Blake Pierce - Prima Che Dia La Caccia

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Da Blake Pierce, autore di successo del libro IL KILLER DELLA ROSA (un best-seller con più di 900 recensioni da cinque stelle), è in arrivo il volume #8 della serie di gialli mozzafiato di Mackenzie White. In PRIMA CHE DIA LA CACCIA (Un Mistero di Mackenzie White – Libro 8), un serial killer si sta lasciando alle spalle una scia di vittime in Nebraska, il Paese d’origine dell’agente speciale dell’FBI Mackenzie White. Tutte sono state uccise con un colpo di pistola alla nuca e tutte hanno addosso il biglietto da visita Antiquariato Barker, lo stesso lasciato sul corpo del padre di Mackenzie dal suo assassino molti anni prima. Finalmente è giunto per Mackenzie il momento di affrontare i propri fantasmi, il proprio oscuro passato e scoprire chi è l’omicida del padre. Ma questo viaggio nei ricordi la porta a visitare luoghi che preferirebbe non vedere, a scoprire cose che preferirebbe ignorare. Mackenzie si ritrova coinvolta in una sorta di gioco del gatto con il topo contro un killer più bieco di quanto si possa immaginare. Con la sua fragile psiche che minaccia di crollare, proprio questo caso, il più cruciale di tutti, potrebbe rivelarsi quello che la metterà fuori gioco una volta per tutte. Thriller-noir psicologico dalla suspense mozzafiato, PRIMA CHE DIA LA CACCIA è il libro #8 in una nuova, avvincente serie – con un nuovo, irresistibile personaggio – che vi terrà incollati alle pagine fino a tarda notte. Di Blake Pierce è anche disponibile il best-seller IL KILLER DELLA ROSA (Un Mistero di Riley Paige – Libro #1), con più di 900 recensioni da cinque stelle, da scaricare gratuitamente!

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“Andrai all’inferno” gli disse Mackenzie ridacchiando.

“Eh, lo so. Insieme agli Illuminati.”

***

Mentre tornavano alla macchina, Mackenzie aveva già un’idea di quale sarebbe stato il prossimo passo. Sembrava una mossa sensata, ma allo stesso tempo capiva perché il Bureau non l’avesse ancora presa seriamente in considerazione.

“Lo sai, Taylor ha detto una cosa giusta” disse Mackenzie.

“Ah sì?” replicò Ellington, “devo essermela persa.”

“Ha accennato al fatto che alcune comunità di senzatetto siano piuttosto chiuse. Credo che il Bureau sia stato così impegnato a cercare di trovare un collegamento tra i barboni da non aver invece tentato di trovarne uno tra loro e gente come Jimmy Scotts e Gabriel Hambry.”

Salirono in macchina e stavolta Ellington si mise al posto di guida. “Non è così. Hanno contattato i rifugi e le mense per senzatetto per verificare se uno di loro avesse qualche legame con quei posti.”

“Appunto” insisté Mackenzie. “È stato dato per scontato che avessero a che fare con i senzatetto da una posizione più avvantaggiata. Invece forse c’è altro sotto.”

“Tipo cosa? Vorresti dirmi che Scotts e Hambry ad un certo punto sono stati dei barboni?”

“Non ne ho idea. Ma mettiamo che sia così. Questo ci fornisce un collegamento e ci farebbe capire che il killer, per un motivo o per l’altro, sta dando la caccia unicamente ai senzatetto.”

“Vale la pena tenerlo in considerazione” disse Ellington. “Ma questo non risponde alla domanda più importante: perché?”

“Intanto voglio accertarmi di non stare correndo troppo.”

“In che modo?”

“Da quello che ho letto sul suo dossier, Gabriel Hambry non ha famiglia. Gli unici parenti sono i nonni, che vivono nel Maine. Invece Jimmy Scotts ha una moglie e due figli a Lincoln.”

“Quindi è là che vuoi andare?” dedusse Ellington.

“Beh, considerando che l’altro posto in cui voglio andare è a sei ore di distanza... sì, direi che dovremmo iniziare da lì.”

“Sei ore? Dove accidenti è che vuoi andare? Dall’altra parte del paese?”

“In effetti sì. Nella contea di Morrill, in un paesino chiamato Belton.”

“Cosa c’è là?”

Cercando di reprimere un brivido, Mackenzie rispose: “Il mio passato.”

CAPITOLO QUATTRO

Durante il viaggio verso Lincoln, passarono in rassegna varie teorie. Perché uccidere i barboni? Perché aspettare così a lungo prima di ricominciare a uccidere? Perché Ben White, il padre di Mackenzie? C’erano state altre vittime prima di Ben White, di cui semplicemente si ignorava l’esistenza?

Le domande erano fin troppe e le risposte erano praticamente zero. Nonostante Mackenzie non amasse fare speculazioni, a volte era l’unica cosa possibile quando la realtà non ti offriva niente di concreto. Adesso che era tornata in Nebraska sembrava ancora più necessario. In uno stato così grande e senza piste solide, la speculazione era l’unico strumento a loro disposizione.

In realtà una pista c’era, anche se sembrava un fantasma: biglietti da visita di un negozio inesistente. Di certo non erano d’aiuto.

Mackenzie continuò a pensare ai biglietti da visita mentre raggiungevano Lincoln. Eppure dovevano avere uno scopo, anche se si fosse trattato solo di un enigma che l’assassino voleva che risolvessero. Mackenzie sapeva che i suoi colleghi di Washington avevano già provato a decifrare la chiave di lettura (ammesso che esistesse) ma fino a quel momento non avevano avuto fortuna.

I biglietti da visita ritrovati sulle vittime finora sembravano comunicare un solo messaggio: che il killer voleva che sapessero quali delitti fossero opera sua. Voleva che le autorità tenessero il conto, che sapessero di quali omicidi fosse responsabile. Questo rivelava che l’assassino non si vantava soltanto del proprio operato, ma anche di essere riuscito a far impazzire l’FBI nel tentativo di scovarlo.

Ellington parcheggiò l’auto davanti all’abitazione degli Scotts, una casa della classe medio-alta in un quartiere dove tutte le case si assomigliavano. I prati erano curati alla perfezione e mentre scendevano dalla macchina per andare alla porta d’ingresso degli Scotts, Mackenzie vide un paio di persone intente a portare a spasso i propri cani con gli occhi incollati allo schermo del cellulare.

Mackenzie aveva letto nei fascicoli del caso le informazioni essenziali su Kim, la moglie di Jimmy Scott. Lavorava da casa come scrittore tecnico per un’azienda di software e le figlie erano a scuola ogni giorno fino alle 15:45. Un mese dopo la morte di Jimmy si era trasferita a Lincoln, dichiarando che tutto ciò che si trovava nella contea di Morrill non era altro che un devastante promemoria della vita che aveva vissuto con suo marito.

Quando Mackenzie bussò alla porta erano le 15:07. L’ideale sarebbe stato entrare e uscire senza dover coinvolgere le figlie. Stando al fascicolo, per la maggiore, una promettente studentessa del primo anno delle superiori, la morte del padre era stato un colpo particolarmente duro.

Una donna di mezza età dalla straordinaria bellezza aprì la porta. In un primo momento sembrò confusa, poi però, probabilmente dopo aver visto come erano vestiti Mackenzie ed Ellington, sembrò capire chi fossero e perché si trovassero lì.

Corrugò leggermente la fronte e domandò: “Posso esservi d’aiuto?”

“Sono l’agente White e questo è l’agente Ellington. Siamo dell’FBI” disse Mackenzie. “Speravamo che potesse rispondere a qualche domanda su suo marito.”

“Dite sul serio?” fece Kim Scotts. “Mi sono lasciata questa storia alle spalle. E lo stesso vale per le mie figlie. L’ultima cosa che vorrei è riaprire quel capitolo, perciò mi dispiace ma devo dirvi di no...”

Fece per chiudere la porta, ma Mackenzie la intercettò con una mano.

“Capisco che abbia voltato pagina” le disse “ma purtroppo il killer no. Dopo suo marito ha ucciso almeno altre cinque persone.” Stava quasi per aggiungere che molto probabilmente si trattava dello stesso killer che aveva ucciso suo padre vent’anni prima, poi però decise di tenersi quel particolare per sé.

Kim Scotts riaprì la porta, ma invece di invitarli ad entrare uscì sul portico. Questo atteggiamento non era una novità per Mackenzie: Kim voleva tenere qualunque conversazione sul defunto marito fuori dalle mura domestiche,

“Come pensate che possa esservi d’aiuto?” chiese Kim. “Ho ripetuto quello che so almeno tre volte dalla morte di Jimmy. Non ho nuove informazioni.”

“Lei no, ma il Bureau sì” precisò Mackenzie. “Tanto per cominciare, dopo suo marito e un altro uomo, a quanto pare il killer si è interessato ai senzatetto. Finora ne ha uccisi quattro, per quanto sappiamo. Sa se Jimmy avesse qualche legame con la comunità dei senzatetto?”

A quanto pareva, quella domanda l’aveva lasciata perplessa. La sua espressione era a metà tra il confuso e il seccato. “No. L’unica cosa che ha in qualche modo a che fare con i senzatetto è che portava i vestiti che non indossava più all’Esercito della Salvezza. Lo facciamo un paio di volte l’anno, per liberare gli armadi.”

“E che mi dice delle persone con cui lavorava? Sa se una di loro avesse qualche legame con i clochard, oppure anche solo con persone povere?”

“Ne dubito. Oltre a lui c’erano solo altre due persone a gestire la piccola società di marketing. Non fraintendetemi... Jimmy è sempre stato un uomo caritatevole, ma né lui né io siamo mai stati particolarmente coinvolti nella comunità.”

Mackenzie si sforzò di trovare qualcos’altro da chiedere, ma non ci riuscì. Adesso era quasi sicura che Jimmy Scotts fosse stato scelto a caso. Senza movente, senza ragione. Aveva solo avuto la sfortuna di essere stato visto e seguito dall’assassino. Inoltre questo le fece ipotizzare che anche le morti di Gabriel Hambry, Dennis Parks e suo padre fossero casuali.

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