John Christopher - I possessori

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Sfuggiti a una catastrofe cosmica i Possessori vagavano negli spazi siderali. Le spore erano state lanciate in tempo con la speranza che potessero ricreare su qualche pianeta remoto quelle creature quasi onnipotenti del cui seme erano portatrici. Le spore viaggiano.. e periscono.. nel gelo incommensurabile dei giganteschi pianeti esterni… ma alcune sopravvivono. Riposano tra i ghiacciai in attesa della vita. E sulla Terra, in Svizzera, uno strano contagio minaccia l’uomo. Pazzia, redivivi, strane cose succedono. Questa strana “presenza” deve essere distrutta!

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Il vento, scuotendo la casa, disturbò le sue fantasticherie. Recitò il secondo Padre Nostro e andò a letto. Si raggomitolò, e pensò a George, alla sua sorpresa quando aveva scoperto che lei diceva le preghiere prima di andare a letto, alla sua gioia e alla sua tenerezza. Era stato tanto tempo fa: ma lui le era affezionato, e lei a lui. Sperava che non restasse alzato fino a tardi a giocare a dadi. Si stancava senza rendersene conto.

Si addormentò e dormì profondamente; non si accorse quando George venne a letto, e si svegliò alle sei e mezzo. Rimase distesa nel buio, ascoltando il vento che infuriava ancora e il respiro pesante di suo marito, accanto a lei. Era sempre quello il momento più difficile, il momento che sarebbe diventato infelicità, se lei lo avesse permesso. Sopra la sua testa, lontano e debole, udì lo squillo della sveglia di Marie. Premette l’interruttore della lampadina del comodino, ma non accadde nulla. Una valvola saltata, probabilmente. Scostò le coperte, buttò i piedi giù dal letto, e frugò al buio nel comodino. La bottiglia era al suo posto, con il bicchiere accanto. Versò, calcolando vagamente il quantitativo, e rimise il tappo. Poi bevve in fretta il gin bruciante, sentendone il calore nella gola, nello stomaco. L’ansia si allontanò da lei. Aveva bevuto il solito sorso, e nel bicchiere ce n’era ancora un po’. Ma non l’aveva fatto apposta, si disse: non aveva potuto vedere quanto ne versava. Bevve il resto e si sentì meglio, molto meglio.

Fuori si sentirono dei passi, e poi la voce sommessa di Marie.

«Madame»

Mandy andò alla porta, l’aprì.

«Sì?»

«Non c’è la luce, madame.»

«Lo so. Tu hai una lampada tascabile, no?»

«Non riesco a trovarla.»

Mandy sospirò, esasperata. Quella ragazza era abbastanza intelligente, volonterosa e lavoratrice, ma era irrimediabilmente distratta. Andò al cassetto della toeletta, trovò la sua torcia elettrica e la portò all’uscio.

«Prendi questa, e cerca la tua. E di’ a Peter di andare giù a controllare le valvole.»

Quando Marie se ne fu andata, trovò le pantofole e la vestaglia. Sedette sull’orlo del letto. Non poteva fare molto, finché non aveva una luce. Restò lì per molto tempo, ad ascoltare la tempesta, prima di cercare la bottiglia. Stette attenta a versare il gin nel bicchiere. Solo un pochino… ma forse più di così. Non ne aveva quasi versato. Rimise il tappo, e spinse con fermezza la bottiglia in fondo al comodino. Bevve a sorsi, razionandosi il liquore. Solo quando sentì che Marie ritornava buttò giù il resto in un sorso.

Marie disse: «La sua lampada, madame.»

«Dov’era la tua?»

«Sotto al letto.»

«Hai avvertito Peter?»

«Sì, madame. È sceso a vedere le valvole.»

«Allora vestiti. Ci vediamo giù.»

Il letto cigolò, mentre George si girava. Lui disse, assonnato:

«Cosa c’è? È successo qualcosa?»

«Solo le valvole. Dormi pure.»

George non le rispose: probabilmente si era già riaddormentato. Per non disturbarlo più, si portò i vestiti in bagno, mise ritta la lampada tascabile, in modo che il soffitto riflettesse un po’ di luce, e fece il bagno in fretta. Si vestì in quella strana mezza luce, e scese in cucina. Anche Marie aveva posato ritta la sua lampada, e aveva un’aria desolata.

«La lampada a paraffina,» disse Mandy. «Vai a tirarne fuori una, e accendila. Non startene lì a far niente.»

Mentre scendeva l’ultima rampa di scale, verso la cantina, Mandy si sentiva un po’ stordita. Si sarebbe sentita meglio dopo il caffè, e decise che quella mattina avrebbe mangiato qualche toast. Quando ci si alzava senza luce, e con una tempesta che infuriava fuori, erano necessarie certe concessioni.

Chiamò Peter, dai piedi della scala:

«Non ha ancora trovato il guasto?»

«No.» Il vecchio si girò verso di lei, e la luce della torcia elettrica investì le rughe del volto, la linea dura del mento. «Non è qui. Ho controllato anche le valvole centrali. Deve essere interrotta la linea, là fuori.»

«Mio Dio, ci mancava anche questa.»

«Si è sentito un rumore, stanotte. Una valanga, credo.»

«Io non l’ho sentita. Senta, tiri fuori tutte le lampade dal magazzino e le accenda. Abbiamo cherosene in abbondanza, no? Marie può metterne una in ogni stanza quando porta il tè, e le altre le sistemeremo dove saranno più utili.» Fece un rapido elenco. «Il vento è ancora fortissimo. La corrente non tornerà fino a che il tempo non si sarà schiarito. Anche se è un guasto di poco conto, non lo ripareranno di certo adesso. C’è abbastanza legna in casa?»

«Sì,» fece Peter, «penserò io a tutto.»

Marie aveva acceso in cucina una lampada al cherosene, che faceva apparire la situazione un po’ più rosea. La cucina a combustibile solido era già pronta; Mary accostò un fiammifero alla carta e ascoltò il rombo consolante della combustione. Diede un’occhiata all’orologio della cucina. Le sette e cinque. Avrebbero avuto tutti il tè alle otto, e la colazione, se la volevano, dalle otto e mezzo in poi.

Questo significava una lunga attesa, per il suo caffè e il suo toast. Pensò di andare al bar a bere un goccio e poi, accantonando quel pensiero, cominciò a occuparsi del lavoro che c’era da fare.

Come Mandy aveva immaginato, gli altri trovarono piuttosto eccitante la cosa. I Grainger, come al solito, furono i primi ospiti a scendere e si misero a tavola con George, che aveva già attaccato le uova al bacon. Lui li salutò e disse:

«Non potrete sciare molto, stamattina. E neanche questo pomeriggio, direi. Comunque, non al villaggio. Anche se si schiarisce, non credo che ce la faremmo a passare con il minibus.»

«Un giorno di riposo mi farà bene,» disse Grainger. Guardò il piatto di George. «Colazione! Era questo che mi preoccupava. Pensavo che cucinaste con l’elettricità.»

«Abbiamo una stufa a carburante solido, di riserva,» disse Mandy.

«Che donna meravigliosa!» Grainger avanzò a passo di valzer verso di lei, con esuberanza, e le diede allegramente un bacio sulla guancia. «Brava la nostra Mandy!»

Lei accettò l’omaggio, sorridendo. Aveva osservato a sufficienza il modo di fare di Grainger, nei cinque giorni da lui passati allo chalet, per farsene un’opinione precisa: non era un donnaiolo, ma un uomo decisamente leggero con le donne. La castità di quel saluto era un omaggio ai suoi anni, non alla sua virtù. Disse:

«I toast saranno un po’ zebrati. Abbiamo dovuto improvvisare una forchetta per tostarli.»

«Dei toast fatti sul fuoco!» esclamò Grainger. «Il mio posso prepararmelo da solo?»

Mandy scosse il capo. «Darebbe fastidio a Marie, e questa mattina abbiamo già tanta confusione.»

«E la lampada alla paraffina,» continuò Grainger. «Non ne ho più vista una da quand’ero bambino. Le tenevano nel cottage del giardiniere. Io le adoperavo per fare i toast, davanti al fuoco. Avevano una forchetta, che Kendall aveva fabbricato con del robusto filo di rame. Io mi sedevo sul tappeto davanti al camino. Era uno di quelli fatti di pezzi di stracci… tutti colori diversi. A motivi vivaci.»

Elizabeth Grainger disse: «La solita nostalgia, stamattina, dura più del solito.»

George cominciò a imburrare il suo toast. «Capisco quello che vuol dire,» osservò. «Il tappeto di stracci e tutto il resto. Ma non era nel cottage del giardiniere. Io ci vivevo in mezzo, con mia nonna. E le lampade, francamente, erano una grande scocciatura… uno dei miei compiti era scorciare gli stoppini.»

Sorrideva e, notò Mandy, osservava i Grainger. Era uno dei suoi trucchi. Gli piaceva vedere se riusciva a provocare una reazione: trovava divertente soprattutto l’imbarazzo. Come al solito, provò un senso di calore. Era stato in un’occasione del genere che George le era apparso per la prima volta come un tipo diverso.

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