Guido Pagliarino - Salire In Alto

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Questo libro, che pubblico direttamente con Tektime, costituisce un riepilogo di quanto scrissi in versi nel corso di decenni e che, almeno per il momento, non ho cestinato. Comprende opere nate fra il 1960 e il 2017 in parte già pubblicate in volume, in parte inedite o sparse. Si divide in due sezioni. La prima contiene i lavori, dal terzo in poi, che stampai in volume; è divisa in paragrafi, intitolati e corrispondenti ciascuno al rispettivo libro; ogni paragrafo è suddiviso in sotto-sezioni che corrispondono ai paragrafi delle relative precedenti edizioni. Ho escluso le prime due sillogi, “Per amore della società aperta”, anno 1979, Eura Press, e “La speranza possibile, Rebellato, 1981, che raccoglievano poesie che in seguito, in notevole parte, variai o rifiutai. La seconda sezione del libro ospita poesie inedite e versi che pubblicai sparsi.

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salire in alto alla collina, avere

nulla da dire; il vento che discende

lasciar correre via

che porti qualche atomo con sé

colto dal viso;

posare in un sorriso come cosa

che vede e si riposa, farsi verde

come stelo lanciato a toccar nuvole,

se dal basso lo miri,

e sull'erba che docile scomponi,

fare canzoni.

A FIANCO DEL BIMBO IMMOLATO AL DIO

Carthago ignara d'ombra nella chiara

luce dell'ampio sole,

con le stanche sue forme che riduce

il vento e interra alle deserte rive,

mi si pronuncia che dal molo vivo

vengo al sepolto. Da proteso nodo

di lingue mercatanti mi sviluppo

altalenando un falso antico lume

nell'aria e nel sospeso

tempo mi annodo,

là dove Baal piega sotterra il corpo

al peso d'impetrati dèi latini.

A fianco del fenicio

mite bimbo votivo

m'indoro e cresco

PARENTESI

Sfatta la notte, l'ora

più non ombreggia seta.

L'alba nascente è una presenza, quieta

Essenza docile

pare vi posi

languore trepido

che tesse luce.

Subito cangia e ancora non comprendi

l'impossibile aurora moltiplicata;

e ti respira l'anima, incantata

vacanza della pena del tuo tempo,

tempo perduto nell'infinità.

SUBITO DOPO UNA STRAGE

“Dov'è, mamma, dov'è il mio volto tondo

i miei riccioli belli,

il corpicino che cresceva forte?

Dove i giochi d'estate e il fratellino

che tenevo per mano?

C'è solo fumo, mamma, e le macerie;

e tu, dove sei tu dal viso chiaro

dolcissimo ridente?

Ti sento qui e non vedo la tua grazia”.

“Vieni, cara, Giannino ho già vicino.

Saliamo insieme in sempre più elevate

e ämpie spire

e cerchiamo chi sia

che ci troncò nel nome di contorti

mondi di morte:

s'egli dorme stanotte, nell'amore

gli scoccheremo al cuore il suo rimorso;

poi saliremo al Posto del Vittime

senza guardare al babbo; attenderemo:

non potremmo piegarci a un solo soffio

di pena più di questa.

Torneremo più avanti a rimirarlo,

a rallegrarci che il passare amico

dei giorni l'abbia almeno un po' placato,

e attenderemo nell'eterna estate

che, finito il suo tempo, ci ritorni”.

LA LUNA SI VOLTA

(effetto ottico)

O mossa luna assolta dall'angoscia,

al viavai delle nuvole

pare tu volga al firmamento

il faccione ridente.

Che! Non è un’illusione?

In questa sera rorida di sangue

il tuo sorriso scenderebbe tragico

su noi fragili umani?

Pensi forse non torni

– È chimera? Chimera?! –

il tripudio di vivere?

...e tu provaci ancora:

nel nuovo plenilunio

rivolgici il sorriso,

e noi l’aperto viso

leviamo in alto alla speranza,

ancora;

a Dio piacendo,

e al cuore.

PERSONA

Come fu che la bussola impazzì

e l’ago più non mira

al settentrione dell’uomo?

Se ne vanì il diritto, il tanto amato

per secoli sofferto disperatamente

d’essere uno ch’era scritto a pena

a pena e principiava.

Sorge ancora la notte chiusa d’ombra

vagabonda di sogni in chiaro abbraccio

d’amore per l’aperta società,

più non trabocca e non rinfranca il cuore

la cultura dei savi;

ma quale bene può trovare chi

fa dell’altro una cosa,

quale aiuto agli oppressi per risorgere

se all’uno manca il nome di persona?!

IN UNA VENTOSA NOTTE DI SAN LORENZO

(dopo l'omicidio Moro)

Ora e per poco libero dal mondo

e abbandonato nell'incantamento

d'un cielo nero coi suoi astri intenti

a me pulsànti e luci in movimento,

vorrei sapere, e quasi nel profondo

sento che non è inganno, se il momento

non sia questo dell'uomo, finalmente

che il terrore si volge al fallimento:

per i millenni ragionevolezza

è salita ai patiboli, la gente,

certa nel certo di sue fedi, amava

l'eguale a lei e l'altro assassinava;

ma se l’ideale avesse la mitezza,

serbasse il cuore, guadagnasse mente…

SOGNO DEL CANTO

In modulato suono, un canto – avaro

alla memoria – scende una collina

all'abbrunire e gira come chiaro

vortice lento sopra una marina

oscura e immota: il suo sonare caro

si confonde nell'animo, l'affina.

Nell'aria, in verso raro

si levan alti lievi, e in cristallina

rima, la gloria della piena pace,

la tolleranza aperta sul mistero,

la sapienza che dubita, l'ardita

mitissima ragione che si tace

agli umorosi semplici, il severo

delizioso cercare di una vita;

oh, sogno caro,

dolcissimo risveglio, amara luce!

L'UTILE E IL DILETTEVOLE SECONDO NATURA

L'infante pesta le formiche in campo

o le sorprende in fila a üna a üna

sortenti al passo da un intercolonno

del rastrello piccino,

le schizza col piedino,

le preme fra le dita, mitemente.

Io pure amavo tanto gioco un tempo,

e l'amavo talmente

che m'intristivo a strage ormai conclusa.

Ora son uso

schivare il piede,

aprire all'imenottero la via

SE non gira per casa; e pur mi spiace

quel dovere rapace,

ci medito un istante

avanti d'immolare l'ambulante:

confusamente avverto nella causa

un'oscura minaccia?

Sotto una rosa gialla,

altre formiche, in grappolo ferino,

stanno partendo un grillo agonizzante.

FANGO PER ADAMO

Altre età, altre voci, altre corde

i tempi dionisiaci

della solarità;

altre età in braccio a Crono e avanti Adamo:

lappanti il sole dentro l'acque chiare

verdissime un milione d'anni fa,

omofagi dementi

dai bianchissimi denti.

GRADUALISMO?

Benedetta sii tu, potente Materia,

Evoluzione irresistibile,

Realtà sempre nascente,

Tu…

[Pierre Teilhard De Chardin]

Forse più avanti, fra un milione d'anni,

ci sarà l'uomo mite che non sogna

perché il sogno s’è aperto nella vita

come una mèta della vera storia,

la storia lunga che ha le nostre età

quali parti minuscole di un'era.

Adesso l'homo sapiens con le appena

trecento dalla belva dipanate

generazioni armate,

di questo mondo,

per sola grazia,

non è signore

né viceré.

Quando ti prende avanti al sonno a notte

enorme un groppo d'infinito,

qualche poco tu spera e con la forza

del molto dei tuoi sogni poi lo tenta;

or di più non contenta

la grazia di quei sogni con due lune

e d'un colore che non c'è.

MOSTRO

Chi sa di che lievi esperienze del cuore,

di quali amplessi in serene regioni

è frutto e miglior seme l'uomo mite,

nei millenni oscuro mostro indefinibile.

IL MALE

La nube nera che ci copre il sole

non è più grande dell'immane foco

e si sfarà nella sua pioggia e grandine;

ma oggi pare più forte che il dio.

SOGNO DELLA PIAZZA

A un sole vasto che ha la luce della tundra

saltelli a piedi uniti d'una all'altra lastra

entro una piazza che facesti a Urbino, a lato

d'un monumento in una tela del De Chirico

e poi caprïoleggi sul selciato

mentre dintorno un ampio vario numero

di magnanimi spiriti non giudica;

e sai che una qualsiasi tua idea

non uno sdegnerebbe.

Fu un giorno cheto ieri

e quel sogno si crebbe.

ANCOR SI TORNA

Ancor si torna al pelago rivolti

a rimirare il sole e la sua traccia,

la speranza lanciata sulla diaccia

distesa d'acque in tremolanti e folti

punti chiari; ma, gli occhi distolti

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