John Varley - Titano

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Titano: краткое содержание, описание и аннотация

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Chiuse gli occhi per un attimo, poi li riaprì e aspettò.

— Hai tralasciato un sacco di particolari — disse Cirocco. — Come hai fatto ad arrivare qui? Perché sei un essere unico? Se ascolti la radio, lanci anche messaggi? Se sì, perché non ti sei messa in contatto con la Terra? Se…

Gea alzò una mano e rise.

— Una domanda per volta, te ne prego. Tu dai troppe cose per scontate. Cosa ti fa credere che io sia "arrivata" qui? Sono nata in questo sistema, esattamente come te. In questo momento, su Giapeto, mia figlia sta raggiungendo la maturità. Attorno a Urano c’è una famiglia di Titani. Formano gli anelli invisibili. Sono tutte più piccole di me. Io sono la più grande in questa zona dello spazio.

— Giapeto? — disse Gaby. — Uno dei motivi per cui noi…

— Stai tranquilla. Ti spiegherò io, e vi risparmierò un viaggio. Noi non possiamo viaggiare fra le stelle. Possiamo eseguire solo correzioni orbitali minime. Io lancio le mie uova dall’orlo esterno, dove posseggono già una velocità rispettabile a causa della mia rotazione. Cerco di mirare il meglio possibile, ma colpire il bersaglio su queste distanze è problematico, e dopo il lancio è impossibile controllare il volo delle uova.

"Quando cadono su un mondo adatto… Giapeto è perfetto: niente atmosfera, roccioso, illuminato dal Sole, né troppo piccolo né troppo grande… mettono radici. Dopo cinquantamila anni il Titano è pronto a nascere. In quello stadio ha ricoperto un intero emisfero del corpo ospite. È questo l’aspetto che Giapeto aveva settantacinque anni fa; uno dei suoi lati era molto più luminoso dell’altro.

"Poi il Titano si contrae fino a diventare una linea sottile che circonda il mondo da polo a polo. È così che ora appare Giapeto. Mia figlia si è spinta fino al nucleo del pianeta per trovare gli elementi che le servono. Temo che ormai Giapeto sia alquanto impoverito; mia nonna, e sua madre prima di lei, hanno usato a loro volta quella luna.

"Mia figlia sta sintetizzando i carburanti che le saranno necessari per allontanarsi da Giapeto, il che dovrebbe succedere fra cinque o sei anni. Quando sarà pronta, e non un solo giorno prima, perché una volta nata conterrà già tutta la sua massa definitiva, si lancerà nello spazio. È probabile che Giapeto andrà in pezzi, come il mondo che ha formato gli anelli. Poi…"

— Stai dicendo che sono stati i Titani a far formare gli anelli? — chiese Gaby.

— Non l’ho spiegato chiaramente? — Gea parve un po’ irritata, ma il racconto la riassorbì subito. — È successo molto tempo fa, e io non ho nessuna responsabilità. A ogni modo, una volta libera mia figlia assumerà la stessa rotazione che ho io. La parte di lei che diventerà il mozzo in questo momento tocca la superficie di Giapeto. Nello spazio si contrarrà, proiettando in fuori i raggi. Mia figlia aumenterà l’accelerazione, si stabilizzerà, si riempirà d’aria, comincerà a muovere dentro di sé le montagne per prepararsi alle creature che… Insomma, avete capito. Quando parlo di mia figlia vado per le lunghe, come ogni genitore, immagino.

— No, no, sono affascinata — disse Cirocco. — Anche tua figlia avrà titanidi e angeli e aerostati?

Gea ridacchiò. — Non titanidi, immagino. Se ne avrà voglia dovrà inventarseli da sola, come ho fatto io.

Cirocco scosse la testa.

— Non capisco.

— È semplice. Quasi tutte le mie specie discendono da creature che vivevano su di noi quando siamo state costruite. Ogni uovo che io lancio contiene i semi di un milione di specie, ad esempio le piante elettroniche. Non credo che ai miei costruttori interessassero troppo le macchine. Facevano crescere tutto quello di cui avevano bisogno, dai vestiti alle case, ai circuiti elettronici.

"Titanidi e angeli sono diversi. Prima di abituarti a loro, ti sei chiesta come sia possibile che sembrino così umani. La risposta è semplice. Ho usato come modello gli uomini. I titanidi sono stati facili, ma gli angeli… I mal di testa! Le vostre leggende badano più alla fantasia che alla pratica. L’apertura alare doveva essere enorme perché potessero sollevarsi dal suolo, anche se la mia gravità è bassa e la pressione dell’aria notevole. Ammetto che non assomiglino al modello biblico, ma che lavoraccio! Il problema di base era…"

— Li hai fatti tu — disse Cirocco. — In tutto e per tutto.

— L’ho appena detto, no? Ho progettato io il loro DNA. Per me è facile come lo è per voi costruire un modellino di creta.

— Li hai ideati tu. E l’idea ti è venuta ascoltando le nostre trasmissioni radio, il che significa che la loro cultura non può essere molto antica. Noi trasmettiamo da relativamente poco.

— I titanidi hanno meno di un secolo. Gli angeli sono ancora più recenti.

— Allora… allora tu sei un dio. Non voglio fare discorsi teologici, ma… insomma, mi capisci.

— Da tutti i punti di vista, nel mio piccolo angolo d’universo… sì, lo sono. — Gea aveva un’espressione soddisfatta.

Cirocco lanciò un’occhiata di desiderio alla porta. Come sarebbe stato bello uscire e dimenticare tutto quello che era successo.

Che differenza faceva se quella donna era solo una sopravvissuta impazzita dei costruttori di Gea? Aveva il controllo totale di quel mondo. Non importava niente che fosse davvero il mondo.

E, stranamente, quella donna le piaceva, nei momenti in cui si abbandonava. Poi Cirocco ricordò il motivo che l’aveva spinta a salire fino al mozzo.

— Ci sono due cose che voglio chiederti — disse, decisa.

Gea si mostrò attenta.

— Te ne prego. Si dà il caso che anch’io voglia chiederti due cose.

— Tu? Chiedere a me? — L’idea era del tutto assurda, e poi il suo coraggio se ne stava andando. Come si fa a lamentarsi dei torti subiti con una dea? — Cosa potrei mai fare per te?

Gea sorrise.

— Forse resterai sorpresa.

Cirocco diede un’occhiata a Gaby che spalancò gli occhi e surrettiziamente incrociò le dita.

— La prima… la prima cosa riguarda i titanidi. — Accidenti, quello doveva essere il punto numero due. Ma non era male sondare il terreno. — Un titanide di nome Maestrocantore mi ha pregato, se mai fossi arrivata da te, di chiederti perché debba esistere la guerra.

Gea era più confusa che arrabbiata.

— Ormai lo avrai capito.

— Be’, sì. È un istinto di aggressività reciproca che tu hai creato.

— Perfetto.

— E dato che li hai creati tu, dovevi avere un motivo…

Gea parve sorpresa.

— Certo. Volevo avere la mia guerra. Non ne avevo mai sentito parlare prima di cominciare a ricevere i vostri programmi televisivi. Pareva che a voi piacesse tanto, che la trovaste così divertente, che ho deciso di provarci anch’io.

Cirocco restò a bocca spalancata.

— Parli sul serio, vero?

— Mai stata più seria.

— Ecco, non so come dirtelo.

Gea sospirò. — Vorrei che voi non aveste paura di me. Vi assicuro che non correte il minimo pericolo.

Gaby si tese in avanti. — E come possiamo saperlo? Tu… — S’interruppe e guardò Cirocco.

— Io ho distrutto la vostra nave. Sono sicura che questo è il secondo punto. Ma è un fatto di cui sapete pochissimo. Vuoi ancora un po’ di caffè?

— No, grazie — si affrettò a rispondere Cirocco. — Gea, o vostra santità, o come diavolo devo chiamarti…

— Gea va benissimo.

— A noi non piace la guerra. Non piace a me e non piace a nessuna persona sensata. Avrai visto anche film contro la guerra.

Lei scosse la testa e fece una risatina.

— Certo, però erano pochi. E poi contenevano più spargimenti di sangue dei film a favore della guerra. Dici che la guerra non vi piace, ma perché vi affascina?

— Non so risponderti. So solo che odio la guerra, e che anche i titanidi la odiano. Sarebbero felici che terminasse. È questo che sono venuta a chiederti.

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