Amy Blankenship - Il Cuore Del Tempo
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Guardando il proprio piatto, Kyoko disse con voce tesa: «Magari è un errore. C’è un modo per parlare con il rettore?».
Toya restrinse lo sguardo. Kyou lo aveva avvertito che lei avrebbe potuto chiedere di vederlo e, sebbene non volesse vedere mai nessuno al di fuori delle lezioni, gli aveva detto di portarla direttamente da lui se avesse avuto delle domande.
«Che c’è, hai paura?» la schernì Toya, guadagnandosi un’altra occhiataccia da quegli occhi burrascosi. E così quella ragazza pensava di saperlo tenere a bada? Bene, sarebbe stato divertente guardarla mentre provava a farlo anche con Kyou. Lui sapeva quanta paura potesse incutere Kyou nelle persone senza dire una sola parola.
«D’accordo, ti porterò da lui quando avrai finito.» la sfidò Toya, per vedere se avrebbe abboccato.
La rabbia di Kyoko si affievolì a quelle parole. Scostando il piatto, reagì al suo bluff e annuì: «Io sono pronta.», e alzò un sopracciglio.
«Come mai tanta fretta?» le chiese Toya sogghignando mentre si alzava. «Forse prima dovresti darti una calmata, lui percepirà la tua rabbia.». La prese in giro, convinto che lei non avesse la più pallida idea di quello che la aspettava.
Kyoko restrinse lo sguardo, poi si alzò in piedi e guardò Suki e Shinbe. «Ci sentiamo quando finisco, passate a prendermi? Vi aspetto in camera mia, così ci mettiamo d’accordo per stasera.». Fece l’occhiolino a Suki, poi guardò Toya e, con voce impassibile, aggiunse: «Sempre se decido di restare.».
Lui si voltò sbuffando e lei lo guardò, poi salutò gli altri mentre lo seguiva. Notò subito che gli altri studenti si scostavano al passaggio di Toya, e si chiese tra sé: “Ma chi è? Il bullo della scuola?”.
Non intendeva dargli la soddisfazione di correre per raggiungerlo, così si mise a camminare con calma, rimanendo volutamente indietro. Quasi arrossì quando si ritrovò a guardargli il fondoschiena. Osservò i capelli lunghissimi che lasciavano intravedere la sua rotondità, e s’infuriò ancora di più. “Bello e irritante” era un binomio terribile.
Scuotendo mentalmente la testa, continuò a seguirlo, imprecando contro il proprio sguardo curioso. «Solo un idiota può trovare carina una persona che non sopporta.» borbottò a bassa voce. «Irritante... scontroso... e arrogante... ma non carino.» aggiunse sorridendo, e si sentì un po’ meglio.
Una strana sensazione le corse lungo la spina dorsale, facendole alzare lo sguardo per incrociare un paio di occhi scuri e penetranti. Il ragazzo era appoggiato al muro in cima alle scale, e la stava guardando. Aveva i capelli color ebano, lunghi oltre le spalle, e i suoi occhi intensi erano neri come la notte. Era molto attraente ma la faceva sentire quasi... in pericolo, perciò distolse lo sguardo. “Datti una calmata, Kyoko. Smettila di fare la radiografia a tutti quelli che vedi.” disse a se stessa mentre provava a guardarlo di nuovo.
«Ecco la ragazza più carina di tutto il campus.». Kyoko sentì un braccio che le circondava le spalle, e riconobbe la voce del ragazzo che le aveva mostrato la sua camera quella mattina. Sentì le punte dei capelli solleticarle il viso, come se una brezza fosse spuntata dal nulla per accarezzarla.
Gli rivolse un sorriso caloroso ma, allo stesso tempo, si abbassò per liberarsi dal suo braccio. «Kotaro, è bello rivederti. Grazie per avermi aiutato stamattina.» disse Kyoko, nervosa per tutta quella confidenza che lui mostrava. Lo trovava gentile, sì, ma non gli aveva certo dato il permesso di abbracciarla.
Kotaro non batté ciglio e la prese per mano: «Posso accompagnarti da qualche altra parte?». Fissò intensamente i suoi occhi color smeraldo, sapendo di averli già visti da qualche parte. Ed era sicuro che, un tempo, si era perso felicemente in quello sguardo.
Kyoko alzò lo sguardo e vide che Toya si era fermato ed era di nuovo arrabbiato. Le sembrò di sentirlo ringhiare verso di lei, o verso Kotaro, non ne era sicura.
Toya non sapeva cosa stesse facendo Kotaro, ma non gli piaceva il suo atteggiamento così amichevole nei confronti di Kyoko. Un ringhio cupo gli uscì dal petto mentre parlava con tono di avvertimento: «Ci penso io, Kotaro. A meno che non voglia portarla tu da Kyou.». Gli lanciò un’occhiataccia, sapendo che Kotaro incontrava Kyou solo per le lezioni o quando veniva chiamato.
Kotaro lasciò la mano di Kyoko e le disse: «Spero che vada tutto bene.». Ricambiò l’occhiataccia di Toya, poi si rivolse di nuovo a lei: «Attenta a “Mister Ghiacciolo”. Se esagera, ci penso io a lui.». Rivolse uno sguardo compiaciuto a Toya, poi fece un cenno a Kyoko e si voltò, scendendo le scale.
Kyoko sentì Toya sbuffare e lo vide imboccare lo stesso corridoio che aveva percorso lei quella mattina.
Stavolta affrettò il passo e lo raggiunse appena in tempo per vedere che stavano entrando dove c’era il divieto di accesso. Si chiese dove stessero andando. Mentre lo seguiva, pensò che forse la stava riportando nella sua stanza. Toya si fermò proprio davanti alla sua porta e lei gli lanciò un’occhiataccia, ma lui fece un cenno con la mano verso la porta di fronte alla sua e bussò.
Kyoko era scioccata. Il rettore era nella stanza proprio di fronte alla sua?! Ancora una volta, ripensò alle parole di suo fratello “Non ci credo!”. Senza aspettare una risposta, Toya aprì la porta e la spinse dentro.
Kyoko si voltò di scatto, «Non so che cavolo di problema hai, ma potresti evitare di spingermi?» gli disse, facendo un gesto come per scacciarlo, poi aggiunse: «E anche di toccarmi? Io non ti ho fatto niente.». Le si drizzarono i peli sulla nuca quando notò che Toya stava guardando dietro di lei, e si bloccò. Ormai l’aveva detto. Ma perché sbottava sempre, senza pensare a dove si trovava né a chi poteva sentirla o vederla?
Toya la vide irrigidirsi e sogghignò, adesso sembrava improvvisamente piccola. «Non volevi parlare con qualcuno?». Quando Kyoko non si voltò, lui guardò di nuovo Kyou e restrinse lo sguardo quando vide che era appoggiato alla porta del soggiorno e fissava Kyoko come se fosse ipnotizzato.
“Ma che cavolo gli prende?” pensò Toya tra sé. Perché Kyou stava guardando la ragazza come se avesse visto un fantasma? A quel punto, si rifiutava di ammettere che la cosa lo rendeva geloso. Sentiva uno strano formicolio nello stomaco e gli venne voglia di mettersi tra i due per nascondere Kyoko dalla vista di Kyou. Voleva proteggerla.
In quel momento Kyou era senza parole, non vedeva Kyoko così da vicino da oltre mille anni. L’aria attorno a lei vibrava per la forza che lui ricordava... la stessa innegabile forza che, in passato, lo aveva attratto... e che non era svanita.
I suoi occhi dorati fissarono con indifferenza il Guardiano che stava dietro di lei. «Toya, lasciaci.» gli disse, con un tono pericolosamente minaccioso.
Toya sentì un ringhio formarsi in gola e strinse i pugni con rabbia, mentre alcune strane sensazioni sembravano ricomparire da qualche angolo nascosto della sua mente, per tormentarlo. Senza aggiungere altro, si voltò e uscì di scatto, sbattendo la porta.
Kyoko guardò Toya che se ne andava, mentre la propria mente correva all’impazzata tra mille pensieri. All’improvviso, gli venne voglia di corrergli dietro. Non volendo sembrare una codarda, alzò il mento e trovò il coraggio per girarsi ma, quando lo fece, rimase incredula.
Invece dell’uomo anziano in giacca e cravatta che si aspettava di vedere, si trovò faccia a faccia con... due occhi la fissavano, facendola sentire incapace di distogliere lo sguardo. I capelli argentati gli ricadevano sulle spalle e lungo il corpo perfettamente scolpito. Era alto e bello, con un’aura di arroganza che circondava la sua figura regale e quel viso che era un dono del cielo.
Kyoko chiuse gli occhi. Ma che diavolo le prendeva? Era andata lì per fargli delle domande, non per sbavare. Quando riaprì gli occhi, lui si era avvicinato. Kyoko fece subito un passo indietro, allontanandosi da quell’aria di nobiltà e superiorità che lo circondava, ma si ritrovò intrappolata contro la porta chiusa.
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