Robert Jordan - L'Occhio del Mondo

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Poi qualcosa lo indusse a girarsi e a sollevare lo sguardo. Sul bordo del tetto di tegole della locanda era appollaiato un grosso corvo che ondeggiava un poco alle raffiche del vento proveniente dalle montagne. Il corvo teneva la testa piegata di lato e un occhietto era fisso... proprio su di lui, pensò Rand. All’improvviso si sentì avvampare di collera.

«Sporco mangiacarogne» borbottò.

«Sono stufo d’essere osservato» brontolò Mat. Si era avvicinato a Rand e anche lui guardava di storto il corvo.

I due ragazzi si scambiarono un’occhiata e insieme si chinarono a raccogliere un sasso.

I due sassi volarono dritti al bersaglio... e il corvo si spostò di lato; i sassi sibilarono nel punto dove si trovava l’attimo prima. Il corvo arruffò le penne e tornò a piegare la testa; puntò su di loro l’occhio nero come la notte, senza paura né altre reazioni.

Rand lo fissò, costernato. «Hai mai visto un corvo comportarsi così?» disse piano.

Mat scosse la testa, senza staccare lo sguardo dal corvo. «Mai. E nemmeno altri uccelli.»

«Un uccello disgustoso» disse una voce alle loro spalle, femminile e armoniosa nonostante l’eco del disgusto «di cui diffidare anche in tempi migliori.»

Il corvo emise un versaccio stridulo e si levò in aria con tanta violenza che due piume nere calarono ondeggiando giù dal tetto.

Sorpresi, Rand e Mat si girarono per seguire il rapido volo dell’uccello, al di sopra del Parco e verso le vette innevate delle Montagne di Nebbia che s’innalzavano dietro il Westwood, finché il corvo non divenne un puntino e scomparve.

Lo sguardo di Rand cadde sulla donna. Anche lei aveva osservato il volo del corvo, ma ora si girò e incrociò il suo sguardo. Rand rimase a fissarla. Di certo era lady Moiraine, bella proprio come Mat e Ewin l’avevano descritta, e anche di più.

Nel sentire che si era rivolta a Nynaeve chiamandola bambina, Rand se l’era immaginata anziana, ma non lo era. Almeno, lui non seppe darle un’età. Sulle prime pensò che fosse giovane come Nynaeve; ma più la guardava, più si convinceva del contrario: aveva negli occhi una luce di maturità, una traccia di conoscenza che nei giovani mancava. Ed era chiaro perché Mat e Ewin l’avevano definita una dama uscita dalle storie dei menestrelli. Nel portamento aveva una grazia e un’autorità che lo facevano sentire goffo e impacciato. Come statura, gli arrivava appena al petto, ma fu lui a sentirsi sgraziato perché troppo alto.

Nell’insieme, era una donna come Rand non ne aveva mai viste. L’ampio cappuccio del mantello incorniciava il viso e i capelli scuri che scendevano in morbidi riccioli. Rand non aveva mai visto una donna adulta che non portasse la treccia; ogni ragazza dei Fiumi Gemelli aspettava con ansia il momento in cui la Cerchia delle Donne dicesse che era abbastanza adulta da portare la treccia. I vestiti erano altrettanto insoliti. Il mantello, di velluto azzurro cielo, era bordato di ricami d’argento, foglie e tralci e fiori. La veste, di un azzurro più scuro, con guarnizioni color crema, scintillava debolmente a ogni movimento. Una catena d’oro, a grosse maglie, le circondava il collo; un’altra catenella d’oro, sottile e agganciata fra i capelli, sorreggeva sulla fronte una piccola e lucente gemma azzurra. Un’ampia cintura intessuta d’oro le cingeva i fianchi; all’indice della sinistra c’era un anello d’oro a forma di serpente che si morde la coda. Rand non aveva mai visto un anello simile, ma riconobbe il Gran Serpente, un simbolo dell’eternità ancora più antico della Ruota del Tempo.

«Buon giorno... ah... lady Moiraine» disse Rand, arrossendo e impuntandosi sulle parole.

«Buon giorno, lady Moiraine» gli fece eco Mat, un po’ più sciolto.

La donna sorrise e Rand si ritrovò a domandarsi se poteva fare qualcosa per lei, qualcosa che gli offrisse la scusa per starle vicino. Lei sorrideva a tutti, certo, ma quel sorriso gli parve solo per lui. Come se una storia di menestrello fosse diventata realtà. Mat aveva in faccia un sogghigno da idiota.

«Conoscete il mio nome» disse lei, deliziata. Come se la sua presenza, per quanto breve, non sarebbe stata l’argomento delle chiacchiere del villaggio per un anno almeno! «Ma chiamatemi Moiraine, non lady. E voi come vi chiamate?»

Prima che gli altri due ritrovassero la parola, Ewin saltò su. «Mi chiamo Ewin Finngar, milady. Ho detto io agli altri il tuo nome, per questo lo sanno. Senza volerlo, ho udito Lan pronunciarlo. A Emond’s Field prima d’ora non sono mai venute due persone come voi. E nel villaggio c’è anche un menestrello per la festa di Bel Tine. Oggi è la Notte d’Inverno. Verrai a casa mia? Mia madre ha preparato dolci di mele.»

«Se mi sarà possibile» rispose lei, posando la mano sulla spalla di Ewin. Gli occhi le brillarono di divertimento. «Non so se potrò competere con un menestrello, Ewin. Ma chiamami Moiraine.» Rivolse a Rand e a Mat uno sguardo, in attesa.

«Matrim Cauthon... ah... Moiraine» disse Mat. Eseguì un inchino impacciato e arrossì raddrizzandosi.

Rand si era chiesto se dovesse fare una riverenza, come i personaggi delle storie; ma, visto l’esempio di Mat, si limitò a presentarsi. Almeno stavolta non s’impuntò nel dire il proprio nome.

Moiraine spostò lo sguardo da lui a Mat e viceversa. Rand pensò che il sorriso, una lieve piega degli angoli della bocca, adesso sembrava quello di Egwene quando aveva un segreto. «Può darsi che di tanto in tanto debba affidare a qualcuno delle piccole commissioni, durante la mia permanenza a Emond’s Field» disse Moiraine. «Sareste disposti ad essermi d’aiuto?» Rise, alle immediate risposte d’assenso. «Tieni» soggiunse. E Rand fu sorpreso quando lei gli mise una moneta in mano stringendola forte con le sue.

«Non c’è bisogno...» cominciò; ma lei scacciò la protesta e diede una moneta anche a Ewin e poi una a Mat, stringendogli la mano come aveva fatto con Rand.

«Ma certo che c’è» obiettò. «Non è pensabile che lavoriate per niente. Consideratela un pegno e tenetela con voi, così ricorderete che avete acconsentito a venire da me quando lo chiederò. Ora esiste un legame, fra noi.»

«Non lo dimenticherò mai» cinguettò Ewin.

«Più tardi dobbiamo parlare» disse lei. «Dovete raccontarmi tutto di voi.»

«Lady... voglio dire, Moiraine?» chiamò Rand, esitante, mentre lei si girava. La donna si fermò e lo guardò da sopra la spalla; e Rand deglutì, prima di continuare: «Perché sei venuta a Emond’s Field?» La donna non cambiò espressione, ma a un tratto Rand, inspiegabilmente, rimpianse d’averle fatto la domanda. Si affrettò comunque a dare una spiegazione. «Non intendo essere maleducato. Chiedo scusa. Solo, nessuno viene mai nella terra dei Fiumi Gemelli, a parte i mercanti e i venditori ambulanti, quando la neve non è troppo alta per scendere da Baerlon. Certo, non una persona come te. Le guardie dei mercanti a volte dicono che questo posto è l’ultimo buco del mondo e immagino che lo sembri davvero, ai forestieri. Ero solo curioso.»

Allora il sorriso di Moiraine svanì, lentamente, come se le parole le avessero ricordato qualcosa. Per un momento la donna si limitò a guardare Rand. «Sono una studiosa di storia» disse infine. «Raccolgo antichi resoconti. Questo luogo, che voi chiamate Fiumi Gemelli, mi è sempre interessato. A volte studio i resoconti degli avvenimenti che molto tempo fa si sono verificati qui e in altri luoghi.»

«Resoconti?» disse Rand. «E cos’è accaduto nei Fiumi Gemelli che possa interessare una persona come... voglio dire, cos’è mai accaduto qui?»

«E come lo chiameresti, se non Fiumi Gemelli?» aggiunse Mat. «Si è sempre chiamato così.»

«Con il girare della Ruota del Tempo» disse Moiraine, quasi fra sé, con un’aria remota negli occhi «i luoghi portano molti nomi. Le persone portano molti nomi, molte facce. La faccia cambia, ma la persona è sempre la stessa. Tuttavia nessuno conosce il Grande Disegno che la Ruota ordisce; e neppure il semplice Disegno di un’Epoca. Possiamo solo osservare, e studiare, e sperare.»

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