Frank Schätzing - Il quinto giorno

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Gennaio, costa del Perù. Il povero pescatore Juan non crede ai suoi occhi: dopo lunghe settimane di magra, si stende davanti a lui un enorme banco di pesci. Ma il terrore cancella ben presto la felicità: i pesci, muovendosi come un unico essere, distruggono la rete, ribaltano la barca e impediscono all'uomo di raggiungere la superficie.
Marzo, Norvegia. A bordo di una nave oceanografica un biologo e una scienziata osservano milioni di "vermi" luminescenti che sembrano aver invaso lo zoccolo occidentale. Da dove vengono? Cosa sono?
Pochi giorni dopo, Canada. Un gruppo di balene attaccano la Barrier Queen e la affondano. Il mondo intero sarà drammaticamente coinvolto in questi avvenimenti in apparenza così lontani tra loro.

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Poi il blu si perde. Per un istante, lei crede che stia diventando più debole, poi teme di essere vittima di un'allucinazione, perché la nuvola si schiude in una più grande che scende lentamente verso il batiscafo.

Allora capisce che, se vuol mandare fuori Rubin, non è una buona idea restare sul fondale.

Il momento è arrivato. Ora o mai più.

Fa uscire gli alettoni laterali e accende le eliche. Il Deepflight scivola per un tratto sul fondo, solleva vortici di sedimenti e si alza. Lampi splendono sull'orizzonte incommensurabile, nero come la notte.

La fusione è iniziata.

L'insieme è gigantesco.

La luce blu splende ovunque. Il Deepflight è sospeso in mezzo alla nuvola in fusione. Karen sa che la gelatina si può contrarre in un tessuto estremamente resistente, ma non vuole soffermarsi a riflettere su quello che potrebbe succedere al batiscafo se quel muscolo composto da esseri unicellulari si dovesse chiudere intorno a lei. Le compare davanti agli occhi l'immagine di un pugno enorme che schiaccia un uovo.

È a poco più di dieci metri dal fondo.

Dovrebbe bastare.

Ora.

La pressione di un dito decide tutto. Basta non aver guardato bene, basta che il dito tremi per il nervosismo e la paura e potrebbe aprire l'abitacolo sbagliato. Morte istantanea. A tremilacinquecento metri di profondità, la pressione è di 385 atmosfere. Non si perde la forma corporea, ma la vita sì.

Karen apre l'abitacolo giusto.

Al suo fianco, la copertura della cabina tubolare del copilota si mette in verticale. L'aria viene espulsa come in un'esplosione e spinge in alto il corpo di Rubin, facendolo uscire in parte. Karen rallenta la velocità del velivolo sottomarino — quasi ingovernabile con un abitacolo aperto — e lo fa abbassare in modo che il corpo di Rubin venga catapultato fuori. Il cadavere nero si staglia sullo sfondo della tempesta blu in avvicinamento. L'ambiente estraneo gli squassa i tessuti e gli organi, gli frantuma il teschio; sotto la pressione della sua stessa muscolatura, gli rompe le ossa e spreme i liquidi corporei.

Tutto è illuminato.

Il corpo di Rubin che ruota su se stesso viene preso dalla gelatina e spinto contro il batiscafo in fuga. L'organismo arriva anche da altre direzioni, da tutte contemporaneamente, da sopra e da sotto. Si stringe intorno al batiscafo e a Rubin, si solidifica, Karen urla per il terrore…

Il batiscafo è libero.

Quasi con la stessa velocità con cui si sono avvicinati, gli yrr si ritirano. Di molto. Sembrano inorriditi. È l'unico modo adatto per descrivere il comportamento degli yrr in quel momento.

Karen sente se stessa gemere.

Il mare intorno a lei è ancora blu. Luci sfumate attraversano l'imponente massa di gelatina che circonda il batiscafo come una muraglia chiusa e insuperabile. Karen gira la testa e vede il volto fracassato di Rubin illuminato debolmente dagli strumenti della console. È stato schiacciato dal tessuto in contrazione contro un lato iella cupola e fissa l'interno con le orbite vuote. Gli occhi sono stati sciolti dalla pressione idrostatica e al loro posto c'è solo un liquido che cola. Poi il cadavere si stacca lentamente e ricade nella notte. Di nuovo è solo un'ombra sullo sfondo illuminato, cade con un movimento stranamente avvitato, come se facesse una danza goffa e infinitamente lenta in onore di dei pagani.

Karen trae un profondo respiro e si costringe alla calma. In altre circostanze, sarebbe già stata male, ma non ha semplicemente tempo per farlo.

L'anello continua a ritirarsi e si avvolge su se stesso. Da sotto riemerge il nero. Onde attraversano i bordi dell'organismo, che si arrotola sempre di più, mentre il cadavere di Rubin si fonde con l'oscurità. Contemporaneamente, dall'alto giungono alcuni tentacoli sottili a punta, simili a liane della foresta vergine. Sono coordinati e hanno una meta precisa. Trovano Rubin e iniziano a toccarlo. Karen non riesce a vedere il corpo, ma il sonar lo rileva e i movimenti cauti dei tentacoli fanno concludere che essi stanno toccando una figura umana.

Sulle punte si formano fili ancora più sottili che toccano ogni singola parte del corpo. Di tanto in tanto scivolano l'uno sull'altro, come se stessero facendo un silenzioso consulto. A differenza di tutto ciò che Karen aveva visto degli yrr fino a quel momento, i tentacoli splendono di un bianco cangiante. Il tutto crea un effetto coreografico, un balletto silenzioso. D'un tratto Karen risente la musica della sua infanzia: La plus que lente di Debussy, il valzer «più che lento», il pezzo preferito da suo padre. È sbigottita e incantata, ogni paura sparisce. Naturalmente là sotto non c'è nessuno che suona La plus que lente , ma ci sarebbe stato bene, perché quel gioco esplorativo è di una bellezza mozzafiato, e in quel momento Karen non riesce a vedere altro che la…

… bellezza.

In mezzo a quella bellezza, lei ha ritrovato i suoi genitori.

Karen solleva la testa.

Sopra di lei si avvolge una campana gigantesca splendente di blu, alta come il cielo.

Karen non crede in Dio, ma è costretta a ricordarselo per non mettersi a mormorare qualche preghiera. Ricorda Samantha Crowe, che aveva parlato degli extraterrestri forgiati sul modello umano, del narcisismo degli uomini nella rappresentazione delle altre specie, della loro assoluta incapacità di dare spazio a visioni più coraggiose. Forse Samantha avrebbe criticato quella purezza della luce, e si sarebbe augurata una luce meno carica di simboli di quel sacro bianco. Ma esso non è paragonabile a nulla. È bianco solo perché la bioluminescenza produce spesso luce bianca, come pure blu, verde o rossa. Non è la manifestazione di un dio, ma soltanto un effetto generato da organismi unicellulari capaci di produrre luce. Tuttavia, a parte questo, quale dio simile agli uomini si manifesterebbe sotto forma di tentacoli?

La cosa che fa quasi impazzire Karen è che non esiste possibilità di ritorno. Non si può più discutere se gli organismi unicellulari possono sviluppare l'intelligenza o no. La questione è chiusa: l'autorganizzazione di queste cellule porta alla conclusione che si tratti di vita consapevole di se stessa, e non di un comportamento mimetico altamente sviluppato. Quando si sono infilati nello scafo dell' Independence coi loro tentacoli, gli yrr si sono assicurati un posto nel gabinetto degli orrori della storia; mostri gelatinosi rispetto ai quali i marziani di Wells sembrano imbranati. Tutto ciò perde ogni importanza di fronte a quello spettacolo fantastico e mai visto. Ciò che Karen vede è la prova definitiva dell'esistenza di un'intelligenza non umana.

Il suo sguardo si perde in quella volta blu, finché non raggiunge il vertice, dal quale scende lentamente qualcosa, una formazione dalla cui parte inferiore si diramano i tentacoli. Ha una forma quasi sferica ed è grande come la luna. Sotto la superficie bianca scivolano ombre grigie. Per qualche secondo compaiono complicate decorazioni, sfumature di bianco sul bianco, luci simmetriche, file splendenti di punti e linee, un codice criptico che farebbe la gioia di un semiologo. Quell'essere sembra a Karen un computer vivente, al cui interno avvengono calcoli di mostruosa complessità. Rimane a guardare quella cosa che pensa e improvvisamente comprende che pensa per tutto l'insieme, per tutta quella massa gigantesca, per il firmamento blu.

Alla fine Karen capisce cosa sta osservando.

Ha trovato la regina.

La regina prende contatto.

Karen quasi non osa respirare. Le tonnellate di pressione hanno compresso i liquidi in Rubin e li hanno fatti uscire dal corpo massacrato, disperdendoli in acqua. Da tutti i punti in cui gli hanno iniettato la soluzione sono usciti i feromoni concentrati cui gli yrr hanno reagito istintivamente. La fusione era appena iniziata e si è arrestata di colpo. Karen è sempre incerta sull'esito del piano. Tuttavia, se non si è sbagliata, quell'esperienza deve aver portato l'insieme a una confusione babelica, con la differenza che a Babele si riconoscevano l'un l'altro ma non si capivano più, mentre l'insieme capisce senza riconoscere. Il messaggio feromonico era sempre stato diffuso e compreso solo dagli yrr. L'insieme non può riconoscere Rubin. Indubbiamente è il nemico di cui si era decisa la distruzione, ma il nemico dice: «Fondersi».

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