Blake Pierce - Prima Che Uccida

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Dall’autore di successo Blake Pierce, una nuova serie di gialli mozzafiato. Una donna viene trovata morta nei campi di granoturco del Nebraska, legata a un palo, vittima di un folle assassino. La polizia non ci mette molto a realizzare di avere a che fare con un serial killer - e che la sua furia omicida è appena iniziata. La detective Mackenzie White è giovane, determinata e più intelligente dei maschilisti di mezza età che lavorano con lei nella polizia locale. È quindi a malincuore che viene interpellata per risolvere il caso. Anche se detestano ammetterlo, i suoi colleghi poliziotti hanno bisogno della sua mente giovane e brillante, che li ha già aiutati in passato a risolvere casi per loro difficili. Eppure, stavolta l’enigma sembra impossibile anche per Mackenzie: né lei né la polizia locale hanno mai visto prima qualcosa del genere. Con il supporto dell’FBI, ha inizio una caccia all’uomo. Mackenzie, turbata da un oscuro passato, relazioni fallite e dall’innegabile attrazione che prova verso il nuovo agente dell’FBI, deve affrontare i propri demoni quando la caccia al killer la trascina nei luoghi più bui della sua mente. Immergendosi nella mente dell’assassino per tentare di comprendere la sua psicologia contorta, scopre che il male esiste davvero e che l’unica speranza è non rimanerne invischiata, mentre il mondo inizia a crollarle addosso. Dopo che altre donne vengono trovate morte, inizia una corsa contro il tempo. L’unica soluzione è scovare il killer prima che uccida ancora. Thriller-noir psicologico dalla suspence mozzafiato, PRIMA CHE UCCIDA è il primo libro di una nuova, avvincente serie – con un nuovo, irresistibile personaggio – che vi terrà incollati alle pagine fino a tarda notte. Il libro#2 della serie I Misteri di Mackenzie White sarà presto disponibile.

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Mentre metteva insieme i pezzi e trovava un collegamento che sperava essere sbagliato, Nelson stava concludendo il discorso.

“... e dato che è troppo tardi per ricorrere ai posti di blocco, dovremo affidarci principalmente alle testimonianze, anche i dettagli più piccoli e apparentemente inutili. Bene, qualcuno ha qualcosa da aggiungere?”

“Una cosa, signore” rispose Mackenzie.

Si capiva che Nelson stava trattenendo un sospiro. Dall’altro capo del tavolo, udì Porter emettere una specie di risolino. Lo ignorò e attese la reazione di Nelson.

“Sì, White?” domandò.

“Ricordo un caso simile a questo che risale al 1987. Sono sicura che accadde appena fuori Roseland. Sia il tipo di donna che il modo in cui era legata corrispondono. Sono praticamente certa che sia stata brutalizzata allo stesso modo.”

“Nel 1987?” Chiese Nelson. “White, ma se nemmeno eri nata!”

Questo suscitò risate da parte di metà dei presenti. Mackenzie lasciò che le scivolassero addosso. Avrebbe avuto tempo di sentirsi in imbarazzo più tardi.

“È vero” confermò, senza timore di tenergli testa. “Però ho letto il rapporto.”

“Signore, lei dimentica” intervenne Porter, “che Mackenzie passa il suo tempo libero a leggere di vecchi casi irrisolti. Per cose del genere, la ragazza è una specie di enciclopedia ambulante.”

A Mackenzie non sfuggì che Porter si era riferito a lei chiamandola per nome e definendola ragazza, non donna. La cosa triste era che non credeva si fosse nemmeno reso conto di averle mancato di rispetto.

Nelson si gratto la testa e infine emise un sospiro rumoroso che aveva trattenuto fino a quel momento.

“Nel 1987? Sicura?”

“Ne sono quasi certa.”

“A Roseland?”

“O comunque nelle immediate vicinanze” rispose.

“D’accordo” disse Nelson, volgendo lo sguardo all’estremità del tavolo, dove una donna di mezza età sedeva ascoltando diligentemente. Davanti a lei c’era un portatile sul quale aveva scritto per tutto il tempo. “Nancy, puoi cercare quel caso nell’archivio?”

“Certo, signore” rispose. Iniziò subito a digitare qualcosa nel server interno del distretto.

Nelson lanciò a Mackenzie un’altra occhiata di disapprovazione che in pratica si poteva interpretare come: Sarà meglio che tu non ti stia sbagliando, altrimenti avrai sprecato venti secondi del mio tempo prezioso.

“Bene, signore e signori” proseguì Nelson. “Ecco come ci muoveremo: appena questa riunione sarà finita, voglio che Smith e Berryhill vadano ad Omaha per dare man forte alla polizia locale. Se sarà necessario, faremo dei turni a coppie. Porter e White, voi due parlerete con i figli della deceduta e con il suo datore di lavoro. Stiamo anche cercando di ottenere l’indirizzo della sorella.

“Mi scusi, signore” intervenne Nancy sollevando lo sguardo dal computer.

“Sì, Nancy?”

“La detective White aveva ragione. Nell’ottobre del 1987, una prostituta fu trovata morta e legata a un palo del telefono, appena fuori la città di Roseland. Il documento che ho qui riporta che era in biancheria ed era stata pesantemente fustigata. Non sono stati trovati segni di violenza sessuale e il movente resta ignoto.”

La stanza ripiombò nel silenzio, mentre molti si chiedevano cosa significasse tutto questo. Infine fu Porter a parlare per primo e, anche se a Mackenzie fu chiaro che stesse cercando di accantonare il caso, percepì una nota di preoccupazione nella sua voce.

“Ma parliamo di quasi trent’anni fa”, disse. “Mi sembra un collegamento debole.”

“Però è pur sempre un collegamento” ribatté Mackenzie.

Nelson sbatté una robusta mano sul tavolo, fissando Mackenzie con occhi infuocati. “Se davvero esiste un collegamento sai cosa significa, vero?”

“Significa che potremmo avere a che fare con un serial killer” replicò lei, “E anche solo la possibilità che potremmo avere a che fare con un serial killer significa che dobbiamo pensare di chiamare l’FBI.”

“Ah, diamine” disse Nelson. “Stai correndo un po’ troppo. Anzi, stai proprio facendo una maratona.”

“Con tutto il rispetto” disse Mackenzie, “vale la pena indagare.”

“E adesso che il tuo super cervello ce l’ha fatto notare, dobbiamo farlo.” disse Nelson. “Farò un paio di chiamate così potrai occupartene tu. Per ora, preoccupiamoci di cose più immediate e pertinenti. È tutto per adesso. Mettetevi al lavoro.”

Il gruppetto di persone al tavolo iniziò a disperdersi, ognuno prendendo con sé i fascicoli. Mentre Mackenzie usciva dalla stanza, Nancy le rivolse un timido sorriso. Era il massimo dell’incoraggiamento che Mackenzie avesse ricevuto sul lavoro da più di due settimane. Nancy lavorava al commissariato come segretaria e a volte si occupava di verificare le informazioni. Per quanto ne sapeva Mackenzie, era uno dei pochi membri più anziani della polizia a non avere problemi nei suoi confronti.

“Porter, White, aspettate” disse Nelson.

Vide che adesso Nelson mostrava la stessa preoccupazione che aveva avvertito in Porter quando aveva preso parola poco prima. Sembrava quasi che gli desse la nausea.

“Sei stata brava a ricordarti di quel caso del 1987” ammise Nelson con Mackenzie. Sembrava che farle quel complimento gli provocasse dolore fisico. “È vero che è soltanto un’ipotesi, ma viene da chiedersi...”

“Viene da chiedersi?” sollecitò Porter.

Mackenzie, a cui non piaceva girare intorno alle questioni, rispose al posto di Nelson.

“Perché abbia deciso di tornare attivo adesso” spiegò.

Quindi aggiunse:

“E quando ucciderà di nuovo.”

CAPITOLO TRE

Era seduto nella propria auto, godendosi il silenzio. I lampioni gettavano un bagliore spettrale sulla strada. Non c’erano molte auto in giro a quell’ora tarda, per questo la tranquillità era inquietante. Sapeva che chiunque fosse in giro in quella parte della città a quell’ora doveva essere impegnato a tenere segreti i propri traffici. Questo gli rendeva più semplice concentrarsi sul suo lavoro – un Buon Lavoro.

I marciapiedi erano bui, tranne per qualche sporadico bagliore dei neon di squallidi locali. La volgare sagoma di una donna prosperosa illuminava la vetrina dell’edificio che stava studiando. Tremolava come un faro in un mare in tempesta. Tuttavia non c’era riparo in quei posti – o per lo meno, non un riparo rispettabile.

A sedere nella propria auto, più lontano dai lampioni che poteva, pensò alla sua collezione a casa. Prima di uscire quella notte l’aveva studiata attentamente. Sulla piccola scrivania c’era quello che restava del suo lavoro: una borsetta, un orecchino, una collanina d’oro, una ciocca di capelli biondi dentro un contenitore Tupperware. Erano dei promemoria che il lavoro era stato assegnato a lui – e che aveva altro lavoro da svolgere.

Un uomo emerse dall’edificio dall’altra parte della strada, interrompendo i suoi pensieri. Osservando, rimase lì a sedere e aspettò pazientemente. Aveva imparato molte cose sulla pazienza nel corso degli anni. Per questo sapere che ora doveva lavorare in fretta lo rendeva ansioso. E se non era preciso?

Aveva poca scelta. L’omicidio di Hailey Lizbrook era già nei notiziari. Gli stavano già dando la caccia – come se fosse lui ad aver fatto qualcosa di sbagliato. Loro non capivano. Lui aveva fatto un dono a quella donna.

Un atto di grazia.

Una volta, lasciava passare molto tempo tra i suoi atti sacri. Adesso però si sentiva oppresso da un senso di urgenza. C’era così tanto da fare. C’erano sempre donne là fuori – agli angoli delle strade, negli annunci, in televisione.

Alla fine avrebbero capito. Avrebbero capito e l’avrebbero ringraziato. Gli avrebbero chiesto come raggiungere la purezza, e lui avrebbe aperto loro gli occhi.

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