Blake Pierce - Killer per Caso

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Killer per Caso: краткое содержание, описание и аннотация

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Un capolavoro del giallo e del mistero! L’autore ha svolto un magnifico lavoro, a sviluppare i personaggi con un approfondito lato psicologico, così ben descritto, che ci fa sentire all’interno della loro mente, provare le loro paure e gioire del loro successo. La trama è molto intelligente e vi intratterrà per tutta la durata del libro. Ricco di colpi di scena, questo libro vi terrà svegli fino all’ultima pagina. Books and Movie Reviews, Roberto Mattos (su Il Killer della Rosa) KILLER PER CASO è il libro #5 nella serie di bestseller dei misteri di Riley Paige, che comincia con il KILER DELLA ROSA, bestseller (Libro #1) – un romanzo scaricabile gratuitamente, con oltre 600 recensioni da cinque stelle! Un’evasione da una prigione di massima sicurezza. Chiamate frenetiche dell’FBI. Il peggior incubo dell’Agente Speciale Riley Paige è divenuto realtà: un serial killer che ha catturare anni fa è a piede libero. E il suo obiettivo principale è lei. Riley è abituata a dare lei la caccia, ma per la prima volta, si ritrova – insieme alla sua famiglia – ad essere la preda della caccia. Mentre il killer la perseguita, al contempo, lascia dietro di sé una scia di morte, e Riley deve fermarlo prima che sia troppo tardi – per le altre vittime, e per se stessa. Ma questo non è un killer ordinario. E’ fin troppo intelligente, e il loro gioco del gatto col topo troppo contorto, e in qualche modo, riesce ad eluderla e a stare sempre ad un passo avanti a lei. Disperata di fermarlo, Riley si rende conto che c’è un solo modo: deve immergersi nel passato, nella contorta mente del killer, nei suoi vecchi casi e riapprendere quale sia la sua causa scatenante. L’unico modo di fermarlo, lei si rende conto, è affrontare l’oscurità che pensava di essersi lasciata alle spalle. Un cupo thriller psicologico, caratterizzato da una suspense mozzafiato, KILLER PER CASO è il libro #5 in un’affascinante nuova serie – con un nuovo amato personaggio – che vi terrà incollati alle pagine fino a notte fonda. Il libro #6 nella serie di Riley Paige sarà presto disponibile.

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La donna lo sbatté contro la parete. Alle sue spalle Bill emise un lamento di disapprovazione. Indubbiamente, era preoccupato che potesse perdere il controllo. Ma non le importava.

Terrorizzato, Guy Lambert cambiò versione.

“Sono andati ad un isolato da qui, su questa stessa strada. Al milletrecentotrentaquattro.”

Riley lo lasciò. Senza aggiungere un’altra parola, la donna uscì di corsa dalla porta principale, e Bill la seguì a ruota.

Riley mise mano alla torcia e controllò i numeri civici. “E’ da questa parte” indicò.

“Dobbiamo chiedere aiuto” Bill esclamò.

“Non ci servono rinforzi” Riley ribatté, correndo lungo il marciapiede.

“Non è questo che mi preoccupa” commentò Bill, seguendola.

Pochi minuti dopo Riley entrava nel giardino di una casa a due piani. Era fatiscente e dichiarata inagibile, con lotti vuoti su entrambi i lati: un tipico rifugio per eroinomani. Le ricordava la casa in cui un sadico psicopatico di nome Peterson l’aveva tenuta prigioniera in una gabbia, tormentandola poi con una torcia al propano, finché non era riuscita a fuggire, facendo saltare in aria il posto grazie alla scorta di propano del suo aguzzino.

Per un istante, esitò, scossa dal ricordo. Poi ricordò a se stessa:

April è lì dentro.

“Preparati” disse a Bill.

L’uomo prese torcia e pistola, e si mossero insieme verso la casa.

Avvicinandosi al porticato, Riley vide che le finestre erano sbarrate da assi di legno.

Non aveva alcuna intenzione di bussare stavolta: non voleva dare a Joel, o a chiunque altro fosse all’interno, alcun preavviso.

Provò a muovere la maniglia, che sembrava funzionare; ma la porta era chiusa da una serratura di sicurezza. Allora, mise mano alla pistola e sparò, facendo saltare la serratura di sicurezza. Poi, mosse di nuovo la maniglia e la porta si aprì.

Sebbene anche all’esterno l’illuminazione fosse molto scarsa, stante l’ora notturna, Riley e Bill fecero fatica a mettere a fuoco la scena, non appena entrati in quello che doveva essere stato il soggiorno. La sola luce proveniva da candele sparpagliate, che lasciavano intuire una scena agghiacciante, disseminata di rifiuti di ogni genere, tra cui sacchetti vuoti di eroina, aghi ipodermici e altri attrezzi per droga. Videro forse sette persone: due o tre si stavano rimettendo pigramente in piedi, dopo il blitz di Riley, gli altri erano ancora distesi sul pavimento o abbandonati su sedie malconce, ovviamente sotto l’effetto della droga. Tutti sembravano strafatti. I loro abiti erano sudici e lacerati.

Riley rimise la pistola nella fondina. Chiaramente, non le occorreva, almeno non per il momento.

“Dov’è April?” la donna gridò. “Dov’è Joel Lambert?”

Un uomo, che si era appena alzato in piedi, rispose con voce confusa: “Di sopra.”

Seguita da Bill, Riley si fece strada fino al piano di sopra, salendo delle scale buie, con la torcia che illuminava il percorso. Sentiva gli scalini fatiscenti scricchiolare pericolosamente sotto il suo peso. Infine, si ritrovarono nel corridoio in cima alle scale e videro tre soglie, prive di porta, dietro cui si aprivano un bagno maleodorante e due stanze visibilmente vuote. C’era solo una porta, ed era chiusa.

Riley si avviò in quella direzione ma Bill le fece un cenno con la mano.

“Lascia entrare me per primo” suggerì.

Ignorandolo, Riley lo superò, aprì la porta ed entrò.

Le gambe quasi le cedettero, quando guardò nella stanza. April era distesa su un materasso spoglio e mormorava “No, no, no” continuamente. Si contorceva a fatica, mentre Joel Lambert lottava per spogliarla. Un brutto uomo sovrappeso era fermo lì vicino, in attesa che Joel portasse a termine la sua missione. Un ago e un cucchiaio erano sul comodino, illuminati da una candela.

Riley comprese tutto in un istante. Joel aveva drogato April, fino a farle perdere conoscenza e la stava offrendo come favore sessuale a quell’uomo orrendo: per denaro o per un altro motivo, a Riley non era dato saperlo.

Tirò di nuovo fuori la pistola e la puntò contro Joel, lottando contro il desiderio di sparargli immediatamente.

“Allontanati da lei” ordinò.

Joel comprese chiaramente il suo stato mentale. Alzò le mani e si allontanò dal letto.

Indicando l’altro uomo, Riley disse a Bill: “Ammanetta questo bastardo. Portalo alla tua auto. Ora puoi chiamare i rinforzi.”

“Riley, ascoltami …” la voce di Bill si bloccò.

Riley intuì il pensiero inespresso di Bill. Il suo partner comprendeva perfettamente che tutto quello che voleva Riley erano pochi minuti da sola con Joel ed era comprensibilmente riluttante a permetterlo.

Tenendo la pistola sempre puntata su Joel, Riley guardò Bill con un’espressione implorante e questi annuì lentamente; poi si dedicò all’uomo, leggendogli i suoi diritti, lo ammanettò e lo condusse all’esterno.

Riley chiuse la porta dietro di loro e rimase a guardare silenziosamente Joel, con la pistola sempre puntata. Questo era il ragazzo di cui April si era innamorata.

Ma non era un adolescente comune. Era coinvolto nel commercio della droga, aveva usato quella droghe su sua figlia, aveva ovviamente avuto intenzione di vendere il corpo di April e non si trattava di una persona in grado di amare.

“Che cosa pensa di fare, signora poliziotta?” disse. “Ho i miei diritti, lo sa.” Sfoderò lo stesso lieve sorrisetto che le aveva rivolto l’ultima volta che lo aveva visto.

La pistola tremò leggermente nella mano di Riley. Non vedeva l’ora di premere il grilletto e fare fuori quell’essere spregevole. Ma non poteva permetterselo.

Notò che Joel stava avanzando lentamente verso il tavolino da salotto. Era piuttosto robusto, ed era più alto di Riley. Era evidente che si stesse dirigendo verso una mazza da baseball, ovviamente tenuta lì per autodifesa, appoggiata contro il tavolo. Riley soffocò un sorriso severo. Sembrava che lui stesse per fare esattamente ciò che lei voleva che facesse.

“Sei in arresto” disse.

Poi, mise la pistola nella fondina e prese le manette appese alla sua cintura. Esattamente come Riley aveva sperato, Joel si avvicinò alla mazza da baseball, l’afferrò e tentò di colpirla con violenza.

La donna scansò agilmente il colpo, e si preparò il successivo.

Stavolta, Joel sollevò la mazza, con l’evidente intenzione di sfondarle il cranio. Ma, non appena il suo braccio si abbassò, Riley deviò e si protese verso l’estremità più piccola della mazza. La afferrò e lo disarmò, godendosi lo sguardo sorpreso sul suo volto, mentre perdeva l’equilibrio.

Joel si afferrò al tavolino da salotto, per mantenere l’equilibrio. Nell’istante in cui la sua mano raggiungeva il tavolo, Riley la colpì forte con la mazza. Sentì frantumarsi le ossa.

Joel emise un urlo patetico e cadde al suolo.

“Puttana pazza!” gridò. “Mi hai rotto la mano.”

Col respiro affannato, Riley lo ammanettò al montante del letto.

“Non sono riuscita ad evitarlo” rispose gelida. “Hai opposto resistenza, e ho accidentalmente sbattuto la tua mano contro la porta. Sono spiacente per questo.”

Riley ammanettò la mano sana in fondo ad un montante del letto. Poi, salì con un piede sulla mano rotta e ci spostò sopra il proprio peso.

Joel gridò e si contorse. I suoi piedi si dimenarono disperatamente.

“No, no, no!” urlò.

Tenendo ancora il piede sulla mano, Riley si accovacciò accanto al viso del ragazzo.

Beffardamente, disse: “‘No, no, no!’ Dove ho sentito queste parole prima d’ora? Negli ultimi minuti?”

Joel piangeva per il dolore ed il terrore.

Riley fece ancora più forza con il piede.

“Chi le ha dette?” lei domandò.

“Tua figlia … è stata lei.”

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