Harlan Ellison - «Pentiti, arlecchino!» disse l’Uomo del Tic-Tac
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- Название:«Pentiti, arlecchino!» disse l’Uomo del Tic-Tac
- Автор:
- Издательство:Casa Editrice La Tribuna
- Жанр:
- Год:1966
- Город:Piacenza
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Gelatine! Milioni e miliardi, purpuree e gialle e verdi e liquerizia e uva e lampone e menta e rotonde e lisce e croccanti di fuori e tenere e carnose dentro, e zuccherine e rimbalzando, balzando, rotolando, tintinnando, saltellando, caddero sulle teste e sulle spalle e sui capelli duri e sulle corazze degli operai della Timkin, tintinnando sul marciapiede e rimbalzando via e rotolando sotto i piedi e riempiendo il cielo nella caduta con tutti i colori della gioia e dell’infanzia e delle festività, in una pioggia continua, un’ondata solida, un torrente di colore e di dolcezza disceso dal cielo lassù, che entrava in un universo di lucidità e d’ordine da metronomo, con una novità buffa e pazzesca. Gelatine!
Gli operai del turno urlarono e risero e vennero bersagliati e rompevano le file, e le gelatine riuscirono a penetrare negli ingranaggi dei marciapiedi mobili e allora vi fu uno scricchiolio terribile come il suono di un milione di unghie che stridessero su un quarto di milione di lavagne, seguito da un tonfo continuato e convulso, da un crepitio, e poi tutti i marciapiedi si fermarono, e tutti ruzzolarono di qua e di lì, in un mucchio, e ancora ridevano e si buttavano in bocca le piccole gelatine dai colori infantili. Era una vacanza, e uno spasso, una follia assoluta, una risata. Ma…
Il turno ritardò di sette minuti.
Non arrivarono a casa per sette minuti.
La tabella oraria generale subì uno scompenso di sette minuti.
I piani di produzione furono ritardati di sette minuti dai marciapiedi bloccati.
Lui aveva rovesciato la prima tessera del domino della fila, e una dopo l’altra, chik chik chik , le altre erano cadute.
Il Sistema era stato turbato per sette minuti. Era una cosa da poco, appena degna di nota, ma in una società in cui l’unica forza motrice erano l’ordine e l’unità e la prontezza e la precisione cronometrica e la devozione all’orologio, la venerazione per gli dèi del tempo che passava, era un disastro di tremenda importanza.
Perciò gli venne ordinato di presentarsi all’Uomo del Tic-Tac. L’annuncio venne irradiato su tutti i canali di tutti i mezzi di comunicazione. Gli fu ordinato di presentarsi là alle 7.00 e, maledizione, puntuale. E attesero, e attesero, e attesero, ma lui non comparve fin verso le dieci e mezzo, e allora si limitò a cantare una canzoncina sul chiaro di luna in un posto che nessuno aveva mai sentito nominare e che si chiamava Vermont, e sparì di nuovo. Ma tutti avevano aspettato fin dalle sette, e questo era stato un disastro per le loro tabelle orarie. Perciò restava ancora il quesito: Chi è l’Arlecchino?
Ma la domanda che non veniva formulata (la più importante delle due) era: come abbiamo fatto a metterci in questa situazione, se un buffone ridente e irresponsabile può disorganizzare tutta la nostra vita economica e culturale con centocinquantamila dollari di gelatine…?
Gelatine , Diosanto! È una pazzia! Dove ha preso il danaro per comprare centocinquantamila dollari di gelatine? (Sapevano che dovevano essere costate tanto, perché avevano distaccato un team di Analisti Situazionali, facendo abbandonare loro un altro incarico, li avevano portati sui marciapiedi mobili a raccogliere e a contare le gelatine, e a fornire risultanze, e questo sconvolse le loro tabelle orarie e causò il ritardo di un giorno almeno nell’attività del loro settore). Gelatine? Gelatine? Un secondo — un secondo giustificato — nessuno ha prodotto gelatine da più di un secolo. Dove si è procurato le gelatine?
Ecco un’altra domanda intelligente. Molto probabilmente non troverà mai una risposta soddisfacente. Ma quante domande la trovano?
Adesso conoscete la parte centrale. Ecco l’inizio. Comincia così:
Una rubrica da scrivania. Giorno per giorno, e girate la pagina ogni giorno. 9:00 — aprire la posta. 9:45 — appuntamento con la commissione per la pianificazione. 10:30 — discutere i diagrammi degli stati d’avanzamento delle installazioni con J.L. 11:45 — preghiera per la pioggia. 12:00 — pranzo. E così via.
— Mi dispiace, Miss Grant, ma l’orario per i colloqui era fissato per le 2:30, e adesso sono quasi le cinque. Mi dispiace che sia in ritardo, ma questi sono i regolamenti. Dovrà aspettare l’anno prossimo per ripresentare domanda d’accettazione a questo college. — E così via.
Il treno locale delle 10:10 ferma a Cresthaven, Galesville, Tonawanda Junction, Selby e Farnhurst, ma non a Indiana City, Lucasville e Colton, tranne la domenica. L’espresso delle 10:35 ferma a Galesville, Selby e Indiana City, tranne la domenica e altre festività, quando ferma a… e così via.
— Non ho potuto aspettarti, Fred. Dovevo essere da Pierre Cartain per le 3:00 e tu mi avevi detto che ci saremmo trovati sotto l’orologio del terminal alle 2:45, e tu non c’eri, così ho dovuto andare. Sei sempre in ritardo, Fred. Se ci fossi stato, avremmo potuto combinare insieme, ma così, be’, ho fatto l’ordine da solo… — E così via.
Cari Mr. e Mrs. Atterley: in riferimento ai costanti ritardi di vostro figlio Gerold, siamo purtroppo costretti a sospenderlo dalla scuola, a meno che si possa istituire un metodo attendibile che garantisca il suo arrivo in classe in orario. Riconosciamo che è uno studente esemplare e che i suoi voti sono ottimi, ma il suo continuo dispregio per gli orari di questa scuola impedisce di mantenerlo nell’ambito di un sistema in cui gli altri bambini si dimostrano capaci di arrivare dove devono arrivare in perfetto orario… e così via.
NON POTRETE VOTARE SE NON VI PRESENTATE ALLE 8:45 A.M.
— Non m’interessa che la sceneggiatura sia buona , ne ho bisogno per giovedì!
ORARIO DI USCITA È ALLE 2:00 P.M.
— È arrivato in ritardo. Il posto è già stato assegnato a un altro. Mi dispiace.
DAL SUO STIPENDIO SONO STATI DETRATTI VENTI MINUTI DI RITARDO.
— Dio, com’è tardi, devo scappare!
E così via. E così via. E così via. E così via via via via via tic tac tic tac tic tac e un giorno non lasciamo più che sia il tempo a servire noi, siamo noi a servire il tempo e siamo schiavi dell’orario, adoratori del movimento del sole, vincolati a un’esistenza imperniata sulle restrizioni perché il sistema non funziona se non rispettiamo rigorosamente la tabella di marcia.
Fino a quando arrivare in ritardo non è più un fastidio da poco. Diventa un peccato. Poi un reato. Poi un reato punibile così: CON DECORRENZA DAL 15 LUGLIO 2389 ore 12:00:00, l’ufficio del Maestro Cronometrista richiederà a tutti i cittadini di consegnare le schede orarie e le cardiolastre per l’elaborazione. Ai sensi dello Statuto 555-8-SGH-999 relativo alla revoca del tempo pro capite, tutte le cardiolastre saranno sintonizzate sui singoli detentori e…
Cos’avevano fatto? Avevano ideato un metodo per ridurre la durata dell’esistenza che una persona poteva avere. Se arrivava in ritardo di dieci minuti, perdeva dieci minuti della sua vita. Un’ora valeva, proporzionalmente, una revoca maggiore. Se qualcuno arrivava continuamente in ritardo, poteva, una domenica notte, trovarsi a ricevere una comunicazione del Maestro Cronometrista, con la quale lo si informava che il suo tempo era scaduto, e che sarebbe stato “spento” a mezzogiorno in punto di lunedì, è pregato di sistemare i suoi affari, signore.
E così, con un semplice espediente scientifico (sfruttando un procedimento scientifico tenuto ben segreto dall’ufficio dell’Uomo del Tic-Tac), veniva tenuto in piedi il Sistema. Era l’unica soluzione pratica. Dopotutto, era patriottica. Bisognava rispettare le tabelle di marcia. Dopotutto, c’era una guerra in corso!
Ma non c’era sempre?
— Ma è veramente disgustoso — disse l’Arlecchino, quando la graziosa Alice gli mostrò il manifesto che lo dava per ricercato. — Disgustoso ed estremamente improbabile. Dopotutto, non siamo ai tempi dei desperados. Un manifesto!
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