Robert Silverberg - Morire dentro

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Morire dentro: краткое содержание, описание и аннотация

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Morire dentro: è questa la sorte che attende David Selig, il telepate, profilandosi come un incubo all’orizzonte della sua esistenza. Una minaccia a un tempo psichica e biologica corrode i suoi poteri: e per Selig, abituato a «spiare» gli angoli più morbosi e reconditi dei suoi simili, a nutrirsi delle emozioni altrui, il lento affievolirsi delle proprie capacità è un graduale stillicidio. Robert Silverberg ci trasporta con questo romanzo (uno dei suoi ultimi) nella mente del telepate, sicché il lettore può provare, in «soggettiva», l’incredibile esperienza dl guardare in un altro universo, condividendo le emozioni dl una terza vista. Selig raggiunge cosi l’età in cui il suo dono potrebbe maggiormente giovargli: e invece si trova nuovamente respinto da una società che non è pronta per quelli come lui, e in cui anche il rapporto con un essere che possiede i suoi stessi poteri ESP diventa ambiguo e pericoloso. Moderno «Slan», David Selig si trova di fronte a un enigma troppo vasto per la sua fragile personalità: perchè sta perdendo il suo potere mentale? Si tratta solo di un male biologico, o di una minaccia più insidiosa? E che cosa sarà di lui al termine di questa incredibile «odissea nel pensiero»? Come ha scritto la rivista Analog: «Questo romanzo è intensamente umano… intensamente vero. I lettori ricorderanno
per una generazione, e forse ancor più».
Robert Silverberg non ha bisogno di presentazioni;
ha scritto di lui: «E il nostro autore migliore. Di volta in volta ha costantemente ampliato i parametri della fantascienza».

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Qui potete osservare l’intera trafila dello sviluppo intellettuale di David Selig. Questa è la sua collezione di dischi, un centinaio, superconsunti, alcuni acquistati addirittura nel lontanissimo 1951 (arcaici dischi monofonici!). Quasi tutta musica classica, benché si notino due pile abusive: cinque o sei dischi jazz datati 1959 e cinque o sei dischi rock datati 1969, ambedue i blocchi acquistati durante opachi, abortiti sforzi per allargare gli orizzonti del suo gusto. D’altronde, quello che troverete qui, essenzialmente, è roba austera, spinosa, inaccessibile: Schònberg, l’ultimo Beethoven, Mahler, Berg, i quartetti di Bartok, le passacaglie di Bach. Niente che potreste agevolmente fischiettare dopo averlo sentito una volta. Non se ne intende gran che di musica, però sa quello che gli piace. Non dovete preoccuparvi troppo.

Questi, poi, sono i suoi libri, accumulati da quando aveva dieci anni e deliziosamente trasportati qui e là, dietro di lui, di luogo in luogo. Gli strati archeologici dei suoi interessi di lettura possono essere isolati ed esaminati facilmente. Jules Verne, H.G. Wells, Mark Twain, Dashiell Hammett alla base. Sabatini, Kipling. Sir Walter Scott. Van Loon: Storia del genere umano. Verrilli: Grandi conquistatori dell’America del Sud e dell’America centrale. I libri di un assennato, serio, alienato ragazzino. Poi di colpo, con l’adolescenza, un brusco sbalzo: Orwell, Fitzgerald, Hemingway, Hardy, il Faulkner più facile. Date un’occhiata a questi rari paperback degli anni ’40 e dei primissini anni ’50, in un formato così inconsueto, con sopraccoperte plastificate. Guardate che cosa potevate comperare allora con 25 cent. Osservate i disegni accattivanti, i titoli vistosi!

Questi libri di fantascienza sono della stessa epoca. Me la sono masticata tutta, quella roba, sperando di trovare qualche suggerimento per la mia natura di spostato nelle fantasie di Bradbury, Heinlein, Asimov, Sturgeon, Clarke. Guardate: ecco qui Q.I. = 10.000 di Stapledon; ecco Il mostro dell’Hampdenshire di Beresford; ed ecco un libro intitolato Gli Estranei: i ragazzi-prodigio , con storie di super-ragazzi dotati di mostruosi poteri. Ho sottolineato un mucchio di passi in quest’ultimo; si tratta, generalmente, di brani per i quali mi trovo in disaccordo con gli scrittori. Estranei? Quegli autori, con le loro capacità, erano i veri estranei, che tentavano di immaginare poteri che non avevano mai posseduto; io invece, che c’ero dentro, io il giovane parassita mentale (il libro è datato 1954) avevo ben motivo di dissentire da loro. Loro erano ossessionati dall’angoscia del supernormale, e dimenticavano l’estasi. Con tutto ciò, riflettendo ora su angoscia ed estasi, devo ammettere che ne sapevano più di me. Amici, ho sempre meno motivo di dissentire. Questo è il vicolo cieco dei topi, dove i morti hanno perso la loro aggressività.

Osservate come le letture di Selig vanno sempre più rarefacendosi via via che ci avviciniamo agli anni del college. Joyce, Proust, Mann, Eliot, Pound, la gerarchia della vecchia avanguardia. Il periodo francese: Zola, Balzac, Montaigne, Céline, Rimbaud, Baudelaire. Questo mattone di Dostoievsky che occupa mezzo scaffale. Lawrence Woolf. L’epoca mistica: Agostino, l’Aquinate, i Tao Te Ching , le Upanishad , i Bhagavad-Gita. L’epoca psicologica: Freud, Jung, Adler, Reich, Reik. L’epoca filosofica. L’epoca marxista. Per tutto questo: Koestler. Il ritorno alla letteratura: Conrad, Forster, Beckett. Avanzando verso i dilaniati anni ’60: Bellow, Pynchon, Malamud, Mailer, Burroughs, Barth. Comma 22 e La politica dell’esperienza. Oh, sì, signore e signori, voi vi trovate alla presenza di una persona istruita! Qui ci sono i miei documenti. Un tesoro, riportato alla luce, di note autobiografiche, in attesa di un biografo ancora da spuntare. Relazioni, sempre con piccole annotazioni di condotta. («David rivela poco interesse nel lavoro e frequentemente mette a soqquadro la classe»). Cartoline di compleanno crudamente scarabocchiate per suo padre e sua madre. Vecchie fotografie: com’è possibile che questo grasso lentigginoso ragazzino sia l’individuo scheletrico che vi sta davanti in quest’istante? Quest’uomo dalla fronte alta e il sorriso forzato rigido è l’ultimo Paul Selig, padre del nostro soggetto, morto È ( olav hasholom! ) l’11 agosto 1971 per complicazioni conseguenti a un intervento chirurgico su un’ulcera perforata. Questa donna dai capelli grigi con occhi da ipertiroidea è l’ultima Martha Selig, moglie di Paul, madre di David, defunta ( oy, veh, mama! ) il 15 marzo 1973 per improvvisa putrefazione di organi interni, probabilmente cancro. Questa giovane donna sorridente con quella faccia fredda affilata è Judith Hannah Selig, figlia adottiva di P e M, non amata sorella di D. Data sul retro della foto: luglio 1963. Pertanto Judith ha 18 anni ed è nel pieno dell’estate del suo odio per me. Quanto assomiglia a Toni in questa fotografia! Prima non mi ero mai accorto della somiglianza, ma avevano l’identico fosco sguardo yemenita, gli ideatici lunghi capelli neri. Però gli occhi di Toni erano sempre caldi e innamorati, fuorché nel preciso momento della rottura; gli occhi di Jude, invece, non avevano per me altro che ghiaccio, ghiaccio, un ghiaccio alla Plutone. Ma proseguiamo con l’esame degli effetti personali di David Selig. Questa è la sua collezione di saggi e di compiti finali, scritti durante gli anni del college. («Carew è un poeta raffinato ed elegante, la cui opera riflette le influenze sia del meticoloso classicismo di Jonson sia del gusto del grottesco di Donne, una sintesi interessante. I suoi poemi sono costruiti con gusto e concisi; in una poesia quale Ask me no more where Jove bestows , egli si appropria magistralmente dell’armoniosa austerità di Jonson; mentre in altre, quali Mediocrity in Love Rejected oppure Ingrateful Beauty Threatened , il suo spirito riproduce quello di Donne»). Che fortuna per D. Selig aver conservato quelle chiacchiere letterarie: in questi ultimi anni quei fogli sono diventati la fonte da cui ricava il capitale per campare, perché voi sapete bene, naturalmente, come la figura centrale delle nostre ricerche si guadagna da vivere giorno per giorno. Che cos’altro possiamo trovare in questi archivi? Le copie carbone di innumerevoli lettere. Alcune sono missive assolutamente impersonali. Caro Presidente Eisenhower. Caro Papa Giovanni. Caro Segretario Generale Hammarskjold. Spessissimo un tempo, e molto raramente negli ultimi anni, egli spediva queste lettere negli angolini più remoti del globo. Il suo spasmodico unilaterale sforzo di entrare in contatto con un mondo sordo. I suoi turbati futili tentativi di restaurare l’ordine in un universo che stava precipitando a corpo morto verso la definitiva distruzione termodinamica. Vogliamo dare un’occhiata a qualcuno di questi documenti? Lei, Governatore Rockefeller, dice che «con il proliferare delle armi nucleari, la nostra sicurezza è intimamente connessa alla credibilità delle nostre intenzioni di ricorrere al nostro deterrente. È il nostro gravoso senso di responsabilità come pubblici ufficiali e come cittadini che può salvare le vite e proteggere la salute del nostro popolo. Uno sforzo per la difesa civile che avanzi troppo lentamente non trova la sua scusante nella convinzione che una guerra nucleare sarebbe una tragedia e che noi dobbiamo lottare con ogni mezzo a nostra legittima disposizione per assicurare la pace.» Permetta che io non sia d’accordo. Il vostro programma di difesa, Governatore, è il progetto di una mente moralmente impoverita. Distogliere energie e risorse dalla ricerca di una pace durevole per orientarle su questo schema dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, ritengo sia una politica da pazzi e pericolosa che… Il Governatore, invece di rispondere, mandò i suoi ringraziamenti e una riproduzione del discorso, proprio quello contro il quale Selig aveva protestato. Ci si poteva aspettare qualcosa di più? Mr. Nixon, tutta la vostra campagna elettorale è imperniata sulla teoria che l’America non è mai stata così bene come sotto il Presidente Eisenhower: «Proseguiamo, dunque, allo stesso modo per altri quattro anni». A me voi sembrate Faust che urla rivolto all’attimo fuggente: «Bleibe doch, du bist so schoen!» (Sono troppo letterario per voi, signor Vice-Presidente?). Cacciatevi bene in testa, per cortesia, che quando Faust urla quelle parole, Mefistofele arriva per prendersi la sua anima. Onestamente vi pare che questo istante nella storia sia così delizioso da meritare che gli orologi vengano fermati per sempre? Ascoltate l’angoscia sulla Terra. Ascoltate le voci dei negri del Mississippi, ascoltate le grida dei bambini affamati, dei lavoratori delle fabbriche privati del lavoro dalla recessione repubblicana, ascoltate… Cara signora Hemingway: permettete che aggiunga la mia parola alle migliaia che esprimono tutta l’amarezza per la morte di vostro marito. Il gesto audace che egli ha opposto a una situazione di vita diventata insopportabile e intollerabile, è un limpido esempio per tutti quelli di noi che… Caro dottor Buber… Caro professor Toynbee… Caro presidente Nehru… Caro signor Pound: tutto il mondo civilizzato gioisce con voi per la vostra liberazione da una prigionia crudele e innaturale che… Caro Lord Russell… Caro presidente Khrushchev… Caro M. Malraux… caro… caro… caro… Una notevole raccolta di corrispondenze, dovete ammetterlo. Con risposte parimente notevoli. Ascoltate, questa lettera di risposta dice: Può essere che voi siate nel giusto, e quest’altra dice: Sono riconoscente per il vostro interesse, e quest’altra: Naturalmente la mancanza di tempo non mi consente di rispondere individualmente a ogni lettera che ricevo, ma, nonostante questo, voglio assicurarvi che le osservazioni saranno prese in attenta considerazione, e quest’altra ancora: Bastardo: grattati la tua rogna!

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