Blake Pierce - Il Killer della Rosa

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I cadaveri di alcune donne, uccise in modi grotteschi, sono ritrovati nelle campagne della Virginia. Non sembrano esserci soluzioni e viene coinvolta l’FBI ma anche i federali sono disorientati. Un pericoloso serial killer è a piede libero e non si vuole fermare. Gli agenti sanno che uno solo, tra loro, è in grado di risolvere il caso: l’Agente Speciale Riley Paige. Riley è in convalescenza dopo l’incontro con il suo ultimo serial killer e, sapendola ancora debole, l’FBI è riluttante a ricorrere alla sua mente brillante. Nonostante tutto, Riley, bisognosa di combattere i suoi stessi demoni, torna in campo; si ritrova a frequentare l’inquietante ambiente dei collezionisti di bambole, entra nelle case di famiglie distrutte e finisce per penetrare nei meandri più oscuri della mente del killer. A poco a poco, Riley capisce di avere di fronte un assassino più complicato di quanto avesse immaginato. In un’incalzante corsa contro il tempo, si ritrova spinta al limite: rischia di perdere il lavoro, la sua famiglia é in pericolo e i suoi nervi rischiano di crollare. Riley Paige ha accettato di seguire di nuovo un caso ed è determinata a risolverlo a qualsiasi costo. Ne è ossessionata, si ritrova ad esplorare gli angoli più oscuri della sua stessa mente, mentre il confine tra cacciatore e preda si assottiglia sempre di più. Con una serie di incredibili colpi di scena, il suo istinto la guidano ad una soluzione, che nemmeno Riley avrebbe mai immaginato. Giallo psicologico che lascia senza fiato, IL KILLER DELLA ROSA segna il debutto di una nuova affascinante serie – e di un nuovo amato personaggio – che vi terrà attaccati alle pagine fino a tardi. Il Libro #2 nella serie di Riley Paige sarà presto disponibile.

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“Hai ragione” Bill disse.

“E che mi dici della parrucca?”

Bill scosse la testa.

“La sua testa è stata rasata” l'altro rispose, “perciò, per qualunque motivo indossasse la parrucca, non era affatto per cambiare il colore dei capelli.”

“E la rosa?” Spelbren chiese. “Un messaggio?”

Bill esaminò il fiore.

“Fiore di stoffa economica” rispose. “Il tipo che troveresti in qualsiasi negozio a basso costo. Lo rintracceremo, ma non scopriremo nulla.”

Spelbren lo guardò, chiaramente colpito.

Bill dubitava che qualunque cosa avessero scoperto si sarebbe rivelata utile. L'assassino era fin troppo determinato, troppo metodico. L'intera scena del crimine era stata disposta in uno stile inquietante, che gli trasmetteva agitazione.

Vide i poliziotti locali avvicinarsi, per coprire il corpo. Erano state scattate delle foto, e il cadavere ora poteva essere tranquillamente rimosso.

Bill restò lì a sospirare, sentendo le gambe irrigidirsi. I suoi quarant'anni cominciavano a rallentarlo ora, almeno un po'.

“La donna è stata torturata” osservò, sospirando tristemente. “Guardate tutti i tagli. Alcuni stanno cominciando a chiudersi.” Lui scosse cupamente la testa. “Qualcuno l'ha torturata per giorni, prima di finirla con quel nastro.”

Spelbren sospirò.

“L'esecutore era infastidito da qualcosa” osservò poi.

“Allora, quando possiamo portarla via?” uno dei poliziotti gridò.

Bill guardò nella loro direzione e li vide trascinarsi i piedi. Due di loro stavano brontolando tranquillamente. Bill sapeva che il lavoro era già finito lì, ma non disse nulla. Preferì lasciare quegli idioti nell'attesa, e con le loro domande in testa.

Si voltò lentamente e osservò la scena. Era un'area coperta da alberi, tutti pini e cedri, e da un rigoglioso sottobosco, attraversata dal ruscello che scorreva Placido verso il fiume più vicino: una scena bucolica. Persino ora, a metà estate, la temperatura non sarebbe salita di molto, così che il corpo non si sarebbe bruscamente putrefatto subito. Nonostante ciò, sarebbe stato meglio allontanarsi da lì e affidare il tutto a Quantico. Gli esaminatori lo avrebbero sottoposto a biopsia mentre era ancora ragionevolmente fresco. Il furgone del coroner era posteggiato sulla strada sterrata dietro l'auto della polizia, ad attendere.

La strada non era null'altro che un sentiero, composto da due solchi paralleli tracciati da pneumatici attraverso la foresta. L'assassino ci era quasi certamente passato in auto. Aveva trasportato il corpo per una breve distanza, lungo un minuscolo sentiero, arrivando fino al punto in cui lo aveva sistemato, e se ne era andato. Non poteva essere rimasto lì a lungo. Sebbene la zona fosse quasi nascosta, i ranger la sorvegliavano regolarmente e le auto non avevano il permesso di percorrere quella strada. L'assassino aveva voluto che trovassero il corpo. Era orgoglioso del proprio lavoro.

Ed era stato trovato di primo mattino, da una coppia di persone a cavallo. Turisti che avevano affittato dei cavalli, come il ranger aveva comunicato a Bill. Erano turisti di Arlington, che soggiornavano in un finto ranch stile western, proprio fuori Yarnell. Il ranger aveva detto che ora erano un po' isterici. Era stato loro comunicato di non lasciare la città, e Bill pensò di parlare con loro più tardi.

Intorno al corpo, non sembrava esserci neppure un elemento fuori posto. L'autore era stato molto attento. Aveva trascinato qualcosa dietro di sé, quando era tornato dal ruscello, una pala forse, per coprire le sue stesse impronte. Nessuno scarto lasciato intenzionalmente o accidentalmente. Nessuna traccia di pneumatico sulla strada era stata rimossa dall'auto della polizia e dal furgone del coroner.

Bill sospirò a se stesso.

Dannazione, pensò. Dov'è Riley quando ho bisogno di lei?

La sua partner storica, e migliore amica, era costretta ad una pausa involontaria; doveva riprendersi dal trauma del loro ultimo caso. Sì, era stato davvero tremendo. Lei aveva bisogno di tempo per superare il tutto, e a dire il vero, avrebbe anche potuto decidere di non tornare più in pista.

Ma aveva davvero bisogno di lei ora. Era molto più intelligente di Bill, e la cosa non lo disturbava affatto. Amava osservare la mente di lei all'opera. La immaginò al lavoro su quella scena del crimine, cogliendo ogni minuscolo dettaglio. Pensava che, in quel momento, lo avrebbe preso in giro per tutti gli indizi così dolorosamente ovvi, che aveva sotto il naso.

Che cosa avrebbe visto Riley che Bill non aveva visto?

Non gli venne in mente nulla e quella sensazione proprio non gli piaceva. Ma non c'era molto altro che avrebbe potuto fare adesso.

“Va bene signori” Bill si rivolse ai poliziotti. “Portate via il corpo.”

I poliziotti risero e si diedero il cinque.

“Pensi che lo rifarà?” Spelbren domandò.

“Ne sono certo” fu la risposta di Bill.

“Come lo sai?”

Bill fece un lungo respiro profondo.

“Perché ho già visto il suo operato prima.”

Capitolo 2

“E' stato sempre peggio per lei ogni giorno” disse Sam Flores, mostrando ai presenti la tremenda immagine sull'enorme display multimediale, collocato sopra il tavolo da conferenza. “Fino a quando lui l'ha finita.”

Bill si era fatto tante domande al riguardo, ma odiava avere ragione.

Il Bureau aveva spedito il corpo al BAU di Quantico, i tecnici forensi avevano scattato delle foto, e il laboratorio aveva iniziato tutti gli esami. Flores, un tecnico di laboratorio con occhiali dalla montatura scura, fece scorrere le immagini, e gli schermi giganti erano una presenza minacciosa nella sala conferenza del BAU.

“Da quanto tempo era morta prima che il corpo fosse trovato?” Bill chiese.

“Non da molto” fu la risposta. “Forse, soltanto dalla sera precedente.”

Dietro Bill, era seduto Spelbren, che era volato fino a Quantico con lui, direttamente da Yarnell. A capotavola, c'era l'Agente Speciale Brent Meredith, il capo della squadra. Meredith costituiva una presenza quasi minacciosa con la sua grossa stazza, i tratti duri e spigolosi e il suo volto scuro. Non che Bill ne fosse intimidito, era ben lungi da lui. Gli piaceva credere che avessero molto in comune. Entrambi erano veterani e le avevano viste tutte.

Flores scorse una serie di primi piani delle ferite della vittima.

“Le ferite sulla sinistra sono state inflitte per prime” lui disse. “Invece, quelle a destra sono state inflitte poche ore, o forse minuti prima che lui la strangolasse col nastro. Sembra che sia stato progressivamente più violento durante la settimana, mentre la teneva prigioniera. Romperle il braccio dev'essere stata l'ultima cosa che ha fatto quando lei era ancora viva.”

“Le ferite mi sembrano l'opera di un aggressore” Meredith osservò. “A giudicare dal crescente livello di aggressione, probabilmente si tratta di un uomo. Che altro abbiamo?”

“Dalla leggera peluria sul cuoio capelluto, immaginiamo che la testa dev'esserle stata rasata due giorni prima della morte” Flores proseguì. “La parrucca, che le è stata applicata, é composta da pezzi di altre parrucche, tutte di scarsa qualità. Le lenti a contatto sono state spedite via posta. E ancora una cosa,” lui disse, guardandosi intorno, verso i volti, titubante. “Lui l'ha ricoperta di vaselina.”

Bill percepì l'aumento della tensione all'interno della stanza.

“Vasilina?” lui chiese.

Flores annuì.

“Perché?” Spelbren domandò.

Flores alzò le spalle.

“E' il nostro lavoro” gli rispose l'altro.

Bill pensò ai due turisti che aveva interrogato il giorno precedente. Non erano stati di alcun aiuto, divisi tra la curiosità patologica e il panico assoluto per quanto avevano visto. Desideravano tornare a casa ad Arlington, e non c'era alcuna motivazione per trattenerli. Erano stati interrogati da ogni poliziotto a portata di mano. Ed erano stati debitamente avvertiti di non divulgare ciò di cui erano stati testimoni.

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