Jack Mars - Obiettivo Primario

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Uno dei migliori thriller di quest’anno. Books and Movie Reviews (re A ogni costo) Nell’attesissimo debutto di una nuova serie dell’autore #1 di bestseller Jack Mars, quando il soldato d’élite Luke Stone della Delta Force, di 29 anni, si unisce a un’agenzia segreta governativa, viene subito mandato in una missione che non potrà mai più dimenticare: una corsa frenetica per tutta l’Europa e il Medio Oriente per salvare la figlia del presidente degli Stati Uniti prima che venga decapitata dai terroristi. In OBIETTIVO PRIMARIO (Libro #1), vediamo le origini di uno dei soldati più duri e letali al mondo: Luke Stone. Un veterano di 29 anni che ha già visto abbastanza battaglie per una vita intera, Luke viene assunto dal Gruppo di Intervento Speciale, una nuova agenzia segreta dell’FBI (guidata dal suo mentore Don Morris), per affrontare le operazioni anti-terrorismo più difficili al mondo. Luke, ancora perseguitato dal suo passato in guerra e appena sposato con Becca, incinta di suo figlio, viene inviato in una missione in Iraq insieme al nuovo partner Ed Newsam, per arrestare un mercenario americano ribelle. Ma quella che inizia come una missione di routine esplode in qualcosa di molto più grande. Quando la giovane figlia del presidente degli Stati Uniti, rapita in Europa, appare in un video dei terroristi, Luke potrebbe essere l’unico al mondo in grado di salvarla prima che sia troppo tardi. OBIETTIVO PRIMARIO è un thriller militare da leggere tutto d’un fiato, un’avventura eccitante che vi terrà svegli tutta la notte. Segna l’anticipato debutto di una nuova serie dell’autore #1 di bestseller Jack Mars, definito uno dei migliori scrittori di thriller del momento. Il thriller al suo meglio. Midwest Book Review (re A ogni costo) Inoltre è disponibile la serie thriller besteller di Jack Mars LUKE STONE (7 libri), che inizia con A ogni costo (Libro #1), un download gratuito con più di 800 recensioni a cinque stelle!

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Arrivò a terra.

BOOOM.

L’esplosione fu vicina, e alzò polvere e roccia e sangue e ossa. Il muro di sacche di sabbia quasi gli collassò addosso.

Luke si rialzò a fatica, assordato e con le orecchie che fischiavano. Controllò l’AK. Vuoto. Ma aveva ancora la baionetta.

“Avanti, bastardi!” gridò. “Andiamo!”

Altri uomini oltrepassarono il muro, e lui li pugnalò in preda alla frenesia. Li colpì e macellò a mani nude. Li sparò con le loro stesse pistole.

Un uomo superò quello che era rimasto del muro. Ma non era un uomo, era un ragazzo. Non aveva la barba. Non gli serviva un rasoio. La sua pelle era liscia a scura. I suoi occhi marroni erano rotondi per il terrore. Si stringeva le mani al petto.

Luke stava affrontando un ragazzino che doveva avere appena quattordici anni. Ce n’erano altri che si avvicinavano alle sue spalle. Scivolavano e atterravano contro la barriera. Il passaggio era ostruito dai cadaveri.

Perché tiene le mani così?

Luke sapeva il motivo. Era un attentatore suicida.

“Granata!” gridò, anche se nessuno era vivo per sentirlo.

Balzò all’indietro, scavando sotto un corpo e poi un altro. Ce n’erano così tanti che non poteva smettere di strisciare, avanzando fino al centro della terra, mettendo una coperta di uomini morti tra di sé e il ragazzo.

BOOOM!

Udì l’esplosione, soffocata dai cadaveri, e percepì l’ondata di calore. Sentì gli strilli degli attaccanti morenti. Ma poi arrivò un altro boato, e poi un altro ancora.

E un altro.

Luke stava perdendo i sensi per i traumi. Forse era stato colpito. Forse stava morendo. Se era così che si moriva, non era poi così male. Non c’era dolore.

Pensò al ragazzino, un adolescente magrolino, con il torso largo quanto quello di uomo robusto. Aveva avuto indosso un giubbotto esplosivo.

Pensò a Rebecca, incinta del suo bambino.

L’oscurità lo avvolse.

***

A un certo punto il sole era sorto, ma non aveva portato con sé alcun calore. Il combattimento era finito. Lui non riusciva a ricordare quando, né come si fosse concluso. Il terreno era frastagliato e bucherellato. C’erano cadaveri ovunque. Uomini magri e barbuti erano stesi a terra, con gli occhi fissi e sgranati.

Luke. Il suo nome era Luke.

Era seduto su un mucchio di corpi. Si era svegliato sotto di essi, ed era emerso strisciando come un serpente.

Erano impilati come legname. Non gli piaceva sedere su di loro, ma era comodo. Era abbastanza alto da dargli una visuale sul lato della collina attraverso i resti del muro di sacchi di sabbia, ma comunque basso quanto bastava perché nessuno tranne un cecchino estremamente bravo avrebbe potuto colpirlo.

I talebani non avevano molti cecchini bravi. Alcuni, ma non molti, e la maggior parte dei soldati attorno a lui sembravano morti.

Nelle vicinanze ne notò uno che strisciava sulla collina, lasciandosi dietro una traccia di sangue come la bava di una lumaca. Avrebbe dovuto andare lì e ucciderlo, ma non voleva rischiare di spostarsi all’aperto.

Luke abbassò lo sguardo su se stesso. Non aveva un gran bell’aspetto. Il suo petto era macchiato di rosso. Era intriso del sangue dei morti. Tremava per la fame e la stanchezza. Fissò le montagne circostanti, illuminate dal sole che sorgeva. Sarebbe stata una bella giornata. Quello era un paese splendido.

Quanti altri ce n’erano là fuori? Quanto tempo ci sarebbe voluto prima che arrivassero?

Scosse la testa. Non lo sapeva. Non aveva importanza. Qualsiasi numero sarebbe stato eccessivo.

Martinez era steso sulla schiena lì vicino, più in basso nella trincea. Stava piangendo. Non riusciva a muovere le gambe. Ne aveva avuto abbastanza. Voleva morire. Luke si rese contro che lo stava ignorando ormai da un po’.

“Stone!” stava dicendo. “Ehi, Stone. Ehi! Uccidimi, amico. Uccidimi e basta. Ehi, Stone! Ascoltami, amico!”

Luke era intorpidito.

“Non ho intenzione di ucciderti, Martinez. Starai bene. Ti tireremo fuori di qui, e i dottori ti rimetteranno a posto. Quindi dacci un taglio… okay?”

Lì accanto, Murphy era seduto su una roccia, fissando nel vuoto. Non stava nemmeno cercando di mettersi al riparo.

“Murph! Vieni qua. Vuoi che un cecchino ti pianti un proiettile in testa?”

Murphy si girò e guardò Luke. I suoi occhi erano semplicemente… vuoti. Scosse la testa. Gli sfuggì un sospiro. Sembrò quasi una risata. Rimase fermo dove era.

Sotto i suoi occhi tirò fuori una pistola. Era incredibile che ne avesse ancora una addosso. Luke aveva combattuto a mani nude, usando rocce e oggetti taglienti per…

Non sapeva quanto tempo.

Murphy si puntò la canna della pistola al lato della testa, senza spostare lo sguardo da Luke per tutto il tempo. Premette il grilletto.

Click.

Lo premette ancora e ancora.

Click, click, click, click… click.

“Finiti,” disse.

Gettò via l’arma. Cadde lungo il lato della collina.

Luke guardò la pistola che rimbalzava in lontananza. Arrivò molto più lontano di quanto non si sarebbe aspettato. Alla fine si fermò con uno scivolone in mezzo alla ghiaia e sassi. Spostò lo sguardo su Murphy. Il soldato rimase fermo lì, guardando il vuoto.

Se fossero arrivati altri talebani, sarebbero stati finiti. Nessuno di quegli uomini riusciva più a combattere, e l’unica arma che Stone aveva ancora era la baionetta piegata in mano sua. Per un momento, pensò vagamente di cercare armi tra i cadaveri. Non era certo di avere la forza per alzarsi. Forse avrebbe dovuto strisciare.

Uno stormo di insetti neri apparve nel cielo in lontananza. Capì subito che cosa erano. Elicotteri. Elicotteri dell’esercito degli Stati Uniti, probabilmente Black Hawks. Stava arrivando la cavalleria. Luke non ne fu felice, né turbato.

Non sentiva niente.

CAPITOLO TRE

19 marzo

Notte

Un aeroplano sopra l’Europa

“I suoi uomini sono comodi?”

“Sì, signore,” rispose Luke.

Murphy non rispose. Era seduto su una poltrona dall’altra parte della stretta corsia, di fronte a Luke, fissando l’oscurità cupa fuori dal finestrino. Erano in un piccolo jet arredato quasi come un soggiorno. Luke e Murphy erano seduti in fondo, rivolti in avanti. Nella parte anteriore c’erano tre uomini, inclusi un colonnello della Delta Force e un generale a tre stelle del Pentagono. Il terzo era in abiti civili.

Dietro gli uomini c’erano due Berretti Verdi, in piedi sull’attenti.

“Specialista Murphy?” disse il generale. “È comodo?”

Murphy abbassò la tenda del finestrino. “Sì, sto bene.”

“Murphy, sa come ci si rivolge a un superiore?” domandò il colonnello.

Murphy si girò dal finestrino. Guardò direttamente gli uomini per la prima volta.

“Non sono più nel vostro esercito.”

“Perché è su questo aereo, quindi?”

Lui si scrollò. “Qualcuno mi ha offerto un passaggio. Non ci sono molti voli commerciali fuori dall’Afghanistan di questi tempi. Quindi ho pensato che fosse meglio approfittare di questo.”

L’uomo in abiti civili lanciò un’occhiata verso la porta della cabina.

“Se non è nell’esercito, suppongo che possiamo sempre chiederle di andarsene. Ovviamente la strada è lunga fino a terra.”

Murphy seguì il suo sguardo.

“Lo faccia. Le prometto che verrà insieme a me.”

Luke scosse la testa. Se quello fosse stato un parco giochi, gli sarebbe quasi venuto da ridere. Ma non lo era, e quegli uomini erano mortalmente seri.

“Okay, Murph,” disse. “Datti una calmata. Io ero su quella collina insieme a te. Nessuno su questo aereo ci ha messo là.”

Murphy fece spallucce. “Va bene, Stone.” Guardò il generale. “Sì, sono comodo, signore. Molto comodo, grazie.”

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