Volodyk - Paolini2-Eldest
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Altri ostacoli si erano presentati lungo il percorso. Una bufera improvvisa li aveva sorpresi su un valico brullo, troppo alto perché vi crescesse la vegetazione. Tre persone erano morte assiderate nella neve: Hida, Brenna e Nesbit, tutti piuttosto avanti negli anni. Quella notte, per la prima volta, Roran aveva avuto la certezza che tutto il villaggio sarebbe morto per averlo seguito. Subito dopo, un ragazzo si era fratturato un braccio in una caduta, e poi Southwell era annegato in un torrente di montagna. Lupi e orsi avevano attaccato regolarmente il bestiame, incuranti dei falò che i contadini avevano cominciato ad accendere una volta lontani dalla Valle Palancar e dai maledetti soldati di Galbatorix. La fame li aveva tormentati come un parassita tenace, artigliando le loro viscere, divorando la loro forza ed erodendo la loro volontà di proseguire.
Eppure erano sopravvissuti, mostrando la stessa ostinazione e la stessa tenacia dei loro antenati, che erano rimasti nella Valle Palancar nonostante le carestìe, le guerre e le pestilenze. La gente di Carvahall poteva anche impiegare un secolo a prendere una decisione, ma quando lo faceva, niente poteva fermarla.
Ora che avevano raggiunto Narda, l'accampamento era pervaso da un senso di realizzazione e di speranza. Nessuno sapeva cosa li aspettava, ma il fatto di essere arrivati così lontano ispirava loro fiducia.
Non saremo al sicuro finché non lasceremo l'Impero, pensò Roran. E dipende da me garantire l'incolumità di ciascuno di noi. Sono diventato responsàbile dell'intera comunità... Una responsabilità che accettava volentieri, perché gli permetteva sia di proteggere i compaesani da Galbatorix, sia di perseguire il suo obiettivo: 'salvare Katrina. È passato tanto tempo da quando è stata catturata. Sarà ancora viva? Rabbrividì e scacciò quel pensiero terribile. Sarebbe impazzito sul serio se si fosse permesso di indugiare sulla sorte di Katrina.
All'alba, Roran, Horst, Baldor, i tre figli di Loring e Gertrude si avviarono verso Narda. Scesero dalle colline sulla strada maestra, attenti non farsi vedere finché l'impressione di respirare sott'acqua. Roran strinse la presa sul martello che sorvegliavano l'ingresso. Esaminarono il gruppo di Roran con sguardi severi, indugiando sui loro abiti laceri, poi
non emersero sul viale. In pianura, l'aria era più densa; Roran aveva
portava alla cintura avvicinandosi ai cancelli della città. Due soldati abbassarono le asce da guerra e sbarrarono l'accesso.
«Da dove venite?» chiese l'uomo a destra. Non poteva avere più di venticinque anni, ma i suoi capelli erano completamente bianchi.
Gonfiando il petto, Horst incrociò le braccia e disse: «Dalle parti di Teirm, se non ti dispiace.»
«Che cosa siete venuti a fare?»
«Commercio. Siamo stati mandati dai bottegai che vogliono comprare merci direttamente da Narda, invece che attraverso i soliti mercanti.»
«Tu dici, eh? E che tipo di merci?»
Quando Horst esitò, Gertrude disse: «Erbe e medicine, per quanto mi riguarda. Le piante che ho ricevuto da qui o erano troppo vecchie, o ammuffite. Ho bisogno di scorte fresche.»
«I miei fratelli e io» intervenne Darmen «siamo venuti a trattare con i vostri calzolai. Le scarpe fatte in stile nordico vanno di moda a Dras-Leona e Urù'baen.» Sogghignò. «Almeno lo erano quando ci siamo messi in marcia.» Horst annuì con rinnovata fiducia. «Già. E io sono qui per comprare ferro vecchio per il mio padrone.» «Capisco. E quello lì? Tu perché sei venuto?» chiese il soldato, indicando Roran con l'ascia.
«Ceramiche» rispose Roran.
«Ceramiche?»
«Ceramiche.»
«A che ti serve il martello, allora?»
«Come pensi che si ottenga l'effetto screpolato su una bottiglia o su un vaso? Non viene mica da solo. Devi colpirli.» Roran ricambiò lo sguardo incredulo dell'uomo canuto con un'espressione l'affermazione.
Il soldato borbottò e fece di nuovo scorrere lo sguardo su tutti loro. «Sarà pure, commercianti. Gatti randagi morti di fame, direi piuttosto.»
«Abbiamo avuto difficoltà per la strada» disse Gertrude.
«Può darsi. Ma se venite da Teirm, dove sono i vostri cavalli?»
«Li abbiamo lasciati all'accampamento» rispose Hamund, facendo un vago cenno verso sud, la direzione opposta rispetto a dove si erano nascosti gli abitanti del villaggio.
«Non avete soldi per alloggiare in città, eh?» Con una risatina di scherno, il soldato alzò l'ascia e fece cenno al compagno di fare altrettanto. «D'accordo, passate pure, ma non voglio problemi, altrimenti vi rispediamo da dove siete venuti, o peggio.»
Una volta superato il cancello, Horst spinse Roran contro un muro e gli ringhiò nell'orecchio: «Ma che razza di stupidaggini vai dicendo? Fare le screpolature a furia di martellate! Cerchi rogne? Non possiamo...» S'interruppe quando Gertrude lo tirò per una manica.
«Guardate» mormorò la guaritrice.
A sinistra dell'ingresso c'era un tabellone per gli avvisi largo sei piedi, con una piccola tettoia a spiovente per proteggere la pergamena ingiallita. Metà del tabellone era dedicato ad avvisi ufficiali e proclami. Sull'altra metà erano affissi manifesti che ritraevano la faccia di vari criminali. In primo piano campeggiava un disegno di Roran senza barba. Sconvolto, Roran si guardò intorno per assicurarsi che nessuno per la strada fosse abbastanza vicino da confrontare la sua faccia con l'illustrazione, poi rivolse la sua attenzione alla pergamena. Si era aspettato che l'Impero li inseguisse, ma fu lo stesso terribile averne la prova. Galbatorix sta spendendo una fortuna nel tentativo di acciuffarci. Quando erano sulla Grande Dorsale, era stato facile dimenticare che esisteva il mondo esterno. Scommetto che manifesti del genere sono affissi in tutto l'Impero. Sogghignò, contento di essersi fatto crescere la barba, e che lui e gli altri avessero deciso di adottare nomi fittizi finché restavano a Narda.
In fondo al manifesto era scritta la ricompensa. Garrow non aveva mai insegnato a leggere a Roran ed Eragon, ma aveva insegnato loro i numeri perché, diceva: "Dovete sapere quanto avete, quanto vale, e quanto vi viene pagato, per non farvi imbrogliare da qualche furfante senza scrupoli". Così Roran vide che l'Impero offriva diecimila corone per la sua cattura, abbastanza per vivere comodamente per diversi decenni. In un certo senso perverso, l'entità della ricompensa lo inorgoglì, facendolo sentire importante.
Poi il suo sguardo si spostò sul manifesto accanto.
Eragon.
Roran si sentì attanagliare le viscere come se lo avessero colpito, e per qualche secondo si dimenticò di respirare. Allora è vivo!
Dopo un primo momento di sollievo, Roran sentì montare l'antica rabbia per il ruolo che Eragon aveva avuto nella morte di Garrow e nella distruzione della fattoria, accompagnata da un cocente desiderio di sapere perché l'Impero dava la caccia a Eragon. Deve avere a che fare con quella pietra blu e la prima visita dei Ra'zac a Carvàhall. Ancora una volta, Roran si domandò in quale tipo di oscura macchinazione lui e il resto del villaggio erano rimasti implicati. Invece di una ricompensa, sul poster di Eragon c'erano due righe di rune. «Di quale crimine è accusato?» chiese Roran a Gertrude.
La pelle intorno agli occhi di Gertrude s'increspò, mentre aguzzava la vista per leggere. «Alto tradimento, per tutti e due. Dice che Galbatorix assegnerà una contea a chiunque catturi Eragon, ma coloro che ci proveranno devono stare attenti perché è molto pericoloso.»
Roran sbattè le palpebre, incredulo. Eragon? Gli sembrava inconcepibile, finché Roran non considerò come lui stesso era cambiato nelle ultime settimane. Lo stesso sangue scorre nelle nostre vene. Eragon potrebbe aver compiuto chissà quali imprese da quando è fuggito.
vacua, sfidandolo a confutare
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