Chiese al capo della polizia: “La vittima era divorziata?”
Brennan apparve un po’ sorpreso alla domanda.
“Perché? Sì” rispose. “Lei e il marito hanno divorziato all’inizio di quest’anno.”
Era proprio come Riley aveva sospettato. Quella sembrava la piccola casa dove lei ed April avevano vissuto dopo la fine del suo matrimonio con Ryan.
Ma la sfida di Robin Scoville era stata di gran lunga maggiore di quella di Riley. Aveva dovuto mettersi alle spalle sia un divorzio sia un paralizzante incidente, mentre era intenta a cominciare una nuova vita.
Una sagoma tracciata da nastro adesivo sul pavimento in legno massiccio mostrava la posizione del corpo. Brennan indicò una piccola macchia scura sul pavimento.
“Ha sanguinato giusto un po’ dall’orecchio. Perfettamente coerente con un’emorragia cerebrale. Ma, per via del recente omicidio Cranston, il medico legale ha immediatamente nutrito dei sospetti. E, come previsto, la sua autopsia ha dimostrato che Robin è stata uccisa allo stesso modo di Cranston.”
Riley pensò …
Lo stesso metodo, ma in circostanze così diverse.
E sapeva che le differenze potevano probabilmente dimostrarsi tanto importanti quanto le somiglianze.
Chiese a Brennan: “C’erano segni di lotta?”
“Nessuno” fu la risposta di Brennan.
Sturman aggiunse: “A quanto pare, è stata colta di sorpresa, aggredita rapidamente alle spalle.”
Bill chiese: “Indossava la protesi al momento della morte?”
“No” Brennan rispose. “Stava usando le stampelle per spostarsi.”
Riley s’inginocchio ed esaminò la posizione tracciata dalla sagoma. Era caduta proprio di fronte alla finestra. Quasi sicuramente, Robin era stata colpita, mentre guardava fuori dalla finestra.
Chiese a Brennan: “L’ora stimata della morte?”
Brennan disse: “Intorno alle quattro del mattino.”
Riley restò a guardare attraverso la finestra la strada calma e piacevole e si chiese …
Che cosa stava guardando?
Che cosa stava succedendo nel quartiere a quell’ora, da attirare l’attenzione di Robin? E d era importante in un senso o nell’altro? Aveva qualcosa a che fare con il suo omicidio?
Riley chiese: “Com’è stato trovato il corpo?”
Brennan disse: “Non è andata al lavoro il mattino seguente; era direttrice di una rivista letteraria locale. E non ha risposto alle chiamate del suo capo. L’uomo l’ha trovato strano e preoccupante, un comportamento niente affatto da lei. Era preoccupato che potesse aver avuto un incidente per via della sua disabilità. Perciò, ha mandato un impiegato a casa sua a controllare. Quando non ha risposto alla porta, l’impiegato è andato sul retro della casa e ha scoperto che la porta era stata rotta. Allora è entrato in casa, ha trovato il corpo e ha chiamato il nove-uno-uno.”
Riley restò lì per un istante, chiedendosi ancora che cosa Robin avesse visto fuori.
Era successo qualcosa lì fuori che l’aveva svegliata e portata in quel punto?
Riley non ne aveva idea.
In ogni modo, quello che la vittima aveva vissuto pochi istanti prima della sua morte era realmente meno importante per Riley, rispetto a quello che era accaduto nella mente del killer. Sperava di poter ottenere un indizio mentre si trovava sul posto.
“Ci mostri da dov’è entrato il killer” Riley chiese.
Brennan e Sturman guidarono Riley ed i suoi colleghi attraverso la piccola casa, fino ad una porta che si apriva sulle scale che conducevano al seminterrato. In cima alle scale, c’era un pianerottolo, da cui un’altra porta conduceva al cortile.
Riley vide subito che la lastra di vetro più vicina alla serratura di sicurezza e alla maniglia della porta era stata rotta. Il killer aveva ovviamente infranto il vetro ed aveva infilato le mani nell’apertura, per poi sbloccare ed aprire la porta.
Ma Riley notò un altro dettaglio, che le parve importante.
Pezzi di carta adesiva erano attaccati ai frammenti.
Riley toccò delicatamente un frammento che conservava della carta sopra.
Il killer aveva accuratamente messo la carta adesiva sulla lastra, sperando di non fare troppo rumore, ma anche …
Forse non voleva creare troppa confusione.
Riley rabbrividì ad un’improvvisa quasi-certezza.
Lui è schizzinoso.
E’ un perfezionista.
Era la sorta di intuizione che sperava di ottenere.
Che cos’altro poteva imparare sul killer lì in quel momento?
Devo provarci, pensò.
Mentre Riley si preparava mentalmente ad entrare nella mente del killer, i suoi occhi incontrarono quelli di Bill per un istante. L’uomo era fermo accanto agli altri agenti e la osservava. Vide Bill annuire; ovviamente aveva compreso che lei voleva restare da sola per svolgere il suo lavoro. Jenn abbozzò un sorriso, forse intuendo l’intenzione di Riley.
Bill e Jenn si voltarono e accompagnarono Sturman e Brennan di nuovo in casa, chiudendo la porta del seminterrato dietro di loro.
Rimasta sola nel piccolo pianerottolo, Riley guardò di nuovo la finestra infranta. Poi, uscì all’esterno, spinse la porta chiudendola, e restò nel piccolo cortile ben tenuto. C’era un vicolo proprio oltre la recinzione, sul margine del giardino.
Riley si chiese se l’uomo si fosse avvicinato dal vicolo.
O si era intrufolato dalla parte anteriore, tra la casa di Robin e quelle dei suoi vicini?
Probabilmente dal vicolo.
Doveva aver parcheggiato un veicolo in una strada laterale lì vicino, poi aveva camminato fino in fondo al vicolo e si era intrufolato tranquillamente attraverso il cancello sul retro. Poi, era strisciato attraverso il giardinetto fino alla porta sul retro e …
E poi?
Riley fece alcuni respiri lunghi e profondi per prepararsi. Com uno sforzo mentale, cercò di ricostruire nella sua mente come dovesse essere apparso il cortile sul retro a quell’ora del mattino. Riuscì ad immaginare il frinire dei grilli e poté quasi percepire la piacevole aria fresca di una notte settembrina. Dovevano esserci stati dei bagliori dei lampioni, ma probabilmente poca luce proveniente dalle case stesse.
Come doveva essersi sentito il killer, mentre si apprestava ad agire?
Ben preparato, fu il pensiero di Riley.
Dopotutto, aveva ovviamente scelto la sua vittima in anticipo, ed era a conoscenza di alcune cose decisive su di lei, incluso il fatto che avesse subito un’amputazione.
Riley dette un’altra occhiata alla lastra di vetro infranta. Ora vide che la carta adesiva era stata tagliata quasi esattamente in modo da formare l’esatta sagoma della vetrata. Il che significava sicuramente che lui era stato fermo proprio lì, ed aveva tagliato la carta per farla combaciare persino alla luce fioca, probabilmente con un paio di forbici.
Ancora una volta, quella parola riecheggiò nella mente di Riley …
Schizzinoso.
Ma, ancor prima, era stato calmo e paziente. Riley sentiva che il killer era stato incredibilmente freddo, neanche un pizzico di rabbia o vendetta aveva albergato in lui. Che avesse o meno conosciuto la vittima, non serbava alcun risentimento nei suoi confronti. L’omicidio era stato eseguito a sangue freddo nel più vero senso del termine.
Quasi distaccato.
Strinse la mano a pugno ed imitò il colpo leggero ma fermo, che doveva aver usato per rompere il vetro. Prima di oltrepassare il pannello rotto, improvvisamente fu colta da una sensazione di malessere.
Aveva fatto più rumore di quanto si fosse aspettato?
Ricordò di aver visto un frammento di vetro sul pavimento, all’interno della porta. Un pezzo era caduto, nonostante l’attenzione che l’uomo aveva messo, causando un tintinnio.
Aveva esitato?
Aveva considerato di tirarsi indietro e uscire silenziosamente da dove era entrato?
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