Mentre si avviavano per le poche vie che separavano la stazione del metrò dall’appartamento di Bryn, l’uomo si guardò intorno, con gli occhi sgranati per la meraviglia. Keira trovò adorabile il suo entusiasmo innocente, e si chiese se lei stessa fosse sembrata tanto elettrizzata durante il loro viaggio in Italia.
“C’è così tanto da vedere,” disse Cristiano a Keira. “Un palazzo, e poi un altro e un altro ancora! È gigantesca!” Ma poi mentre parlava iniziò a tremare e a battere i denti. “Fa sempre così freddo?”
Portava uno dei suoi eleganti vestiti italiani, magnifico ma molto poco pratico. Prese a strofinarsi le braccia. Keira fece lo stesso, cercando di riscaldarlo sotto la stoffa sottile.
“Solo in questo periodo dell’anno,” spiegò. “Dovremmo procurarti un giaccone più caldo.” Fece un cenno verso un vicino negozio di abiti molto noto. Era un grande outlet che vendeva ultimi capi a prezzi stracciati. “Possiamo trovare qualcosa per te là.”
A giudicare dall’espressione di Cristiano, capì che non era molto colpito dalla sua scelta!
“Sarebbe meglio aspettare e trovare un negozio come si deve,” rispose lui. “Posso sopportare il freddo ancora un po’.”
“Preferisci congelare che essere vestito male anche solo per il momento?” Keira lo stuzzicò.
“Ovviamente,” replicò Cristiano con un ghigno.
Ma non appena ebbe pronunciato quelle parole, una potente folata di gelido vento autunnale si abbatté su di loro. Keira rabbrividì, stringendosi tra le proprie braccia e poi guardò Cristiano.
“Poverino,” disse ridendo. “Non sei più in Italia!”
Presto l’uomo cedette, e lei lo guidò nel negozio dalle luci fluorescenti. Cristiano esaminò gli appendiabiti carichi di giacche a vento dai colori sgargianti con espressione poco entusiasta. Alla faccia dei loro giorni di shopping tra eleganti negozi alla moda italiani, pensò Keira.
Alla fine trovò una giacca nera imbottita, una versione economica del tipo di abito che un raffinato uomo italiano avrebbe potuto indossare, e l’acquistò.
“Dieci dollari,” commentò, scuotendo la testa. “Cadrà a pezzi in una settimana.”
“Ti deve durare solo fino a quando non troviamo il Gucci più vicino,” scherzò lei.
Ripresero il cammino, girando l’angolo per la strada di Bryn e attraversandola tutta prima di fermarsi davanti a uno sciatto palazzo in arenaria. Era coperto di graffiti recenti, balaustre che sembravano rotte da poco e piante morte.
“Quindi è questo?” chiese Cristiano, guardando l’alto edificio davanti a loro.
Dire che sembrava poco impressionato era un eufemismo. Le sue aspettative dovevano essere state smontate dallo squallido quartiere in cui viveva Bryn. Probabilmente si doveva sentire come lei quando si era ritrovata a Napoli.
Keira si augurò che non fosse troppo deluso, perché di lì in avanti le cose sarebbero diventate solo più strane.
“Mia sorella è un po’… beh… diciamo pazza,” lo avvisò. “È meglio se ti prepari.”
Cristiano rise, convinto chiaramente che stesse facendo un’altra delle sue battute.
‘Pover’uomo,’ pensò lei. ‘Non ha idea di cosa lo aspetta!’
Il fatto che Bryn si fosse completamente dimenticata che Keira sarebbe tornata quel giorno fu immediatamente chiaro non appena entrarono nel suo appartamento.
Era in condizioni disastrose. C’erano scarpe e vestiti sparsi ovunque, una collezione di bicchieri da vino sporchi sul bancone della cucina e contenitori vuoti di patatine e salse sopra il tavolino da caffè, che era anche ricoperto da uno strato di briciole. Keira sussultò a quello spettacolo. Che cosa avrebbe pensato Cristiano?
A completare quell’immagine di caos totale, Bryn stessa era sdraiata sul divano, russando rumorosamente. Aveva il trucco sparso per tutta la faccia. Il suo luccicante abito di paillettes la copriva a malapena. La bocca dipinta di rosso era spalancata.
Keira fece una smorfia e guardò l’orologio. Non era nemmeno tanto tardi. Bryn doveva aver fatto una delle sue maratone di bevute del sabato, che iniziavano a mezzogiorno per poi attraversare tutti i bar della città fino al ritorno a casa e al divano, dove finiva per svenire.
Appena dietro di lei sentiva Cristiano che aspettava, esitante. Era troppo spaventata per voltarsi e vedere la sua espressione. Sì, gli aveva anche detto di prepararsi, ma quello era persino peggio di quanto si fosse aspettata!
Keira gettò la borsetta per terra e al rumore Bryn si svegliò con uno scatto. Si rizzò a sedere con uno sbuffo sorpreso. Ondeggiando, si toccò la massa di capelli annodati in cima alla testa. Poi fissò la sorella attraverso gli occhi strizzati.
“Sei a casa?” domandò.
“Già,” rispose seccamente lei. “Ti sei dimenticata che sarei tornata oggi, vero? E non ti ricordavi nemmeno che avrei portato un ospite.”
Disse l’ultima frase a denti stretti, per farle capire che avevano compagnia, qualcos’altro che la donna sembrava non aver notato.
Bryn strinse gli occhi, spostando lo sguardo da Keira a Cristiano. Dopo aver sbattuto le palpebre per la sorpresa, si rianimò immediatamente.
“Oh, ciao,” disse, sembrando sveglia e vigile per la prima volta. “Sono Bryn. Tu devi essere Cristiano.”
Per la prima volta da quando erano entrati nell’appartamento, Keira si voltò per vedere la reazione di Cristiano al caos in cui lo aveva portato. Invece che apparire inorridito, sembrava avere un’espressione divertita. Anche mentre lei sussultava alla vista di Bryn che barcolla e ondeggiava verso di loro, l’uomo sembrò prendere la situazione con leggerezza.
“Wow, sei davvero stupendo,” disse la sorella avvicinandosi a lui e abbracciandolo. “Pensavo che Keira stesse solo esagerando per farmi ingelosire.”
Keira fu colpita da una zaffata di alcool mescolato a troppo profumo.
“Grazie, credo,” rispose Cristiano, sembrando incerto ma ridacchiando ugualmente. “Sia tu che tua sorella avete ereditato dei magnifici geni.”
Bryn sollevò le sopracciglia verso Keira, senza fare alcun tentativo per nascondere la sua ammirazione. Keira ebbe improvvisamente paura. Sua sorella era considerata dalla maggior parte delle persone la più bella tra loro due. Ed era anche una civetta scandalosa. E se Cristiano avesse perso la testa per lei? Per la sua personalità più esuberante? Era impossibile dire che cosa pensasse veramente di Bryn studiando il suo atteggiamento, dato che si comportava nello stesso modo affascinante con ogni donna che incontrava.
“Volete qualcosa da bere?” offrì Bryn, con lo sguardo fisso sui lineamenti perfetti di Cristiano. “Birra, vino? Prosecco?”
“Ti sembra una buona idea?” ribatté Keira, facendo una smorfia davanti all’aspetto scompigliato della sorella.
Bryn roteò gli occhi e guardò di nuovo verso Cristiano. “Si comportava così anche in Italia? Keira sa essere così rigida.”
“Ehi!” protestò lei.
“Niente affatto,” rispose Cristiano. Sembrava stesse prendendo tutta la situazione con noncuranza, anche se Keira stessa si sentiva estremamente a disagio. “Abbiamo passato molte serate a bere buon vino, non è così, mia cara?” Le lanciò un’occhiata adorante e sorrise in una maniera che la fece sentire come se fosse stata l’unica donna esistente al mondo.
“Sì,” mormorò sognante lei.
Bryn interruppe il momento nel suo solito modo sfacciato. “Beh, deve essere tutto merito tuo, Cris, perché cercare di farla uscire la sera può essere come cavare il sangue da una rapa.”
Keira scosse la testa davanti alle provocazioni della sorella.
“Versa da bere e basta, grazie,” borbottò.
Bryn le fece un sorrisetto maligno, chiaramente divertita dalla sua reazione, e poi sorrise dolcemente a Cristiano. “Che cosa bevi, Cris?”
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