Larry Niven - Ai confini di Sol

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Ai confini di Sol: краткое содержание, описание и аннотация

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Carlos era attentissimo. Non avevo ancora avuto occasione di raccontargli quella faccenda. Sorrisi e dissi:

— Anch’io ne sono orgoglioso.

— E a ragione. Fece ben di più che recuperare il più grande scultore tattile kdatlyno dello spazio conosciuto: lo fece con onore, uccidendo uno di loro e lasciando Lloobee libero di perseguire gli altri senza pubblicità. Altrimenti gli kdatlyno si sarebbero irritati.

Aiutare Sigmund Ausfaller era stata la cosa più lontana dai miei pensieri in quegli ultimi otto anni: eppure, all’improvviso, mi faceva piacere. Forse era l’aria con cui stava ascoltando Carlos. Ce ne vuole, per impressionare Carlos Wu.

Carlos disse:

— Se pensassi che si tratta di pirati allora verresti, no, Bey? Dopotutto, è molto probabile che non riescono a trovare le navi in arrivo.

— Sicuro.

— E non credi realmente ai mostri dell’iperspazio.

Esitai. — No, se c’è una spiegazione migliore. Il fatto è che non sono molto convinto neppure dei pirati supertecnologici. E le masse vaganti?

Carlos sporse le labbra. — Bene. Il Sistema Solare ha un buon numero di pianeti… almeno una dozzina scoperti finora, e quattro sono all’esterno della grande singolarità intorno a Sol.

— Senza includere Plutone?

— No, consideriamo Plutone come una lunga fuggitiva di Nettuno. Quindi: Nettuno, Persefone, Caina, Antenora, Tolomea, in ordine di distanza dal Sole. E le orbite non sono piatte rispetto al piano del sistema. Persefone è inclinata di centoventi gradi ed è retrograda. Se troveranno un altro pianeta, là fuori, lo chiameranno Giudecca.

— Perché?

— L’Inferno. Le quattro bolge centrali dell’Inferno dantesco. Formano un’enorme distesa di ghiaccio, dentro alla quale stanno i peccatori.

— Torniamo a noi — disse Ausfaller.

— Incomincia con l’alone cometario — mi disse Carlos. — È molto rarefatto: all’incirca una cometa per un volume sferico corrispondente all’orbita della Terra. La massa è più densa via via che si procede verso il centro: alcuni pianeti, altre comete, pezzi di ghiaccio e di roccia, tutti in orbite sghembe e sempre piuttosto sparsi. All’interno di Nettuno ci sono molti pianeti e asteroidi, e c’è un maggiore appiattimento delle orbite in conformità con la rotazione di Sol. All’esterno di Nettuno lo spazio è immenso e vuoto. Potrebbero esserci pianeti sconosciuti. Singolarità che inghiottono le navi.

Ausfaller era indignato. — Ma è possibile che tre intersechino contemporaneamente le rotte commerciali più importanti?

— Non è impossibile, Sigmund.

— Le probabilità…

— Sono infinitesimali, giustissimo. Bey, è quasi impossibile. Chiunque abbia la testa sulle spalle penserebbe ai pirati.

Non vedevo Sharrol ormai da molto tempo. La tentazione era forte. — Ausfaller, avete scoperto se parte del bottino è stata messa in vendita? Sono arrivate richieste di riscatto? — Mi convinca!

Ausfaller rovesciò all’indietro la testa e rise.

— Cosa c’è di tanto divertente?

— Abbiamo ricevuto centinaia di richieste di riscatto. Qualunque deficiente può scrivere una richiesta di riscatto, e queste sparizioni hanno avuto parecchie pubblicità. Le richieste erano tutte fasulle. Vorrei tanto che ce ne fosse stata qualcuna autentica. C’era un figlio del Patriarca di Kzin a bordo della Wayfarer , quando è scomparsa. In quanto al bottino… uhmm. C’è stata una caduta dei prezzi al mercato nero per la boosterspice e i legni-gemma. In quanto al resto… — Ausfaller scrollò le spalle. — Nessuna traccia degli originali di Barr o della Pietra di Mida o degli altri tesori più cospicui che erano a bordo delle navi sparite.

— Allora non avete nessuna certezza, in un senso o nell’altro.

— No. Verrà con noi?

— Non ho ancora deciso. Quando partirà?

Sarebbero partiti l’indomani mattina dalla Zona Estrema Est. Così avrei avuto tempo di riflettere.

Dopo cena tornai in camera mia. Ero depresso. Carlos sarebbe partito, questo era chiaro. Non era colpa mia… ma era lì su Jinx perché aveva fatto un grande favore a me e a Sharrol. Se fosse morto mentre tornava a casa…

Nella mia stanza c’era ad attendermi un nastro di Sharrol. C’erano le foto dei bambini, Tanya e Louis, e dell’appartamento che lei aveva scovato per noi nell’arcologia di Twin Peaks, e tante altre cose.

Me lo rividi tre volte. Poi chiamai la stanza di Ausfaller. Era passato davvero troppo tempo…

Girai una volta intorno a Jinx, prima di prendere il largo. L’ho sempre fatto, persino ai tempi in cui volavo per le Linee Nakamura; e nessun passeggero ha mai protestato.

Jinx è la luna molto vicina di un pianeta gassoso gigante più massiccio di Giove, ma più piccolo perché il nucleo è compresso e formato di materia degenerata. Un miliardo d’anni fa Jinx e il Primario erano ancora più vicini, prima che la forza mareale li allontanasse. La stessa forza mareale, in precedenza, aveva vincolato la rotazione di Jinx al Primario, e aveva dato alla luna una forma ovoidale, di sferoide prolato. Quando la luna si spostò verso l’esterno la forma diventò un po’ più sferica: ma la superficie di roccia fredda oppose resistenza al cambiamento.

Ecco perché l’oceano di Jinx lo cinge al centro, sotto un’atmosfera troppo compressa e troppo calda perché sia impossibile respirarla, mentre i punti rispettivamente più vicino e più lontano dal Primario, la Zona Estrema Est e quella Ovest, in effetti s’innalzano al di sopra dell’atmosfera.

Visto dallo spazio, Jinx sembra l’Uovo Pasquale di Dio; le Zone Estreme sono color avorio, sfumate di giallo; poi c’è il riflesso più fulgido degli anelli delle distese di ghiaccio ai limiti dell’atmosfera; quindi i vari azzurri di un mondo simile alla Terra, ai quali si sovrappongono sempre più spesso le incrostazioni candide delle nubi via via che gli occhi si spostano verso l’interno, fino alla cintura del pianeta-luna, che è circondata da una fascia di bianco puro. L’oceano non si vede mai.

Feci un solo giro intorno, e via.

Sirio ha la sua parte di materia miscellanea che ingombra il percorso verso lo spazio interstellare. Rimasi ai comandi quasi costantemente per quasi cinque giorni, un po’ per questa ragione e un po’ perché volevo familiarizzarmi con la nave che non conoscevo.

L’ Hobo Kelly era una di quelle navi che atterrano sulla pancia, lunga cento metri e a sezione triangolare. Sotto il muso rialzato e proteso in avanti c’erano i grandi portelloni per il carico. Aveva razzi ventrali adeguati e un motore a fusione molto più grande in coda, e una fila di oblò che indicavano le cabine. Senza dubbio aveva un’aria piuttosto innocua; e senza dubbio c’era sotto un imbroglio. La cabina avrebbe dovuto avere posto a sufficienza per quaranta o cinquanta persone, ma in realtà c’era per quattro appena. Il resto di quello che sarebbe dovuto essere lo spazio per le cabine era formato da finestre a proiezioni olografiche.

Il motore funzionava bello tranquillo fino a un massimo di dieci gravità: non molto, per una nave destinata a portare un carico massiccio. La gravità nella cabina reggeva senza bisogno di sfruttare più di una frazione dell’energia. Quando Jinx e il Primario diventarono invisibili sullo sfondo delle stelle, quando Sirio fu così lontano che potevo guardarlo direttamente, cominciai a occuparmi del quadro segreto dei comandi che Ausfaller aveva sbloccato apposta per me. Ausfaller si svegliò, vide che cosa stavo facendo, e attaccò a darmi spiegazioni.

C’era un grosso laser a raggi X e c’erano altri cannoni laser più piccoli, regolati su frequenze diverse. C’erano quattro bombe a fusione del tipo autocercante. C’era un telescopio così efficiente che in realtà il telescopio ufficiale della nave gli serviva soltanto come finder. C’era il radar di profondità.

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