Jack Mars - Il Nostro Sacro Onore

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“Uno dei migliori thriller che abbia letto quest’anno. La trama è intelligente, e aggancia dal primo momento. L’autore ha fatto un lavoro superbo nel creare una serie di personaggi pienamente sviluppati e davvero interessanti. Non vedo l’ora di leggere il seguito.”--Books and Movie Reviews, Roberto Mattos (su A ogni costo) IL NOSTRO SACRO ONORE è il libro 6 della serie thriller best-seller di Luke Stone, che inizia con A OGNI COSTO (libro 1), un volume scaricabile gratuitamente da più di cinquecento recensioni a cinque stelle!Colpita da un attacco terroristico sostenuto dall’Iran, Israele dà al paese un ultimatum di settantadue ore: sgomberate le basi militari prima che ve le distruggiamo noi via aria. L’Iran risponde: entrate nel nostro spazio aereo e lanceremo attacchi nucleari su Israele e su tutte le basi statunitensi di stanza nel Medio Oriente.Con settantadue ore per fermare un’apocalisse nucleare, c’è un solo uomo a cui rivolgersi: Luke Stone. La presidente manda Luke nella sua missione più audace: lanciarsi col paracadute in Iran per trovare il luogo segreto delle testate nucleari sotterranee in modo che gli Stati Uniti possano farle fuori prima che sia troppo tardi.In una folle corsa contro il tempo, Luke ci fa fare un giro sulle montagne russe del caotico e confusionario territorio dell’Iran, nel tentativo di scoprirne i segreti meglio custoditi e impedire che una guerra distrugga l’intera umanità. Ma con un colpo di scena dietro l’altro, pure per Luke potrebbe essere troppo tardi.Thriller politico di pura adrenalina, con ambientazioni internazionali drammatiche e suspense al cardiopalma, IL NOSTRO SACRO ONORE è il libro numero 6 della serie best-seller e acclamata dalla critica di Luke Stone, una nuova serie esplosiva che ti terrà incollato alle pagine fino a tarda notte. “La narrativa thriller al suo meglio. I fan del genere che apprezzano l’esecuzione precisa di un thriller internazionale, pur cercando profondità psicologica e credibilità in un protagonista che affronta sfide contemporaneamente sul piano professionale e personale, troveranno qui una storia avvincente difficile da abbandonare.”--Midwest Book Review, Diane Donovan (a proposito di A ogni costo)Adesso è disponibile anche il libro 7 della serie di Luke Stone!

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Avevano attaccato dal lato sbagliato – il lato della collina. Lì non c’era copertura. Erano dentro a Israele.

Non c’era tempo per parlare, non c’era tempo per dare un ordine a Daria.

I colpi d’arma da fuoco adesso arrivavano da entrambi i lati. I proiettili di una mitragliatrice gli crivellarono la portiera. DANK-DANK-DANK-DANK-DANK. Il finestrino gli andò in pezzi, gettandogli addosso vetro. Almeno uno dei colpi aveva penetrato il giubbotto. Era stato colpito. Si abbassò lo sguardo sul fianco – c’era un’oscurità crescente che si espandeva. Sanguinava. Lo sentiva a malapena – sembrava la puntura di un’ape.

Grugnì. Degli uomini correvano nell’oscurità.

Istantaneamente, prima di accorgersene, aveva la pistola in mano. La puntò fuori dal finestrino mancante.

BLAM!

Il rumore fu assordante per le sue orecchie.

Ne aveva preso uno. Ne aveva preso uno. Era andato giù.

Ne mirò un altro.

Fermo…

Accadde qualcosa. Tutto il suo corpo venne strattonato sul sedile. Aveva mollato la pistola. Un colpo, qualcosa di pesante, lo aveva attraversato. Era venuto da dietro e aveva forato il cruscotto. Uno sparo, o un piccolo razzo. Con cautela, intorpidito dal terrore, si portò una mano al petto e toccò la zona sotto alla gola.

Era… andata.

Aveva una grossa voragine sul petto. Come cavolo faceva a essere ancora vivo?

La risposta giunse istantaneamente: presto non lo sarebbe stato.

Non lo sentì neanche. Una sensazione di calore gli si diffuse per il corpo. Guardò di nuovo Daria. Che peccato. Voleva convincerla di… qualcosa. Adesso non sarebbe mai accaduto.

Lei lo fissava. Aveva gli occhi rotondi, come piattini da caffè. Aveva la bocca aperta in una gigantesca O di orrore. Sentiva il bisogno di consolarla, persino adesso.

“Va tutto bene,” voleva dirle. “Non fa male.”

Ma non riusciva a parlare.

Al finestrino dietro di lei apparvero degli uomini. Con i calci dei fucili, distrussero i resti del vetro. Entrarono delle mani, per cercare di tirarla fuori dal finestrino, ma lei lottò. Si lanciò su di loro a mani nude.

Si aprì la portiera. Ora erano in tre, a trascinarla, tirarla.

Poi era sparita, e lui era solo.

Avraham fissò il veicolo bruciare nell’oscurità davanti a lui. Gli venne in mente che non aveva idea di quel che era successo al veicolo di testa. Immaginava che adesso non avesse importanza.

Pensò brevemente ai suoi genitori e a sua sorella. Voleva bene a tutti loro, semplicemente e senza rimpianti.

Pensò ai nonni, forse pronti a riceverlo.

Non sarebbe più potuto uscire dal veicolo in fiamme. Erano solo rossi, gialli e aranci brillanti che sfarfallavano contro allo sfondo nero. Osservò i colori farsi sempre più piccoli e sempre più fiochi, l’oscurità che si diffondeva e che si faceva ancora più oscura. L’inferno dell’auto esplosa adesso sembrava il tremolio di una candela spenta.

Guardò finché non si spense l’ultimo colore.

CAPITOLO QUATTRO

16:35 ora della costa orientale

Quartier generale dello Special Response Team

McLean, Virginia

“Be’, immagino che il gruppo sia tornato insieme ufficialmente,” disse Susan Hopkins.

Luke al pensiero sorrise.

Era il primo giorno dello Special Response Team negli alloggi nuovi di pacca. Il nuovo quartier generale era quello di una volta, ma ristrutturato. Il tozzo edificio a tre piani di vetro e cemento si trovava nel benestante sobborgo di McLean, a sole poche miglia dalla CIA. Aveva un’elisuperficie con un nuovo Bell 430 nero curvo sull’asfalto come una libellula, sul fianco il brillante logo bianco dell’SRT.

C’erano quattro SUV neri dell’agenzia nel parcheggio. L’edificio aveva uffici al pianterreno e al primo piano, e una sala conferenze all’avanguardia che quasi faceva il paio con la sala operativa della Casa Bianca. Aveva ogni gadget tecnologico che la febbrile mente di Mark Swann potesse evocare. La palestra (completa di attrezzatura cardio, macchine per la pesistica e una sala allenamento con pareti molto imbottite) e la mensa si trovavano al secondo piano. Il poligono di tiro insonorizzato si trovava nel seminterrato.

La nuova agenzia aveva venti impiegati, le dimensioni perfette per rispondere a eventi in corso rapidamente, con leggerezza e in totale flessibilità. Scorporata dall’FBI e ora organizzata come subagenzia dei servizi segreti, la disposizione limitava le interazioni di Luke con la burocrazia federale. Faceva rapporto direttamente alla presidente degli Stati Uniti.

Il piccolo campus era circondato da recinzioni di sicurezza con in cima filo spinato. Però in quel momento i cancelli erano spalancati. Oggi c’era l’Open Day. E Luke era felice di esserci.

Percorreva i corridoi a grandi passi con Susan, entusiasta di mostrare alla presidente degli Stati Uniti tutte le cose che lei già conosceva. Gli sembrava di avere cinque anni. Le lanciava un’occhiata di tanto in tanto, si immergeva nella sua bellezza, ma non fissava. Soffocava la voglia di tenerla per mano, cosa che apparentemente faceva anche lei, perché la mano di lei gli sfiorava la sua, il braccio, la spalla, quasi costantemente.

Susan doveva conservare tutto quel contatto per dopo.

Luke rivolse l’attenzione all’edificio. Il luogo era stato messo insieme esattamente come aveva sperato, e così l’SRT. I suoi avevano accettato di unirsi a lui. Non era una questione da poco – con tutte le fatiche che avevano sopportato, e la lunga assenza di Luke, era un miracolo che tutti fossero disponibili a fidarsi ancora di lui.

Lui e Susan entrarono nella mensa e guadarono la folla, seguiti da due agenti dei servizi segreti. Una dozzina di persone circa formava una coda serpentina al bar. Alla finestra, Luke scorse la persona che cercava, in piedi tra Ed Newsam e Mark Swann, sovrastato dai muscoli gonfi di Ed e da quella pertica di Swann. Suo figlio, Gunner.

“Vieni, Susan, laggiù c’è qualcuno che voglio presentarti.”

D’un tratto parve affranta. “Aspetta, Luke! Questo non è il…”

Lui scosse la testa, e stavolta la afferrò davvero – per il polso. “Andrà tutto bene. Digli che sei il mio capo. Mentigli.”

Emersero dalla folla e apparvero accanto a Gunner, Ed e Swann. Swann aveva i capelli in una coda di cavallo, occhiali avvolgenti in viso. Aveva il lungo corpo avvolto in una t-shirt nera dei RAMONES, blue jeans sbiaditi, con sneakers Chuck Taylor a scacchiera gialla e nera ai grossi piedi.

Ed sembrava enorme con un dolcevita nero, pantaloni eleganti beige e scarpe in pelle nera. Aveva un orologio d’oro della Rolex al polso. Aveva capelli e barba nero corvino, tagliati cortissimi, e in maniera meticolosa, come siepi curate da un maestro giardiniere.

Swann era ai sistemi informatici – uno dei migliori hacker con cui Luke avesse mai lavorato. Ed era alla armi e tattica – era venuto alla Delta Force dopo Luke. Era assolutamente devastante nell’uso della forza. Aveva un bicchiere di vino – sembrava minuscolo nella sua mano gigantesca. Swann teneva una lattina nera di birra con il logo di un pirata in una mano, un piatto con molti e grossi sandwich nell’altra.

“Ragazzi, conoscete entrambi Susan Hopkins, vero?” disse Luke.

Ed e Swann le strinsero la mano a turno.

“Signora presidente,” disse Ed. La squadrò da capo a piedi e sorrise. “Che piacere rivederla.”

Luke quasi rise davanti a Ed che faceva gli occhi da lupo alla presidente. Scompigliò i capelli a Gunner. Fu leggermente imbarazzante, perché Gunner era un pochino troppo alto per farsi scompigliare i capelli.

“Signora presidente, questo è mio figlio, Gunner.”

Lei gli strinse la mano ed esibì la sua simpatica faccia da Sono la presidente e sto incontrando un bambino a caso. “Gunner, è un vero piacere conoscerti. Ti diverti alla festa?”

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