“Un po’ entrambe le cose” disse lei sinceramente.
“È venuto qualcuno dei tuoi a vederti sabato?”
“No” disse lei. E, prima che lui avesse il tempo di fare un’espressione triste o dire che gli dispiaceva, aggiunse: “Ma va bene così. La mia famiglia non è mai stata molto unita.”
“Sì, l’avevo sentito dire” disse. “Per me è stato lo stesso. I miei genitori erano brave persone, ma quando sono diventato adolescente e ho iniziato a comportarmi come tale, mi hanno in pratica lasciato perdere. Non ero abbastanza cristiano per loro. Mi piacevano troppo le ragazze. Cose così.”
Mackenzie non disse nulla perché era rimasta sbalordita. Da quando lo conosceva non aveva mai raccontato così tanti dettagli su di sé, e gli ultimi dodici secondi di confidenze erano completamente inaspettati.
Prima di rendersene conto, Mackenzie riprese a parlare. Le parole che le uscirono di bocca le sembrò di averle vomitate.
“Anche mia madre ha fatto più o meno la stessa cosa con me” disse. “Io ero cresciuta e lei si accorse di non essere più in grado di controllarmi. E, se non poteva controllarmi, allora non voleva avere niente a che fare con me. Quando però perse il controllo che aveva su di me, perse anche quello che aveva su tutto il resto.”
“Ah, non sono fantastici i genitori?” commentò Bryers.
“Già, come solo loro sanno esserlo.”
“Che mi dici di tuo padre?” le chiese Bryers.
La domanda le trafisse il cuore ma con sua sorpresa gli rispose. “È morto” disse brusca. Una parte di lei però avrebbe voluto raccontargli della morte di suo padre e di come fosse stata lei a scoprirne il cadavere.
Anche se il tempo che avevano trascorso separati sembrava aver migliorato il loro rapporto lavorativo, non si sentiva ancora del tutto pronta a riaprire quelle ferite davanti a Bryers. Eppure, nonostante la sua fredda risposta, Bryers adesso sembrava molto più aperto e disposto a chiacchierare. Si domandò se fosse semplicemente per il fatto che adesso lavoravano insieme con il benestare dei suoi superiori.
“Mi dispiace” le disse, facendole capire che aveva colto che lei non ne voleva parlare. “I miei... non capivano perché desiderassi questo lavoro. Erano dei cristiani estremamente rigidi. Quando a diciassette anni dissi loro che non credevo in Dio, in pratica mi hanno abbandonato. Adesso sono morti entrambi. Mio padre ha tenuto duro per sei anni dopo la morte di mia madre. Io e lui eravamo riusciti a fare pace in quel periodo. Andavamo nuovamente d’accordo, poi però lui morì di cancro ai polmoni nel 2013.”
“Almeno hai avuto l’occasione per recuperare il rapporto con lui” disse Mackenzie.
“Vero” disse lui.
“Ti sei mai sposato? Hai figli?”
“Sono stato sposato per sette anni. Ho avuto due figlie da mia moglie. Una adesso frequenta l’università in Texas, l’altra è da qualche parte in California. Ha smesso di parlarmi dieci anni fa, dopo aver lasciato la scuola superiore ed essere rimasta incinta del suo fidanzato ventiseienne.”
Lei si limitò ad annuire, non sapendo come continuare la conversazione. Era strano che si aprisse così tanto con lei, ma lo apprezzava. Quello che le aveva detto aveva senso. Bryers era un uomo piuttosto solitario e questo si accordava con i rapporti tesi che aveva avuto con in genitori.
Invece il fatto che avesse due figlie delle quali non parlava quasi mai era stata una grossa rivelazione. Adesso capiva perché con lei fosse così aperto e perché sembrasse piacergli lavorare con lei.
Nelle due ore successive parlarono poco, per lo più a proposito del caso e del periodo che Mackenzie aveva trascorso nell’Accademia. Era bello avere qualcuno a cui parlare di queste cose, e si pentì di non essersi confidata con lui quando le aveva chiesto di suo padre.
Passò un’altra ora e un quarto prima che Mackenzie vide i cartelli che segnalavano l’uscita per Strasburg. Mackenzie poteva praticamente sentire l’atmosfera nella macchina cambiare, mentre entrambi lasciavano da parte le questioni personali per concentrarsi unicamente sull’incarico.
Sei minuti più tardi, Bryers imboccò l’uscita. Quando entrarono nel paese, Mackenzie iniziò a sentirsi tesa. La tensione però era positiva – quel tipo di tensione che aveva provato la notte prima del diploma, entrando nel parcheggio con la pistola a proiettili di vernice in mano.
Era arrivata. Non solo a Strasburg, ma in una fase della sua vita che fino ad allora aveva solo sognato, fin dal suo primo avvilente incarico in Nebraska.
Oddio, pensò. Davvero è stato soltanto cinque anni e mezzo fa?
Era proprio così. E adesso che era stata letteralmente accompagnata verso la realizzazione dei suoi sogni, i cinque anni che separavano quel lavoro d’ufficio dal momento presente, sul sedile passeggero di Bryers, sembravano una specie di barriera che separava due versioni diverse di sé. E a Mackenzie andava bene così. Il suo passato non aveva fatto altro che ostacolarla, e adesso che se ne era finalmente liberata, era ben contenta di lasciarselo alle spalle.
Vide il cartello del Parco Statale di Little Hill e il cuore le accelerò in petto. Era il momento. L’inizio del suo primo caso ufficiale come agente. Tutti gli occhi sarebbero stati puntati su di lei, lo sapeva.
Era giunto il momento.
Quando Mackenzie scese dall’auto nel parcheggio del Parco Statale di Little Hill, si preparò, avvertendo immediatamente la tensione dell’omicidio nell’aria. Non capiva come, ma riusciva a percepirla. Era una sorta di sesto senso che a volte avrebbe preferito non avere. Nessuno di quelli con cui aveva lavorato finora pareva averlo.
In un certo senso, realizzò, erano fortunati. Era un dono, ma anche una maledizione.
Attraversarono il parcheggio e raggiunsero il centro visitatori. Anche se l’autunno non aveva ancora una salda presa sulla Virginia, si era fatto sentire in anticipo. Le foglie tutto intorno stavano cambiando colore, virando sul rosso, il giallo e l’oro. Dietro al centro c’era un gabbiotto della vigilanza, e una donna dall’aria annoiata rivolse loro un cenno dalla cabina.
Il centro poteva solo definirsi come una banale trappola per turisti. Degli espositori mettevano in mostra magliette e bottigliette d’acqua. Su un piccolo scaffale sul lato destro poggiavano delle cartine della zona e degli opuscoli sulla pesca. Al centro stava una donna in età da pensione, che sorrideva da dietro un bancone.
“Voi siete quelli dell’FBI, giusto?” chiese la donna.
“Esatto” disse Mackenzie.
La donna annuì brevemente e sollevò la cornetta del telefono che c’era dietro il bancone. Digitò un numero da un pezzo di carta di fianco al telefono. Mentre aspettavano, Mackenzie si voltò, imitata da Bryers.
“Non hai parlato direttamente con la Polizia di Strasburg, vero?” gli chiese.
Bryers scosse la testa in segno negativo.
“Saremo accolti come amici o come un intralcio?”
“Immagino che lo scopriremo presto.”
Mackenzie annuì e si voltò verso il bancone. La donna aveva appena riagganciato e li stava guardando.
“Lo sceriffo Clements arriverà tra una decina di minuti. Potete aspettarlo fuori, al gabbiotto della vigilanza.”
Tornarono fuori e raggiunsero il gabbiotto. Mackenzie si ritrovò ancora una volta quasi ipnotizzata dai colori degli alberi. Camminò lentamente, godendosi la visuale.
“Ehi, White” disse Bryers. “Tutto a posto?”
“Sì, perché lo chiedi?”
“Stai tremando. Sei pallida. Come agente esperto dell’FBI, direi che sei nervosa – parecchio nervosa.”
Lei strinse forte le mani, accorgendosi che effettivamente tremavano leggermente. Sì, era nervosa, ma sperava di essere stata brava a nasconderlo. Invece a quanto pareva non ci era riuscita.
Читать дальше