“Ascolta, adesso si fa sul serio. È normale che ti senta nervosa. Ma devi sfruttare la tensione. Non combatterla o nasconderla. So che sembra un controsenso, ma devi fidarti di me.”
Lei fece un cenno con la testa, in imbarazzo.
Proseguirono senza dire altro, con i colori degli alberi intorno a loro che parevano farsi sempre più vicini. Mackenzie guardò il gabbiotto davanti a sé, notando la sbarra che chiudeva la strada. Anche se sembrava una cosa ridicola, non poté fare a meno di pensare che il suo futuro l’aspettasse al di là di quella sbarra, e si sentì al tempo stesso intimidita e impaziente di superarla.
Dopo pochi secondi, entrambi udirono il rumore di un piccolo veicolo. Quasi immediatamente dopo, avvistarono un’auto da golf che sbucava dalla curva. Sembrava andare a tutta velocità e l’uomo al volante era tutto curvo in avanti, come se in quel modo potesse far andare la macchina più veloce.
Il veicolo sfrecciò e Mackenzie guardò l’uomo che immaginò essere lo sceriffo Clements. Era sulla quarantina e sembrava un tipo tosto, uno che non aveva avuto una vita facile. I capelli erano leggermente brizzolati sulle tempie e l’ombra di barba che gli velava il viso era probabilmente sempre lì.
Clements parcheggiò l’auto, guardò distrattamente la guardia nel gabbiotto e andò incontro a Mackenzie e Bryers.
“Agenti White e Bryers” disse Mackenzie tendendo la mano.
Clements la strinse passivamente, poi fece lo stesso con Bryers, prima di voltarsi verso il vialetto dal quale era arrivato.
“Ad essere onesto” disse Clements “anche se naturalmente apprezzo l’interesse dell’FBI, non sono sicuro che ci serva il vostro aiuto.”
“Be’, ormai siamo qui, perciò ci permetta di capire se possiamo essere d’aiuto” disse Bryers in tono amichevole.
“Bene, allora saltate su e scopriamolo” disse Clements. Mackenzie stava facendo del suo meglio per cercare di inquadrarlo, mentre montavano sull’auto da golf. La sua preoccupazione principale fin dall’inizio era cercare di capire se Clements era semplicemente molto stressato oppure se fosse uno stronzo di suo.
Si mise sul posto davanti, di fianco a Clements, mentre Bryers salì dietro. Clements non disse una parola. Sembrava proprio che cercasse di far loro capire che era una seccatura doverli accompagnare in giro.
Dopo un minuto circa, giunti ad un bivio, Clements imboccò il vialetto di destra. La strada ora non era più asfaltata, ed era così stretta da permettere a malapena il passaggio della piccola auto.
“Che istruzioni sono state date alla guardia nel gabbiotto?” chiese Mackenzie.
“Non deve passare nessuno” disse Clements. “Nemmeno se si tratta di ranger o sbirri. Prima devono avere il mio permesso. Ci sono già troppe persone a cazzeggiare qui intorno, rendendo le cose ancora più difficili.”
Mackenzie afferrò la frecciatina non troppo velata, ma la ignorò. Non aveva intenzione di mettersi a discutere con Clements prima che lei e Bryers avessero avuto l’occasione di vedere la scena del crimine.
Circa cinque minuti più tardi, Clements arrestò il veicolo, scendendo prima ancora che si fosse fermato completamente. “Forza” disse, come se stesse parlando a dei bambini. “Da questa parte.”
Mackenzie e Bryers scesero dall’auto. La foresta incombeva tutto intorno a loro. Era molto bella, ma aleggiava un silenzio pesante che a Mackenzie parve una sorta di presagio – un segnale che fosse accaduto qualcosa di terribile.
Clements li condusse tra gli alberi, procedendo a passo svelto. Non c’erano sentieri da seguire, soltanto vecchie impronte sparse qua e là tra la vegetazione. Senza nemmeno rendersene conto, Mackenzie superò Bryers per cercare di restare al passo con Clements. Di tanto in tanto doveva schivare un ramo basso o togliersi fili di ragnatela dalla faccia.
Dopo qualche minuto che camminavano, iniziò a sentire delle voci, poi rumori vari di gente che si muoveva. Cominciò a comprendere di cosa parlava Clements; ancora prima di vedere la scena del crimine, Mackenzie sapeva che sarebbe stata affollata.
Il suo sospetto venne confermato meno di un minuto dopo, quando giunsero sul posto. I sigilli delimitavano una zona triangolare nella foresta. Mackenzie contò otto persone, incluso Clements. Con lei e Bryers, in totale sarebbero stati in dieci.
“Visto cosa intendo?” chiese Clements.
Bryers affiancò Mackenzie e sospirò. “Che gran caos.”
Prima di farsi avanti, Mackenzie cercò di studiare al meglio la scena. Degli otto uomini, quattro erano della polizia locale, com’era facilmente intuibile dall’uniforme. Altri due indossavano un’uniforme diversa – probabilmente erano della polizia statale, immaginò Mackenzie. Senza lasciarsi distrarre, si concentrò sulla scena in sé, più che sulle persone.
Il luogo sembrava casuale. Non c’erano punti di particolare interesse, nessun oggetto che potesse essere visto come un simbolo. Era una sezione di foresta come tante, per quel che capiva Mackenzie. Calcolò che si trovava ad un paio di chilometri dal sentiero centrale. Gli alberi non erano particolarmente fitti, ma tutto intorno a lei percepiva un senso di isolamento.
Mackenzie spostò la sua attenzione sugli uomini che discutevano. Alcuni sembravano agitati, un paio arrabbiati. Due di loro non indossavano alcun tipo di divisa che permettesse di riconoscerne la professione.
“Chi sono i tizi senza uniforme?” chiese Mackenzie.
“Non saprei” disse Bryers.
Clements si voltò con espressione corrucciata. “Ranger” disse. “Joe Andrews e Charlie Holt. Capita una cosa del genere e si credono di essere poliziotti.”
Una delle guardie gli lanciò uno sguardo al vetriolo. Mackenzie era abbastanza sicura che Clements avesse indicato lui quando aveva fatto il nome di Joe Andrews. “Attento a come parli, Clements. Questo è un parco statale” disse Andrews. “Qui la tua autorità vale meno di un moscerino.”
“Già, può darsi” disse Clements. “Ma sai bene anche tu che mi basta una sola telefonata al distretto per farti sbattere via di qui in meno di un’ora. Perciò fa’ quel che devi fare, poi porta il tuo culo fuori di qui.”
“Presuntuoso figlio di...”
“Avanti” disse un terzo uomo. Era uno della polizia di stato, una montagna d’uomo con occhiali da sole che lo facevano sembrare il cattivo di un film d’azione anni ’80 di serie B. “Io ho l’autorità di buttarvi fuori di qui tutti e due. Quindi piantatela di comportarvi da mocciosi e fate il vostro lavoro.”
L’uomo si accorse solo in quel momento di Mackenzie e Bryers. Si avvicinò e fece un cenno del capo quasi a mo’ di scusa.
“Mi dispiace che abbiate assistito a una scena del genere” disse. “Sono Roger Smith, della polizia di stato. Avete visto che scena del crimine abbiamo qui?”
“Siamo qui per quello” disse Bryers.
Smith si voltò verso le altre sette persone e disse con voce tonante: “Fatevi indietro e lasciate che i federali facciano il loro lavoro.”
“E che mi dici del nostro lavoro?” domandò il secondo ranger. Charlie Holt, rammentò Mackenzie. Guardava Mackenzie e Bryers con aria sospettosa. Mackenzie pensò che sembrasse addirittura timido e timoroso per la loro presenza. Quando Mackenzie lo guardò, lui abbassò lo sguardo a terra, chinandosi a raccogliere una ghianda. Si mise a giocherellarci passandola da una mano all’altra, poi iniziò a staccare la parte superiore.
“Voi avete avuto abbastanza tempo” disse Smith. “Adesso fatevi un attimo da parte, ok?”
Tutti fecero come richiesto. I ranger sembravano i più risentiti. Per migliorare la situazione, Mackenzie immaginò che sarebbe stato meglio cercare di coinvolgerli il più possibile, per tenere a bada gli animi.
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