Collegò il cellulare al Bluetooth dell’auto elo appoggiò sulla console al centro.
Quindi si immerse nel pesante traffico e girò a ovest verso il sole che stava tramontando, qualcuno da dietro chiese, “Può abbassare il tettuccio?”
“Se riuscite a sopportareil vento.” Aggiustò lo specchietto retrovisore per capire chi avesse parlato.
“Possiamo farlo,” le due da dietro risposero nello stesso momento. La sorella seduta davanti rimase in silenzio.
“Va bene.” Si mise il capellino azzurro. “Ve la siete cercata voi.” Cliccò su un pulsante mentre si fermò al rosso del semaforo.
Quando il tettuccio dell’auto si sollevò e si ripiegò nel portabagagli, la donna sedutagli di fianco chiese, “Che macchina è?”
Guardò in modo stortol’incisione nell’acero del cruscotto di un uccello in volo e il morbido cuoio dei sedili, braccioli, e panelli delle portiere.
Il semaforo divenne verde mentre il tettuccio si sistemò al suo posto e Tosh premette l’acceleratore.
“Una Jaguar” rispose. Salve, signorina Impudenza.
Il suo cellulare squillò e il numero apparì sul display della macchina. Era uno dei direttori del consiglio di amministrazione della Echo Forests. Lo indirizzò al suo telefono di casa, dove Miriam avrebbe risposto.
La signorina Impudenza lo fissò poi si girò ad osservare il traffico.
Dopo un paio di minuti si fermò davanti La Fontaine, al limite del distretto finanziario di New York. Dopo che scesero sul marciapiede, Tosh buttò il suo capellino sul sedile del passeggero e un parcheggiatore portò via l’auto.
Decorato nello stile di uno Château francese, il ristorante serviva uomini e donne facoltosi che conducevano i loro affari davanti a cibo eccellente, vino costoso e servizio raffinato. Delicate sfumature di ambra e giada risplendevano attraverso i paralumi di Tiffany. Le morbide note della Sonata per pianoforte n. 14 di Beethoven si fondevano alla perfezione con la soffice luce e le silenziose conversazioni.
Il maître avvistò Tosh alla porta e fece un cenno con la mano a lui e alle sue ospiti oltre la lunga linea di clienti che stava aspettando un tavolo.
Tosh seguì le tre donne e vide come la gente osservava il trio. Apparivano seccati dalle quattro persone che superavano la fila, ma non riuscivano comunque a staccare gli occhi dalle tre donne identiche.
Il maître li condusse intorno ad una fontana scolpita in travertino al centro del salone principale. L’acqua scorreva sulle superfici patinate, cadendo nella piscina. Un insieme di cigni koi tricolori nuotava pigramente su una luccicante superficie di monete di rame ed argento.
La terzina non prestò alcuna attenzione alle persone che si fermavano a metà pasto per osservarle.
Il maître li condusse in uno spazioso separé con soffici sedute in pelle e braccioli che si aprivano a tendina. Porse poi loro i menù e fecce un cenno con la testa ad un cameriere vicino, che immediatamente si avvicinò al tavolo. Dopo aver augurato loro bon appétit , il maître si affrettò a tornare all’entrata del ristorante.
“Buona sera, signor Scarborough.” Il cameriere sorrise ad ognuno di loro mentre accendeva la candela al centro del tavolo. “Gradireste dei drink stasera?” Appoggiò sul tavolo un cestino con caldi croissant e un fresco piatto con medaglioni di burro. I medaglioni erano arrangiati a modo di perfette spirali di petali di rosa, su un letto di croccante crescione.
“Signorine?” domandò Tosh, passando lo sguardo dall’una all’altra. Era seduto da un lato del tavolo ovale, con le tre sedutegli di fronte.
“Zinfandel,” disse quella a sinistra.
Tosh e il cameriere guardarono quella a fianco.
“Zinfandel,” rispose quella al centro.
L’uomo aspettò risposta dalla terza, un sorrisetto sulla sua faccia.
“Avete la Budweiser?” chiese lei.
Tosh nascose il suo sorriso dietro il menu.
“Umm… sì, certo,” rispose il cameriere.
“Allora prendo quella.”
“Tè ghiacciato per lei, signor Scarborough?”
“Sì, Herman. Grazie.”
Le donne si guardarono tra loro. Una aggrottò la fronte, mentre un’altra si allungò a prendere il tovagliolo, facendo cadere una forchetta nel grembo.
Il cameriere stette per un momento, guardando le tre donne. Alla fine, aggiunse, “Molto bene, signore,” prima di inchinarsi lievemente alla terzina ed allontanarsi.
“Allora,” Tosh lasciò cadere il menù sul tavolo, “perché dovrei assumere voi signorine?”
“Abbiamo una laurea nella gestione aziendale” rispose quella a sinistra.
Voleva chiedere loro se tutte e tre avessero studiato per una sola laurea ma ci ripensò. Signorina Impudenza non l’avrebbe trovato divertente.
Si saranno sistemate nello stesso modo in cui si erano fatte trovare nel corridoio fuori dal suo ufficio? Guardò quella che aveva ordinato la Budweiser. Ella sorrise.
No, questa deve essere signorina Diplomazia.
Gettando lo sguardo dall’una all’altra, Tosh non riusciva comunque a trovare qualcosa per distinguerle. Il loro abbigliamento e le acconciature erano coordinati, ed i loro visi erano gradevoli ed identici, con precisione matematica. Con l’eccezione di signorina Diplomazia, che sembrava essere l’unica in grado di sorridere, le loro labbra presentavano identiche curve. Si ricordò poi dell’anello che aveva visto al dito di signorina Impudenza e diede un’occhiata alle loro mani.Era sparito! Stava sulla sua mano destra prima, ne era sicuro, e poteva vedere tutte e tre le mani destre.
Che strano. Che signorina Impudenza si stia prendendo gioco di me?
“Esperienza lavorativa?” chiese a quella in mezzo.
“Ci siamo laureate solamente la scorsa settimana,” rispose quella a sinistra. “Dalla NYC.”
Tosh brontolò e si mosse sulla sedia. “Oh.” Fece scorrere le dita sul lato della testa. I suoi capelli marroni erano stati tagliati di recente, ed era ben rasato, anche se per quest’ora della sera, i baffi potevano già notarsi al di sopra del suo labbro superiore.
Una di loro continuò prima che lui potesse esprimere le sue preoccupazioni. “A chi dovrebbero fare rapporto i tre nuovi manager?”
Quella dovrebbe essere signorina Impudenza alla sinistra. Sospirò prime di rispondere, “A me.”
È inverosimile che assuma tre persone senza esperienza nella gestione. Neanche se avessero avuto delle lauree avanzate. Un neolaureato non esperto potrebbe coprire una delle tre posizioni. Gli altri manager ed io potremmo formarlo, ma tre persone senza esperienza? No, è fuori questione.
Tosh ne rimase leggermente deluso. Da qualche parte nella sua mente, aveva già pensato al loro primo giorno di lavoro e al modo in cui avrebbe faticato a separare signorina Impudenza dalle signorine Diplomazia e Prudenza. Si chiese, per esempio, se nel momento in cui ne avesse incontrata una nella cucina dell’ufficio, avrebbe aspettato che lei gli sorridesse, lo guardasse male oppure abbassasse gli occhi verso la sua tazza di caffè prima di dire: “Buongiorno, signorina Così-e-Colà? Ah, beh... alcune fantasie sono fatte per restare tali.
Non poteva di certo annunciare all’improvviso che la serata era finita e portarle a casa. Dato che non avevano ancora ordinato la cena, loro quattro sarebbero stati insieme per almeno un’ora, forse di più. Non che fosse cosa spiacevole, un’ora con tre belle donne. Era una prospettiva che andava accettata, non rifiutata. Decise di usare il tempo con saggezza e parlare della sua nuova compagnia: potrebbe aiutarlo ad ordinare i suoi pensieri ed organizzarsi per il primo giorno di lavoro. Aveva solo dieci giorni per sistemare tutto.
Pensare alle prospettive della nuova impresa gli sollevò il morale e il suo naturale ottimismo si ripresentò. Quando Tosh aveva solo nove anni, aveva sentito Quinn– un vecchio amico di suo padre – dire a un conoscente: “Quel Tosh è il tipo di bambino che partirà alla ricerca di Moby Dick con una canna da pesca a mosca e prenderà la salsa tartara insieme a lui.” Sì, era ottimista riguardo al futuro. Forse, una volta organizzata la società, avrebbe potuto pensare al crearsi una famiglia. Ventotto anni, e non aveva neanche una donna. Non aveva avuto relazioni serie dai tempi dell’università.
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