da la stella nascente nella caccia
delle prossime onde... carta straccia,
olio di pietra. Ah, gli sguardi stolti,
l'insieme avverso alle sue parti! S'ode
venire un canto giù lungo le prode
d'ignoto autore e volgersi all'abbraccio
della luce di fondo, ormai diffusa
all'orizzonte. Un multiforme straccio
l'acqua sciaborda come una medusa.
PREGHIERA AL LEOPARDI
Caro amico Leopardi, quanto avanti
vedevi tu ne La ginestra i secoli
e nei tuoi versi di Palinodia!
Vollero aprire repentinamente
i quattro canti e non fu più figura.
I quattro lati, liberi, disparvero
e non ne fu quadrato, né fu linea
da tendere in novella ardita forma:
non quadrato e non cerchio;
il vuoto e l'ansia; nulla.
Un Cromagnon moderno che brandeggia
per clava un cellulare
telefono stradale e ignora Dio
ora vive nel nulla,
ora muore nel male.
Santifica i denari,
sacrifica sul dispari e sul pari,
deifica il successo
e lo chiama progresso.
È già chiuso nel nulla
e si pensa divino,
ma si sbianca alla morte,
vi rimane basito.
Caro Leopardi che, indicando il nudo
tuo vero,
mite soffrivi la vacanza della
pietosa fratellanza fra gli umani,
prega per noi col tuo virile canto,
tu che ora vivi immerso nella luce.
QUEI NATALI
Salgono su all'altana
passi, risate e voci senza senso,
ed ecco chiari il tuo nome e gli auguri
che, in un'altra stagione,
altri mossero amando ai nostri puri
volti nel giorno semplice ed intenso
del Natale; diverso
era allora, tra l'albero e il presepe,
il nostro gioco, apriva all'universo.
GIOCHI
Sovente un gioco inutile e ridicolo
giova alla mente affaticata e labile;
conviene dare al cuore ch’è in pericolo
qualche parvenza d’incommensurabile.
ALTO MARE
Dove il mare s'affonda in abissali
neri, sull'alto e docile turchino...
inebriarsi in pensieri sull'ignoto
profondo, sugli sterminati cieli,
punto centrale al cerchio d'orizzonte
nel mezzo esatto dell'infinità.
ORA CHE NULLA...
Ora che nulla incanta i miei pensieri
in questa molle sera settembrina
se non la quiete e l’animo di ieri
si confonde e il presente non inclina
a rincorse fallaci di levrieri
dietro lepri di pezza né abbacina
la vanità i miei occhi, volentieri,
rapita dalla pace vespertina,
la mente scende giù sino alla fonte,
sepolta nella carsica bellezza,
da cui zampilla l’umile sapienza
del cuore, in lei risale fino al monte
e sfocia con lucente limpidezza
nel corso puro della trascendenza.
SCOMMESSA
Così anche tu la mente
pascalïanamente a un punto lanci:
giacere o non giacere, mitemente
scommetti sulla vita: senza slanci.
IL NAUFRAGO ULISSE
Pare a Ulisse canuto mentre un latte
di cocco sorbe, ardire nuove rotte
fluttuanti sulla nave dalle matte
vernici, teso in gonfie strenue lotte
colle correnti e coi cicloni australi
sulla prora estenuata; ma le cotte
bocche del personale, degli eguali
diversi, non respirano più fiato
dall’ampio teso giro dei fondali
eurafricani: il re solo è approdato
sulla calida riva e non li tiene
piú ai remi e non li spinge trafelato.
Adesso è lui che canta alle sirene,
e la sua voce stenta, senescente,
rammemorando le avventure piene
del suo sapere che non volle niente
ma lasciò Ulisse solo avvinto all’asta
e, negli orecchi, cera alla sua gente.
Cercare senz’amare mai non basta.
I COLORI DI DIO
Oh, questo Dio invisibile,
l'Iddio ultravioletto!
e noi confusi nell'arcobaleno
di miraggi, sul limine,
rosso, arancione, giallo, verde... IRIDE!
Dio qui, Dio padre, Dio caro fratello,
Dio unico possibile , Dio e uomo,
Cristo fratello Amore, Arcobaleno,
Idëa d'ogni cosa;
e sì, quel sì
che la mente non osa
SOFFIO
(Ruàch)
Vivida sei
bell'anima di Dio
sotto la cenere.
ARBUSTO
Rorido d’acque in solitaria attesa,
liricamente il prato accoglie vita
in questa foglia limpida verdina
arresa all’aria di lontane tepide
fragranze e porta il dono
d’incognita sapienza.
I rami dell’arbusto, per il resto
ancora spogli,
scheggiano il cielo come un quadro astratto,
sono rune, messaggio
d’un primo bene che non si distrae
nella spirale del D.N.A.,
perenne amore.
SOGNO DELLA PARTITA DI BOCCE
(Kénosis)
Chi sa dove, su un campo di bocce.
Non un murmure, l'aria ferma; solo.
Alberi secchi torno a quel rettangolo
e le bocce sul campo.
Poi si leva una brezza dolcissima
e gli alberi han le foglie, chi sa come.
Mi volto e vedo Cristo.
Dice: “Giochiamo?”.
Io, che non so il gioco,
rimango muto.
“Su, forza!” ...e iniziamo.
Lui tira, io tiro e, strano,
facilmente faccio punti su punti,
e Dio pure, s'intende;
e siamo pari, a me l'ultimo tiro:
boccia... boccia... bocciaAA! Mia, la partita.
Lui mi sorride di felicità.
STELLA CENTRALE
Il sole inammirabile
che illuminava le solite cose
del dì sfuggente
s'è appena spento dietro all'orizzonte
lasciando un'effusione
d'arancio e cremisi
e una stella centrale;
e volta a quella gocciola di luce,
nella quiete improvvisa,
la mente, luminosa più del sole,
per grazia accoglie l'universo intero.
ALBA E AURORA DI PASQUA
Anzi al Sepolcro
celato ancora, un tremolo
di pettirosso...
Gloriosamente,
il dovere compiuto,
chi sa con che sollievo
e dolcezza di carne,
semplicemente piega il proprio panno
e ripone il sudario,
lascia ordinatamente
le reliquie giacenti,
umilissimo segno
per chi, vedendo, crederà col cuore. 2
...alto al silente
sepolcro vuoto, il trillo
del pettirosso. 3
SCHERZI
'STA CULTURA
Che sarà ’sta cultura? Aver misura
della luna e del pozzo,
sapere un po’ di tutto?
Che l’occaso è il tramonto,
che il vitello tonnato vuole il tonno,
che la nevrosi ha origine nel fallo,
ch' “è un poveretto chi non fece Il Classico”,
che “ormai la Chiesa vive nel Giurassico”...
O non sarà sapere senza fallo
tutto su un’arte o su una scienza?
Tutto sulla pittura
o sulla storia della tortura
o sopra le credenze popolari
e sopra Il Capitale,
avere le ricette
di società perfette
e saper tutto attorno alla pazzia…
O… non sarà com’è ogni parola,
un’etichetta a ciò che si conviene?
e se è così vi dico, e se va bene
per voi, che la cultura
è cercare continuamente,
per potere imparare
che si sa quasi niente.
SIMPATICA ESERCITAZIONE PER UTOPISTA
Fai da te:
Sul foglio fa' un quadrato e a ogni angolo
segnane un altro prolungando i lati,
identico, ritaglia piega e unisci
quei lati con lo scotch (quello adesivo)
e fai con quelle cinque facce un cubo
dalla forma perfetta
(se non guardi, ovviamente,
dal lato ove s'affaccia
l'incolmabile vuoto).
Ripetere più volte finché c'è
nastro adesivo e carta.
Così sei diventato
un esperto del cubo.
Passa all'impresa grande: adesso ruba
nove cubi di legno a qualche pargolo
e con calma li attacchi uno alla volta
(colla colla stavolta)
ciascheduno al suo spigolo
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