“Emily, Daniel,” disse una voce alle loro spalle. Era il sindaco Hansen, affiancato dall’assistente, Marcella, che sembrava piuttosto infastidita. “Vi state godendo i festeggiamenti da noi?” chiese il sindaco Hansen. “Non è il tuo primo anno se ricordo bene, ma forse è il primo che tu possa ricordare.”
Fece un sorrisetto innocente, ma Emily si imbarazzò. Cercò di darsi un’aria calma e felice.
“Hai ragione. Purtroppo non ricordo di quando venivo qui da piccola, ma di sicuro mi sto divertendo adesso. E tu, Marcella?” aggiunse, cercando di distogliere l’attenzione da sé. “È il tuo primo anno?”
Marcella annuì in modo deciso ed efficace, poi tornò ai suoi appunti.
“Non fare caso a lei.” sogghignò il sindaco. “È una stacanovista.”
Lo sguardo di Marcella si sollevò giusto un attimo, ma fu sufficiente a Emily per leggere la frustrazione che conteneva negli occhi. Chiaramente l’atteggiamento flemmatico del sindaco la frustrava. Emily poteva capire Marcella. Era anche lei così appena sei mesi prima; troppo seria, troppo stressata, alimentata da un po’ troppa caffeina e dalla paura di fallire. Guardare Marcella era come porre uno specchio davanti alla sua vecchia io. La sola speranza di Emily per lei era che imparasse a rilassarsi, che Sunset Harbor l’aiutasse a sciogliere le sue corde arrotolate così strette, anche se solo un pochino.
“Comunque,” disse il sindaco Hansen, “torniamo al lavoro. Ho delle medaglie da consegnare, vero Marcella? La cerimonia di premiazione per la corsa con l’uovo, o il cucchiaio, o qualcosa del genere.”
“Le olimpiadi dei bambini,” disse Marcella con un sospiro.
“Ecco,” rispose il sindaco Hansen, e i due sparirono nella folla.
Daniel sorrise. “È impossibile non innamorarsi di questa pazza città,” disse, cingendo Emily con un braccio.
Lei si accoccolò a lui, sentendosi al sicuro, protetta. Insieme guardarono passare i ballerini di conga, salutando con la mano gli amici che passavano: Cynthia, della libreria, con i capelli di un arancione brillante che non si abbinava agli abiti che indossava, Charles e Barbara Bradshaw della pescheria, Parker, il grossista di frutta e verdura biologica.
Proprio allora, Emily scorse qualcuno tra la folla che le fece gelare il sangue. Vestito con i pantaloni a scacchi da golf e una maglia verde lime che gli copriva a malapena la grossa pancia, c’era Trevor Mann.
“Non girarti,” borbottò, aggrappandosi alla mano di Daniel per sicurezza. “Ma mister Vicino Sogghignante è qui.”
Daniel, ovviamente, si girò subito. Come se avesse una specie di sesto senso, Trevor se ne accorse. Diede un’occhiata a entrambi, gli occhi scuri brillarono di dispetto.
Emily fece una smorfia. “Ti avevo detto di non girarti!” sgridò Daniel mentre Trevor li raggiungeva.
“Sai che c’è una legge non scritta,” sibilò Daniel in risposta, “che recita che se ti dicono ‘non girarti’ allora tu ti giri.”
Era troppo tardi per scappare. Trevor Mann era su di loro, emergeva dalla folla come un’orribile bestia baffuta.
“Oh no,” disse Emily gemendo.
“Emily,” disse Trevor col suo tono ipocritamente gentile, “non si è dimenticata di quelle tasse che deve pagare sulla casa, vero? Perché io di sicuro me le ricordo.”
“Il sindaco mi ha accordato una proroga,” rispose Emily. “Era all’assemblea anche lei, Trevor, mi sorprende che non l’abbia sentito.”
“Non mi interessa se il sindaco Hansen ha detto che non c’è fretta, non spetta a lui decidere. Spetta alla banca. E io mi sono messo in contatto con loro per dirgli del suo uso illegale della casa e degli affari illegali che ci sta facendo.”
“Idiota,” disse Daniel affrontando Trevor per proteggere Emily.
“Lascia stare,” disse Emily posandogli una mano sul braccio. L’ultima cosa di cui aveva bisogno era che Daniel perdesse la calma.
Trevor fece un sorrisetto. “La proroga del sindaco Hansen non durerà per sempre e di certo non reggerà in termini legali. E io farò tutto ciò che è in mio potere per assicurarmi che il suo Bed and Breakfast affondi per non tornare più in superficie.”
Emily guardò Trevor andarsene nella moltitudine di persone.
Non appena fu sparito, Daniel si voltò verso Emily con un’aria molto preoccupata in viso. “Tutto bene?”
Emily non riuscì a trattenersi. Affondò contro il suo ampio petto, schiacciando il viso sulla sua camicia. “Cosa faccio?” sospirò. “Le tasse rovineranno la mia attività prima ancora che sia cominciata.”
“Assolutamente no,” disse Daniel. “Non lascerò che accada. Trevor Mann non aveva mai mostrato interesse per la tua proprietà finché non sei apparsa tu a trasformarla in qualcosa di appetibile. È solo geloso di quanto migliore sia la tua casa rispetto alla sua.”
Emily cercò di ridere alla sua battuta ma riuscì solo a tirare fuori una debole risatina. Il pensiero di lasciare Daniel e tornare a New York da fallita le pesava sulla testa.
“È vero, però,” disse Emily. “Questo Bed and Breakfast non funzionerà mai.”
“Non parlare così,” disse Daniel. “Andrà tutto bene. Io credo in te.”
“Davvero?” disse Emily. “Perché io ho difficoltà a credere in me stessa.”
“Be’, forse questo è il momento di cominciare a farlo.”
Emily alzò lo sguardo sugli occhi di Daniel. La sua espressione sincera le fece pensare di potercela fare davvero.
“Ehi,” disse Daniel con gli occhi che d’un tratto brillavano maliziosamente. “C’è qualcosa che voglio farti vedere.”
Daniel non sembrò scoraggiato dalla sua tetraggine. Le prese la mano e la spinse tra la folla, conducendola in direzione del porto. Insieme scesero al molo.
“Ta-dan!” esclamò Daniel indicando la bellissima barca, ora riparata, che ondeggiava sull’acqua.
L’ultima volta che Emily aveva visto la barca era appena appena atta alla navigazione. Ora luccicava come fosse nuova.
“Non posso crederci,” balbettò. “Hai sistemato la barca?”
Daniel annuì. “Già. Ci ho messo parecchia fatica e parecchio sudore.”
“Ci credo,” disse Emily.
Le venne in mente di quando Daniel le aveva detto di avere una specie di blocco mentale per quanto riguardava la riparazione della barca, che non sapeva perché ma si sentiva incapace di lavorarci. Vederla adesso rendeva Emily davvero orgogliosa, non solo per via di quanto bene l’avesse sistemata ma perché era riuscito ad andare fino in fondo nonostante i problemi che glielo impedivano. Gli ritornò il sorriso, sentendo un brivido di felicità dentro di sé.
Ma allo stesso tempo si sentì rabbrividire dalla tristezza, perché questo era un altro mezzo di trasporto che poteva portarglielo via. Dai suoi lunghi giri in moto sulla scogliera ai suoi viaggi nelle città vicine con il suo furgone, Daniel era sempre in movimento. Che volesse vedere il mondo, esplorare, era così evidente per lei da essere fuori discussione. Sapeva che presto o tardi Daniel avrebbe avuto bisogno di lasciare Sunset Harbor. Se lei poi sarebbe partita con lui quando il momento fosse venuto, Emily ancora non l’aveva deciso.
Daniel le diede una gomitata schiva. “Dovrei dirti grazie.”
“Perché?” disse Emily.
“Per il motore.”
Era stata Emily a comprargli il motore nuovo, come ringraziamento per tutto l’aiuto che le aveva dato a preparare il Bed and Breakfast, e anche per tentare di incoraggiarlo a riparare la barca.
“Nessun problema,” disse Emily chiedendosi adesso se il regalo le si sarebbe ritorto contro. Se con la riparazione della barca a Daniel sarebbe venuta voglia di prendere e partire.
“Dunque,” disse Daniel indicando la barca, “come ringraziamento, credo che dovresti accompagnarmi nel viaggio inaugurale.”
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