La sabbia si abbatteva contro l’elicottero. Era come se la macchina fosse un sottomarino sotto l’acqua, a parte che l’acqua era fatta di sabbia.
Luke poteva interrompere la missione. Poteva scavalcare Heath. Quegli uomini avrebbero seguito lui invece del tenente colonnello—erano i suoi uomini, e non di Heath. La sua vendetta sarebbe stata infernale, ovviamente. Heath lo avrebbe punito e Don avrebbe cercato di proteggerlo.
Ma Don sarebbe stato solo un civile.
Le accuse sarebbero state di insubordinazione nel migliore dei casi, ammutinamento nel peggiore. La corte marziale sarebbe stata quasi una certezza. Luke conosceva i precedenti: un ordine folle e suicida non era necessariamente un ordine illecito. Avrebbe perso qualsiasi caso davanti alla corte marziale.
Stava ancora fissando gli uomini. I soldati lo guardavano a loro volta. Lo vedeva nei loro occhi, o almeno credeva di vederlo.
Interrompila.
Luke allontanò quel pensiero.
Guardò Wayne. L’amico inarcò un sopracciglio, scrollandosi piano.
Sta a te.
“Va bene, ragazzi,” disse Luke. “Stanotte colpiamo duro e veloce. Non perdiamo tempo. Entriamo, facciamo il nostro lavoro e usciamo immediatamente. Fidatevi di me. Andrà tutto bene.”
10:01 p.m. Afghanistan Time (1:01 p.m. EDT)
Vicino al confine pakistano
Distretto di Kamdesh
Provincia del Nuristan, Afghanistan
“Andate!” gridò Luke. “Muoversi! Muoversi! Muoversi!”
Due grosse corde calarono dal portellone dell’elicottero. Gli uomini scivolarono lungo esse per poi svanire nella sabbia turbinante. Avrebbero potuto essere a decine di metri da terra, oppure a meno di tre.
Il vento ululava. La sabbia pungente e la polvere roteavano. Il volto di Luke era coperto da una maschera con il respiratore. Lui e Heath furono gli ultimi a uscire dal portellone. Heath portava una maschera simile, sembravano due sopravvissuti a una guerra nucleare.
Il tenente colonnello lo guardò. La sua bocca si mosse sotto la maschera.
“Diventeremo delle leggende, Stone!”
Luke premette il pulsante verde di AVVIO sul cronometro. Dovevano fare in fretta.
Lanciò uno sguardo sotto di sé. Non riusciva a vedere nulla laggiù, né da nessun altra parte. C’era solo da fidarsi. Si lanciò lungo il lato e cadde in un’oscurità desolante. Due secondi più tardi, forse tre, arrivò violentemente a terra. L’atterraggio gli mandò una scarica di dolore su per le gambe.
Lasciò andare la corda e si guardò attorno, cercando di ambientarsi.
Heath atterrò un istante più tardi.
Uomini in maschera emersero dalle ombre. Martinez, Hendricks. Quest’ultimo fece un gesto dietro di sé.
“C’è un muro!”
Qualcosa di grosso incombeva alle loro spalle. Okay, quello era il muro del complesso. In cima brillavano un paio di luci fioche.
Hendricks stava dicendo qualcosa, ma Luke non riusciva a sentirlo.
“Cosa?”
“Lo sanno!”
Lo sanno? Chi? E sapevano cosa?
Sopra le loro teste, il suono dei motori dell’elicottero cambiò, mentre iniziava a riprendere quota. All’improvviso, una luce brillante lampeggiò sopra al muro.
Qualcosa sfrecciò su di loro, ululando nell’aria.
Un mortaio.
“Siamo sotto attacco!” gridò Luke. “In arrivo!”
Tutto intorno a lui, vaghe ombre si gettarono al suolo.
Altri due lampi di luce si accesero.
Poi un altro
E un altro ancora.
Come facevano a saperlo?
Nella densa oscurità del cielo, qualcosa esplose. Deflagrò accedendosi di un cupo arancio e rosso. In mezzo alla tempesta di sabbia, l’esplosione sembrò il rimbombo di un tuono lontano. L’elicottero. Era stato colpito.
Dal suo punto di vista a terra, Luke lo guardò volteggiare in cerchio nel cielo, una striscia arancione contro il nero. Pendeva verso destra, girando su se stesso. I motori stridevano, e a Luke sembrava di riuscire a sentire il rumore delle pale.
Whump. Whump. Whump. Whump.
Era come se si muovesse al rallentatore, di lato e verso il basso. Illuminò la notte come un segnalatore, mentre oltrepassava le mura di pietra del campo.
BOOM!
Esplose dalla parte opposta del muro, all’interno del complesso. Si alzò una palla di fuoco, alta due o tre piani. Per un istante, Luke pensò che fosse tutto finito. L’elicottero abbattuto, i piloti morti. L’elicottero di supporto era inutilizzabile. Erano intrappolati lì, e i talebani sembravano sapere del loro arrivo.
Ma poi l’elicottero saltò per aria all’interno del campo.
Come una bomba.
E ciò gli concedeva un’occasione.
Diversi uomini mascherati erano stesi lì vicino.
Martinez, Hendricks, Colley, Simmons. La sua squadra.
Heath doveva essere da qualche parte lì vicino.
“In piedi!” gridò Luke. “In piedi! Andiamo!”
Si alzò con un balzo, trascinando con sé l’uomo più vicino. In un istante, furono tutti i piedi e in movimento, una dozzina di uomini che correvano disperatamente. La visione notturna era inutile. Le luci erano inutili, e avrebbero solo attirato colpi. Potevano solo correre nell’oscurità vorticante più totale.
In dieci secondi raggiunsero le mura. Luke decise di andare a sinistra e si mosse in quella direzione, stretto contro la pietra. Dopo pochi istanti arrivò a un’apertura. C’era l’elicottero, un’apocalisse. Qualche figura correva in mezzo alla luce del fuoco, allontanando i feriti.
Luke non esitò. Corse attraverso l’apertura, con l’MP5 spianato. Sparò con l’arma, una raffica di fuoco automatico. Le figure scapparono, adesso dirette verso un’altra ombra incombente, dove luci illuminavano il caos.
La casa.
I suoi uomini correvano insieme a lui.
Davanti a loro, le figure in ritirata salirono rapidamente la piccola scalinata della casa di pietra. Luke corse dietro di loro.
Due uomini erano davanti alla porta, e si stavano sollevando le armi automatiche dalle spalle. Portavano le barbe lunghe e i turbanti dei talebani.
POP! POP! POP! POP! POP!
Luke sparò senza pensarci. I due uomini cadere a terra.
All’improvviso, dietro di lui ci fu un’esplosione. Si lanciò un’occhiata alle spalle, ma era impossibile vedere che cosa stava succedendo. Entrò in casa. Un istante più tardi, altri quattro uomini apparvero al suo fianco, il suo A-Team. Assunsero posizione di tiro nell’ingresso di pietra, rivolti verso il resto della casa.
Si tolsero simultaneamente le maschere con i respiratori, come un sol uomo. Martinez si avvicinò ai talebani stesi a terra e sparò entrambi alla testa. Non toccò nessuno dei due.
“Morti!” disse.
Lì era più silenzioso.
“Capo del B-Team,” disse Luke nel microfono del suo elmetto. “Situazione?”
Heath entrò correndo nella casa dall’oscurità.
“Capo del B-Team…”
“Stiamo difendendo l’ingresso,” disse una voce nell’elmetto di Luke. Era Murphy. Il suo accento del Bronx era inconfondibile. “Stone! Non siamo messi bene. È un’imboscata! Ci stavano aspettando!”
“Continua a difendere l’ingresso, Murph . Usciremo tra un paio di minuti.”
“Sarà meglio che facciate in fretta, amico. Qualcuno sapeva che stavamo arrivando. Non ci vorrà molto perché ne arrivino altri, e non riesco a vedere a due metri dal naso.”
La squadra di Luke era già avanzata nella casa. Heath entrò subito dopo di lui.
“Tieni duro. Siamo dentro.”
“Datevi una mossa,” disse la voce di Murphy. “Non so se saremo ancora qui.”
“Murphy! Continuate a tenere l’ingresso! Noi usciremo subito.”
“Ricevuto,” rispose lui.
Luke si voltò verso il corridoio buio.
Un altro uomo apparve, uno robusto con una veste bianca. Era riuscito a mettere il dito sul grilletto, ma sparò senza criterio. Luke si inginocchiò e lo prese di mira.
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