Jack Mars - Un’esca per Zero

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“Non andrai a dormire finché non avrai finito di leggere i libri dell'AGENTE ZERO. I personaggi, magistralmente sviluppati e molto divertenti, sono il punto di forza di questo lavoro superbo. La descrizione delle scene d'azione ci trasporta nella loro realtà; sembrerà di essere seduti in un cinema 3D dotato dei migliori simulatori di realtà virtuale (sarebbe un incredibile film di Hollywood). Non vedo l'ora che venga pubblicato il seguito”.. –Roberto Mattos, Books and Movie Reviews. UN’ESCA PER ZERO è il libro? 8 della prima serie di best seller AGENTE ZERO, che inizia con AGENTE ZERO (Libro 1), in download gratuito e oltre 200 recensioni a cinque stelle. . Un nuovo cannone a rotaia ad alta tecnologia capace di sparare un missile micidiale, sette volte più veloce del suono, mette a rischio il destino dell’America. Chi è o qual è il suo obiettivo? E chi c’è dietro il suo lancio?. In una folle lotta contro il tempo, l’Agente Zero deve usare tutta la sua abilità per scoprire la fonte di quest’arma imbattibile e riuscire a scoprire verso dove è puntata prima che sia troppo tardi. Allo stesso tempo Zero viene a conoscenza di un nuovo scioccante sviluppo riguardo alla propria condizione mentale, una situazione che potrebbe metterlo fuori gioco per sempre. Riuscirà a salvare il mondo e a salvare sé stesso?. UN’ESCA PER ZERO (Libro 8) è un coinvolgente thriller di spionaggio che vi terrà svegli fino a tarda notte. “Il meglio del genere Thriller”. –Midwest Book Review (su A ogni costo). “Uno dei migliori thriller letti quest’anno”. –Books and Movie Reviews (su A ogni costo). E’ disponibile anche la serie di best seller di Jack Mars LUKE STONE (7 libri), che inizia con A ogni costo (Libro 1), un libro a download gratuito con oltre 800 recensioni a 5 stelle!

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"Re Basheer". Disse, mentre si congratulava con se stessa per aver ricordato correttamente il suo titolo. "Le mie condoglianze, altezza".

Lui sorrise con gli occhi, ma la sua bocca rimase ferma. "Devo ammettere che abituarsi al nuovo titolo si sta rivelando piuttosto difficile". L'inglese di Basheer era eccellente, ma Joanna notò che faticava a pronunciare le consonanti dure. "Immagino che la sua visita sarà piuttosto breve. Speravo potessimo scambiarci qualche parola in privato".

Era vero; il volo di ritorno era già stato organizzato. Avrebbe dovuto tornare sul jet entro un'ora. Ma la diplomazia le imponeva di non respingere l'offerta di un figlio in lutto, appena divenuto re e un possibile alleato, dal momento che il governo degli Stati Uniti aveva poca idea dei rapporti diplomatici che avrebbe instaurato con il Re Basheer.

Joanna annuì gentilmente. "Ma certo".

Basheer le fece segno di seguirla. "Da questa parte".

Esitò, e a stento si trattenne dallo sbottare, " Adesso? " Il suo sguardo si rivolse alla processione. Basheer aveva appena sepolto suo padre; sicuramente c'erano questioni più importanti a cui occuparsi che parlare con lei.

Uno stretto nodo di apprensione si formò mentre seguiva di pochi passi il nuovo sovrano, nel palazzo e attraverso una sala di ricevimento per dignitari delle dimensioni di una piccola palestra. Mentre i camerieri servivano il rinfresco agli altri visitatori, Joanna fu condotta verso una piccola anticamera. Notò del movimento con la coda dell’occhio; l'alto sacerdote in bianco la stava seguendo silenziosamente.

È più che un prete , pensò. Un consigliere, forse? Nella cultura dei quei luoghi, spesso queste due figure coincidono. Cercò con difficoltà di ricordare come si chiamassero queste persone, Imam, forse?

Chiunque egli fosse, l'alto sacerdote chiuse le spesse doppie porte dell'anticamera dietro di lui. Erano solo in tre in quella stanza; sorprendentemente, non c'era nemmeno un servitore o una guardia. Divani e voluminosi cuscini dai colori accesi erano disposti ovunque, e persino le finestre erano decorate con pesanti velluti.

Questa era una stanza in cui si parlava di segreti, una stanza senza orecchie. E sebbene non sapesse di cosa avrebbe dovuto discutere, Joanna Barkley sapeva che era precisamente il motivo per cui aveva sperato di tornare rapidamente a Washington.

"Si accomodi", disse Basheer, indicando una delle sedie nella stanza. "Prego".

Si sedette su un divano color crema, ma non si abbandonò affatto né fece alcuno sforzo per mettersi comoda. Joanna si sedette sul bordo del cuscino con la schiena dritta e le mani in grembo. "A cosa devo questo incontro?" osò chiedere, saltando tutte le formalità di rito.

Basheer si concesse un raro sorriso.

Non era un segreto che le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita si fossero un po' deteriorate da quando il re Ghazi si era ammalato. Ghazi era stato un alleato, ma quando la malattia aveva preso il sopravvento ed era trapelata al pubblico, quelli che avrebbero dovuto parlare per lui erano rimasti stranamente silenziosi. La monarchia in Arabia Saudita era il potere assoluto e dominava tutti i rami del governo, quindi gli Stati Uniti trovarono prudente muoversi cautamente, seguendo i movimenti del principe ereditario Basheer.

Quello che videro non piacque loro affatto.

A peggiorare le cose, Joanna era ben consapevole che l'ex principe aderiva fortemente alla legge della Sharia e aveva un evidente disprezzo per le donne al potere. Nella sua mente non erano e non sarebbero mai stati uguali o pari. Lei era semplicemente inferiore a lui.

"Vorrei parlare brevemente del futuro delle relazioni tra i nostri grandi paesi", iniziò il re.

Joanna sorrise gentilmente. "Prima che si pronunci, sua altezza, ho il dovere di informarla che mi manca l'autorità per autorizzare qualsiasi azione a nome del mio paese".

"Certo", concordò il re. "Ma qualsiasi argomento discusso in questa riunione potrà essere riferito al Presidente".

Joanna cercò a stento di trattenere il suo disappunto per l'essere considerata alla stregua di un messaggero, e non disse nulla.

"So che l'America ospiterà l'Ayatollah dell'Iran questa settimana", proseguì Basheer.

"Esatto". Joanna aveva organizzato la visita da sola; l'alleanza strategica con l'Iran era stata una parte fondamentale degli sforzi del Presidente Rutledge per portare la pace tra gli Stati Uniti e l’Iran. Stavano puntando in alto, ma come era solita fare, Joanna aveva affrontato il problema diplomaticamente e senza pregiudizi e aveva scoperto che una soluzione era tutt'altro che improbabile. “I nostri paesi si stanno riconciliando. Un trattato è attualmente in fase di elaborazione da parte delle Nazioni Unite".

Al funzionario in bianco si dilatarono le narici; sarebbe stato quasi un movimento impercettibile se non si fosse trovato in piedi come una statua accanto alle doppie porte. Per questo il suo movimento istintivo ebbe lo stesso effetto di una frase pronunciata.

"Capisco che potrebbe non essere del tutto, come dire, aggiornata", disse altezzosamente Basheer. "Dato che ha da poco ricevuto l'incarico…"

"Ho ricevuto da poco l'incarico", lo interruppe Joanna. "Ma le assicuro che gli affari esteri non mi sono affatto nuovi".

Cosa sto facendo? Si rimproverò. Non era affatto da lei rivolgersi con irriverenza al suo interlocutore durante un incontro diplomatico. Eppure c'era qualcosa in quel giovane re e nel suo consulente statuario che la irritava in modo insostenibile. Era più che un disprezzo per lei personalmente; era un disprezzo per il suo genere, il pensiero che tutte le donne fossero inferiori a lui. Eppure sapeva che doveva mantenere l’autocontrollo. Era la sua prima grande missione diplomatica da quando aveva assunto la carica di vicepresidente e non avrebbe permesso che si concludesse nel peggiore dei modi.

Basheer annuì. "Certo. Quello che intendevo dire era che potrebbe non essere a conoscenza della storia dei rapporti tra i nostri paesi. Cioè, tra l'Arabia Saudita e l'Iran. Siamo nemici giurati e come tali non possiamo accettare un simile trattato. C'è un detto: Il nemico del mio nemico è mio amico . Secondo la stessa logica, l'amico del mio nemico è il mio nemico".

Joanna si morse la lingua, cercando di trattenersi dal dire ciò che pensava a quel re testardo. Piuttosto che smontare la sua logica a dir poco fallace, lei rispose: "Allora posso chiederle cosa suggerisce, nella sua saggezza, signore?"

"Una scelta, vicepresidente", disse semplicemente Basheer. "Un'alleanza con l'Iran è un affronto al mio paese, alla mia gente e alla mia famiglia".

"Una scelta", ripeté Joanna. L'idea che Basheer si aspettasse che gli Stati Uniti scegliessero la pace unilateralmente era ridicola, a meno che, ragionò, non la stesse mettendo alla prova. “Spero che lei capisca che il nostro obiettivo è la pace con tutte le nazioni del Medio Oriente. Non solo l'Iran, e non solo l'Arabia Saudita. Non è un affare personale, si tratta di diplomazia".

"Non posso fare a meno di prenderla sul personale", rispose immediatamente il re. "Come nuovo monarca ci si aspetta che mostri forza…"

“Può comunque farlo”, intervenne Joanna, “unendosi a noi. Ricercare la pace non è un segno di debolezza".

"La pace non è una possibilità", replicò Basheer. "La storia delle tensioni tra le nostre nazioni trascende ciò che potrebbe aver appreso nei libri di testo…"

La rabbia divampò dentro di lei. "Con tutto il rispetto…"

"Lei continua ad interrompermi!" sbottò il re.

Joanna trasalì. Chiaramente Basheer non era abituato ad essere interrotto da nessuno, tantomeno da una donna. "Vostra altezza", disse, mantenendo un tono di voce calmo, "Non penso che questo sia il momento giusto per discuterne. Per non parlare del fatto che non ho l'autorità per prometterle quello che sta chiedendo".

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