«Servi da oracolo?»
«No.»
«Sei un profeta, allora? Un sacerdote al quale gli dèi hanno dato la facoltà di vedere il futuro?»
«No.»
«Non capisco.»
Mi sposto sul fianco e mi tiro su a sedere, sistemando i cuscini per stare più comodo. È ancora buio, ma nella corte un uccello comincia a cinguettare. «Nel luogo da dove provengo» mormoro «c’è un canto, un poema, su questa guerra. Si chiama Iliade. Finora gli eventi della guerra reale assomigliano a quelli cantati dal poema.»
«Parli come se questo assedio e questa guerra fossero già storia vecchia nella terra da cui provieni» dice Elena. «Come se tutto fosse già accaduto.»
"Non ammetterlo, con lei" penso. "Sarebbe follia." «Sì» rispondo invece. «È la verità.»
«Sei uno dei Fati» dice Elena.
«No, sono solo un uomo.»
Elena sorride, con perverso divertimento. Si tocca il solco fra i seni, dove ho raggiunto l’orgasmo solo qualche ora prima. «Questo lo so, Hock-en-bear-eeee.»
Arrossisco, mi strofino le guance e sento la barba lunga. Non mi sono rasato, stamattina, nei dormitori degli scoliasti. "Perché darmi il disturbo?" mi sono detto. "Mi restano solo alcune ore di vita."
«Risponderai alle mie domande su questo futuro?» chiede Elena, con voce terribilmente dolce.
"Sarebbe pazzia rispondere" pens. «Il realtà non conosco il tuo futuro» dico, in malafede. «Conosco solo i particolari di quel poema. E ci sono già state varie discrepanze con gli eventi reali…»
«Risponderai alle mie domande sul futuro?» ripete. Mi posa la mano sul petto.
«Sì» dico.
«Ilio è condannata?» L’ha detto con voce ferma, calma, sommessa.
«Sì.»
«Sarà presa con la forza o con l’inganno?»
"Per l’amor del cielo" penso "non puoi dirle anche questo!" «Con l’inganno» rispondo.
Elena, incredibilmente, sorride. «Odisseo» mormora.
Rimango zitto. Mi dico che forse, se non rivelo alcun particolare, le mie parole non modificheranno gli eventi.
«Paride sarà ucciso prima che Troia cada?» chiede Elena.
«Sì.»
«Per mano di Achille?»
"Niente particolari!" rumoreggia la mia coscienza. «No» rispondo. "Va’ al diavolo!"
«E il prode Ettore?»
«Muore» dico, sentendomi come un perverso giudice che condanna tutti all’impiccagione.
«Per mano di Achille?»
«Sì.»
«E Achille? Resterà vivo e tornerà a casa da questa guerra?»
«No.» "Il suo destino è segnato non appena uccide Ettore e lui l’ha sempre saputo… L’ha saputo da una profezia che ha portato con sé per anni come un cancro. Lunga vita o la gloria? Omero ha detto che era… è… sarà la decisione che Achille deve prendere. Ma, se la profezia è veritiera, se lui sceglie la lunga vita, sarà conosciuto solo come un uomo, non come il semidio che diverrà se uccide Ettore in battaglia. Ma lui ha la possibilità di scegliere. Il futuro non è già stabilito e immutabile!"
«E re Priamo?»
«Muore» dico, in un rauco bisbiglio. "Ucciso nel suo stesso palazzo, nel suo tempio privato a Zeus. Fatto a pezzi sanguinolenti, come una giovenca sacrificata agli dèi."
«E il figlioletto di Ettore, Scamandrio, che il popolo chiama Astianatte?»
«Muore» rispondo. Chiudo gli occhi per non vedere l’immagine di Pirro che getta dalle mura il bambino urlante.
«E Andromaca?» mormora Elena. «La moglie di Ettore?»
«Schiava» rispondo. Se Elena continua con questa litania di domande, impazzirò di sicuro. Andava tutto bene da lontano, da una posizione di scoliaste disinteressato che si limita a osservare. Ma ora parlo di gente che ho incontrato e conosciuto e… portato a letto. Mi accorgo con sorpresa che Elena non ha fatto domande sul proprio fato. Forse non vorrà mai sapere.
«E io morirò con Ilio?» chiede invece lei, con voce sempre calma.
Traggo un sospiro. «No.»
«Ma Menelao mi troverà?»
«Sì.» Mi sento come uno di quei giocattoli per prevedere il futuro che erano popolari quando ero ragazzino. Perché non le ho risposto come avrebbe fatto la palla nera del giocattolo? Sarebbe stato più simile all’Oracolo di Delfi… "Il futuro è nebuloso." Oppure: "Chiedi di nuovo". Sto forse facendo il pavone per questa donna?
Ormai è troppo tardi.
«Menelao mi trova, ma non mi uccide. Sopravvivo alla sua collera?»
«Sì.» Ricordo che Omero ne parla nell’Odissea: Menelao trova Elena nascosta nei quartieri di Deifobo, nel grande palazzo reale, vicino al tempio del Palladio, e il marito cornificato si getta su di lei, spada sguainata, più che intenzionato a uccidere questa bellissima donna. Elena si snuda i seni davanti al marito, quasi invitandolo a colpirla, come se volesse la morte; e allora Menelao lascia cadere la spada e bacia Elena. Non è chiaro se Deifobo, uno dei figli di Priamo, è ucciso da Menelao prima di questo fatto o dopo che lui…
«Ma mi riporta a Sparta?» mormora Elena. «Paride morto, Ettore morto, tutti i grandi guerrieri di Ilio morti o passati a fil di spada, tutte le grandi donne di Troia morte o trascinate via in schiavitù, la città stessa bruciata, le mura sfondate, le torri abbattute e fatte a pezzi, la terra cosparsa di sale perché mai più niente vi cresca… ma io rimango in vita e sono riportata a Sparta da Menelao?»
«Sì, una cosa del genere» dico. Una risposta che zoppica alle mie stesse orecchie.
Elena scende dal letto e, nuda, va alla terrazza che dà sulla corte. Per un minuto dimentico il mio ruolo di Cassandra e mi limito a guardare con una sorta di timore reverenziale i capelli scuri che le scendono sulla schiena, le natiche perfette, le gambe robuste. Elena sta nuda alla balaustra e, senza girarsi dalla mia parte, dice: «E tu, Hock-en-bear-eeee? I Fati ti hanno rivelato anche la tua sorte, mediante quel loro poema?».
«No. Non sono abbastanza importante per essere citato nel poema. Ma sono abbastanza sicuro di morire oggi.»
Elena si gira. Mi aspetto che pianga, dopo tutto ciò che le ho detto (ammesso che mi creda) e invece sorride lievemente. «Solo "abbastanza sicuro"?»
«Sì.»
«Morirai per l’ira di Afrodite?»
«Sì.»
«Ho percepito quell’ira, Hock-en-bear-eeee. Se s’incapriccerà di ucciderti, ti ucciderà.»
"Be’, è incoraggiante" penso. Rimango silenzioso per un poco. Dal vano della terrazza sul lato della città proviene un brusio. «Che cos’è?» chiedo.
«Le donne troiane implorano ancora Atena perché abbia misericordia e conceda la sua protezione divina, cantando e facendo sacrifici nel tempio a lei dedicato, secondo gli ordini di Ettore» dice Elena. Torna a darmi le spalle e guarda intensamente giù nella corte interna, come per trovare quel solitario uccello cinguettante.
"Troppo tardi per la misericordia di Atena" penso. Poi, senza rifletterci, dico: «Afrodite vuole che io uccida Atena. Mi ha dato l’Elmo di Ade e altri utensili proprio a questo scopo».
Elena gira di scatto la testa e anche nella scarsa luce vedo la sua espressione sconvolta, il suo pallore. È come se finalmente reagisse a tutte le mie terribili notizie profetiche. Nuda, torna dentro e si siede sul bordo del letto, dove me ne sto disteso, sorreggendomi al gomito.
«Uccidere Atena, hai detto?» bisbiglia. Non l’ho mai sentita parlare a voce così bassa.
Annuisco.
«Allora gli dèi possono essere uccisi?» chiede Elena, con voce così sommessa che riesco appena a udirla, a trenta centimetri di distanza.
«Penso che sia possibile» rispondo. «Solo ieri ho sentito Zeus dire ad Ares che gli dèi potrebbero morire.» E le racconto di Afrodite e Ares, delle loro ferite, del bizzarro luogo dove guariscono. Spiego che Afrodite emergerà oggi dalla vasca, forse è già fuori, perché l’Olimpo segue lo stesso ritmo giorno/notte di Ilio e anche lì ormai è già "domani".
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