Massimo Longo - I Guardiani Dei Desideri

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I guardiani dei desideri :Il mondo in cui si è rifugiato Elio, forse non è frutto della sua fantasia, ma una tela costruitagli intorno. Durante una vacanza in campagna, avrà modo di conoscere una Vegliante che gli rivelerà la verità ed insieme ad un divertente gruppo di amici, reali e fantastici, combatterà per ritrovare la sua libertà. Le avventure di questo ragazzo ti faranno conoscere Demoni, Vegliati, Ombre, Bosowe, Guardiani Jiwon, cantilene magiche e andrai in giro per il mondo usando semafori, girando attorno ad un baobab o volando in una sfera di ghiaccio.

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La sua aria da generale non doveva ingannare, dentro era morbida come il cuore di un soufflé.

Poco dopo Elio ritornò vestito e quasi sistemato, anche se l’umore era nero e la fame gli era rimasta.

Si sentiva il profumo del latte e cioccolata, ma soprattutto dei biscotti giganti fatti dalla zia il giorno prima, che era rimasto nell’aria.

Erano delle enormi trecce al latte impastate con diversi aromi: alla cannella, all’anice e, per non farsi mancare niente, le sue preferite al sesamo.

Sua sorella e Libero stavano già inzuppandole nel latte.

Libero gli chiese:

- Sai chi torna oggi?

Elio si stupì della domanda:

- Chi? - rispose.

- Ercole, il mio fratellino!

Elio non disse niente ma si era completamente dimenticato del cugino suo coetaneo.

- Da dove? - chiese come se il giorno prima non ne avessero parlato.

- Come da dove? - rispose Gaia - L’ha detto ieri la zia.

- Torna dal campo scout - disse sorridendo Libero.

- Oggi la soffitta vi aspetta - suggerì la zia con tono che non ammetteva repliche - Muoviti Elio, finisci la colazione e mettiti al lavoro. Gaia arriverà ad aiutarti fra un po', adesso ho bisogno di lei per una commissione.

Elio finì di bere il latte in un sorso pensando con sollievo al fatto che per un po' sarebbe stato da solo in soffitta in tutta tranquillità. Godeva all'idea di infilare nelle orecchie le cuffie del suo amato lettore mp3.

Guardò in giro senza trovarlo, poi tornò in cucina e chiese:

- Qualcuno ha visto il mio lettore in giro?

- Purtroppo, ieri è rimasto vittima di un incidente. Lo avevi abbandonato sul divano e quando l'ho aperto per prepararvi il letto è finito incastrato in mezzo al meccanismo di estrazione della rete…non ne è rimasto molto, ma ti ho conservato la scheda di memoria - raccontò la zia e, prendendola da un piattino decorativo appoggiato sulla credenza, gliela porse.

La giornata era proprio cominciata male, pensò il ragazzo, salì la scaletta che portava in soffitta con la lentezza che lo contraddistingueva e accese la luce.

Ovunque c’erano accatastate cose, avrebbero dovuto pulire e creare uno spazio dove preparare i letti, troppa fatica per lui solo a pensarci. Così decise di aprire la grande finestra centrale, per far entrare aria e luce, e poi sedersi da qualche parte ad oziare in attesa di Gaia.

I suoi occhi videro qualcosa che lo colpirono, un libro su una vecchia cassa di legno, come quello che lo strano signore entrato nel loro scompartimento leggeva.

Veramente una strana coincidenza, non era certo un best-seller alla moda, questo lo inquietò. D’improvviso si spense la luce ed Elio cominciò a sentire la strana voce che, come un cattivo presagio, mormorava parole in una lingua sconosciuta al suo orecchio.

Pur sapendo come non fosse possibile, ebbe il terrore che quell’uomo si potesse trovare lì, con lui, al buio. Cercò l’interruttore della luce ma non riuscì a riaccenderla, doveva essersi fulminata la lampadina. Una paura profonda s’impossessò di lui, la voce era sempre più forte, la sentiva risuonare dentro la sua testa. A tentoni cercò di arrivare alla finestra, trascinando con sé gli oggetti che incontrava al suo passaggio.

Arrivato alla maniglia, non riuscì ad aprirla, allora, fuori di sé, cominciò a prenderla a pugni nella speranza di sbloccarla.

Tremava e sudava freddo.

Ad un tratto si accese la luce, Elio si girò di scatto, avrebbe voluto urlare, ma la voce gli era morta in gola.

Vide Gaia.

- Elio stai bene? Cos’è tutto questo rumore? Ti sei fatto male?

Il ragazzo, bianco come un lenzuolo, aveva lo sguardo stravolto e tremante.

Gaia lo abbracciò forte preoccupata e gli sussurrò:

- Va tutto bene? Ti è successo di nuovo, vero? Quella strana cosa che ti fa andare in confusione….

Elio non rispondeva, né ricambiava il suo abbraccio, era ancora lontano lontano, preso nei suoi pensieri, non riusciva proprio a sentire il calore di quell’abbraccio, come se fosse di pietra.

Lentamente l’abbraccio si sciolse, Elio cominciava a tornare in sé.

La prima cosa che fece fu girarsi per controllare se quello strano manoscritto fosse veramente lì, dove lo aveva visto, oppure se lo avesse solamente immaginato.

Purtroppo, era ancora lì, il suo sguardo tornò gelido.

Gaia, notata tutta la scena, si avvicinò al tomo per afferrarlo, per vedere se fosse veramente il motivo dell'inquietudine del fratello. Si mise sulla traiettoria tra lo sguardo di Elio e il libro.

Era proprio lì che guardava, si girò e lo afferrò voltandosi con il libro in mano verso di lui e chiese:

- È questo che ti inquieta tanto?

Elio fece silenzio.

- Parlami Elio, non posso aiutarti se ti ostini a non parlare.

- Il treno - sussurrò Elio.

- Il treno, cosa vuol dire il treno?

- Una copia di quel libro l’ho vista sul treno.

- Cosa trovi di strano in questo?

- Lo aveva uno strano tizio seduto nella fila accanto alla mia, mentre voi eravate nel vagone ristorante.

- Molti leggono mentre sono in viaggio.

- Ma non è un libro comune, non vedi? - si agitò Elio.

Effettivamente Gaia aveva notato la particolarità della copertina del libro e ne rimase ancora più stupita appena lo aprì.

Era scritto in una lingua a lei sconosciuta, le immagini, tutte in bianco e nero, raffiguravano personaggi strani, in una cornice di boschi e lune piene. Molte di quelle figure erano a dir poco angoscianti.

Gaia fece finta di non notarle, richiuse immediatamente il libro e lo lanciò in un angolo, cercando di simulare indifferenza.

- Dai su, è solo una coincidenza e quello è solo un vecchio libro.

Elio era già ripiombato nel silenzio, le sue orecchie ronzavano di nuovo.

La ragazza cercò di distrarre il fratello, sebbene quelle immagini spettrali non abbandonassero la sua mente.

- Dai, dammi una mano, spostiamo verso la luce queste casse e cominciamo a fare spazio sotto il lucernario, voglio sistemare lì il nostro letto. Purtroppo ci toccherà dormire nello stesso e io voglio addormentarmi guardando le stelle.

Lavorarono tutta la mattinata di buona lena. Gaia, con le sue chiacchiere, riuscì a distrarre Elio che dopo l’accaduto sembrava reagire con un po' di energia in più.

Passarono anche buona parte del pomeriggio a pulire sino a quando la zia li invitò a lavarsi, quella sera arrivava Ercole e bisognava festeggiare.

Libero aveva promesso di portarli a ballare, in paese si sarebbe svolta l’annuale festa della mietitura.

Si sentì provenire dall’esterno il suono del clacson del vecchio autobus che due volte alla settimana, dopo aver attraversato le varie frazioni partendo dalla città, arrivava in paese, gli scout lo utilizzavano per tornare dal campo che si era tenuto a Tresentieri, un bosco non troppo lontano.

Libero si lanciò fuori e, come suo solito, afferrò il fratello ancora con le spalle cariche di uno zaino decisamente fuori misura e lo fece volare trascinandolo sino all’uscio di casa dove, appena sfuggito alla sua morsa, si trovò in quella della madre.

Ercole era felice di questa manifestazione d'affetto, ma gli sembrava un po' troppo per un’assenza durata solamente cinque giorni.

Salutò affettuosamente con due baci sulla guancia Gaia, che trovava molto carina, mentre riservò un gelido “ciao” al cugino che riteneva responsabile della sparizione della tv e soprattutto dei suoi amati videogiochi.

Ercole era coetaneo di Gaia e rappresentava in tutto il mito di cui portava il nome: alto, muscoloso e atletico faceva parte della squadra di lotta libera del paese.

Aveva i capelli neri, rasati ai lati e a spazzola al centro, gli occhi scuri e la pelle olivastra, ma questo suo aspetto da duro non rispecchiava la sua vera natura di persona mite, incapace di serbare rancore.

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