Esistono gli eredi, è vero, ma raccogliere il testimone è difficile nella misura di quanto fosse amato e grande il predecessore. Per di più l'opulenza porta spesso ad adagiarsi nelle comodità e ad indulgere nei piaceri; il benessere ereditato conduce alla noncuranza delle proprie responsabilità.
E che cosa avrebbe potuto minacciare la tolleranza assicurata dal Regno se non l'odio che risiede nel fanatismo e nella paura del diverso?
Quando un popolo inizia ad odiare sé stesso, perché riconosce nel proprio fratello un estraneo ed un nemico, allora si trova al principio della fine… sulla strada che conduce alla sconfitta di ogni bene.
Ma forse, se quel mondo, pur così pieno di difetti e ingiustizie, fosse perdurato oltre la vita di una generazione sulla strada tracciata da Ruggero, nel tempo esso avrebbe rasentato utopisticamente il modello assoluto del primo mosaico di vita, ciò che fu per Dio l’Eden e il Paradiso.
PARTE I – PORFIDO ROSSO SANGUE
Ottobre 1160 (Anno Mundi 6 6 Anno Mundi: nel calendario bizantino la locuzione Anno Mundi, abbreviato A.M., indica che il conteggio degli anni inizia dalla data della creazione del mondo, che secondo tale calendario sarebbe avvenuta l’1º settembre del 5509 a.C. In questo romanzo gli anni riportati nell’intestazione dei capitoli sono indicati secondo il calendario giuliano/gregoriano e secondo quello dell’etnia del protagonista di ciascuna parte.
6669), Messina
Un uomo di nobili principi sprofondato nel baratro del disonore. Lui che era manipolatore della luce finito nell’oscurità più profonda. Mortificato nello spirito, rassegnato alla morte e desideroso dell’oblio tanto quanto i vivi sono desiderosi del ricordo. Un uomo ancora vivo per definizione, ma morto nella sostanza… Un condannato non ancora giunto al suo momento di celebrità; quel momento in cui l’intera piazza avrebbe gridato “A morte!” e il boia avrebbe assolto il suo impegno.
Alessio marciva nei sotterranei umidi e scuri delle carceri di Messina da ormai tre anni. Non aveva amici e familiari che lo venissero a trovare e poteva godere della sola compagnia dei topi e degli scarafaggi. Smagrito della metà del suo peso iniziale, poteva contare nella sola provvigione gettatagli ai piedi dal carceriere. I capelli grigi erano cresciuti fino a coprirgli la schiena e la barba fino al petto. Non ricordava più quale fosse il suono della sua voce né che colore avesse il sole.
Cinquantenne nativo di Nicea 7 7 Nicea: importante città dell’Impero bizantino, oggi parte della Turchia e conosciuta col nome di İznik.
, Alessio era giunto a Messina appunto tre anni prima, proprio mentre il conflitto tra il Regno e Costantinopoli raggiungeva il suo apice. Salpato da Corcira 8 8 Corcira: nome con cui era conosciuta un tempo l’isola greca di Corfù.
aveva affrontato il viaggio fino alla città del Faro 9 9 Faro di Messina: nome con cui veniva indicato l’attuale Stretto di Messina.
per mezzo di un mercantile veneziano che commerciava seta. Dunque, mentre la flotta del suo Imperatore veniva sconfitta dai siciliani presso Eubea 10 10 Eubea: grande isola del mare Egeo appartenente oggi alla Grecia. In passato era conosciuta anche come Negroponte.
, lui era attraccato in territorio nemico.
Il suo intento iniziale era stato quello di spingersi fino a Palermo, tuttavia si era voluto intrattenere alcuni giorni presso uno dei numerosi monasteri di rito greco del Val Demone 11 11 Val Demone: uno dei tre Valli in cui era divisa un tempo la Sicilia. Il Val Demone corrisponde al triangolo nordorientale dell’Isola. Gli altri due sono il Val di Mazara ad ovest e Il Val di Noto a sudest.
. Questi luoghi religiosi, sparsi sui monti della Sicilia nordorientale, avevano rappresentato per secoli il baluardo della cristianità contro l’islamizzazione dell’Isola, ma ora che a Palermo sedevano sovrani devoti alla chiesa di Roma, tali monasteri venivano sempre più accantonati in favore di quelli di rito latino; aumentavano così i monaci benedettini e diminuivano quelli basiliani.
Alessio era un uomo con un forte senso della spiritualità e non si faceva mai mancare la preghiera e la contemplazione, specie prima di affrontare le difficoltà della vita. Quelli infatti sarebbero dovuti essere giorni fatidici, in cui la sua esistenza, ricca di denari ma povera di affetti, si sarebbe dovuta capovolgere a soddisfazione dei suoi desideri. Anelava come niente al mondo riscattare dalla schiavitù la sua unica figlioletta, una ragazza ormai più che ventenne di nome Zoe, rapita dai siciliani molti anni prima, quando questi avevano strappato Corcira ai romei 12 12 Romei: appellativo con cui venivano chiamati i bizantini nel medioevo. Letteralmente “romani”, essendo Bisanzio proprio l’Impero Romano d’Oriente. Il termine “bizantini” fu coniato in un’epoca successiva. In questo romanzo sono anche chiamati col termine generico di “greci”, da non confondere con i greci propri della Sicilia, ovvero quella parte di popolazione indigena di lingua greca e osservante il rito orientale nella religione.
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Le cose, tuttavia, com’è facile intuire, erano andate storte. Invece di raggiungere Palermo, era finito in gattabuia, e invece di riscattare la figlia dalle mani dei padroni, era stato costretto a riscattare giorno dopo giorno la sua sopravvivenza. Pendeva su di lui un’accusa di omicidio e per tale accusa era già stata emessa la condanna per impiccagione. Si diceva che avesse ucciso un giudeo messinese di nome Moshè, medico personale dello Stratigò 13 13 Stratigò o Strategoto: sorta di governatore della città di Messina con compiti esecutivi e giudiziari. La figura dello Stratigò risale all’epoca bizantina, ma si mantenne durante la dominazione normanna, a testimonianza del retaggio greco-bizantino della città.
, ma conosciuto soprattutto come presta denari. Alessio si dichiarava innocente e faceva appello alla giustizia divina affinché prevalesse su quella umana. Nondimeno pesavano a suo sfavore molte cose… Per quanto infatti la morte di Moshè avesse fatto comodo a molti, i suoi interessi erano tutelati dallo stesso Stratigò, il quale aveva promesso, sotto pressione dell’intera comunità giudaica, che la dipartita violenta del suo medico e amministratore di finanze non sarebbe rimasta impunita. Inoltre, cosa più importante, la colpevolezza di Alessio era avvalorata da un testimone oculare. Comunque sia, se il greco straniero non era ancora asceso al patibolo, il motivo andava ricercato nella sua grande fortuna economica. Custodiva il suo denaro, quello con cui avrebbe dovuto riscattare Zoe, un certo monaco basiliano 14 14 Basiliani: monaci seguaci della regola di San Basilio. Possono essere di rito sia greco che latino, ma in questo romanzo si intendono soltanto quelli di rito orientale.
di nome Onesimo, un giovane frate con cui Alessio aveva legato particolarmente nei giorni precedenti al suo arresto. Questi avrebbe dovuto tenere nascosto il denaro in vista della liberazione dello straniero, tuttavia, venendo a conoscenza della prossima condanna a morte, aveva deciso di trovare un accordo con lo Stratigò, tale Guglielmo Perollo. Settimanalmente partiva quindi dal suo monastero sui Peloritani e scendeva fino a Messina. Qui versava parte della somma nelle tasche dello Stratigò in modo che questi ritardasse l’esecuzione. Ecco perciò spiegato il motivo per cui il collo di Alessio non era ancora stato appeso ad un cappio. D’ogni maniera, se il prigioniero avesse saputo con che cosa Onesimo stesse pagando il suo mantenimento in vita, probabilmente avrebbe commesso un secondo omicidio a danno del religioso.
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