Various - Gli albori della vita Italiana
Здесь есть возможность читать онлайн «Various - Gli albori della vita Italiana» — ознакомительный отрывок электронной книги совершенно бесплатно, а после прочтения отрывка купить полную версию. В некоторых случаях можно слушать аудио, скачать через торрент в формате fb2 и присутствует краткое содержание. Жанр: foreign_home, История, на итальянском языке. Описание произведения, (предисловие) а так же отзывы посетителей доступны на портале библиотеки ЛибКат.
- Название:Gli albori della vita Italiana
- Автор:
- Жанр:
- Год:неизвестен
- ISBN:нет данных
- Рейтинг книги:5 / 5. Голосов: 1
-
Избранное:Добавить в избранное
- Отзывы:
-
Ваша оценка:
- 100
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
Gli albori della vita Italiana: краткое содержание, описание и аннотация
Предлагаем к чтению аннотацию, описание, краткое содержание или предисловие (зависит от того, что написал сам автор книги «Gli albori della vita Italiana»). Если вы не нашли необходимую информацию о книге — напишите в комментариях, мы постараемся отыскать её.
Gli albori della vita Italiana — читать онлайн ознакомительный отрывок
Ниже представлен текст книги, разбитый по страницам. Система сохранения места последней прочитанной страницы, позволяет с удобством читать онлайн бесплатно книгу «Gli albori della vita Italiana», без необходимости каждый раз заново искать на чём Вы остановились. Поставьте закладку, и сможете в любой момент перейти на страницу, на которой закончили чтение.
Интервал:
Закладка:
Sotto Giovanni Partecipazio, nella chiesa, ridotta a buon termine e adornata di colonne e marmi finissimi, spoglie di vittorie sui Saraceni, si trasportò il corpo dell'Evangelista, il cui nome fu invocato nelle sventure, nelle gioie, nelle battaglie, nelle vittorie. E Venezia, che diverrà una delle prime potenze denaresche d'Europa, quasi a bene augurare de' suoi commerci, stamperà il busto nimbato di san Marco sulle sue monete; e l'animale simbolico dell'Evangelista diverrà ben presto il segnacolo glorioso della repubblica, e nell'edifizio, sacro e inviolato sepolcro del Santo, si svolgerà una serie di avvenimenti, nei quali si riassume quanto v'ha di più glorioso nella veneta storia.
Se Venezia potea dirsi indipendente dall'Impero bizantino, non avea, d'altra parte, più a temere le forti razze del settentrione. Colla potenza Carolingia, minacciosa un dì per la libertà veneziana, la giovane repubblica potea ora trattare da eguale ad eguale. Lodovico II, nell'855, si reca insieme con l'imperatrice, insino a Brondolo, presso Venezia, per onorar di una visita il doge Pietro Tradonico, del quale tiene al fonte battesimale un nipote.
Ma, fra tanta prosperità, le interne discordie non quetavano, anzi, tratto tratto, prorompevano tremende, specie fra i maggiorenti. Le famiglie più illustri vengono fra loro al sangue: i Giustiniani, i Basegi, i Polani da una parte; gli Istoili, i Barbolani, i Selvo dall'altra. Lo stesso doge Pietro Tradonico è trucidato, non già in tumulto di popolo, ma per mano di congiurati, i cui nomi sono fra i più illustri di Venezia: Gradenigo, Candiano, Calabrisino, Faliero.
Nè men sinistra quella luce di rivolte civili, che circonda la bieca figura di Pietro Candiano IV, prima esigliato per l'indole fiera e turbolenta, poi con voltabile giudizio, richiamato in patria ed eletto al dogato. Ma presto, lasciato veder l'animo suo, prorompente ad ogni maniera di prepotenza, fu fatto nuovamente segno alle ire di congiurati, che lo assalirono nel palazzo dove trovaron fiera resistenza nelle soldatesche straniere, messe a guardia del doge. Allora appiccarono il fuoco alle case vicine. Quando le fiamme minacciavano al palazzo ducale, Candiano fuggì per l'atrio della chiesa di San Marco, insieme col figlioletto ancora lattante. I congiurati lo scoprirono, s'avventarono su lui, implorante la vita, almeno, pel figlio. Risposero col sangue. I corpi degli uccisi, lasciati per ludibrio insepolti, furono raccolti e seppelliti da un Giovanni Gradenigo, uomo pio, aborrente da quei furori.
Altre contese sanguinose sorgono fra le due famiglie dei Morosini e dei Caloprini. Un Morosini, mentre esce di chiesa, è trafitto da un Caloprino. I servi, percossi d'orrore, non pensano a brandire le armi, ma raccolgono il ferito e lo trasportano in un monastero, dove spira fra le lagrime e i propositi di vendetta dei parenti colà riparati. I Caloprini fuggono, chiedono asilo alla corte di Ottone II, che coglie tale pretesto per assediare Venezia da ogni parte, perchè non le giungessero vettovaglie e dovesse arrendersi. Venezia resiste e nel 983 si viene alla pace di Verona.
Più tardi, i Caloprini per intercessione dell'imperatrice Adelaide, ottengono il perdono e il ritorno in patria. Ma gli odî non sono spenti nei Morosini. Una sera, seduti in una barca, tornavano dal palazzo ducale alle loro case, tre giovani Caloprini, allorchè, d'improvviso, assaliti dai Morosini son trucidati con tal furore da farne schizzare il sangue sulle rive vicine. I corpi sanguinosi dei trafitti furono portati da un servitore fedele alla povera madre e alle vedove mogli.
Strano tempo e strane antitesi! L'odio a canto all'amore, la ferocia alla mitezza; e sconsigliati impeti di plebe a canto a sottili e accorti provvedimenti; e qui levarsi su nel limpido azzurro le bianche chiese e là intorbidar l'aria il fumo degli incendi vendicatori; e dotar monasteri dopo esser corsi alla rapina; e appendere a piè degli altari le spoglie dei nemici; e innalzar preci dopo uccisioni e stragi. Ma sol che lo straniero minacciasse ed offendesse la patria, le discordie tacevano e tutti insieme i cittadini correvano alle armi, animati da un volere comune.
È di questo tempo il celebre ratto delle spose veneziane, che ispirò la poesia e le arti. È leggenda, è storia? I più vecchi cronachisti, l'Altinate e il diacono Giovanni, vissuto tra il cadere del secolo X, Martino da Canale, che narrò nel XIII, non ne parlano. Certo, a quell'avvenimento vero e leggendario si dee l'origine d'una delle più pittoresche feste veneziane. Non la storia soltanto, anche la fantasia ha i suoi diritti: e l'indagine fredda non ha potuto cancellare dalle pagine della storia questa tradizione di coraggio e di valore. Era costume veneto, l'adunarsi delle fidanzate nella chiesa di Olivolo, il dì secondo di febbraio, perchè dal vescovo fossero le loro nozze benedette. Biancovestite, coi capelli disciolti, ornate di molti gioielli, tenevano in mano una cassetta ( arcella ), contenente la dote. I pirati slavi approdarono di soppiatto in Olivolo, irruppero nella cattedrale, rapirono le donne, gli uomini e, secondo alcuni, anche il vescovo e i preti, e si diressero verso Caorle, a un porto, chiamato ancora delle donzelle , per dividersi le fanciulle e la preda. Ma i Veneziani, rimessi dal primo sbigottimento, armarono in fretta alcune barche e guidati dal doge, raggiunsero a Caorle i corsari, li assalirono, li sconfissero e ritolsero loro le spose e il bottino. In memoria di questo avvenimento fu instituita la festa così detta delle Marie. Singolarissima e fastosa. La descrivono, tra altri, un documento del 1142 e la Cronaca di Martino da Canale. Quei documenti parlano di ricche compagnie di damigelle portanti vassoi e fiale d'argento, e precedute da trombettieri, di lunghe file di chierici vestiti di sciamiti d'oro e di damasco. Insieme col doge si recavano tutti al tempio di Santa Maria Formosa. Dodici fra le più belle e le più giovani donzelle, le Marie, acconciate molto riccamente con drappi d'oro e corone di pietre preziose, erano presentate al doge e festeggiate poi lungo il Canal grande. La festa durava dal 25 gennaio al 2 febbraio, fra baldorie, regate e spettacoli d'ogni maniera. Così una delle prime e più solenni feste civili dei Veneziani fu un omaggio alla donna.
Meno gentile, ma non meno singolare sarà la festa commemorante la vittoria sopra Ulrico patriarca d'Aquileia. I Veneziani vittoriosi trassero prigione il patriarca con dodici de' suoi canonici, avendoli , dice Marin Sanudo, il principe dei veneti cronisti, a farli tajar la testa . Ma, ad istanza del papa, furono rimandati, pur che il patriarca dovesse inviare ogni anno, nel giovedì grasso, un toro e dodici maiali – simbolo di scherno del patriarca e de' suoi canonici – per servir di spettacolo alla moltitudine. E la festa del Giovedì grasso, in cui si uccidevano il toro e i maiali, si rinnovò ogni anno con grandi allegrezze e matte baldorie.
Il sommo della veneta potenza, nel periodo delle origini, fu raggiunto sotto il dogato di Pietro Orseolo II. Ei ricondusse la quiete nella fervida città, aggrandì, non impetuosamente, ma per gradi, lo Stato, riescì, col valore, colla sagacia, colla costanza, ad accrescere e consolidare la propria potenza. La mente avea fine ed aguzza nel trovare ingegni a tenersi bene in arcione tra il Cesare bizantino e l'Imperatore tedesco. Trionfò dei pirati narentani, guerreggiò gli Slavi, conquistò la signoria delle città marittime della Dalmazia, tramandando ai successori il titolo di doge della Dalmazia, liberò l'Adriatico dai Saraceni, che l'infestavano. A buon dritto potè il doge, in appresso, commemorando tali conquiste, sposare il mare con la cerimonia più splendida di tutte le feste veneziane. Nè le arti della pace erano trascurate dal gran doge. Compì una parte della basilica di San Marco nel 1006, e quel turrito palazzo ducale, dove ospitò l'imperatore Ottone III, che ammirò, a quel che ne dice il diacono Giovanni, cappellano del doge Pietro, la bella e decorosa fabbrica. Dopo un secolo, sotto Ordelafo Faliero, si gettavano le basi di quell'Arsenale, che fu il più vasto d'Europa, e che ricordano tutti, più ancora che pei suoi fasti, per la stupenda descrizione di Dante – tanta è la potenza dell'arte.
Читать дальшеИнтервал:
Закладка:
Похожие книги на «Gli albori della vita Italiana»
Представляем Вашему вниманию похожие книги на «Gli albori della vita Italiana» списком для выбора. Мы отобрали схожую по названию и смыслу литературу в надежде предоставить читателям больше вариантов отыскать новые, интересные, ещё непрочитанные произведения.
Обсуждение, отзывы о книге «Gli albori della vita Italiana» и просто собственные мнения читателей. Оставьте ваши комментарии, напишите, что Вы думаете о произведении, его смысле или главных героях. Укажите что конкретно понравилось, а что нет, и почему Вы так считаете.