Carol O'Connell - Amanda È Morta Nel Parco

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Il cadavere di una donna dalle mani spappolate viene ritrovato al Central Park di Manhattan. In assenza di impronte e di documenti il detective Palanski identifica la vittima in base al nome sull'etichetta della giacca: è Cathy Mallory, geniale e irriducibile cane sciolto della sezione Crimini Speciali della Polizia di New York, recentemente sospesa dal servizio per motivi disciplinari. Quando il notiziario di mezzogiorno la informa della propria morte, Mallory si getta nelle indagini con foga. E scopre che la vittima è in realtà Amanda Bosh, venticinquenne da tempo coinvolta nella relazione con un facoltoso uomo sposato. Per stanare l'assassino Mallory è pronta a tutto, persino a trasformarsi in un vera e propria esca umana.

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La sagoma di un agente in uniforme si stagliò nel vano della porta. «Il suo assistente ha portato questa.» Porse a Mallory una borsa di cuoio. Lei la aprì mettendo in mostra una serie di sofisticati strumenti e scatole contenenti floppy disk.

Mallory cominciò a girare intorno a Heller che lavorava con la polvere nera.

«Sta attento che quella porcheria non danneggi la tastiera» disse. «E che non entri nei fori di ventilazione.»

Riker non aveva mai visto Heller lavorare con tanta rapidità, avrebbe fatto qualunque cosa per placare Mallory.

«Salgo a parlare con la vecchia e il ragazzo.» Disse Riker.

«Bene.»

Adesso Mallory era al computer. Riker non esisteva più, né i tecnici che le lavoravano attorno.

Mentre Riker si chiudeva la porta alle spalle, Heller lavorava sul comodino imprecando contro quell'assassino maniaco della pulizia, senza considerare che a pochi metri da lui sedeva una donna altrettanto fanatica e per giunta armata.

«Quello non imbustarlo» disse Mallory mentre Heller tentava di estrarre lo schedario dal tavolino accanto al computer. «Ne ho bisogno. È una lista di clienti, tutta la gente per cui faceva delle ricerche.»

«Lì ci sono le tue pinzette?» chiese Heller, guardando nella cassetta degli attrezzi di Mallory.

Mallory sollevò lo sguardo verso di lui. Pensava che non sapesse come si maneggiavano le prove? No. Heller stava solo facendo il suo lavoro. Markowitz aveva sempre vezzeggiato e coccolato Heller, anche quando gli faceva venire le convulsioni a forza di controllare i dettagli dei dettagli. E lei aveva bisogno di quest'uomo.

«Non preoccuparti, Heller. Se ci fossero state le sue impronte sul computer, non lo avrebbe certo lasciato qui.» Spostò la sedia di lato. «Ecco, guarda.»

Heller si piegò a osservare un elenco di nomi sullo schermo luminoso del computer. Si girò verso la prima scheda visibile nel contenitore.

«Vedi? Tutte le informazioni nella prima voce coincidono con quella scheda. Stai guardando una copia elettronica della scheda su carta. Qualcuno ha lavorato su questo computer circa sei ore dopo la morte della Bosch. Chiunque abbia pulito l'appartamento ha pulito anche il computer. Ha cancellato questo file. L'ho recuperato con l'aiuto di un programma speciale. Se sarò fortunata, le informazioni nello schedario non coincideranno esattamente con quelle nel computer.»

«Pensi che il tizio potrebbe aver rimosso la sua scheda?»

«Potrei scommetterci. Perché avrebbe cancellato la lista se non ci fosse stato dentro anche lui?»

Heller assentì mentre un tecnico gli porgeva una busta di plastica contenente un reperto. Scarabocchiò le sue iniziali sull'etichetta e tornò a guardare Mallory.

«Noi abbiamo finito, Mallory. Non posso dirti molto, a parte il fatto che il nostro uomo è alto. A giudicare dai segni della spugna sul muro.»

«Come sai che non è salito su una sedia?»

«Guarda quelle tracce. Non ci sono segni che indichino che l'assassino abbia interrotto il lavoro per spostare la sedia. Ha camminato per tutta la lunghezza della parete. Dev'essere sul metro e ottantacinque, metro e novanta. Porteremo i tappeti e il materasso al laboratorio. Se c'era del sangue, lo scopriremo. Abbiamo preso qualche impronta dalle scarpe e dalle cinture. Probabilmente le impronte appartengono alla vittima.» Guardò i segni in alto sul muro. «Nessun uomo tanto alto potrebbe avere polpastrelli così piccoli.»

Heller esitò.

«C'è altro?»

Non mi stai nascondendo qualcosa, vero, Heller?

«È strano» disse finalmente Heller.

Si chinò, aprì un cassetto del comodino accanto al letto. Era vuoto; il contenuto era stato catalogato e messo nelle buste. Girò il cassetto e glielo mostrò. L'odore del detergente era ancora molto intenso.

«Ha pulito tutte le superfici esterne dei cassetti» disse Heller. «È questo lo strano. Come se qui dentro ci fosse stato un bagno di sangue. E invece non c'è stato. Qualche traccia l'avrei trovata sicuramente, con la luce e lo spray. Invece niente.»

«Vuoi dire che devo cercare un pazzo ossessionato dall'igiene?»

«Potrebbe essere. Ho visto qualcosa del genere dieci anni fa. Forse il tuo vecchio te l'ha raccontato. Il luogo del delitto era pulito come questo. Presero il bastardo quando tornò per pulirlo di nuovo. C'era un investigatore nell'appartamento quando l'assassino spuntò con guanti di gomma, un secchio e uno spazzolone. Ah, se tutti i casi fossero così facili. Per ora non ho altro da aggiungere.»

"Grazie, Heller", suggerì il fantasma di Markowitz, dalla poltrona imbottita che occupava nel cervello di Mallory.

«Grazie, Heller.»

Mallory gli sorrise e si mise al lavoro con un paio di pinzette estraendo scheda per scheda dal raccoglitore e cercando il suo corrispettivo elettronico.

Heller e i suoi uomini se n'erano già andati quando arrivò alla "H". Mancava la scheda di Betty Hyde. Secondo il file recuperato, la Hyde teneva rubriche di gossip su periodici a larga diffusione. Mallory non aveva bisogno di consultare il file per sapere che la donna faceva anche brevi apparizioni televisive in un notiziario serale. Abitava al Coventry Arms, un palazzo di lusso nella Upper West Side.

L'indirizzo era a sei minuti a piedi dal punto del parco dove era stato lasciato il corpo.

Una rapida scorsa al calendario elettronico informò Mallory del fatto che Betty Hyde usava il servizio di ricerca e controllo informazioni fornito da Amanda Bosch solo saltuariamente. Gli appunti sulle occasioni mondane alle quali le donne si erano recate insieme indicavano l'esistenza di un rapporto non solo professionale tra le due.

Mallory evocò l'immagine di Betty Hyde così come appariva nella sua rubrica alla televisione. Spesso era assai perfida nel dissezionare pubblicamente la vita privata delle persone. Negli anni doveva essersi fatta più di un nemico. Era più plausibile nel ruolo di vittima che di assassina. Quando Mallory ebbe finito di esaminare la lista, l'unica scheda mancante era quella della giornalista.

Poi Mallory individuò una serie di file protetti. Accedervi sarebbe stato un gioco da ragazzi, ma Mallory si chiese perché la Bosch avesse sentito il bisogno di quella misura di sicurezza in un computer che usava a casa. Evidentemente qualcun altro frequentava l'appartamento. Difficilmente poteva trattarsi di Betty Hyde, i cui gusti erano radicalmente diversi, a giudicare dall'indirizzo del palazzo multimiliardario in cui viveva.

Il computer esigeva una password. Mallory passò rapidamente in rassegna il suo armamentario di software con l'occhio di uno scassinatore che esamini la scelta di grimaldelli e diamanti tagliavetro. Scelse un dischetto e avviò un programma infallibile. Fu la parola LIBRO ad aprirle la porta dei file riservati, rivelando la presenza di un romanzo. Ecco spiegati i manuali di stile allineati sulle mensole, manuali che con il lavoro di ricercatrice non avevano nulla a che fare.

«No, lei ha assolutamente ragione, signora Farrow» disse Riker. «Non avrebbe dovuto parlarle in quel modo. Ma vede, ha perso suo padre di recente, e da allora non è più la stessa.»

Falso. In realtà Mallory non era affatto cambiata dopo la morte di Markowitz.

«Oh, povera bambina» disse la signora Farrow.

Mallory non era mai stata una bambina.

Riker sedeva in una comoda poltrona imbottita rivestita di un tessuto a rose, gli stessi fiori che decoravano la carta da parati, il tappeto e la tazza di caffè che teneva in mano. Sorrise alla vecchia signora che viveva nell'appartamento sopra quello di Amanda Bosch.

«Mi pare di capire che ha avuto problemi con gli assegni dell'assistenza sociale.»

«Sì. Jimmy li ruba e li incassa. Pensavo che l'aveste arrestato per questo. Sua madre di solito mi dà una mano, ma questo mese era un po' a corto anche lei. Non mi piace pesare sugli altri. Non lo faccio mai. Amanda veniva su con la spesa e mi aiutava per le medicine. Ho detto a Jimmy che se non avesse rimborsato Amanda l'avrei spedito dritto in galera. Non che l'avrei fatto davvero, si capisce. E lui che cosa le dà? Una giacca di seconda mano con una bruciatura di sigaretta sulla manica.»

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