Robert Jordan - L'Occhio del Mondo

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Rand la fissò, incapace di dire una parola, perfino di chiedere cosa volesse dire. Non era sicuro che si fosse rivolta a loro. Gli altri due, notò, erano senza parole quanto lui. Ewin era rimasto a bocca aperta.

Moiraine rivolse di nuovo l’attenzione su di loro e tutt’e tre trasalirono, come se si risvegliassero. «Parleremo più tardi» disse lei. Nessuno rispose. «Più tardi» soggiunse e si diresse verso il Ponte Carraio, quasi scivolando sul terreno, più che camminare, con il mantello che si allargava ai lati, simile a un paio d’ali.

Mentre lei si allontanava, un uomo alto che Rand non aveva notato si staccò dalla facciata della locanda e la seguì, tenendo la mano sull’elsa. Indossava vestiti d’un verde grigiastro scuro che sarebbero risultati quasi invisibili tra le foglie o nell’ombra, e un mantello che cangiava in tutte le sfumature di grigio, di verde e di marrone, agitandosi nel vento. A volte pareva quasi scomparire, quel mantello, e uniformarsi allo sfondo. L’uomo aveva capelli lunghi, brizzolati alle tempie, trattenuti da una stretta fascia di cuoio. Il viso era tutto piani e angoli netti, segnato dalle intemperie, ma privo di rughe, nonostante i capelli grigi. Vedendo come l’uomo si muoveva, Rand lo paragonò a un lupo.

Nel passare davanti ai ragazzi, l’uomo li guardò con occhi azzurri e gelidi come un’alba invernale. Parve soppesarli, ma non mostrò segno delle conclusioni tratte. Affrettò il passo per raggiungere Moiraine, poi rallentò per camminarle al fianco e si chinò a parlarle. Rand lasciò uscire il fiato che non si era accorto di trattenere.

«Quello era Lan» disse Ewin, con voce rauca, come se anche lui avesse trattenuto il fiato. L’occhiata era stata una di quelle che mozzano il respiro. «Scommetto che è il suo Custode.»

«Non dire sciocchezze.» Mat rise, ma era una risata poco convinta. «I Custodi esistono solo nelle storie. E poi, hanno la spada, l’armatura coperta d’oro e di gemme, e passano la vita nella Grande Macchia, a combattere il male e i Trolloc e cose del genere.»

«Potrebbe essere davvero un Custode» replicò Ewin, insistente.

«Hai visto oro e gemme, su di lui?» sbuffò Mat. «Abbiamo Trolloc, nei Fiumi Gemelli? No, abbiamo pecore. Mi domando cosa sarà accaduto da queste parti, che interessi una come lei.»

«Qualcosa, di sicuro» disse lentamente Rand. «Dicono che la locanda sia qui da mille anni, forse più.»

«Mille anni di pecore» replicò Mat.

«Un penny d’argento!» esclamò Ewin. «Mi ha dato un intero penny d’argento! Pensate a quante cose posso comprare, appena arriva l’ambulante.»

Rand aprì la mano e a momenti lasciò cadere per la sorpresa la sua moneta. Non riconobbe il pesante dischetto d’argento con in rilievo l’immagine di una donna che reggeva in equilibrio sul palmo della mano una singola fiamma; ma aveva guardato Bran al’Vere pesare le monete che i mercanti portavano da decine di regioni e aveva un’idea del valore. Tutto quell’argento bastava a comprare un buon cavallo in qualsiasi punto dei Fiumi Gemelli e ne sarebbe rimasto ancora.

Mat aveva l’identica espressione di stupore. Rand piegò la mano in modo che Mat, ma non Ewin, vedesse la moneta e inarcò il sopracciglio. Mat annuì e per un minuto si fissarono, meravigliati e perplessi.

«Che tipo di commissioni avrà mai?» disse infine Rand.

«Non so» rispose Mat, deciso «e non m’importa. Tanto, non la spendo. Anche quando arriverà l’ambulante.» Si cacciò la moneta nella tasca della giubba.

Rand annuì e lo imitò. Non sapeva perché, ma le parole di Mat gli parevano giuste. Doveva conservare la moneta, non spenderla. Perché proveniva da lei. Certo, le monete servivano per gli scambi, però...

«Pensate che anch’io dovrei conservarla?» Il viso di Ewin mostrava un’indecisione sofferta.

«No, se non vuoi» disse Mat.

«Secondo me, te l’ha data perché tu la spenda» disse Rand.

Ewin guardò la propria moneta, poi scosse la testa e mise in tasca il penny d’argento. «La conserverò» dichiarò, triste.

«C’è sempre il menestrello» disse Rand; e il ragazzo più giovane s’illuminò.

«Se riuscirà a svegliarsi» aggiunse Mat.

«Rand» domandò Ewin «c’è davvero un menestrello?»

«Vedrai» rispose Rand, con una risata. Era chiaro che Ewin non si sarebbe convinto finché non avesse visto di persona. «Prima o poi dovrà pur scendere.»

Dall’altra parte del Ponte Carraio provennero delle grida. Rand si girò a guardare che cosa le aveva provocate e scoppiò a ridere di cuore. Una folla in subbuglio, dagli anziani ai marmocchi appena in grado di camminare, scortava al ponte un carro alto e grosso, tirato da otto cavalli, al cui telone erano appesi fagotti come grappoli d’uva. Anche l’ambulante, alla fine, era arrivato. Forestieri e un menestrello, fuochi d’artificio e un ambulante. Sarebbe stato il più fantastico Bel Tine di sempre.

3

Il venditore ambulante

Con un acciottolio di marmitte il carro dell’ambulante percorse l’assito del Ponte Carraio e, sempre circondato dalla folla di paesani e di contadini giunti per la festa, si fermò davanti alla locanda. Da ogni parte altra gente si raccoglieva intorno al grande carro, le cui ruote erano più alte d’una persona; tutti tenevano gli occhi puntati sull’ambulante a cassetta.

L’uomo sul carro era Padan Fain, un tipo pallido e allampanato, con braccia ossute e un grosso naso a becco. Per quanto Rand ricordava, ogni primavera Fain, sempre sorridente come se fosse a conoscenza di uno scherzo che tutti ignoravano, aveva portato il carro a Emond’s Field.

Mentre il tiro a otto si fermava con un tintinnio di finimenti, la porta della locanda si spalancò e comparvero i componenti il Consiglio del Villaggio, guidati da mastro al’Vere e da Tam. Tutti vennero avanti con decisione, perfino Cenn Buie, fra le grida d’entusiasmo e le richieste di spilli, merletti, libri, decine d’altre cose. La folla si aprì con riluttanza per lasciarli passare, ma si affrettò a richiudere il varco. Tutti chiedevano qualcosa, ma soprattutto notizie recenti.

Per i paesani, aghi e tè e altre mercanzie erano solo la metà del carico del carro. Uguale importanza aveva ogni piccola novità da fuori, ogni notizia del mondo al di là dei Fiumi Gemelli. Alcuni ambulanti si limitavano a raccontare quel che sapevano, facendo di tutto un mucchio, per non perdere tempo; ad altri bisognava cavare di bocca ogni parola, perché parlavano di malavoglia e con malagrazia. Fain invece parlava volentieri, spesso in tono burlesco, e abbelliva il racconto tanto da rivaleggiare con i menestrelli. Gli piaceva essere al centro dell’attenzione, pavoneggiarsi come un galletto, con tutti gli occhi addosso. Forse ci sarebbe rimasto male, si disse Rand, scoprendo che a Emond’s Field c’era un vero menestrello.

Mentre si affannava a legare le redini, l’ambulante dedicò al Consiglio e ai paesani la stessa attenzione, ossia in pratica nessuna. Rivolse un generico cenno di saluto, sorrise in silenzio, salutò col braccio persone con cui aveva una certa amicizia, anche se la sua era sempre stata un’amicizia di tipo distaccato, cordiale ma non intima.

Gli inviti a raccontare divennero più rumorosi, ma Fain si gingillò con qualche lavoretto a cassetta e aspettò che la folla e la curiosità crescessero come voleva lui.

Solo il Consiglio rimase in silenzio e mantenne la dignità del rango, ma la nuvola di fumo sempre più fitta mostrò quanto fosse difficile fingere indifferenza.

Rand e Mat costeggiarono la folla per avvicinarsi il più possibile al carro. Rand si sarebbe fermato a metà strada, ma Mat si fece largo nella calca tirandoselo dietro, finché non si trovarono proprio dietro il Consiglio.

«Pensavo che saresti rimasto alla fattoria per tutta la festa» gridò a Rand Perrin Aybara, superando il frastuono. Di mezza testa più basso di Rand, il ricciuto apprendista del fabbro era così robusto da sembrare largo una volta e mezzo una persona normale, con braccia e spalle tanto massicce da rivaleggiare con quelle dello stesso mastro Luhhan. Avrebbe potuto con la massima facilità aprirsi la strada tra la folla, invece avanzò con cautela, chiedendo scusa a persone che badavano solo all’ambulante, e cercò di non spintonare nessuno, mentre si avvicinava a Rand e a Mat. «Pensa un po’» disse, quando alla fine li raggiunse. «Bel Tine e un ambulante, nello stesso giorno. Sono sicuro che ci saranno i fuochi d’artificio.»

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