“Ancora non ci ho pensato,” ammise Emily. Jayne e Amy potevano anche essere le sue più vecchie amiche, ma se ne era fatte così tante altre da quando si era trasferita a Sunset Harbor; Serena, Yvonne, Suzanna, Karen, Cynthia. E Chantelle? Era importante per Emily che avesse un ruolo cruciale nella cosa.
“Be’, la cerimonia dove la fate?” chiese Jayne, un po’ scontrosa dato che Emily stava considerando altre persone come damigelle.
“Ancora non so neanche questo,” disse Emily.
Improvvisamente le venne in mente l’immenso compito che aveva per il futuro. C’era così tanto da organizzare. Così tanto da pagare. D’un tratto si sentì sopraffatta.
“Pensate di fare un matrimonio in grande o qualcosa di piccolo?” chiese Amy. Le sue domande erano meno tendenziose di quelle di Jayne, ma anche qui c’era del giudizio. Emily si chiese se Amy non fosse ancora arrabbiata perché il suo fidanzamento con Fraser era andato a monte. Forse ce l’aveva con Emily perché lei aveva un anello e un fidanzato, mentre lei li aveva persi entrambi.
“Ancora non abbiamo parlato di nessun dettaglio,” disse Emily. “È una cosa nuova.”
“Ma lo sogni da anni,” aggiunse Amy.
Emily si accigliò. Il matrimonio, sì. Era qualcosa che voleva da moltissimo tempo. Ma non aveva mai immaginato come sarebbe andata la sua vita. L’amore che provava per Daniel era unico e inaspettato. Il loro matrimonio avrebbe dovuto essere lo stesso. Doveva ripensare a tutto per renderlo perfetto per loro due, per quella specifica relazione, per quella vita.
“Almeno ci puoi dire la data?” chiese Jayne. “Abbiamo l’agenda piena.”
Emily balbettò. “Non lo so.”
“Basta anche solo il mese, per adesso,” insistette Jayne.
“Non so neanche il mese.”
Jayne sospirò dall’esaperazione. “E l’anno?”
Emily cominciò a innervosirsi. “Non lo so!” esclamò. “Non ci ho ancora pensato!”
Cadde il silenzio. Emily riusciva a immaginarsi bene la scena: le sue amiche che si scambiavano occhiate, sedute sulle sedie in pelle dell’ufficio a un enorme tavolo di vetro, il suo grido uscito dal telefono tra di loro e l’eco nella grande sala conferenze. Si fece piccola dall’imbarazzo.
Ruppe il silenzio Jayne. “Be’, assicurati che non si trasformi in uno di quei fidanzamenti che durano in eterno,” disse con praticità. “Lo sai come sono certi uomini; è come se non capissero che una volta fatta la proposta ci si aspetta un matrimonio. Fanno tutto un pomposo fidanzamento e poi dopo averti lusingata con un bell’anello pensano di potersi riposare sugli allori senza metterci mai la firma.”
“Le cose non stanno così,” disse secca Emily.
“Okay,” disse Jayne con leggerezza. “Però, per esserne certa, dovresti vincolarlo con una vera data. Se ti pare che tiri per le lunghe il fidanzamento, scappa.”
Emily strinse il pugno. Sapeva che non avrebbe dovuto permettere a Jayne – una fobica dell’impegno che non aveva neanche mai avuto una relazione vera – di prescriverle cosa avrebbe dovuto provare in quella situazione, ma l’amica era brava a ficcarle in testa dei dubbi. Per quanto ridicoli fossero, Emily sapeva già che nei giorni a venire avrebbe rimuginato sulle parole di Jayne.
“Mi è venuta un’idea,” si intromise Amy, facendo la diplomatica. “Perché non veniamo da te per festeggiare? A trovarti? Per aiutarti a pianificare un po’ di cose?”
Nonostante l’irritazione che provava per Jayne, a Emily piacque l’idea che le sue amiche venissero per essere coinvolte nella preparazione del matrimonio. Una volta lì, sul suo territorio, avrebbero visto con i loro occhi l’amore che lei e Daniel condividevano. Avrebbero visto quanto era felice e avrebbero cominciato ad appoggiarla un po’ di più.
“Sarebbero fantastico, in effetti,” disse Emily.
Trovarono un giorno che andava bene a tutte ed Emily pose fine alla telefonata. Però, grazie a Jayne, aveva la testa che le girava e la fiamma di entusiasmo dentro di lei si era un pochino attenuata. I suoi sentimenti erano corrotti dal fatto che doveva ancora fare la terrificante telefonata a sua madre, che sicuramente sarebbe andata meno bene. Aveva cercato di invitarla al Ringraziamento, ma lei aveva reagito come se l’avesse insultata. Nulla di quello che faceva Emily era abbastanza per Patricia Mitchell. Se si era sentita aggredita da Amy e Jayne, si sarebbe sentita del tutto massacrata da sua madre.
E si trattava della sua famiglia! Quando aggiungeva quella di Daniel al totale, le paure assillanti si intensificavano. Perché il resto del mondo doveva esistere? A Sunset Harbor tutto era perfetto per Emily. Ma fuori c’erano amiche che disapprovavano e madri problematiche. C’erano padri assenti.
Per la prima volta da quando Daniel le aveva chiesto di sposarlo, Emily pensò a suo padre, che era sparito da vent’anni. Di recente aveva trovato in casa delle lettere nascoste che provavano che era ancora vivo. Poi Trevor Mann, il suo vicino, le aveva confermato di aver visto Roy in quella casa pochi anni prima. Suo padre era vivo – eppure saperlo non aveva cambiato nulla. Emily ancora non aveva modo di contattarlo. Le probabilità che tornasse per accompagnarla lungo la navata erano praticamente inesistenti.
Emily sentì le emozioni affollarsi dentro di lei, minacciando di estinguere ogni gioia. Abbassò lo sguardo sullo schermo del cellulare, dove aveva selezionato il numero della madre senza aver ancora raccolto il coraggio di chiamarla.
Prima che avesse la possibilità di buttarsi, Emily udì dei passi venire dalle scale alle sue spalle. Si voltò e vide Daniel e Chantelle che trotterellavano verso di lei. Daniel aveva vestito la piccola con uno dei suoi meravigliosi completi vintage – un abito grembiule color ruggine in velluto a coste con un cardigan bianco e nero a motivi floreali e il collant coordinato. Era adorabile. Lui indossava i soliti jeans trasandati e la camicia, con i capelli neri arruffati e la barba corta che gli incorniciava la mascella volitiva.
“Volevamo fare colazione fuori,” disse Daniel. “Fare qualcosa di speciale. Per festeggiare.”
Emily rimise il cellulare in tasca. “Ottima idea.”
Per un pelo. La telefonata a sua madre avrebbe dovuto aspettare. Però Emily sapeva che non avrebbe potuto rimandarla per sempre. Prima o poi si sarebbe trovata sul lato sbagliato dell’affilata linguaccia di Patricia Mitchell.
*
Il profumo dello sciroppo permeava la calda aria del ristorante di Joe. La famiglia si sistemò su uno dei banchetti di plastica, notando le occhiate e i sospiri che suscitava.
“Lo sanno già tutti,” disse Emily sottovoce a Daniel.
Lui alzò gli occhi al cielo. “Certo che lo sanno.” Aggiunse sarcastico, “Anzi, sono sorpreso che ci sia voluto così tanto. Abbiamo dato la notizia addirittura mezza giornata fa, e sono certo che a Cynthia Jones ci è voluta solo un’ora o due per fare il giro in bicicletta di tutta la città e annunciare l’ultimo gossip di sua conoscenza.”
Chantelle ridacchiò.
Almeno i sospiri e le occhiate erano di felicità, pensò Emily. Tutti sembravano contenti per loro. Però Emily si sentiva un po’ in imbarazzo a essere il centro dell’attenzione. Non era cosa da tutti i giorni entrare in una waffle house e far girare tutte le teste. Nella mente le vorticavano ancora le domande seguite alla conversazione telefonica con Amy e Jayne, e si chiedeva se quello fosse un momento appropriato per introdurne alcune a Daniel.
Joe, dai capelli grigi, arrivò alla tavola, con il pad nella mani rugose.
“Ho sentito dire che le congratulazioni sono d’obbligo,” disse, sorridendo, posando una mano sulla schiena di Daniel. “Quand’è il gran giorno?”
Emily vide Daniel vacillare. Sembrava confuso quanto lei. Tutti volevano risposte a domande che non si erano neanche posti tra loro due.
Читать дальше