Dan Simmons - Ilium

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Attenzione! Thomas Hockenberry è stato un insegnante universitario di storia, con una vita assolutamente normale. Per quale motivo, allora, si trova adesso ad assistere alla Guerra di Troia, al servizio degli dèi dell’antica Grecia? E perché gli stessi dèi sembrano padroneggiare una tecnologia avanzatissima, con la quale cercano di alterare il corso degli eventi e di uccidersi a vicenda? Intanto, in un futuro lontano migliaia di anni, su una Terra dove i pochi abitanti rimasti hanno come sola occupazione il divertimento, solo un uomo ricorda ancora l’antica arte della lettura e la sfrutta cercando di risolvere l’enigma più grande di tutti: chi ha costruito le macchine che governano il pianeta? Dall’autore che ha cambiato la fantascienza, la sua saga più intensa e appassionante, dove il gusto per la ricostruzione storica si mescola con i grandi scenari di un futuro apocalittico e affascinante.
Vincitore del premio Locus per il miglior romanzo di fantascienza in 2004.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 2004.

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«Cosa sono i monoliti di Zorin?» chiese Hannah.

«Niente di cui dobbiamo preoccuparci oggi» rispose Savi.

«A che velocità viaggiamo?» chiese Ada.

«Non alta» rispose Savi. Diede un’occhiata al display virtuale che le circondava i polsi e le mani. «Circa cinquecento chilometri all’ora, in questo momento.»

Ada provò a immaginare quella velocità. Non ci riuscì. Prima del volo col sonie non aveva mai viaggiato in un mezzo più veloce delle troike tirate da voynix e non aveva idea della velocità di una troika. Probabilmente meno di cinquecento chilometri all’ora, si disse: le montagne e le creste in basso cambiavano molto più in fretta della campagna nella corsa in troika o in carrozzella dal portale fax a villa Ardis.

Volarono per un’altra ora. A un certo punto Hannah disse: «Mi fa male il collo a furia di inarcare la testa per guardare dal bordo del sonie e la bolla è troppo bassa per mettermi a sedere. Vorrei…». Mandò un urlo. Ada, Daeman e Harman la imitarono.

Savi aveva mosso la mano sul pannello virtuale di controllo e il sonie sotto di loro era semplicemente scomparso. Nell’istante prima di serrare gli occhi, Ada vide la perfetta illusione di sei umani e i loro bagagli e le lance di Odisseo volare a mezz’aria, senza niente che li sostenesse.

«Avvisaci, se hai intenzione di farci di nuovo uno scherzo del genere» disse Harman, scosso, a Savi.

La vecchia borbottò qualcosa.

Ada trascorse un paio di minuti a toccare il freddo metallo del cofano davanti a lei, a sentire il contatto morbido e solido come cuoio del contorno dell’incavatura sotto le gambe, il ventre e il petto, prima di trovare il coraggio di riaprire gli occhi. "Non sto cadendo, non sto cadendo" continuò a ripetersi. "Sì che cadi!" le dissero gli occhi e l’orecchio interno. Ada chiuse di nuovo gli occhi e li aprì solo quando, sorvolati gli altopiani, costeggiarono una penisola che dalla terraferma correva verso nordovest.

«Credevo che avresti gradito lo spettacolo» disse Savi a Harman, come se gli altri non fossero coinvolti.

Davanti a loro l’oceano tagliò l’istmo, una distesa d’acqua per un varco di almeno centocinquanta chilometri. Savi prese quota e virò a nord in mare aperto.

«Secondo le carte geografiche che ho visto, l’istmo fra il Nord e il Sud America era sopra il livello del mare» disse Harman, protendendosi dall’incavatura per guardarsi indietro.

«Quelle tue carte sono inutili» disse Savi. Mosse le dita e il sonie accelerò e salì ancora.

Dopo mezzodì fu visibile un’altra linea costiera. Savi ridusse la quota e in breve sorvolarono acquitrini che poco dopo lasciarono posto a chilometri e chilometri di sequoie (così le chiamò Savi) che arrivavano anche a ottanta o novanta metri d’altezza.

«Chi vuole sgranchirsi le gambe sulla terraferma mentre ci fermiamo per pranzo?» chiese Savi. «O appartarsi se gli scappa il bisognino?»

Quattro passeggeri su cinque votarono sì a gran voce. Odisseo sorrise. Fino a quel momento aveva sonnecchiato.

Pranzarono in una radura su una collinetta, circondati da alberi maestosi come cattedrali. Gli anelli equatoriale e polare si muovevano appena nel pezzetto di cielo azzurro visibile fra i rami.

«Ci sono dinosauri qui intorno?» chiese Daeman, scrutando le zone buie sotto gli alberi.

«No» rispose Savi. «Preferiscono le parti centrali e settentrionali del continente.»

Daeman si appoggiò, rilassato, a un ceppo e mangiucchiò frutta, fette d’arrosto e pane, ma si raddrizzò quando Odisseo disse: «Forse Savi Uhr in realtà voleva dire che qui ci sono predatori più feroci che tengono lontano i dinosauri ricombinanti».

Savi lanciò a Odisseo un’occhiataccia e scosse la testa, come se sospirasse sulle malefatte di un incorreggibile ragazzino. Daeman guardò di nuovo nelle ombre di mezzodì sotto gli alberi e si spostò più vicino al sonie per terminare il pranzo.

Hannah, che staccava di rado gli occhi da Odisseo, trovò il tempo per estrarre di tasca il lino e metterselo sugli occhi. Rimase distesa per diversi minuti, mentre gli altri mangiavano in silenzio nel caldo ombroso e silenzioso. Finalmente Hannah si alzò a sedere, si tolse il lino ricamato a microcircuiti e disse: «Odisseo, ti piacerebbe vedere che cosa succede a te e ai tuoi compagni nella guerra sotto le mura della città?».

«No» rispose il greco. Con i denti strappò un pezzo di carne di Uccello Terrore rimasto dalla sera prima e masticò lentamente, poi bevve vino dall’otre che aveva portato con sé.

«Zeus è furioso e ha spostato l’equilibrio verso i troiani guidati da Ettore» proseguì Hannah, senza badare alla reticenza di Odisseo. «Hanno respinto i greci oltre la loro linea di difesa, il fossato e le palizzate, e combattono intorno alle nere navi. Sembra che la tua parte sia sul punto di perdere. Tutti i grandi sovrani, tu compreso, si sono dati alla fuga. Solo Nestore è rimasto a combattere.»

Odisseo brontolò. «Quel vecchio chiacchierone. È rimasto perché gli hanno ammazzato il cavallo e si è ritrovato a piedi.»

Hannah lanciò un’occhiata a Ada e rise. Si era riproposta di trascinare Odisseo in una discussione, era chiaro; ed era altrettanto chiaro che era convinta d’esserci riuscita. Ada ancora non credeva che quell’uomo fin troppo reale, abbronzato, pieno di rughe e di cicatrici, così diverso dai maschi rinnovati nello spedale ai quali erano abituate, fosse lo stesso Odisseo del dramma. Come molte persone intelligenti che lei conosceva, era convinta che il lino fornisse uno spettacolo virtuale, probabilmente scritto e registrato durante l’Età Perduta.

«Ricordi la battaglia vicino alle nere navi?» lo incitò Hannah.

Odisseo brontolò di nuovo. «Ricordo il banchetto la sera prima di quel miserabile giorno da cani. Dall’isola di Lemno giunsero trenta navi cariche di vino, mille misure piene, abbastanza da annegarci gli eserciti troiani, se non avessimo avuto un modo migliore di usarlo. Euneo, figlio di Giasone, lo mandò come dono agli Arridi, Agamennone e Menelao.» Guardò di traverso Hannah e gli altri. «Ecco, il viaggio di Giasone, quella è una storia che vale la pena ascoltare.»

Tutti, tranne Savi, osservarono con espressione vacua il massiccio vecchio in tunica e cintura.

«Giasone e gli Argonauti» ripeté Odisseo. Guardò da uno all’altro. «Di sicuro avete sentito quella storia.»

Savi ruppe l’imbarazzato silenzio. «Questi qui non hanno sentito nessuna storia, figlio di Laerte. I nostri cosiddetti umani vecchio stile non hanno passato, né miti, né storie di qualsiasi genere, a parte il dramma del lino. Non sanno più leggere e scrivere, esattamente come tu e i tuoi compagni non sapevate ancora leggere e scrivere.»

«Non avevamo bisogno di scarabocchi su corteccia o pergamena o fango per essere uomini degni di considerazione» brontolò Odisseo. «La scrittura fu provata in epoca precedente alla nostra e abbandonata come inutile.»

«Esattamente» disse Savi, ironica. «"L’attrezzo di un illetterato sta forse meno eretto?" Credo l’abbia detto Orazio.»

Odisseo le lanciò un’occhiataccia.

«Ci parlerai di questo Giasone e gli… gli cosa?» disse Hannah e arrossì in un modo che convinse Ada: la sua amica aveva davvero dormito con Odisseo, la notte prima.

«Ar-go-nau-ti» compitò lentamente Odisseo, calcando su ogni sillaba come se parlasse a un bambino. «E, no, non ve ne parlerò.»

Ada si trovò a guardare dalla parte di Harman e a tornare con la mente a ricordi della lunga notte appena trascorsa. Voleva allontanarsi con lui e parlargli in privato di ciò che avevano condiviso o, in mancanza di questo, voleva solo chiudere gli occhi nel caldo umido della radura chiazzata dal sole e appisolarsi, forse per sognare del loro amore. "Meglio ancora" pensò, scrutando Harman da sotto le ciglia "potremmo allontanarci di nascosto nel buio della foresta e fare l’amore di nuovo, anziché sognarlo."

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