Chi è? si chiese, un po’ sorpresa dalla sua stessa reazione. Dovette anche domandarsi per quale motivo stesse arrossendo. Nel corso dell’anno in cui Ian era stato il suo ragazzo, London non aveva mai dato importanza ad altri uomini.
Faceva ovviamente parte dello staff, ma di che cosa si occupava?
“È una bella città” disse al suo commento, felice di iniziare una conversazione casuale.
“Non mi viene in mente una città più bella” l’uomo replicò. Poi, voltandosi verso di lei, le tese la mano, aggiungendo: “Sono Emil Waldmüller, storico della Nachtmusik. ”
London gli strinse la mano e fu colpita dalla sua stretta ferma eppure gentile. Suppose che avesse circa quarant’anni, e riconobbe un evidente accento tedesco.
“Piacere di conoscerla, Herr Waldmüller. Io sono London Rose.”
“Ti prego, chiamami pure Emil” l’uomo disse. “Posso chiamarti London?”
“Ma certamente.”
“Ti ho vista all’accoglienza passeggeri. Te la sei cavata bene. Devi essere la nostra nuova direttrice.”
“È così” London disse. Era sollevata per il fatto che qualcuno pensasse che avesse gestito bene la situazione all’imbarco, nonostante la fretta imposta dalle circostanze.
Dall’accennato sorriso di Emil, London intuì che avesse avuto una soffiata riguardo ad Amy Blassingame, furiosa perché qualcun altro le aveva soffiato quel posto di lavoro. Forse, aveva persino assistito ad una delle sue sfuriate.
“Hai un compito faticoso” continuò. “Non sempre i passeggeri sono facili da accontentare.”
“No, ma ho fatto del mio meglio per servire le persone per anni. Ho imparato un motto durante i miei anni da hostess di crociere sull’oceano. ‘Il cliente non ha sempre ragione, ma il cliente è pur sempre il cliente.’”
“Un detto saggio” Emil osservò con un cenno del capo. “Giusto o sbagliato, bisogna sempre accontentare i desideri del cliente.”
Emil si appoggiò alla ringhiera e guardò London.
“Mi spiace di ampliare la tua mole di lavoro” aggiunse. “Ma ho appena incontrato un gruppo di passeggeri con una richiesta.”
“Ossia?” chiese.
“Beh, i nostri passeggeri hanno il resto della giornata libera, e, naturalmente, molti gireranno per conto proprio per la città. Ma questo piccolo gruppo ha meno familiarità con il luogo, e vorrebbe almeno andare in un buon ristorante prima della partenza; ed anch’io”.
London non era certa se Emil le stesse chiedendo il permesso di portare gli ospiti da qualche parte o se volesse che lei andasse con loro.
“C’è molto tempo a disposizione per una cena a Budapest” la donna disse. “Spetta ai passeggeri decidere se mangiare sul ristorante della nave o scendere a terra.”
Emil continuò: “Io sono stato qui svariate volte e potrei accompagnarli, ma loro hanno espressamente richiesto che tu venga con noi.”
Poi, l’uomo alzò leggermente le spalle.
“Capisco” London rispose con un sorriso. “A dire il vero, un’uscita fare bene anche a me. Invidio un po’ i passeggeri. Almeno hanno avuto del tempo per esplorare. Io sono arrivata qui giusto in tempo per iniziare a lavorare, e non ho avuto un istante per andare da nessuna parte. Temevo che di Budapest avrei visto solo quello che si scorge dalla mia finestra in cabina e proprio da qui sul ponte.”
“Allora guiderai il nostro gruppo?” Emil chiese.
“Lo farò con piacere” rispose timidamente. “Ma vorresti venire a darmi una mano? Sono sicura che la tua conoscenza di Budapest è molto più aggiornata della mia, specialmente per quanto riguarda un posto per la cena.”
Emil sorrise, sembrando anche lui un po’ timido.
“Speravo che me lo chiedessi” rispose.
London si sentì colpita da quella manifestazione di interesse. La trovava attraente?
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