Un giorno, mentre passeggiava con me lungo il margine della foresta, vicino alla spiaggia, nel folto sottobosco, con andatura zoppicante, ma risoluta e vigorosa, Bond mi narrò come si era svolta la guerra dopo il 1938.
— Credevo che la distruzione delle Cupole avesse posto fine al conflitto — dichiarai. — Non capite… Voglio dire, che cosa resta per cui combattere, dopo quello che accadde?
— Intende dire che la guerra avrebbe dovuto concludersi così? Oh, no! Il bombardamento ha posto fine temporaneamente alla vita cittadina, e la popolazione ha sofferto molto, però esistono ancora i Bunker, dove si trovano i nostri organi di governo e gran parte delle nostre industrie. Direi proprio che non è un gran secolo per le città…
Ricordando la campagna primitiva che avevo visto intorno a Londra, cercai d’immaginare come fosse vivere sempre in un rifugio sotterraneo: bambini dagli occhi vacui che giocavano nelle gallerie buie, una popolazione che il terrore aveva ridotto alla servitù e alla barbarie…
— E che cosa è successo al fronte? — chiesi. — L’assedio all’Europa…
— Be’ — Bond scrollò le spalle — le chiacchieratrici parlano parecchio di grandi avanzate qua e là: “ancora un ultimo sforzo”, e discorsi di questo genere. — E abbassò la voce. — Tuttavia, e non credo che abbia grande importanza discuterne qui, gli aviatori vedono parecchio dell’Europa, anche se volano di notte, alla luce dei bombardamenti, e le voci si diffondono… Ebbene, io personalmente credo che le trincee fangose non si siano spostate di un centimetro dal 1935. Siamo in stallo: ecco qual è la situazione.
— Non riesco proprio a immaginare per quale scopo stiate combattendo. Tutti i paesi sono devastati, prostrati industrialmente ed economicamente. Di sicuro, nessuno è più in grado di costituire una grave minaccia per gli altri, e nessuno può più avere risorse che valga la pena conquistare.
— Forse questo è vero — concesse Bond. — Credo che, una volta finita la guerra, la Gran Bretagna avrà soltanto le forze per ricostruire il paese: per parecchio tempo non potremo più dedicarci a nessuna conquista. E dato che si trova più o meno nella nostra stessa situazione, Berlino deve avere un punto di vista molto simile.
— Allora perché continuare a combattere?
— Perché non possiamo permetterci di smettere. — L’abbronzatura sviluppata nelle profondità temporali del paleocene non riusciva a nascondere le tracce dell’antico, stanco pallore di Bond. — Riceviamo rapporti d’ogni genere. Talvolta si tratta soltanto di voci, ma in alcuni casi, come ho sentito dire, si tratta di notizie fondate, a proposito di certi progressi tecnici dei tedeschi…
— Progressi tecnici? Armi, vorrà dire.
In silenzio, ci allontanammo dalla foresta per scendere al mare, nell’aria calda che scottava la pelle, e lasciammo che le onde ci lambissero gli stivali.
Intanto, immaginai l’Europa del 1944: le città demolite, milioni di uomini e di donne che, dall’Olanda alle Alpi, tentavano d’infliggersi a vicenda danni irreparabili… Nella tranquillità tropicale, sembrava tutto assurdo: un incubo suscitato da una febbre!
— Ma che cosa potete sperare d’inventare — ripresi — che sia in grado di produrre danni più gravi di quelli che avete già arrecato?
— Si parla di bombe di nuovo tipo, più potenti di qualunque altra sia mai esistita: bombe, si dice, che contengono il carolinum.
Ricordai i progetti di quel genere di cui mi aveva parlato Wallis nel 1938.
— E naturalmente — aggiunse Bond — c’è sempre la guerra di dislocamento cronotico. Capisce? Non possiamo smettere di combattere, perché ciò significherebbe lasciare ai tedeschi il monopolio di tali armi. — La sua voce assunse un tono di disperazione pacata: — Riesce a capire, vero? Ecco perché c’è stata la corsa alla costruzione delle pile atomiche e alla produzione di carolinum, in modo da procurare altra plattnerite. Ed ecco perché sono state investite tante risorse nella fabbricazione dei corazzati temporali.
— E tutto ciò allo scopo di precedere i tedeschi nel passato, e di aggredire loro prima che loro aggrediscano voi?
La capitana protese il mento in atteggiamento di sfida: — O per riparare ai danni che infliggono. Questo potrebbe essere un altro punto di vista.
A differenza di quanto avrebbe forse fatto Nebogipfel, non discussi della vanità fondamentale dell’impresa, giacché era evidente che i filosofi del 1944 non erano ancora giunti a comprendere la molteplicità della storia, come avevo potuto fare io grazie agli insegnamenti del Morlock.
— Però il passato è vasto — protestai comunque. — Siete venuti a cercare noi… Ma come sapevate che eravamo finiti in quest’epoca? E come avete potuto individuare la nostra ubicazione con esattezza, anziché con un’approssimazione di un milione di anni?
— Disponevamo di alcuni indizi.
— Che genere d’indizi? Si riferisce forse alle tracce lasciate all’Imperial College?
— In parte. Ma disponevamo anche d’indizi archeologici.
— Archeologici?
Scherzosamente, Bond mi guardò: — Senta… Non sono certa che voglia sapere…
Naturalmente, ciò fece divampare la mia curiosità, perciò insistetti affinché la capitana parlasse.
— Benissimo. Gli scienziati, naturalmente, sapevano da quale zona eravate partiti per il passato, ossia dall’Imperial College, quindi hanno compiuto una ricerca archeologica sistematica, scavando…
— Accidenti! Cercavate i miei resti fossili!
— E quelli di Nebogipfel. Si pensò che se si fossero trovate anomalie, come ossa o attrezzi, sarebbe stato possibile, in base allo strato geologico, individuare l’epoca con precisione sufficiente…
— E avete trovato qualcosa? Di nuovo, Bond tacque.
Fui costretto a insistere affinché rispondesse: — Hilary…
— Fu trovato un teschio. — Umano?
— In un certo senso. — Bond esitò. — Era piccolo e alquanto deforme, situato in uno strato di cinquanta milioni di anni più remoto dell’epoca in cui avrebbero dovuto trovarsi le vestigia umane più antiche. E sembrava che fosse stato spaccato in due da un morso.
Piccolo e deforme, pensai. Compresi che doveva essersi trattato del teschio di Nebogipfel. Era mai possibile che il Morlock fosse stato ucciso dal Pristichampus, in un’altra storia, in cui Gibson non era intervenuto?
E le mie ossa giacevano forse nel futuro, frantumate e fossilizzate, in qualche altro luogo non lontano, senza essere state scoperte?
Benché il sole mi scaldasse la testa e la schiena, fui scosso da un brivido gelido. D’improvviso, il mondo fulgido del paleocene parve sbiadire in una trasparenza che lasciava filtrare la luce spietata del tempo.
— Dunque ci avete trovati dopo avere individuato le tracce della plattnerite… Immagino però che siate rimasti delusi nel trovare, ancora una volta, soltanto me, e nessuna orda di prussiani guerrafondai. Comunque, non le sembra di scorgere un paradosso? Avete costruito i corazzati temporali nel timore che i tedeschi facessero lo stesso… Benissimo. La situazione, tuttavia, è simmetrica: dal loro punto di vista, i tedeschi temono sicuramente che voi inventiate per primi le macchine temporali. Ciascuna delle due parti si comporta precisamente in modo tale da provocare la reazione peggiore da parte dell’avversario. E dunque entrambe scivolano verso la situazione peggiore per tutti.
— Può darsi — convenne Bond. — Ma il possesso della tecnica temporale da parte dei tedeschi sarebbe catastrofico per la causa degli Alleati. La nostra spedizione ha lo scopo d’individuare i viaggiatori temporali tedeschi e d’impedire che infliggano qualunque danno alla storia.
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