“Cyrus Bannister” rispose. “Credo che troverà la mia prenotazione nella Suite Schoenberg.”
Poi, con un sorrisetto, aggiunse: “Sono sicuro di essere l’unico che la volesse.”
A London occorse un secondo per capire la battuta. Non aveva mai ascoltato molto Schoenberg, ma non le era piaciuto ciò che aveva ascoltato. Era troppo strano e dissonante per i suoi gusti. Immaginò che molte altre persone fossero dello stesso parere.
Ma, forse, a Cyrus Bannister piacevano le cose strane e dissonanti.
Disse pertanto a London: “Non sono riuscito a fare a meno di notare la sua discussione con quella donna. Temo che sarà, diciamo, una questione delicata. Spero che non le dia troppi problemi.”
“Oh, nessun problema” London si espresse diplomaticamente.
Poi, guardando verso la barca, aggiunse: “Non so cosa pensare del suo cane, comunque.”
“Come mai?”
“Beh, sembra che non gli piaccia. Continua a ringhiarmi contro.”
Le labbra di Cyrus Bannister si curvarono in un ampio e singolare sorriso.
“Si dia caso che io sappia alcune cose sui cani” disse. “E posso dirle con certezza che lui non stava ringhiando contro di lei .” Osservando attentamente London, l’uomo aggiunse: “Stava ringhiando alla padrona . Ogni volta che viene urtato, in quella borsa, ringhia. Non gli piace starci dentro.”
London non seppe cosa rispondere. Terminò la pratica e Cyrus Bannister salì sulla passerella, seguito dalla sua valigia.
Mentre London si preparava ad accogliere il passeggero successivo, pensò alla donna e al suo cane, e al modo in cui il Signor Bannister l’avesse appena descritta come “una questione delicata.”
Mi sembra giusto, London pensò. Sperava che la questione fosse ormai risolta.
Ma, da qualche parte dentro di sé, sentiva che quella non era la fine delle complicazioni relative a Lillis Klimowski e a Sir Reginald Taft.
*
Presto London si sentì decisamente assillata.
Continuava a sorridere e a ripetere continuamente la sua frase d’esordio:
“Benvenuto alla prima crociera sullo splendido Danubio della Epoch World Cruise Lines.”
Ma riusciva a malapena a parlare, prima che il passeggero che stava per imbarcarsi facesse ogni genere di richiesta, lamentela o domanda.
“Il vostro facchino ha fatto confusione con le nostre valigie …”
“Voglio un quotidiano internazionale fuori dalla porta della mia cabina ogni mattina immediatamente prima …”
“Voglio che mi portino il caffè a …”
“Voglio del brandy a …”
“Voglio …”
Le richieste sopraggiunsero in una litania apparentemente infinita. Non era affatto di aiuto che la maggior parte dei cento passeggeri che avevano prenotato quella crociera si fosse presentata all’apertura dell’imbarco. Le cose sarebbero potute andare più facilmente, per London, se si fossero presentati in vari orari nel corso del pomeriggio.
Stava iniziando a sentirsi un po’ frastornata. Che cosa aveva chiesto l’ultimo passeggero? London non era completamente sicura di ciò che aveva appena promesso ad un ragazzo nella sua cabina singola. Cuscini extra, o si trattava di quello che voleva …? Beh, avrebbe controllato le annotazioni più tardi.
La maggioranza delle richieste dei passeggeri era ragionevole e non era neanche insolita. Non riusciva a biasimarli per voler le cose a modo loro. Dopotutto, il suo lavoro consisteva nel farli felici.
Ma ce ne sono così tanti, continuò a pensare.
Non aveva mai affrontato questo tipo di situazione come hostess di crociera. In quei giorni, aveva dovuto solo organizzare le attività per gruppi specifici dopo che tutti si erano sistemati. Ma si disse che Amy Blassingame le aveva detto di dover essere lei a occuparsi di tutte le richieste specifiche. Almeno, London non avrebbe dovuto preoccuparsi di ogni singolo dettaglio.
Eppure, non si era sentita così terrorizzata da molti anni prima, quando aveva lavorato come cameriera mentre frequentava un centro di formazione professionale. Sperava solo di non sembrare agitata, come durante il pienone a pranzo e a cena.
Il pomeriggio trascorse come una serie di convulse scene di un film, con grandi tagli da una scena all’altra. Tirò un sospiro di sollievo, quando vide l’ultimo passeggero in fila imbarcarsi; ma c’era ancora molto lavoro da sbrigare.
Si precipitò sulla nave, avvertendo i vari membri dello staff dei loro nuovi incarichi relativi a bagagli, giornali, caffè e ad una serie di altre richieste espresse dai passeggeri. Infine, dette un’occhiata alla sua lista dei compiti e vide che tutto era stato eseguito, almeno per il momento. Portò la lista al front desk e disse al receptionist di metterla nella cassetta di Amy Blassingame.
Ce l’ho fatta! pensò.
Almeno, sperò che fosse così. Tutto si era svolto tanto velocemente, da sembrare sfocato.
London scacciò le preoccupazioni, e si diresse al ponte Rondò per una gradita boccata d’aria fresca nel tardo pomeriggio. Alcuni passeggeri stavano chiacchierando allegramente, mentre vagavano per il terrazzo, e altri due si erano infilati nella piscina. Con suo grande sollievo, nessuno di loro le si avvicinò con nuovi problemi di cui occuparsi.
Si fermò alla ringhiera, e guardò il fiume. La Nachtmusik non sarebbe partita per la prossima destinazione fino a notte tarda. Persino mentre erano ancora fermi al molo, gli ospiti sembravano essere a loro agio e intenti a divertirsi.
Forse la pressione si attenuerà per un po’, pensò speranzosa.
Mentre era affacciata alla ringhiera, guardando pacificamente il Danubio dalla nave, ricordò di quando i genitori la portavano a fare i giri in barca su quello splendido fiume. E lì, dalla cima dell’ormeggio della nave, era visibile lo Szécheny Chain Bridge. Avevano attraversato quel ponte, portandola sulle spalle, e avevano passeggiato per la grandiosa Cittadella e ammirato il Castello di Buda.
Stava provando a non pensare a sua madre, da quando era arrivata a Budapest.
Ma non sembrava che ci stesse riuscendo.
Che cosa le è successo? si chiese, come spesso aveva fatto nel corso degli anni trascorsi.
Rammentò le parole di Tia: “Immagino che non fosse così felice come voleva far sembrare.”
Mentre London guardava quella perla di città, si chiese se la sorella potesse avere ragione. Forse matrimonio e famiglia non erano bastati alla mamma. Forse la loro madre non aveva incontrato un terribile fato. Forse aveva semplicemente lasciato la sua vita nel Nuovo Mondo per una vita molto più eccitante nel Vecchio Mondo.
Forse mi assomigliava più di quanto pensassi, London pensò.
Dopotutto, London stessa non riusciva a immaginarsi di vivere la vita della sorella.
Ma almeno, non aveva passato anni, provando a vivere in quel modo. La madre era stata sposata con due figlie, quando era scomparsa.
London ebbe un improvviso dolore alla gola.
Non le importava di noi? si domandò.
I suoi pensieri furono interrotti da una vicina voce maschile.
“Si sta godendo la vista, vedo.”
Si voltò e vide un uomo alto e piuttosto bello, camminare verso di lei. Indossava il completo blu scuro da ufficiale della nave, ma era sicura di non averlo mai visto prima.
Eppure, in qualche modo, ne fu immediatamente affascinata.
London provò a non fissare come un’ebete il bello straniero. Sebbene gli occhiali dalla montatura nera gli conferissero un’aria intellettuale, era elegante e raffinato in una maniera tipica del Vecchio Mondo. London non aveva ancora letto le parole sulla piccola targhetta identificativa, quando raggiunse la ringhiera, fermandosi accanto a lei.
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