Blake Pierce - Prima Che Invidi

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Da Blake Pierce, autore di successo del libro IL KILLER DELLA ROSA (un best-seller con più di 1200 recensioni da cinque stelle), è in arrivo il volume #12 della serie di gialli mozzafiato di Mackenzie White, PRIMA CHE INVIDI.PRIMA CHE INVIDI è il volume #12 nella serie dei misteri di Mackenzie White, che inizia con PRIMA CHE UCCIDA (Libro #1), un best-seller con più di 500 recensioni da cinque stelle!Quando due alpinisti vengono trovati morti, entrambi brutalmente assassinati, Mackenzie White, agente speciale dell’FBI e neomamma, deve affrontare la propria paura delle altezze e fermare il serial killer prima che colpisca ancora.Mackenzie, che si sta adattando al suo nuovo ruolo di madre, vorrebbe prendersi del tempo per sé, ma questo non è possibile. C’è un serial killer in azione in Colorado, che prende di mira gli alpinisti nei loro istanti più vulnerabili. Ben presto Mackenzie si accorge di avere a che fare con un vero e proprio mostro.L’unico modo per fermarlo è entrare nella sua mente diabolica.Ancora provata per il parto ma costretta a tornare al lavoro, Mackenzie si ritrova impreparata per quella che appare come la caccia all’uomo più importante della sua vita.Thriller-noir psicologico dalla suspense mozzafiato, PRIMA CHE INVIDI è il libro #12 in una nuova, avvincente serie—con un nuovo, irresistibile personaggio— che vi terrà incollati alle pagine fino a tarda notte.  Di Blake Pierce è anche disponibile il best-seller IL KILLER DELLA ROSA (Un Mistero di Riley Paige—Libro #1), con più di 1200 recensioni da cinque stelle, da scaricare gratuitamente!

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“Come ti senti?” chiese accostando la culla accanto al suo letto.

“Come se le viscere mi fossero state strappate via.”

“Infatti è così” replicò Ellington con espressione divertita. “Quando mi hanno portato in sala operatoria, c’erano le tue budella in diversi contenitori. Adesso ti conosco dentro e fuori, Mac.”

Senza bisogno che Mackenzie glielo chiedesse, Ellington si piegò nella culla e tirò su il loro figlio. Lentamente, le porse Kevin. Mackenzie se lo strinse al petto e sentì immediatamente il suo cuore protendersi verso di li. Fu attraversata da un'ondata di emozione. Non ricordava se avesse mai pianto lacrime di felicità in vita sua, ma fu esattamente quello che fece mentre bacava la testolina di suo figlio.

“Siamo stati bravi”, disse Ellington. “Cioè, la mia parte è stata facile, ma sai cosa intendo.”

“Sì,” disse lei. Guardò gli occhi di suo figlio per la prima volta e le sembrò che qualcosa fosse scattato. Aveva la sensazione che la sua vita fosse cambiata per sempre. “Sì, siamo stati bravi.”

Ellington si sedette sul bordo del letto. Lo spostamento le causò una fitta al ventre – l’operazione si era conclusa meno da meno di due ore – ma non disse nulla.

Rimase lì a sedere, avvolta dal braccio di suo marito, con il loro figlio appena nato tra le braccia e non riuscì a ricordare un solo momento della sua vita in cui avesse provato una felicità così assoluta.

CAPITOLO DUE

Mackenzie aveva trascorso gli ultimi tre mesi della gravidanza leggendo qualsiasi libro sui bambini che era riuscita a trovare. Non sembrava esserci una risposta univoca su cosa aspettarsi nelle prime settimane a casa con un neonato. Alcuni dicevano che l’ideale fosse dormire quando il bambino dormiva. Altri suggerivano di dormire appena ce n’era l’occasione, con l'aiuto del coniuge o di altri membri della famiglia che erano disponibili. Tutto ciò aveva fatto capire a Mackenzie che il sonno sarebbe stato solo un prezioso ricordo del passato, una volta portato a casa Kevin.

Questo si rivelò esatto per le prime due settimane circa. Alla prima visita di Kevin si era scoperto che soffriva di un grave reflusso gastrico. Ciò significava che, ogni volta che mangiava, doveva essere tenuto in posizione verticale per quindici-trenta minuti. Era piuttosto semplice, ma diventava impegnativo durante le poppate notturne.

Fu proprio in quei momenti che Mackenzie iniziò a pensare a sua madre. La seconda notte che aveva dovuto tenere dritto Kevin dopo averlo allattato, Mackenzie si chiese se sua madre avesse affrontato qualcosa del genere. Si domandò che tipo di bambina fosse stata.

Probabilmente avrebbe piacere di vedere suo nipote, pensò Mackenzie.

Ma era un concetto terrificante. Già trovava difficile chiamare sua madre anche solo per salutarla, se poi doveva dirle dal nulla che era diventata nonna...

Sentì Kevin che si agitava contro di lei, cercando di mettersi più comodo. Mackenzie controllò l'orologio sul comodino e vide che lo aveva tenuto dritto per poco più di venti minuti. Sembrava essersi appisolato sulla sua spalla, così si avvicinò alla culla e ve lo adagiò. Era ben avvolto dalle coperte e sembrava a suo agio, così lo guardò un’ultima volta per poi tornare a letto.

“Grazie” disse Ellington di fianco a lei, mezzo addormentato. “Sei fantastica.”

“Non mi sento fantastica, ma grazie.”

Si sistemò, posando la testa sul cuscino. Aveva chiuso gli occhi da appena cinque secondi che Kevin ricominciò a piangere. Si drizzò a sedere nel letto e gemette piano. Poi però cercò di controllarsi, temendo di scoppiare a piangere. Era stanca e la cosa peggiore era che stava iniziando ad avere i primi pensieri negativi su suo figlio.

“Ancora?” esclamò Ellington, quasi imprecando. Si alzò e, quasi inciampando nello scendere dal letto, si avvicinò alla culla.

“Ci penso io” disse Mackenzie.

“No... sei stata con lui già quattro volte. E guarda che lo so... mi sono svegliato ogni volta.”

Non sapeva perché (probabilmente la mancanza di sonno, pensò pigramente), ma quel commento la fece incazzare. Praticamente si fiondò fuori dal letto per arrivare al bambino che piangeva prima di lui. Passando, gli diede una spallata che era troppo forte per essere considerata giocosa. Prendendo Kevin, disse: “Oh, mi dispiace. Ti ha svegliato?”

“Mac, sai cosa intendo.”

“Sì, lo so. Ma Gesù, potresti aiutarmi di più.”

“Devo alzarmi presto domani”, disse. “Non posso semplicemente starmene seduto a...”

“Oddio, ti prego, finisci quella frase.”

“No. Mi dispiace. È solo che...”

“Torna a letto” sbottò Mackenzie. “Kevin e io ce la caveremo.”

“Mac…”

“Sta' zitto. Torna a letto e dormi.”

“Non posso.”

“Il bambino è troppo rumoroso? Vai sul divano, allora!”

“Mac, tu...”

“Vai!”

Adesso piangeva, stringendo Kevin a sé mentre si rimetteva a letto. Il piccolo si lamentava ancora, probabilmente per il reflusso. Sapeva che avrebbe dovuto tenerlo di nuovo in piedi e questo le fece venir voglia di piangere ancora più forte. Ma fece del suo meglio per trattenersi mentre Ellington usciva dalla stanza come una furia. Stava borbottando qualcosa sottovoce e Mackenzie fu felice di non capire cosa dicesse. Stava cercando una scusa per esplodere contro di lui, per rimproverarlo e, ad essere sinceri, solo per sfogare un po’ della sua frustrazione.

Si appoggiò contro la testata del letto tenendo il piccolo Kevin il più fermo e dritto possibile, chiedendosi se la sua vita sarebbe stata più la stessa.

***

In qualche modo, nonostante i litigi a tarda notte e la mancanza di sonno, ci volle meno di una settimana perché la neo-famiglia si abituasse ai nuovi ritmi. C’erano voluti diversi tentativi da parte di Mackenzie ed Ellington per capire come far funzionare le cose, ma dopo quella prima settimana di problemi di reflusso, tutto sembrò andare liscio. Una volta che le medicine ebbero eliminato i sintomi peggiori, fu più facile gestirlo. Quando Kevin piangeva, Ellington lo tirava fuori dalla culla e gli cambiava il pannolino, poi Mackenzie lo allattava. Dormiva abbastanza per un neonato, circa tre o quattro ore di fila per le prime settimane dopo il reflusso, e non era affatto capriccioso.

Fu Kevin, però, che iniziò ad aprire loro gli occhi su quanto fossero terribili le loro famiglie d’origine. La madre di Ellington arrivò due giorni dopo che Mackenzie era tornata a casa, rimanendo per circa due ore. Mackenzie era stata piuttosto educata, restando lì con loro fino al primo momento opportuno per una pausa. Allora era andata in camera da letto per fare un sonnellino mentre Kevin era impegnato con il padre e la nonna, tuttavia non era riuscita a dormire. Aveva ascoltato la conversazione tra Ellington e sua madre, sorpresa dal fatto che sembrava esserci un tentativo di riconciliazione. La signora Nancy Ellington era uscita dall'appartamento circa due ore dopo, e persino attraverso la porta della camera da letto, Mackenzie era in grado di percepire parte della tensione residua tra loro.

Tuttavia, aveva lasciato un regalo per Kevin e aveva persino chiesto del padre di Ellington, un argomento che quasi sempre cercava di evitare.

Il padre di Ellington non si era nemmeno preso la briga di venire. Ellington gli aveva fatto una videochiamata tramite FaceTime e, nonostante fossero rimasti a chiacchierare per quasi un'ora e il padre avesse persino le lacrime agli occhi, non aveva in programma di venire a trovare il nipotino nell’immediato futuro. Aveva iniziato la sua nuova vita molto tempo prima, e quella vita non comprendeva nessuno della sua famiglia originale. A quanto pareva, voleva lasciare le cose così. Certo, l'anno prima aveva tentato di compiere un gesto eclatante pagando il loro matrimonio (regalo che alla fine avevano rifiutato), ma quello era stato solo un aiuto a distanza. Al momento viveva a Londra con la moglie numero tre ed era apparentemente oberato di lavoro.

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