“Cosa stai facendo?” gridò Ignazio allarmato.
Lei spruzzò una nuvola di vapore che iniziò a rallentare i controllati che la circondavano, arrivando a Lupetto e a Orso e a tutti gli altri.
“Andiamo,” disse tenendo il dito sul grilletto. “Cambiate!”
Luna vide Lupetto sbattere le palpebre alla luce del sole, allungando le mani e fissandole.
Poi si guardò attorno fino a che vide Bobby nascosto all’ombra di un edificio e tese una mano verso di lui.
E poi si girò insieme agli altri e si mise a correre.
E non si fermò.
Kevin rabbrividì quando Puro Xan entrò nella stanza in cui si trovavano lui e Chloe. Stare lì appeso, solo e senza sorveglianza era già di per sé orribile, ma in qualche modo sapeva che non poteva essere peggio di quello che gli alieni avrebbero deciso di fare loro adesso.
“La paura è una debolezza,” disse Puro Xan, le parole che arrivavano con leggero ritardo per mezzo del suo traduttore. “Semplicemente una delle tante che noi abbiamo sconfitto.”
“Cosa intendi dire?” chiese Kevin. Cercò di tenere a bada la paura che provava, perché non voleva che l’alieno la notasse.
Chloe sembrava sufficientemente spaventata per entrambi, ma pareva anche arrabbiata. Se non ci fosse stata la gravità distorta che li teneva attaccati alle cornici, Kevin immaginava che avrebbe tentato di attaccare l’alieno.
“Un tempo eravamo essere più deboli,” disse Puro Xan, facendo un gesto così che un sezione della parete divenne uno schermo che mostrava cose simili ai Puri, ma allo stesso tempo diverse. Non avevano la pelle così liscia, l’aspetto così aggraziato e perfetto, e di certo non possedevano quel senso di fredda implacabilità che era loro tipico. Erano proprio il genere di cose che i Puri dovevano essere stati molto tempo prima.
“Abbiamo lottato e fatto la guerra tra noi. Abbiamo trasformato il nostro mondo in un posto quasi invivibile con le armi che abbiamo usato.”
L’immagine sullo schermo mutò, mostrando un mondo che si presentava inizialmente verde e lussureggiante, ma dove poi le piante appassivano e morivano e le esplosioni devastavano la superficie, con fuoco e venti sferzanti che si dispiegavano dal centro delle città.
“Abbiamo dovuto trovare dei modi per adattarci.”
“Attaccando la gente di altri mondi,” disse Kevin. “Ingannandoci per indurci a farvi entrare e poter poi controllare le menti della gente.”
“Siete malvagi,” aggiunse Chloe. “Non siete nient’altro che dei mostri.”
Puro Xan li guardò con un abbozzo di emozione. Kevin dubitava che la creatura fosse capace di provarne, e questo in qualche modo faceva ancora più paura di quanto Chloe aveva affermato. Quelle creature erano perfide, o piene di odio, o determinate a spazzare via tutto ciò che temevano. Agivano con la calma e freddezza di un ghiacciaio che rotola schiacciando una città, senza curarsi delle vite presenti.
“I vostri mondi non hanno importanza,” disse Puro Xan. “Voi non appartenete all’Alveare. Non fate parte dei Puri.”
“Pensate veramente di essere le uniche cose importanti dell’universo?” chiese Chloe.
“Siamo i Puri,” rispose Xan, come se ciò desse risposta a tutto. “Abbiamo creato l’Alveare per risolvere le guerre del nostro mondo. Nel metterci insieme, abbiamo imparato ad andare oltre le debolezze delle emozioni. Abbiamo imparato dai mondi più vicini come trasformare gli inferiori in ciò che vogliamo. Abbiamo costruito le navi Alveare per portarci a raccogliere materiali con cui rigenerare il nostro mondo per i Puri.”
“Quindi non fate altro che prendere e prendere, e non date niente in cambio,” disse Kevin.
“Tutto il resto è inferiore,” disse Puro Xan. “È tutto nostro.”
“Fino a che non vi fermeremo,” disse Chloe, lottando contro la gravità che la teneva ferma. Se era come quella che bloccava Kevin tenendolo attaccato al pannello di vetro, sapeva benissimo che non aveva alcuna possibilità di liberarsi, ma immaginò che dirglielo non l’avrebbe persuasa a fermarsi. Se non altro avrebbe probabilmente solo peggiorato le cose.
“Voi siete deboli. Non potete fermare l’Alveare,” disse Puro Xan.
“E allora perché siamo ancora qui?” chiese Kevin. “Se pensi che siamo così deboli e inutili, perché non ci avete uccisi nel momento in cui siamo arrivati sulla vostra… nave?”
“Non distruggiamo ciò che è utile,” disse Pur Xan. “Lo raccogliamo. È il nostro scopo.”
Utile. Kevin non era sicuro che l’idea di essere utile a una cosa come quella gli piacesse. Da quello che aveva visto accadere alle altre creature che gli alieni avevano trovato utili, essi non facevano che rimodellare le loro carni, trasformandoli. Aveva già provato il dolore dovuto al processo con cui gli alieni gli avevano rovistato tra i pensieri. Le visioni che aveva avuto del mondo alieno erano state ancora peggio.
“Io non voglio esservi utile,” disse Kevin.
“Non hai altra scelta,” disse Puro Xan. “Dovresti esserci riconoscente. I prescelti di un mondo vengono generalmente distrutti, per evitare che diventino… un pericolo per noi. Voi siete sopravvissuti perché vi abbiamo permesso di farlo.”
“Perché?” insistette Kevin.
Puro Xan non rispose per un momento o due. Si mosse invece nella stanza, sistemando alcune cose attorno a un macchinario.
“Intendono guardare ancora nelle nostre teste, Kevin,” disse Chloe, terrorizzata all’idea. “Useranno ancora quelle cose con i tentacoli.”
“Non su di te,” disse Puro Xan con voce quasi sprezzante. “Ti sarai abbastanza intrigante da dissezionare e rimettere insieme. La tua mente è piuttosto interessante, ma non tanto da continuare a lavorarci.”
“Non potete vivisezionare Chloe!” gridò Kevin, lottando contro la gravità che lo imprigionava. Per quanto si dimenasse per liberarsi, la forza lo teneva attaccato alla cornice. La pressione lo teneva sdraiato, come se avesse avuto un peso di piombo schiacciato contro il petto.
“Noi facciamo quello che ci pare e piace,” disse Puro Xan. “Se questo è l’uso migliore che possiamo fare della donna per il bene dell’Alveare, allora è ciò che accadrà. Saremo generosi però. Potrai decidere ciò che le succederà.”
“Allora scelgo che non venga vivisezionata!” disse Kevin.
“Dopo che avremo finito,” disse Puro Xan. “Dopo che ti sarai unito al nostro Alveare.”
“Cosa?” disse Kevin scuotendo la testa. “Non se ne parla.”
L’alieno gli si avvicinò, i dispositivi con i tentacoli pronti alla mano.
“Il tuo cervello ha delle capacità che l’Alveare richiede,” disse Puro Xan. “Quindi verrai con noi.”
L’alieno lo fece suonare come un fatto innegabile, come se fosse semplicemente il modo in cui andava il mondo. Fece suonare l’idea ovvia e naturale, come dire che l’acqua è bagnata, o che il sole è caldo. Ma non c’era niente di naturale nelle cose con i tentacoli che Puro Xan teneva in mano.
“E allora?” chiese Kevin, più che altro perché ogni occasione per ritardare la situazione gli appariva come una buona idea. “Intendete trasformarmi in un Puro come voi? Perderò tutti i capelli e mi verranno quegli occhi assurdi?”
Magari, se Kevin fosse riuscito a infastidire abbastanza l’alieno, lo avrebbe potuto distrarre da ciò che intendeva fare. Ovviamente poi quello avrebbe potuto decidere di fargli cose totalmente peggiori, ma in quel momento a Kevin non veniva in mente niente di peggio che essere trasformato in uno di loro.
“Non appartieni ai Puri,” disse Puro Xan. “Ma puoi essere trasformato in uno dell’Alveare. Diventerai un nostro emissario, uno dei nostri prescelti. Dovresti essere felice dell’onore che ti riserviamo.”
Читать дальше