Ora tutti i piani di Stara, il suo intero futuro, erano crollati davanti ai suoi occhi a causa della sua orribile famiglia. Mati era l’unica persona razionale rimasta nella sua linea di sangue. Ma Stara si chiedeva comunque cosa ne sarebbe stato di lui, di tutti loro quattro. Sarebbero rimasti a marcire lì, morendo in quella grotta? Alla fine dovevano cercare di andarsene. E gli uomini di suo fratello, lo sapeva bene, erano inarrestabili. Non si sarebbe fermato fino a che non li avesse uccisi tutti, soprattutto dopo che Reece aveva assassinato suo padre.
Stara pensava che avrebbe provato un po’ di tristezza per la morte di suo padre, eppure non ne sentiva neanche un poca. Odiava quell’uomo, l’aveva sempre odiato. Almeno si sentiva sollevata, addirittura grata che Reece l’avesse ucciso. Era stato un guerriero e un re bugiardo e privo di qualsiasi onore per tutta la vita e non si era per niente rivelato un buon padre per lei.
Stara guardò tutti quei tre guerrieri seduti con espressione devastata. Erano in silenzio da ore e si chiese se nessuno di essi avesse un piano. Srog era gravemente ferito e anche Mati e Reece erano stati colpiti, anche se le loro ferite erano minori. Sembravano tutti congelati fino al midollo, abbattuti dal tempo di quel luogo e dagli eventi che si erano rivoltati contro di loro.
“Abbiamo intenzione di stare seduti in questa grotta e morire qui?” chiese Stara spezzando il fitto silenzio, non più capace di sopportare quella monotonia e quella tristezza.
Lentamente Srog e Mati la guardarono, ma Reece non sollevò lo sguardo.
“E dove suggerisci di andare?” chiese Srog sulla difensiva. “Tutta l’isola pullula di uomini di tuo fratello. Che possibilità abbiamo contro di loro? Soprattutto ora che sono infuriati per la nostra fuga e per la morte di tuo padre?”
“Ci hai messo in un bel casino, cugino mio,” disse Mati sorridendo e mettendo una mano sulla spalla di Reece. “Hai compiuto un gesto coraggioso. Forse il più coraggioso che io abbia mai visto in vita mia.”
Reece scrollò le spalle.
“Mi ha portato via la mia sposa. Meritava di morire.”
Stara rabbrividì alla parola sposa. Le spezzò il cuore. La scelta di quella parola le fece capire tutto chiaramente: Reece era ancora innamorato di Selese. Non voleva neanche guardare Stara in faccia. Le veniva voglia di piangere.
“Non preoccuparti cugino,” gli disse Mati. “Sono felice che mio padre sia morto e sono ancora più felice che sia stato tu a ucciderlo. Non ti biasimo. Ti ammiro. Anche se in tutta questa baraonda ci hai fatti quasi uccidere tutti.”
Reece annuì, chiaramente apprezzando le parole di Mati.
“Ma nessuno ha risposto alla mia domanda,” disse Stara “Che piano abbiamo? Di morire tutti qui?”
“Qual è il tuo piano?” le chiese Reece con voce cruda e severa.
“Non ne ho uno,” rispose. “Ho fatto la mia parte. Ho fatto in modo di portarci in salvo da quel posto.
“Sì, l’hai fatto,” ammise Reece continuando a guardare il fuoco piuttosto che il suo volto. “Ti devo la vita.”
Stara provò un barlume di speranza alle parole di Reece, anche se ancora lui non incrociava il suo sguardo. Si chiese se magari, dopotutto, non la odiasse poi così tanto.
“E tu hai salvato la mia,” gli rispose. “Dal ciglio del burrone. Siamo pari.”
Reece continuò a fissare le fiamme.
Stara attese che le dicesse qualcos’altro, che le confessasse che l’amava, che le dicesse qualsiasi cosa. Ma non disse nulla. Stara si ritrovò ad arrossire.
“È così dunque?” disse. “Non abbiamo nient’altro da dirci? È finita tra noi?”
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