“Ad ogni modo, è stata una partita meravigliosa,” concluse alla fine, e lei capì che era il momento di sorridere con apprezzamento.
“La migliore. Storia. Mai sentita,” sussurrò Mel con tono secco, concedendo a Jessie il suo unico attimo di felicità fino a quel momento, e qualcosa di simile a una nuova sferzata di energia.
Buona parte della conversazione fu spesa con discussioni su vari eventi di prossimo svolgimento al circolo, inclusi la Festa di Halloween, il Ritiro delle Barche (qualsiasi cosa essa fosse), e il Ballo delle vacanze.
“Cos’è il Ritiro in …” iniziò a chiedere prima di essere interrotta dalla donna che stava due posti più in là e che si mise a strillare quando un cameriere fece per sbaglio cadere un bicchiere d’acqua, di cui due gocce le finirono addosso.
“Troia,” mormorò un po’ troppo a voce alta dopo che l’uomo se ne fu andato. Subito dopo gli uomini si alzarono in piedi, baciarono le rispettive mogli e salutarono. Kyle lanciò a Jessie uno sguardo perplesso, ma seguì gli altri.
“Dovrei intuire che ci vedremo più tardi?” disse, più con tono di domanda che di affermazione.
Lei annuì cortesemente, sebbene fosse parimenti confusa. Le pareva di essere in quella scena di Titanic, in cui tutti gli uomini si allontanavano dopo cena per andare a discutere di affari e politica bevendo un brandy nella sala per i fumatori.
Jessie li guardò girare tra i tavoli fino a raggiungere una porta in legno decorato nell’angolo della stanza, con un uomo muscoloso e serio che vi faceva la guardia. Sembrava il buttafuori di un locale notturno, solo che indossava uno smoking. Quando gli uomini si furono avvicinati, si fece da parte per farli passare. Sembrò guardare Kyle con espressione scettica, ma Teddy gli bisbigliò qualcosa. L’uomo annuì e sorrise a Kyle.
Il resto del brunch passò in un turbine. Come Mel le aveva promesso, la conversazione era centrata su bambini presenti e futuri, dato che almeno due donne nel gruppo erano in stato interessante.
“Mi sto solo preparando mentalmente a dare un ceffone al prossimo barista che mi guarda in modo lascivo quando sto allattando al seno,” disse una che si chiamava Katlyin o Kaitlyn. “Sono stata fin troppo generosa dopo la nascita di Warner.”
“Minacciali di denunciarli,” disse la mora con le strisce bionde. “Io l’ho fatto è mi sono presa un buono regalo da cento dollari come scuse. La cosa migliore è stata che nessuno aveva fatto nulla di male. Mi sono solo lamentata di un certo ‘disagio nell’ambiente’.”
Jessie era l’unica non-madre al tavolo, ma cercò di unirsi alla discussione, ponendo domande cortesi riguardo alla scuola primaria locale (“un cesso”) confronto a quella privata alla quale sembrava che tutte mandassero i loro figli.
Mentre ascoltava il disaccordo di opinioni riguardo alle migliori opzioni per nido e infanzia, e il generale consenso sul miglior supermercato, sentì che la propria mente iniziava a girovagare. Si diede qualche pizzicotto sotto al tavolo mentre venivano propinate opinioni sulle buone chiese, la migliore palestra della zona e dove trovare un abito fantastico per il Ballo delle vacanze.
Ma alla fine si arrese nel tentare di tenere il filo di chi stesse dicendo cosa, o anche di concedere qualche blanda affermazione, e si stabilizzò nel ruolo dell’osservatore passivo, come se stesse osservando il comportamento sociale di alcune insolite specie selvagge.
È questa la vita in cui mi sono impegnata? Pranzi con signore che si concentrano su quale palestra offra le migliori lezioni di spinning? È questo il mondo di cui Kyle ha tanta voglia di fare parte? Se sì, uccidetemi ora.
A un certo punto si rese conto che Mel le stava picchiettando la spalla per farle sapere che il brunch era finito e che doveva andare a prendere Daughton. A quanto pareva avrebbero trovato Teddy e Kyle nella lobby.
Jessie annuì, salutò con cortesia le donne di cui non ricordava alcun nome e seguì impassibile Mel fino al Covo dei pirati. Si sentiva disorientata ed esausta, e non desiderava nient’altro che di andare a casa, fare un bagno, bere un bicchiere di vino e mettersi a letto. Diede un’occhiata al proprio orologio e rimase a bocca aperta vedendo che non era neanche l’una del pomeriggio.
*
Non riuscì a rilassarsi che qualche ora più tardi. Dopo la passeggiata per tornare alla casa dei Carlisle e la pausa obbligata lì, andarono finalmente a casa, anche se non prima di una necessaria fermata da Costco per fare la spesa dello stretto necessario. Jessie si immaginò gli sguardi colmi di disapprovazione delle sue compagne di brunch.
Più tardi quella sera, mentre lei si lavava il viso e Kyle si spazzolava i denti, si erano già sufficientemente ripresi per poter commentare un poco la giornata.
“Cos’è successo nella stanza segreta dove sei andato?” gli chiese. “Ti hanno fatto tirare giù le mutande e ti hanno dato dieci frustate?”
“In effetti ero un po’ preoccupato di cosa ci potesse essere dietro a quella porta,” ammise Kyle mentre tornavano in camera da letto. “Ma si è rivelato essere essenzialmente un bar sport veramente ben fornito. C’erano delle partite alle varie TV e un cameriere che andava in giro a prendere ordinazioni, oltre a certi tizi che si mettevano o toglievano la divisa da golf.”
“Quindi niente sala fumatori con tanto di brandy?” gli domandò, chiedendosi se avesse colto l’allusione.
“Non che io abbia notato, anche se mi pare di aver visto Leonardo Di Caprio che se ne andava a zonzo per il camerino.”
“Bel lavoro, marito mio,” disse Jessie soddisfatta mentre si metteva a letto. “L’hai capita.”
“Grazie, mogliettina,” rispose lui, scivolando sotto alle coperte accanto a lei. “A dirla tutta, ho sentito che c’è una stanza per sigari da qualche parte là dentro, ma non sono andato a cercarla. Penso sia nascosta in qualche angolo esentato dalle regole “vietato fumare” del circolo. Ma scommetto che avrei potuto avere un brandy se l’avessi chiesto.”
“Hai conosciuto qualcuno di interessante?” chiese Jessie scettica mentre spegneva la luce della camera.
“Sorprendentemente sì,” rispose. “Erano tutti decisamente in gamba. E dato che due di loro stanno cercando potenziali investimenti, questo me li ha resi interessanti. Penso che quel circolo potrebbe essere una vera risorsa per questioni di affari. E tu?”
“Erano tutte molto carine,” disse Jessie con esitazione, sperando che il buio della stanza nascondesse la sua fronte corrugata. “Molto amichevoli e tutte pronte con offerte di ogni genere di aiuto che io possa necessitare.”
“Perché mi pare si sentire un ‘ma’ in tutto questo?”
“No, è solo che all’improvviso mi sono trovata da sola con loro e non c’era una di queste donne che parlasse di cose diverse da bambini, scuola o famiglia. Nessun accenno a lavoro o altri eventi. Mi è solo sembrato tanto provinciale.”
“Forse volevano solo evitare argomenti controversi durante un brunch in presenza di persone nuove?” suggerì Kyle.
“Il lavoro è qualcosa di controverso oggigiorno?”
“Non lo so, Jessie. Sei sicura di non interpretare in modo troppo esagerato un innocente convivio?”
“Non sto dicendo che siano uscite da ‘La fabbrica delle mogli’ né niente del genere,” insistette. “Ma eccetto Mel erano tutte sfrenatamente narcisiste. Non sono sicura che ce ne sia qualcuna che si cura di riservare anche un singolo pensiero al mondo che scorre fuori dalle proprie finestre. Sto solo dicendo che dopo un po’ ho iniziato a sentirmi un pelo… claustrofobica.”
Kyle si mise a sedere sul letto.
“Questa frase mi suona familiare,” disse, la preoccupazione palpabile nella sua voce. “Non incazzarti con me. Ma l’ultima volta che hai parlato di una sensazione di claustrofobia è stato quando…”
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