Con il cuore palpitante, faticai a seguire Nebogipfel con passo fermo. Infilai le mani nelle tasche della giacca, afferrando le due leve di controllo. Ero già abbastanza vicino alla macchina per vedere i perni su cui le leve andavano inserite, ed ero deciso ad avviare la macchina al più presto possibile, per andarmene da quel mondo.
— Come puoi vedere — dichiarò Nebogipfel — la macchina è indenne. L’abbiamo spostata, ma senza toccare nessuno dei suoi meccanismi…
Era molto concentrato, quindi cercai di distrarlo: — Dimmi una cosa… ora che l’avete studiata e che conoscete le mie teorie, qual è la vostra impressione?
— La tua macchina è un’invenzione straordinaria, molto progredita per la tua epoca.
Non mi sono mai piaciuti troppo i complimenti: — Ma è la plattnerite che mi ha permesso di costruirla.
— Sì. Mi piacerebbe studiare meglio questa “plattnerite”. — Nebogipfel si mise gli occhiali e scrutò le scintillanti sbarre di quarzo della macchina. — Abbiamo discusso brevemente della molteplicità della storia e della possibile esistenza di diversi mondi. Tu stesso sei stato testimone…
— Il mondo degli Eloi e dei Morlock, e quello della Sfera.
— Si possono concepire le diverse versioni di storia come corridoi paralleli, ciascuno dei quali esiste indipendentemente dagli altri. La tua macchina consente di percorrerli avanti e indietro. Osservando da un punto qualsiasi all’interno di un corridoio, si può vedere un flusso storico completo e coerente, senza essere consapevoli dell’esistenza di altri corridoi. E i corridoi non possono influenzarsi a vicenda. In alcuni di essi, però, le condizioni possono cambiare: persino le leggi fisiche possono essere diverse…
— Continua.
— Hai detto che il funzionamento della macchina dipende da una torsione dello spazio e del tempo, che trasforma il viaggio temporale in un viaggio spaziale. Sono d’accordo: l’effetto della plattnerite è appunto questo. Ma come avviene? Immagina un universo… cioè un’altra dimensione di storia, in cui la torsione spazio-temporale sia molto accentuata.
Nebogipfel descrisse un universo che andava al di là della mia comprensione, in cui la rotazione faceva parte della struttura stessa di quell’universo.
— La rotazione sarebbe intrinseca a ogni punto dello spazio e del tempo. Un sasso scagliato da qualunque punto seguirebbe una traiettoria a spirale: l’inerzia agirebbe come un compasso, ruotando intorno al punto di lancio. Secondo alcuni, il nostro stesso universo potrebbe essere sottoposto a una tale rotazione, ma a una velocità enormemente lenta: centomila milioni di anni per compiere una singola rotazione. Il principio dell’universo rotante venne avanzato per la prima volta proprio da Kurt Gödel, pochi decenni dopo la tua partenza.
— Gödel? — Impiegai un attimo per ricordare quel nome. — Lo stesso che dimostrò l’imperfettibilità della matematica?
— Esatto.
Camminando attorno alla macchina, tenni le leve ben strette nelle mani. Volevo raggiungere la posizione più favorevole per salire sulla macchina. — Ma in che modo tutto ciò spiega il funzionamento del mio apparecchio…
— Si tratta della rotazione assiale. In un universo rotante, è possibile muoversi nello spazio, ma viaggiando nel passato o nel futuro. Anche il nostro universo ruota, però tanto lentamente che un viaggio simile sarebbe di centomila milioni di anni luce, e richiederebbe quasi un milione di milioni di anni.
— Dunque poco pratico…
— Immagina invece un universo molto più denso del nostro: così denso, in qualsiasi punto, quanto il nucleo di un atomo di materia. Ebbene, per una rotazione completa impiegherebbe poche frazioni di secondo.
— Ma non siamo in un universo del genere! — Agitai una mano nell’aria. — Questo è evidente.
— Ma tu forse sì, per poche frazioni di secondo, grazie alla tua macchina, o almeno alla plattnerite. La mia ipotesi è che, a causa di qualche proprietà della plattnerite, la macchina del tempo si sposta rapidamente avanti e indietro fra il nostro universo e un altro universo ultradenso, sfruttando a ogni passaggio la torsione assiale della realtà per viaggiare lungo una serie di pieghe nel passato o nel futuro. Dunque, ti muovi a spirale attraverso il tempo.
Riflettei su queste idee. Erano senza dubbio straordinarie, anche se mi sembravano semplicemente una proiezione fantastica delle mie speculazioni preliminari sulla compenetrazione fra spazio e tempo, nonché sulla fluidità delle rispettive dimensioni. Inoltre, l’impressione soggettiva che avevo ricavato dal viaggio nel tempo era in effetti legata a sensazioni di torsione e rotazione. — Sbalorditivo! — commentai. — Ma credo sia necessario uno studio più approfondito.
— La tua elasticità mentale è impressionante — disse Nebogipfel scrutandomi, — almeno, per un uomo al tuo stadio evolutivo.
Ignorai il commento: ormai ero abbastanza vicino alla macchina. Cautamente, Nebogipfel sfiorò con un dito una sbarra della gabbia, che si accese di un bagliore improvviso. Un alito di brezza gli arruffò il sottile strato di pelliccia che gli copriva il braccio. Il Morlock ritirò la mano di scatto. Nell’osservare i perni, visualizzai i semplici movimenti necessari a sfilare le leve di tasca e a rimontarle: sarebbe occorso meno di un secondo. Ma ci sarei riuscito prima che Nebogipfel mi tramortisse con i suoi raggi verdi?
D’improvviso mi sentii oppresso in maniera insopportabile dall’oscurità e dal fetore dei Morlock. Potrei fuggire da tutto questo in un attimo, pensai, mosso da un impeto irresistibile.
— Qualcosa non va? — Con i suoi grandi occhi scuri, Nebogipfel mi scrutava, e sembrava pronto a scattare. Capii che aveva dei sospetti. Mi ero forse tradito? Ebbi la certezza che le bocche d’innumerevoli armi mi minacciassero dall’oscurità circostante: ancora pochi secondi e sarei stato perduto.
Il sangue mi pulsava alle tempie come un ruggito, sfilai di tasca le leve e con un grido balzai nella macchina. Con un solo movimento, innestai le leve sui perni e le spostai all’indietro. Quando la macchina cominciò a vibrare, un lampo verde mi fece temere il peggio, poi le stelle scomparvero e il silenzio mi avvolse. Provai una straordinaria sensazione di torsione, quindi mi accorsi con orrore di sprofondare; ma quel disagio non mi inquietava, perché si trattava dell’esperienza ormai familiare del viaggio temporale.
Lanciai un grido trionfante. Ce l’avevo fatta, stavo tornando indietro nel tempo! Ero libero!
Allora sentii qualcosa di freddo e morbido attorno alla gola, come se un insetto mi avesse sfiorato, e avvertii un fruscio .
Mi portai una mano al collo, e toccai la pelliccia di un Morlock.
Afferrai l’avambraccio esile, liberandomi il collo. Un corpo villoso giaceva disteso accanto a me nella gabbia di nichel e d’ottone, un magro viso occhialuto era vicino al mio, e il fetore dolciastro dei Morlock era potente.
— Nebogipfel!
Il petto del Morlock si alzava e si abbassava, ansimante: era mai possibile che avesse paura? Con voce acuta, fioca, disse: — Dunque sei fuggito. E tanto facilmente…
Aggrappato alla macchina, sembrava una bambola di stracci e di crine. Mi ricordava il mondo d’incubo da cui ero scappato. Sono certo che avrei potuto gettarlo fuori in un attimo, eppure mi trattenni. In tono tagliente, ribattei: — Forse voi Morlock avete sottovalutato la mia intraprendenza. Ma tu… sospettavi, vero?
— Sì. Proprio all’ultimo momento… Credo di aver imparato a interpretare il linguaggio inconsapevole del tuo corpo. Ho capito che intendevi azionare la macchina. Ho avuto appena il tempo di raggiungerti, prima che… — Poi Nebogipfel sussurrò: — Credi che ci potremmo sistemare meglio? Sono in una posizione piuttosto scomoda, e temo di cadere dalla macchina. — E mi osservò mentre riflettevo sulla proposta.
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