John Christopher - Morte dell'erba

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Morte dell'erba: краткое содержание, описание и аннотация

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Il romanzo tratta dell’imbarbarimento della società in seguito al diffondersi del virus Chung-Li, il quale colpisce e distrugge irrimediabilmente tutti i tipi di quella che sinteticamente e definita “erba”, in dettaglio tutte le piante erbacee appartenenti alla famiglia delle
, tra cui il comune foraggio erbaceo da graminacee, il mais, il miglio, il sorgo, la segale, l’orzo, il riso ed il grano, causando così la lotta globale per l’accaparramento delle scorte alimentari. Il protagonista del romanzo combatte per raggiungere la valle del fratello che rappresenta la salvezza, dove contro l’ottimismo delle autorità mondiali e la distruzione folle delle risorse, si sono isolate e difese le rimanenti piante alimentari, non appartenenti alla famiglia in argomento.
Il romanzo esce per la prima volta in Italia nel 1958 nella collana
(n° 43) con il titolo
(traduttore Sergio Uglioni). Il presente traduzione di Mario Galli era pubblicato nel 1967 nel collana
(n° 476).

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— Devi proprio costruirle quelle case?

— Bisogna accettare le commissioni che ci capitano. Anche un architetto deve assoggettarsi alla volontà di chi ha soldi da spendere. E io sono soltanto un ingegnere.

— Tu non sei legato a qualcosa, vero? Voglio dire, il tuo lavoro è indipendente, no?

— Dipende solo dalla necessità di campare.

— Se tu volessi prenderti un anno di vacanza, potresti farlo?

— Naturalmente. C’è soltanto un problema: evitare che la famiglia finisca sul marciapiede.

— Mi piacerebbe che tu venissi a stabilirti qui per un anno.

John lo guardò, sorpreso. — Cosa?

— Mi faresti un favore. Non dovrai preoccuparti del lato finanziario. Ci sono solo tre cose che un contadino può fare con i suoi mal guadagnati soldi. Comprare altro terreno, darsi alla pazza gioia, o mettere i soldi da parte. Io non ho mai desiderato avere terreni fuori dalla valle, e non so spendere.

— Pensi sempre al virus? — domandò John lentamente.

— Sarò stupido — disse David — ma non mi piace come vanno le cose. E ho visto le immagini dell’Oriente.

John guardò la moglie.

— Quello è l’Oriente — disse Ann. — Anche se la carestia ci piombasse addosso, il nostro paese è molto più disciplinato. Sappiamo cosa siano razionamento e privazioni. In questo momento, poi, non ci sono sintomi di pericolo. È molto chiedere a John di abbandonare tutto e venire a vivere qui per un anno, soltanto perché la situazione potrebbe anche peggiorare.

— Noi siamo qui, seduti accanto al camino, tranquilli, con lo stomaco pieno — disse David — ed è difficile immaginare un futuro in cui tutto questo sia impossibile. Ma io sono preoccupato.

— Non c’è mai stata malattia, di piante o di animali, che non si sia risolta, lasciando dietro di sé le specie ancora vive e vegete — disse John. — Pensa alla peste.

David scosse la testa. — È un bel mistero. Non possiamo sapere come finirà. Cosa ha ucciso i grandi rettili? Le glaciazioni? La competizione per il cibo? Potrebbe anche essere stato un virus. Cos’è successo a tutte quelle piante che hanno lasciato solo resti fossili? È pericoloso tirare una conclusione partendo dal ragionamento che nel nostro breve periodo di osservazione non ci siamo mai trovati di fronte a un virus tanto violento. Un uomo può vivere tutta una vita e non vedere nemmeno una cometa; ciò non significa che le comete non esistano.

— Ti ringrazio, Dave — disse John col tono di considerare chiuso l’argomento — ma è impossibile. Le case che costruisco possono anche non piacermi, ma amo il mio lavoro. Come potrei trascorrere un anno intero qui a Highgate, standomene seduto sulla tua schiena?

— In meno di un mese ti trasformerei in un contadino perfetto.

— Se non fosse per Davey, forse accetterei.

L’orologio che ticchettava sonnolento stava appeso a quella stessa parete da oltre centocinquant’anni. L’ipotesi che il virus potesse vincere, pensò Ann, in quella valle, sembrava molto meno probabile che a Londra.

— In fondo — disse lei — potremmo venire qui se la situazione peggiora. Per il momento non mi sembra che sia il caso di abbandonare la città.

— C’è una cosa alla quale ho pensato spesso — disse David. — Una cosa che mi ha detto nonno Beverley quando siamo venuti per la prima volta in questa valle. Quando si allontanava dalla valle, e poi rientrava passando per la gola, aveva sempre l’impressione di potersi chiudere una porta alle spalle.

— Effettivamente, è un po’ così — ammise Ann.

— Se le cose si mettono male — continuò David — non ci saranno molti rifugi sicuri in Inghilterra. Questo potrebbe essere uno.

— Per le patate e le barbabietole — disse John.

— E per altre cose ancora — disse David. Poi li guardò. — Avete visto la catasta di legname sul bordo della strada, poco dopo l’ingresso?

— Vuoi costruire qualche nuovo edificio?

David si alzò e andò alla finestra per osservare il paesaggio invernale.

— No. Non edifici. Una palizzata — disse, senza girarsi.

Ann e John si guardarono.

— Una palizzata? — ripeté Ann.

David si girò.

— Una chiusura, se preferite. Una parete con un portale… che possa essere difeso da poche persone contro una folla scatenata.

— Parli seriamente? — chiese John.

Rimase a fissare quel suo fratello maggiore che aveva sempre avuto meno fantasia di lui, meno immaginazione, meno gusto per l’avventura. Era pacato e impassibile come sempre, e sembrava non rendersi conto appieno di quanto stava dicendo.

— Certo — disse David.

Ann protestò: — Ma se la situazione si dovesse risolvere…

— In campagna si cerca sempre qualcosa di cui ridere — disse David. — Perché non la follia dei Custance? Voglio correre il rischio di sembrare un pazzo. Ho una strana sensazione, e cerco di eliminarla. Di fronte a questo, essere oggetto di derisione non ha più importanza.

La sua serietà li colpì. E si resero conto, Ann in modo particolare, che avrebbero dovuto fare ciò che lui consigliava. Trasferirsi nella valle, costruire la barriera, e respingere l’incerto mondo esterno. Ma l’impulso fu di breve durata. C’erano troppe cose di cui tenere conto.

— I ragazzi devono andare a scuola — disse Ann.

— Ci sono delle scuole anche a Lepeton. E comunque, perdere un anno non sarebbe poi tanto grave.

Ann si voltò a guardare il marito.

— Ci sono molte altre cose… — disse John. Le parole persuasive di David avevano perso tutta la loro efficacia. Non poteva certamente succedere quello che lui aveva immaginato. — Dopotutto, se la situazione dovesse peggiorare ci saranno dei segnali ammonitori. In questo caso potremmo raggiungerti immediatamente.

— Solo, non aspettate troppo — suggerì David.

Ann ebbe un brivido, ma si riprese subito. — Fra un anno, tutto questo ci sembrerà assurdo.

— Sì — disse David. — Può darsi.

4

La pace durò tutto l’inverno. Vennero studiati piani per l’eventuale razionamento dei viveri, e in alcune nazioni furono anche applicati. Dall’Inghilterra scomparvero i dolci, ma fu sempre possibile trovare il pane. La stampa continuò a oscillare tra l’ottimismo e il pessimismo, ma con sempre minore violenza. La domanda più importante, quella che tutti si rivolgevano, riguardava la lunghezza del periodo necessario, dopo la distruzione del virus, per un ritorno alla vita normale.

Era significativo che nessuno parlasse più degli appelli lanciati dalle nazioni colpite dell’Asia. John ne parlò con Roger Buckley mentre facevano colazione insieme, un giorno di fine febbraio. Si trovavano al club di Roger, il “Tresaury”.

— No, non pensiamo più molto a loro — disse Roger. — È come se fossimo riusciti a tagliare una parte del mondo, e non restassero altro che l’Europa, l’Africa, l’Australia e l’America. La settimana scorsa ho visto alcune fotografie della Cina centrale. Alcuni mesi fa sarebbero state immediatamente pubblicate dai giornali. Non l’hanno fatto e non lo faranno mai.

— Com’erano?

— A colori. Magnifici accostamenti di marroni, di grigi e di gialli. Tutta una terra spoglia e fango. In un certo senso erano più spaventose delle fotografie sul flagello che abbiamo visto fino a poco tempo fa.

Il cameriere apparecchiò, poi servì le birre con lenti gesti rituali.

— Impressionanti? — domandò John quando il cameriere se ne fu andato.

— Ne sono rimasto spaventato. Non avevo ancora capito esattamente come potesse venire ridotto il suolo. D’istinto pensavo che il virus lasciasse qualche traccia di vegetazione, anche se pochi ciuffi d’erba sparsi qua e là. Invece distrugge tutto. Solo l’erba, certo, ma è sorprendente scoprire quanto terreno sia coperto d’erba, di un tipo o dell’altro.

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