Margaret Weis - Ambra e ferro

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La vita sul mondo di Krynn è in rapida evoluzione e persino gli dei ne rimangono sconcertati. Che dire allora dei mortali? Di fronte a forze apparentemente invincibili, una piccola ma determinata banda di avventurieri pone in atto un disperato tentativo di arrestare un’invasione. Mina, enigmatica come sempre, riesce a fuggire dalla sua prigione sottomarina e parte per una ricerca che metterà a dura prova la sua forza di volontà, mentre il male sembra diffondersi inesorabilmente...

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Quel lato oscuro di sé aveva sollecitato Rhys a ripudiare Majere in quanto dio «nullafacente» e allearsi a Zeboim. Aveva lasciato il monastero per uscire nel mondo, trovare il fratello maledetto, Lleu, e assicurarlo alla giustizia. Aveva trovato suo fratello, ma le cose non erano state così semplici.

Forse nemmeno Majere e i suoi insegnamenti erano tanto semplici. e il dio era ben più complicato di quanto Rhys si fosse reso conto.

Certamente la vita era molto più complicata di quanto lui avesse mai immaginato.

Un deciso strattone alla manica richiamò indietro Rhys dalle sue riflessioni. Guardò Nightshade.

«Sì, che c’è?»

«Non a me», disse il kender, puntando il dito. «A lui.»

Rhys si rese conto che Gerard doveva avergli parlato tutto il tempo. «Vi chiedo scusa, sceriffo. Mi sono incamminato su un percorso di pensieri e non riuscivo a trovare la strada per uscirne. Mi avete chiesto qualcosa?»

«Vi ho chiesto se avete più visto quella donna pazza che a quanto pare si sente libera di entrare e uscire dalla mia prigione quando ne ha voglia.»

«Adesso è lì?» domandò Rhys, allarmato.

«Non lo so», ribatté seccamente Gerard. «Negli ultimi cinque minuti non ci ho guardato. Voi che cosa sapete di lei?»

Rhys si decise. Anche se molte cose erano ancora oscure, il segno del dio pareva chiaro. Gerard era un uomo dì cui ci si poteva fidare. E Rhys, gli dèi lo sapevano, doveva proprio fidarsi di qualcuno! Non poteva più portare tutto da solo questo fardello.

«Vi spiegherò tutto, sceriffo, almeno quello che può essere spiegato.»

«Che non è molto», mormorò Nightshade.

«A questo punto vi sarò grato per qualunque cosa», affermò con sentimento Gerard.

La spiegazione fu rinviata per breve tempo. L’acqua salata incrostata sulla pelle incominciava a prudere, per cui sia Rhys sia Nightshade decisero di fare il bagno nel lago di Crystalmir. La dea del mare, avendo recuperato il figlio, si era generosamente degnata di rimuovere la maledizione che vi aveva inflitto, e il lago era ritornato alla sua condizione di purezza cristallina. I pesci morti che soffocavano il lago erano stati trasportati via e gettati nei campi per essere usati come nutrimento per le coltivazioni, ma il fetore persisteva ancora nell’aria, e i due si lavarono il più rapidamente possibile. Dopo il bagno, Rhys si ripulì la veste dal sangue e dal sale, e Nightshade si strofinò i propri abiti. Gerard fornì loro indumenti da indossare mentre i loro abiti si asciugavano al sole.

Mentre i due facevano il bagno, Gerard fece stufare un pollo in un brodo insaporito con cipolle, carote, patate e quello che lui definì il suo speciale ingrediente segreto: chiodi di garofano.

La casa di Gerard era piccola ma confortevole. Era costruita al livello del terreno, non sui rami di uno dei famosi alberi di vallen per cui era famosa Solace.

«Senza offesa per chi abita sugli alberi», disse Gerard, versando col mestolo lo stufato di pollo e passando i piatti. «A me piace vivere in un luogo dove se mi capita di fare il sonnambulo non mi rompo l’osso del collo.»

Diede ad Atta un osso di manzo, e la cagna si sistemò sopra i piedi di Rhys a sgranocchiare contenta. Il bastone di Rhys era poggiato nell’angolo accanto al camino.

«È il vostro... come lo chiamate?» domandò Gerard.

«Emmide.» Rhys passò la mano sul legno. Ne rammentava ogni imperfezione, ogni protuberanza e ogni nodo, ogni tacca e ogni taglio che l’emmide aveva acquisito nel corso dei cinquecento anni in cui aveva protetto gli innocenti.

«Il bastone è imperfetto, eppure il dio lo ama», disse sottovoce Rhys. «Majere potrebbe avere un bastone dello stesso metallo magico con cui furono forgiate le dragonlance, eppure il suo bastone è di legno: normale e semplice e difettoso. Per quanto difettoso, non si è mai spezzato.»

«Se state dicendo qualcosa di importante, fratello», disse Gerard, «allora dovete parlare a voce più alta».

Rhys rivolse al bastone un’ultima occhiata insistente, quindi ritornò alla propria sedia.

«Il bastone è mio», disse. «Grazie per avermelo conservato.»

«Non è granché da sorvegliare», disse Gerard. «Comunque sembrate tenerlo in gran conto.»

Attese che Rhys si servisse della pietanza e poi disse con calma: «Molto bene, fratello. Sentiamo la vostra storia».

Nightshade teneva un pezzo di pane in una mano e una coscia di pollo nell’altra, mordendo alternativamente l’uno e l’altra e mangiando con molta rapidità, tanto che a un certo punto quasi soffocò.

«Vai piano, kender», disse Gerard. «Che fretta c’è?»

«Ho paura che non resteremo qui molto a lungo», bofonchiò Nightshade mentre gli colava brodo lungo il mento.

«E perché?»

«Perché voi non ci crederete. Vi do circa tre minuti per scaraventarci fuori dalla porta.»

Gerard si accigliò e tornò a guardare Rhys. «Ebbene, fratello? Devo scaraventarvi fuori?»

Rhys rimase in silenzio per un attimo, domandandosi da che parte cominciare.

«Vi ricordate che qualche giorno fa vi ho posto una domanda ipotetica: "Che cosa direste se vi dicessi che mio fratello è un assassino?" Ve lo ricordate?»

«Certo!» esclamò Gerard. «Quasi vi ho messo sotto chiave per non avere denunciato un omicidio. Qualcosa riguardo a vostro fratello che avrebbe ucciso una ragazza: Lucy Wheelwright, vero? Sembravate dire sul serio, fratello. Vi avrei creduto se non avessi visto Lucy io stesso quella mattina, viva quanto voi e ben più carina.»

Rhys osservò attentamente Gerard. «Avete più rivisto Lucy Wheelwright?»

«No. Però ho visto suo marito.» Gerard era cupo. «Quello che restava di lui. Fatto a pezzi con una scure e i resti legati in un sacco e gettati nei boschi.»

«Gli dèi ci salvino!» esclamò Rhys, orripilato.

«Forse ha detto di non volere adorare Chemosh», disse tristemente Nightshade. «Come i tuoi monaci.»

«Quali monaci?» domandò Gerard.

Rhys non rispose subito. «Avete detto che Lucy è scomparsa?»

«Già. Ha detto alla gente che lei e suo marito lasciavano la città per far visita a un villaggio vicino, ma io ho controllato. Lucy non è mai tornata e naturalmente adesso sappiamo che cosa è successo a suo marito.»

«Avete controllato?» domandò Rhys, stupito. «Pensavo che non mi aveste preso sul serio.»

«Inizialmente no», ammise Gerard, sistemandosi comodamente all’indietro sulla sedia. «Ma poi, quando abbiamo trovato il corpo del marito, mi sono messo a pensare. Come vi ho detto in quella stessa conversazione, voi non siete molto loquace, fratello. Doveva esserci qualche motivo per dirmi quello che mi avevate detto, e così, più ci pensavo, meno la cosa mi piaceva. Io ho combattuto nella Guerra delle Anime. Ho affrontato un esercito di spettri. Io non ci avrei creduto se qualcuno me l’avesse raccontato. Ho mandato uno dei miei uomini a quel villaggio per vedere se ci fosse Lucy.»

«Suppongo di no.»

«Nessuno in quel villaggio ne aveva mai sentito parlare. È venuto fuori che lei non è mai arrivata neanche vicino a quel luogo, e non è l’unica a essere scomparsa. Abbiamo avuto un sacco di giovani che sono svaniti all’improvviso. Hanno abbandonato la casa, la famiglia, hanno lasciato lavori ben pagati senza dire una parola. Una giovane coppia, Timothy e Gerta Tanner, ha abbandonato il figlio di tre mesi: un figlio che entrambi amavano teneramente.» Ammiccò a Nightshade. «Allora non serve che tu ti ingozzi di cibo, kender. Non vi getterò fuori.»

«Che sollievo», disse Nightshade, spazzando via le briciole dalla camicia presa a prestito. Si prese una mela.

«Per non parlare della vostra misteriosa scomparsa dalla cella di prigione», soggiunse Gerard. «Ma partiamo da Lucy e da vostro fratello Lleu. Voi affermate che lui l’ha assassinata...»

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