Blake Pierce - Prima Che Prenda

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Da Blake Pierce, autore di successo del libro IL KILLER DELLA ROSA (un best-seller con più di 800 recensioni da cinque stelle), è in arrivo il volume #4 della serie di gialli mozzafiato di Mackenzie White. In PRIMA CHE PRENDA (Un Mistero di Mackenzie White – Libro 4), un nuovo, inquietante caso viene affidato a Mackenzie White, agente dell’FBI fresca di accademia. Delle donne stanno scomparendo dalle campagne dell’Iowa, ad un ritmo sempre più preoccupante. Dietro le sparizioni sembra esserci uno schema, facendo pensare che si tratti dell’opera di un serial killer. Date le sue origini, Mackenzie è la scelta perfetta per il caso. Mackenzie però è restia a tornare nel Midwest. Quelle campagne le ricordano troppo la sua infanzia, i fantasmi del suo passato. Nel frattempo, sta anche dando la caccia all’assassino del padre e l’oscurità è in agguato dietro ogni angolo nella sua ricerca. Immersa in un mondo fatto di fattorie, silos, mattatoi e lunghi tratti di strade deserte, Mackenzie sente di stare sprofondando sempre di più nella propria psiche e negli incubi che ha sempre avuto il terrore di affrontare. In un mortale gioco di gatto col topo, riesce finalmente a capire la mente malata del killer, scoprendo che il luogo della propria infanzia ha in serbo atrocità ben più oscure e perverse di quello che immaginava. Thriller-noir psicologico dalla suspense mozzafiato, PRIMA CHE PRENDA è il libro #4 in una nuova, avvincente serie – con un nuovo, irresistibile personaggio – che vi terrà incollati alle pagine fino a tarda notte. Il libro#5 della serie I Misteri di Mackenzie White sarà presto disponibile. Di Blake Pierce è anche disponibile il best-seller IL KILLER DELLA ROSA (Un Mistero di Riley Paige – Libro #1), con più di 800 recensioni da cinque stelle, da scaricare gratuitamente!

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Mackenzie si rialzò, continuando a fissare i vetri mentre cercava di stilare mentalmente un profilo della persona a cui dovevano dare la caccia.

Niente vetri sulle scene degli altri rapimenti, rifletté. Questo significa che l’attacco a questa donna era mirato. Perché? Forse negli altri due casi si è trattato solo di una coincidenza. Forse il sospettato si trovava nel posto giusto al momento giusto. E in quel caso, si trattava definitivamente di uno del posto – un criminale di provincia, non di città. Però era furbo e calcolatore. Non era uno che improvvisava.

Ellington la raggiunse per osservare lui stesso i vetri. Senza sollevare lo sguardo, le chiese: “Hai delle teorie?”

“Qualcuna.”

“Ad esempio?”

“È un uomo di provincia. Probabilmente uno del posto, come avevamo pensato. Credo anche che questo rapimento sia stato premeditato. Le ruote forate... l’ha fatto di proposito. Sulle altre scene non c’erano vetri in strada, li ha messi solo in questo caso. Questo mi porta a pensare che gli altri due sequestri siano stati casuali. Ha solo avuto fortuna. Stavolta invece... ci ha messo del suo.”

“Pensi che sarebbe utile parlare con la famiglia?” le chiese Ellington.

Mackenzie non capiva se la stesse mettendo alla prova, un po’ come aveva fatto Bryers, oppure se il suo fosse puro interesse per il suo metodo di approccio.

“Potrebbe essere la via più rapida per ottenere risposte” rispose. “Anche se non ci porta a niente, sarà un compito portato a termine.”

“Sembri un robot se parli così” commentò Ellington con un sorriso.

Ignorandolo, Mackenzie tornò alla macchina da dove Thorsson e Heideman li osservavano.

“Sappiamo dove vive Delores Manning?” chiese.

“Dunque, lei vive a Buffalo, nello Stato di New York” disse Thorsson. “Ma ha dei famigliari vicino a Sigourney.”

“Si trova qui in Iowa, giusto?”

“Proprio così” confermò Thorsson. “La madre vive a dieci minuti dal paese. Il padre è morto. La famiglia non è ancora stata informata della sua scomparsa. Per quanto ne sappiamo, è sparita da poco meno di ventisei ore. Anche se non possiamo saperlo con certezza, dobbiamo considerare anche l’ipotesi che abbia fatto una visita ai famigliari, dato che si trovava nelle vicinanze per la presentazione del suo libro a Cedar Rapids.”

“Credo che bisognerebbe informarli” disse Mackenzie.

“Sono d’accordo” fece Ellington, raggiungendoli.

“Be’, fate pure” ridacchiò Thorsson. “Sigourney è a circa un’ora e un quarto da qui. Vorremmo tanto venire con voi” aggiunse sarcastico, “ma questo non rientra nei nostri ordini.”

In quel momento, uno dei poliziotti si avvicinò. Il distintivo indicava che era lo sceriffo.

“Avete bisogno di noi qui?” chiese.

“No” disse Ellington. “Anche se forse potrebbe dirci il nome di un albergo decente da queste parti.”

“Ce n’è solo uno, a Bent Creek” disse lo sceriffo, “quindi è l’unico che posso suggerirvi.”

“Perfetto, allora seguiremo il suo consiglio. Se potesse anche raccomandarci un autonoleggio a Bent Creek...”

“Me ne occupo io” disse lo sceriffo, senza aggiungere altro.

Sentendosi un po’ disorientata, Mackenzie tornò alla Suburban e si accomodò sul sedile posteriore. Mentre gli altri tre agenti prendevano posto, Mackenzie iniziò a pensare alle stradine sterrate lungo la Route 14. Chi era il proprietario? Dove portavano quei sentieri?

Mentre si dirigevano a Bent Creek, quelle strade di campagna facevano sorgere in Mackenzie sempre più interrogativi... alcuni più urgenti di altri. Li tenne a mente mentre ripensava ai frammenti di vetro sulla strada. Cercò di immaginare qualcuno che li pitturava con l’intenzione di fermare una macchina.

Non era semplicemente un’azione deliberata. Richiedeva un’accurata premeditazione e una conoscenza del traffico notturno lungo la Route 14.

Il nostro uomo è pericolosamente furbo, pensò. È anche un pianificatore e sembra prendere di mira solo le donne.

Mentre stilava il profilo di quell’uomo, iniziò a provare una sensazione di urgenza... doveva agire in fretta. Quasi lo percepiva, nascosto lì vicino, tra quelle strade di campagna circondate da alberi, a rompere vetro e spruzzarlo di vernice nera.

Progettando di rapire la prossima vittima.

CAPITOLO QUATTRO

Delores Manning stava pensando alla madre quando aprì gli occhi. Sua madre viveva in uno schifoso parco per roulotte appena fuori Sigourney. La donna era molto orgogliosa e testarda. Delores aveva programmato di farle visita dopo la presentazione del libro a Cedar Rapids. Dato che aveva appena firmato un contratto per la stesura di tre libri con il suo attuale editore, Delores aveva preparato un assegno da 7.000 $, nella speranza che la madre lo accettasse e lo usasse saggiamente. Forse era snob da parte sua, ma Delores si vergognava che la madre vivesse di sussidi e che facesse la spesa con i buoni pasto. Le cose erano state così fin dalla morte del padre e...

Quei pensieri annebbiati svanirono quando i suoi occhi si abituarono al buio. Era seduta con la schiena premuta contro qualcosa di molto duro e quasi freddo al tocco. Lentamente cercò di mettersi in piedi, ma sbatté la testa contro una superficie identica a quella che sentiva contro la schiena.

Confusa, alzò un braccio e scoprì di non riuscire a distenderlo di molto. Mentre il panico la assaliva, si accorse che l’oscurità era tagliata da sottili lame di luce. Proprio davanti a lei c’erano tre rettangoli di luce. Capì subito la sua situazione.

Si trovava in una sorta di container... era piuttosto certa che fosse di ferro o un altro metallo. Non era più alto di un metro e venti e non le permetteva di stare dritta in piedi. Anche la larghezza e la profondità non superavano il metro e venti, facendone una specie di quadrato. Iniziò a sentire il fiato corto, assalita dalla claustrofobia.

Si schiacciò contro la parete frontale e inalò aria fresca attraverso le aperture rettangolari. Le fenditure erano alte quindici centimetri e larghe otto. Quando ispirò, sentì odore di terra e di qualcosa di dolce ma al tempo stesso sgradevole.

Da un punto lontano, così debole che sembrava provenire da un altro mondo, le sembrò di udire un suono. Era un macchinario? Oppure un animale? Sì, doveva essere un animale... anche se non aveva idea di quale. Maiali, forse?

Con il respiro tornato più regolare, arretrò di un passo, rimanendo accucciata, e sbirciò attraverso le aperture.

Dall’altra parte vide quello che sembrava l’interno di un fienile, o comunque una costruzione in legno. Circa sei metri più avanti, si vedeva una porta imbarcata da cui filtrava una luce torbida. Anche se non riusciva a distinguere granché, suppose di trovarsi in guai molto seri.

A supportare la sua intuizione, notò che la porta del fienile era sprangata. Si lasciò sfuggire un gemito e spinse la parete davanti del container, che non cedette di un millimetro; non emise nemmeno uno scricchiolio.

Si sentì nuovamente assalire dal panico, ma sapeva di dover ragionare e restare lucida. Tastò con le mani la porta del container. Sperava di trovare dei cardini, così avrebbe avuto qualcosa su cui lavorare. Non era molto forte, ma se ci fosse stata anche solo una vite incrinata o allentata...

Invece non c’era niente. Provò sulla parete alle sue spalle, non trovando nulla nemmeno lì.

In un gesto di assoluta impotenza, sferrò un calcio alla porta con tutta la forza che aveva. Quando nemmeno quello servì, arretrò per prendere la rincorsa e tentare di aprirla con una spallata. L’unico risultato fu che rimbalzò ricadendo all’indietro. Sbatté la testa e atterrò pesantemente sul sedere.

Sentiva un grido risalirle la gola, ma non sapeva se fosse la cosa migliore da fare. Si ricordava perfettamente dell’uomo del furgone e di come l’avesse assalita. Voleva davvero farlo tornare da lei?

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