John Christopher - Morte dell'erba

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Morte dell'erba: краткое содержание, описание и аннотация

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Il romanzo tratta dell’imbarbarimento della società in seguito al diffondersi del virus Chung-Li, il quale colpisce e distrugge irrimediabilmente tutti i tipi di quella che sinteticamente e definita “erba”, in dettaglio tutte le piante erbacee appartenenti alla famiglia delle
, tra cui il comune foraggio erbaceo da graminacee, il mais, il miglio, il sorgo, la segale, l’orzo, il riso ed il grano, causando così la lotta globale per l’accaparramento delle scorte alimentari. Il protagonista del romanzo combatte per raggiungere la valle del fratello che rappresenta la salvezza, dove contro l’ottimismo delle autorità mondiali e la distruzione folle delle risorse, si sono isolate e difese le rimanenti piante alimentari, non appartenenti alla famiglia in argomento.
Il romanzo esce per la prima volta in Italia nel 1958 nella collana
(n° 43) con il titolo
(traduttore Sergio Uglioni). Il presente traduzione di Mario Galli era pubblicato nel 1967 nel collana
(n° 476).

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— Per colpa sua, non mia — disse Roger.

Pirrie staccò la mano dal telefono.

— Mi vorrebbe fornire una breve spiegazione di questo urgente bisogno di armi per uscire da Londra? — disse.

Rimase ad ascoltare in silenzio, senza mai interrompere. Alla fine chiese: — Una fattoria in una valle? Una valle che può essere difesa?

— Mezza dozzina di persone bastano a respingere un esercito — precisò John.

Pirrie abbassò la pistola. — Oggi pomeriggio mi ha telefonato il comandante della polizia del quartiere. Mi ha chiesto se volevo una guardia al negozio. Sembrava molto preoccupato per la mia incolumità. Mi ha detto che circolavano delle voci stupide, e che temevano qualche subbuglio.

— Non ha insistito per mandare un uomo di guardia? — domandò Roger.

— No. Forse hanno anche pensato che degli agenti di fronte alle rivendite di armi avrebbero dato nell’occhio. Adesso capite perché ero preparato alle sorprese.

— E ora, che facciamo? — sollecitò John. — Crede a ciò che le abbiamo detto?

Pirrie sospirò. — Sono convinto della vostra buona fede. A parte questo, mi ero già chiesto quale sarebbe stato il modo migliore per uscire da Londra. Pur senza prendere per buono tutto ciò che avete detto, non mi va di essere costretto a rimanere qui per forza. Ma forse faccio male a non lasciarmi convincere del tutto: vivendo in mezzo alle armi, come faccio, si perde l’abitudine di cercare il lato buono della gente.

— Bene — fece Roger — quali armi prendiamo?

Pirrie si girò verso la parete e sollevò il ricevitore del telefono. Automaticamente Roger fece un passo avanti. Pirrie guardò la pistola che aveva in mano, e la lanciò a Roger.

— Telefono a mia moglie. Abitiamo a Saint John’s Wood. Immagino che dove passano due macchine ne possano passare anche tre. Un veicolo in più può sempre essere utile.

Cominciò a comporre il numero.

— Cerchi di esprimersi con prudenza — ammonì Roger.

Pirrie attese che dall’altro capo gli rispondessero.

— Ciao, cara. Vorrei uscire questa sera. Pensavo che sarebbe carino fare una visita a sorpresa ai Rosenblum… sì, i Rosenblum. Comincia a prepararti. Io vengo a casa subito. — Riappese. — I Rosenblum vivono a Leeds — spiegò. — Millicent è rapidissima nel capire le cose.

Roger lo guardò con rispetto. — Penso che lei e sua moglie ci sarete utili — disse. — A proposito, prima di partire abbiamo deciso di eleggere un capo del gruppo.

Pirrie fece un cenno affermativo. — Ed è lei?

— No, lui. John Custance.

Pirrie guardò John per un attimo.

— Molto bene. Adesso pensiamo alle armi. Io le preparo, voi potete cominciare a caricarle sulla macchina.

Mentre portavano fuori le ultime scatole di munizioni, un poliziotto si avvicinò lentamente, e guardò con un certo interesse le confezioni.

— Buona sera, signor Pirrie. Trasferisce la merce?

— Sono per la polizia — disse Pirrie. — Mi hanno chiesto un certo quantitativo di munizioni. Vuole per cortesia tenere d’occhio il negozio? Tra poco torneremo a prenderne delle altre.

— Farò quello che posso, signore — disse il poliziotto incerto. — Devo controllare tutta la strada.

Pirrie mise il lucchetto sulla porta.

— Scherzavo — disse — ma siete voi della polizia che mettete in giro strane voci.

Salirono in macchina.

— Per fortuna non ha chiesto cosa ci stessimo a fare noi due — disse John quando si ritrovarono in mezzo al traffico.

— Gli agenti — disse Pirrie — diventano sospettosi soltanto quando si solletica la loro curiosità. Se lo si evita, non c’è niente da temere. E ora andiamo a casa mia. Vi indico la strada più breve.

Guidati da Pirrie, andarono a fermarsi dietro una vecchia Ford.

— Millicent! — gridò Pirrie, e una donna smontò dalla macchina per venire verso di loro. Doveva avere almeno vent’anni meno di Pirrie, era circa della sua statura, e aveva lineamenti graziosi, anche se un po’ duri.

— Hai preparato tutto? — domandò Pirrie. — Non torneremo più.

La donna accettò la notizia senza scomporsi.

— Penso di aver preso tutto ciò che ci può servire — disse con una lieve cadenza dialettale. — Cosa succede? Ho detto a Hilda di badare al gatto.

— Povera Ketty — fece Pirrie. — Ti spiegherò lungo la strada. — Si girò verso gli altri due. — Io salgo in macchina con Millicent.

Roger guardò la vecchia Ford.

— Non la prenda come una scortesia — disse — ma non sarebbe meglio caricarci tutti quanti sulla nostra? Il posto c’è.

Pirrie sorrise, e smontò. — Si è detto il bivio a sinistra poco dopo Wrotham Park? — chiese. — Bene, ci troveremo là.

Roger si strinse nelle spalle. Pirrie si avviò con la moglie verso la sua macchina. Roger mise in moto e li superò lentamente. Dopo un attimo, lui e John si guardarono stupiti: la Ford li aveva superati a una velocità incredibile. La videro rallentare all’incrocio, e poi scivolare nella strada principale. Roger cercò di starle dietro, ma ormai la Ford era scomparsa in mezzo al traffico.

Non la rividero finché non furono sulla grande arteria nord. Pirrie aveva accostato al marciapiede e li stava aspettando. Da quel momento li seguì senza più superarli.

Cenarono separati, nelle loro macchine. Una volta fuori Londra avrebbero mangiato insieme, ma un picnic in quella strada avrebbe richiamato l’attenzione. Avevano anche fermato le macchine a una certa distanza l’una dall’altra.

Roger aveva spiegato il suo piano a John, e lui l’aveva approvato. Alle undici, la strada dove si trovavano divenne deserta: l’estrema periferia di Londra si era messa a dormire. Rimasero comunque fermi fino a mezzanotte; non c’era luna, ma i lampioni della strada mandavano un discreto chiarore. I ragazzi si addormentarono sui sedili posteriori. Ann si mise a sedere accanto a John.

— Sei sicuro che non ci sia un altro sistema per uscire da Londra? — domandò, con un brivido.

John rimase con lo sguardo fisso davanti a sé.

— Non riesco a trovarne altri.

Ann si girò verso il marito.

— Non sei già più lo stesso, vero? L’idea di pianificare un omicidio con la massima calma… è più grottesca che orribile.

— Ann, Davey è a cinquanta chilometri da qui, ma è come se fosse a cinquanta milioni di chilometri, se ci convinciamo a dover restare in questa trappola. — Fece un cenno per indicare Mary addormentata. — E non si tratta soltanto di noi.

— Ma tutte le probabilità sono contro di noi.

John rise. — Forse che questo cambia la moralità di tutta la situazione? A proposito, senza Pirrie avremmo avuto molte meno probabilità. Adesso penso che la fuga sia possibile. Ci serviva un buon tiratore.

— Dovete sparare per uccidere?

— Si tratta della salvezza… — cominciò John. Ma s’interruppe. Aveva sentito uno scricchiolio. Roger si era avvicinato in silenzio e si era piegato verso il finestrino.

— Sei pronto, John? Ho fatto salire Olivia e Steve in macchina con Millicent.

John smontò e si girò verso la moglie.

— Ricorda, tu e Millicent dovete raggiungerci con le macchine non appena sentite il segnale con il clacson. Potete venire un po’ più avanti, se volete, ma in questo silenzio riuscirete a sentire perfettamente il clacson anche da qui.

Ann alzò gli occhi sul marito.

— In bocca al lupo.

— Crepi.

Raggiunsero la macchina di Roger, dove Pirrie li stava aspettando. Roger mise in moto, passò lentamente accanto all’automobile di John, e proseguì lungo la strada deserta. Avevano fatto una perlustrazione durante la serata, e sapevano che c’era una curva prima del posto di blocco. Si fermarono in quel punto. John e Pirrie scivolarono giù dalla macchina e scomparvero nel buio. Cinque minuti dopo Roger tornò a mettere in moto e avanzò verso lo sbarramento con una rumorosa accelerata.

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