlarne.»
«Be', diciamo che non è in suo potere non farlo.»
Cassie respirò a fondo. «Non lo so il perché» rispose. «È la pura verità. Ho cercato in ogni modo di chiederglielo, ma dice solo che è complicato, che è confuso, che non è pronto per una relazione in questo momento… non so se c'è qualcun'altra o… non ci parliamo nemmeno più. Non mi guarda neanche. Non so cosa fare.» La sua voce ebbe un tremito.
«Senti, senti» commentò O'Kelly, non proprio con ammirazione. «Maddox non ha seguito la sua vocazione. Doveva stare su un palcoscenico.»
Ma Cassie non stava recitando, e Rosalind se ne accorse. «Be'» disse, e mi parve di avvertire un che di sogghignante nella sua voce, «non posso certo dirmi sorpresa. Non parla di lei come parlerebbe di un'amante.»
«Perché? Cosa dice di me?» chiese Cassie, impotente, dopo un secondo. Stava esponendo le parti di sé non coperte dall'armatura per attirare i colpi. Stava letteralmente lasciando che Rosalind le facesse male, la straziasse, si nutrisse a piacimento del suo dolore. Mi veniva da vomitare.
Rosalind tacque intenzionalmente, per farla attendere. «Dice che lei è terribilmente dipendente» rispose, infine. La voce era alta e chiara, immutabile. «"Disperata" è il termine che ha usato. E che mi trattava male perché gelosa del suo interesse per me. Ha fatto del suo meglio per essere gentile, credo che gli dispiacesse, ma si stava veramente stancando del suo comportamento.»
«Sono tutte cazzate» sibilai, furibondo, incapace di trattenermi. «Io non ho mai…»
«Sta' zitto» mi interruppe Sam, nello stesso momento in cui O'Kelly sbottava: «Chi cazzo se ne frega?».
«Buoni, prego» chiese cortesemente il tecnico.
«L'ho messo in guardia contro di lei» proseguì Rosalind. «Così alla fine ha seguito il mio consiglio?»
«Sì» assentì Cassie, con voce bassa e tremante. «Direi di sì.»
«Oh, mio Dio.» Una punta di divertimento. «Lei è veramente innamorata, ho visto giusto?»
Nulla.
«Allora? È così?»
«Non lo so.» La voce di Cassie era roca e addolorata, ma fu solo quando si soffiò il naso che capii che stava piangendo. Non l'avevo mai vista piangere. «Non ci ho mai pensato… io non… non ho mai provato per nessuno quello che provo per lui. Adesso non riesco nemmeno a pensare chiaramente, non ci riesco…»
«Oh, detective Maddox.» Rosalind sospirò. «Se non riesce a essere onesta con me, almeno lo sia con se stessa.»
«Non glielo so dire.» Cassie pronunciava le parole con fatica. «Forse io…» Le si strozzarono in gola.
Nel furgone pareva di stare in un sotterraneo. Come in un incubo, le fiancate sembravano ripiegarsi verso l'interno e la qualità incorporea delle voci non faceva che aggiungere un che di orrido. Era come se stessimo origliando due fantasmi bloccati in un'eterna e inalterabile battaglia di volontà contrapposte. O'Kelly dovette vedermi cercare con lo sguardo la maniglia della portiera, invisibile in quella penombra, perché la sua espressione era dura e di rimprovero. «Ci sei voluto venire tu, Ryan» disse.
Non riuscivo a respirare. «Devo intervenire.»
«E a fare cosa? Sta andando secondo i piani, per quel che vale. Stai buono.»
Le casse emisero un piccolo e terribile rantolo. «No» dissi. «Ascoltate.»
«Sta facendo il suo lavoro» osservò Sam. Nella sporca luce gialla, il suo volto era imperscrutabile. «Siediti.»
Il tecnico sollevò un dito. «Si controlli, almeno, mi faccia il favore» continuò Rosalind, con disgusto. «È mostruosamente difficile condurre una conversazione sensata con una persona isterica.»
«Mi dispiace.» Cassie si soffiò nuovamente il naso e deglutì a fatica. «Senta, la prego, è finita, non è stata colpa del detective Ryan. Lui farebbe qualsiasi cosa per lei. Le ha dato una dimostrazione di fiducia dicendole queste cose. Non è che potrebbe semplicemente… lasciar perdere? Non dirlo a nessuno? La prego.»
«Be'…» Rosalind sembrava stesse prendendo in considerazione la cosa. «Il detective Ryan e io siamo stati molto vicini, per un po'. Ma anche lui, l'ultima volta, è stato scortese con me. E mi ha mentito su quei suoi due amici. Non mi piace chi mente. No, detective Maddox, mi dispiace, ma non credo di dovere favori a nessuno di voi due.»
«Okay, okay» disse Cassie, «mettiamola così: cosa potrei fare per lei in cambio?»
Risatina. «Non mi viene in mente nulla che potrei volere da lei.»
«No, c'è una cosa. Mi conceda altri cinque minuti, okay? Possiamo tagliare da questo lato dell'abitato, lungo la strada principale. C'è una cosa che potrei fare per lei, giuro.»
Rosalind sospirò. «Le do tempo fino al nostro arrivo a casa mia. Sa, detective Maddox, c'è anche gente con una morale. Se decidessi di assumermi la responsabilità di raccontare questa cosa ai suoi superiori, lei non riuscirebbe a corrompermi per farmi stare zitta.»
«Niente corruzione. Solo… un aiuto.»
«Da lei?» Di nuovo quella risata, quel trillo che avevo trovato così incantevole. Mi accorsi di affondare le unghie nei palmi.
«Ieri» cominciò Cassie, «abbiamo arrestato Damien Donnelly per l'omicidio di Katy.»
Una brevissima pausa. Sam si sporse in avanti, con i gomiti sulle ginocchia. Poi: «Bene, era ora che smettesse di pensare solo alla sua vita amorosa e prestasse attenzione al caso di mia sorella. Chi è Damien Donnelly?».
«Dice di essere stato il suo fidanzato fino a qualche settimana fa.»
«Be', è chiaro che non è vero. Se fosse stato il mio fidanzato avrei sentito parlare di lui, no?»
«C'è la documentazione» disse Cassie, con cautela, «di molte telefonate tra i vostri cellulari.»
La voce di Rosalind divenne di ghiaccio. «Accusarmi di essere una bugiarda non è il modo migliore per ottenere dei favori da me, detective.»
«Non la sto accusando di nulla» fece, Cassie e per un istante pensai che le si sarebbe incrinata nuovamente la voce. «Sto solo dicendo che so che questi sono affari suoi e che lei non ha nessun motivo di fidarsi di me al riguardo…»
«Su questo non ci sono dubbi.»
«… ma sto anche cercando di spiegarle come posso aiutarla. Vede, ho parlato con Damien, e lui si fida di me.»
Dopo un momento, Rosalind respirò rumorosamente. «Non me ne vanterei. Damien parla con chiunque lo ascolti. Questo non la rende certo speciale.»
Sam annuì, un breve cenno. E uno.
«Lo so. Lo so. Ma la cosa è che mi ha detto perché l'ha fatto. Dice di averlo fatto per lei. Perché glielo ha chiesto lei.»
Nulla, per un bel po'.
«Per questo l'avevo fatta venire, l'altra sera» proseguì Cassie. «Le volevo fare delle domande al riguardo.»
«Oh, la prego, detective Maddox.» La voce di Rosalind era diventata appena un po' più tagliente, e non riuscivo a capire se fosse un segno positivo o negativo. «Non mi tratti come se fossi una stupida. Se aveste delle prove contro di me, sarei sicuramente in arresto e non qui ad ascoltarla piangere sul detective Ryan.»
«No» intervenne Cassie. «È questo il punto. Gli altri non sanno ancora quello che ha detto Damien. Se lo scoprono, allora sì che la arresteranno.»
«Mi sta minacciando? Perché sarebbe una pessima idea.»
«Assolutamente no. Sto solo cercando di… Okay, ecco cosa.» Cassie fece un respiro. «In effetti, non abbiamo bisogno di un movente per accusare qualcuno di omicidio e processarlo. Ha confessato, quella parte ce l'abbiamo, registrata anche in video, ed è tutto quello di cui abbiamo bisogno per sbatterlo in galera. Nessuno ha bisogno di sapere perché l'ha fatto. E, come dicevo, lui si fida di me. Se gli dicessi di tenersi il motivo per sé, mi crederebbe. Sa com'è fatto.»
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