“No!” disse con maggiore decisione Keira. Non poteva fidarsi di nessuna delle due intorno a Cristiano!
“A dir la verità, mi piacere esplorare da solo,” disse alla fine l’uomo, trovando l’occasione di far sentire la sua opinione. “Per lo meno, faccio così quando arrivo in una città nuova. Se per te fa lo stesso, Mallory?”
“Ma certo,” ridacchiò lei. Poi con un sorriso aggiunse, senza rivolgersi a nessuno in particolare: “È così educato.”
“Ma credo che sarebbe bello approfittare della tua offerta di rimanere qui,” aggiunse lui. “Keira ha potuto vedere casa mia e anche a me piacerebbe vedere la sua vecchia camera.”
Keira sprofondò il volto tra le mani. Era l’ultima cosa che avrebbe voluto che accadesse! Ma poi pensò alla completa mancanza di privacy di cui soffrivano da Bryn. Nonostante avesse offerto loro il letto, erano comunque molto stretti. Senza parlare del rumore e del disordine. Almeno lì sua madre andava a letto presto e avrebbero avuto un po’ di spazio e di privacy.
“Va bene,” rispose alla fine. Non riusciva a ricordare l’ultima volta che aveva dormito a casa della madre. Ma grazie a Cristiano sarebbe successo per la prima volta dopo anni. “Rimarremo.”
“Fantastico!” esclamò Mallory, e riempì nuovamente i bicchieri di tutti con altro vino rosa e dolciastro.
*
Keira e Cristiano condivisero un taxi con Bryn fino al suo appartamento, per poter recuperare alcuni oggetti. Cristiano infilò i vestiti nella sua sacca e Keira radunò i prodotti da bagno, dell’intimo pulito, i suoi trucchi, il profumo e un completo per il lavoro, tacchi inclusi, che non indossava da prima di andare in Italia!
Quando uscirono, Keira fu sollevata che fossero di nuovo solo loro due.
“Mi dispiace per oggi,” disse a Cristiano mentre si accoccolava vicino a lui sui sedili posteriori del taxi.
“Ti dispiace?” chiese l’uomo. “Per cosa?”
“Per la mia famiglia. Sono fuori di testa.”
Lui rise. “In realtà mi piacciono.”
Keira si domandò se per caso intendesse dire che gli piaceva Bryn, ma cercò di non soffermarsi su quell’argomento.
“E sei sicuro che domani starai bene da solo?” aggiunse. “Potrei vedere se qualcuno dei miei amici è in giro per farti compagnia?”
Mentre lo diceva, pensò a Shelby, che era fortunatamente fidanzata. Ma lei sarebbe di certo stata a lavoro. Maxine sarebbe stata libera, ma era single. Keira non si fidava ancora abbastanza della sua relazione da allentare le redini.
“Sono molto sicuro,” confermò Cristiano con decisione. “Ho detto che mi piace esplorare. Ne ho fatto il mio lavoro, no?”
“Sì,” ammise Keira, “ma New York è piuttosto diversa dall’Italia.”
Cristiano si premette una mano sul cuore. “Sono un ragazzone,” disse. “Posso badare a me stesso. Persino a New York.” La baciò delicatamente.
Raggiunsero l’appartamento di Mallory e dopo aver pagato il tassista entrarono, preparandosi per una serata tranquilla sul divano a guardare la TV. Un po’ dopo le nove, il piano di Keira ebbe successo: la madre si ritirò davvero per la notte.
Poi, per la prima volta dopo secoli, riuscì a rilassarsi. Era stata tesa sin da quando erano atterrati a casa. Tra la follia di Bryn, quella della madre e il tour rapidissimo della città, non aveva praticamente avuto il tempo di riprendere fiato. Finalmente avrebbe potuto affrontare quella situazione, riflettere su Cristiano e sul fatto che aveva attraversato mezzo mondo per stare insieme a lei.
Lo baciò, godendosi il suo sapore. Ormai c’era qualcosa di diverso nei loro baci. Una maggiore intensità. Ora che era nel suo territorio, tutto era diventato più reale. Lui si era impegnato nel rapporto e così facendo aveva cambiato le cose per il meglio.
“Immagino che presto vorrai vedere la mia stanza?” chiese, usando la sua voce più seducente.
Cristiano colse subito il tono, sollevando le sopracciglia con eccitata anticipazione. “Certo che lo voglio.”
Lei si alzò dal divano e si chinò, tendendogli la mano.
“Allora farai meglio a seguirmi,” mormorò.
Sorridendo come un gatto che avesse mangiato la panna, Cristiano le obbedì.
Keira si svegliò il giorno seguente sentendosi intontita. Ma nel momento in cui si girò e vide il bellissimo volto di Cristiano, sospirò soddisfatta. La notte precedente era stata magnifica, e aveva posto fine ai suoi timori. Era un peccato doverlo abbandonare per andare a lavoro!
Scivolò fuori dal letto, attenta a non svegliarlo, e uscì in corridoio. Era molto buio mentre si muoveva silenziosamente verso il bagno.
Fare la doccia da sua madre era così strano. Keira non riusciva a ricordare l’ultima volta in cui aveva avuto motivo per passare lì la notte. Di certo non era successo negli ultimi due anni, perché aveva convissuto con Zachary.
Mentre l’acqua calda le scorreva sulla pelle, si chiese se sua madre avesse ragione. Forse non le prestava davvero l’attenzione che avrebbe dovuto. Il rapporto di Cristiano con i suoi genitori era ammirevole. Era solo per il fatto che Keira metteva la sua carriera davanti a tutto il resto che lei non condivideva un simile rapporto con la madre. Si rese conto che c’era molto che poteva imparare da lui.
Finì rapidamente la doccia e ne emerse con i capelli fradici, poi si avvolse in uno degli asciugamani di bambù della madre prima di riuscire in corridoio. Mentre si aggirava per l’appartamento, un rumore proveniente dalla cucina attirò la sua attenzione. Curiosa, si avvicinò e infilò la testa nella porta.
“Mamma?” chiese, quando vide sua madre in piedi in accappatoio.
La donna sbadigliò. “‘giorno, cara. Caffè?”
Keira sorrise alla madre. “Ti sei svegliata presto solo per farmi il caffè?” domandò, commossa. “Aveva pensato di prenderne uno sulla strada per il lavoro.”
“Non mi capita di poterlo fare tutti i giorni,” rispose Mallory.
Keira entrò in cucina e baciò la madre sulla guancia. “È fantastico. Grazie,” disse.
Mallory sembrò sorpresa. “Credo che Cristiano abbia un’influenza positiva su di te,” commentò.
“Penso che tu abbia ragione,” rispose Keira.
Tornò in camera sua e si vestì al buio, mentre il profumo del caffè iniziava a filtrare da sotto la porta. Quando emerse dalla stanza, la luce del sole stava iniziando a illuminare l’appartamento.
“Sta ancora dormendo?” chiese Mallory non appena fu tornata in cucina.
“Sì,” confermò lei, prendendo il caffè che la madre le offriva. Ne bevve un sorso. Era un po’ amaro ma non si poteva aspettare che sua madre facesse la tazza perfetta a quell’ora del mattino! “Non lo bombarderai di domande non appena si sveglia, non è vero?”
Mallory emise un verso di riprovazione. “Cara, dobbiamo sapere chi è. Non puoi semplicemente dichiarare il tuo amore per un uomo nuovo ogni mese e aspettarci che non siamo almeno un po’ sospettose.”
Keira sospirò, leggermente esasperata. “Okay, mamma, lo capisco. Ultimamente mi comporto come una matta. Solo, non farmelo scappare via.” Buttò giù il caffè in una sorsata e poi baciò di nuovo la madre sulla guancia. “Ti voglio bene. Grazie per la cena.”
Poi si affrettò per prendere il metrò fino a lavoro.
*
Un’ora di metropolitana non era mai il modo migliore per iniziare la giornata. Quando finalmente scese, Keira si sentiva sporca, unta come se quella mattina non si fosse nemmeno fatta la doccia. E aveva i vestiti tutti spiegazzati. Non era il genere di impressione che voleva dare il suo primo giorno di ritorno in ufficio.
Ma quando superò le grandi porte di vetro del Viatorum, capì che non avrebbe dovuto preoccuparsi affatto del suo aspetto. Alla sua apparizione i colleghi balzarono in piedi dalle sedie e le andarono incontro.
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