ITSIOS ALEX - Ade Online - Succube

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Sono nato nel mondo di gioco virtuale di Elysium. Ora sono stato esiliato nel mondo reale a lottare e morire! Mi chiamo Zephyros e ho trascorso tutta la mia vita in un fantastico mondo di gioco virtuale, ma, quando ho hackerato il server principale, il Guardiano mi ha condannato al mondo reale, dove ora mi viene imposto di sacrificare la mia nuova vita, molto mortale, per il paradiso che mi ha scacciato. Il mondo reale è molto più orribile e più folle di quanto mi sarei mai aspettato poiché la guerra che sono stato inviato a combattere è contro creature fantastiche e demoni e il corpo umano in cui sono stato messo è difficile da sopportare visto come soffre le agonie della sua esistenza mortale. D'altra parte, questo mio nuovo corpo offre anche incredibili piaceri, con un'intensità che non avrei mai immaginato possibile.  Quindi, non solo sono stato in grado di radunare una squadra di guerriere bellissime e sexy, ma ho anche trovato la ragazza dei miei sogni: una bollente succube. L'unico problema è che lei è la nemica e, se voglio riguadagnare ogni speranza di salire di livello abbastanza per poter tornare nel mio mondo di gioco, devo ucciderla!  Quindi mi trovo combattuto. Fare come mi viene comandato e uccidere il nemico per avere la possibilità di riguadagnare la confortevole immortalità che una volta il mio mondo virtuale offriva?  O tradire la mia squadra di bellissime guerriere lussuriose per l'ammaliante demonessa che mi ha consegnato alle punte più alte dell'estasi che, ora so, può essere sperimentata solo con il mio corpo umano, anche se fare questa scelta sarà, con tutta probabilità, la mia condanna?  Avvertenza: la novella contiene scene di sesso esplicite, un harem, situazioni per adulti, elementi di gamelit / litRPG, violenza grafica, scene strabilianti, una lussuriosa succube e donne bollenti. Sei stato avvisato, leggi a tuo rischio e pericolo!

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Che cosa noiosa!

Il lato positivo è che nel gruppo ci sono anche alcune donne, che posso tranquillamente definire sexy. Ma, ora, non ho la più pallida idea di dove siamo finiti, vestiti di questi corpi che, mi accorgo, non sembrano essere scomodi solo per me.

Cerco di rimettermi in piedi e lo faccio in modo instabile. L'intero posto emana un'atmosfera di un'epoca primordiale e l'aria ha un odore umido e ammuffito. Non appartiene al mondo virtuale con cui ho familiarità, il mondo che conoscevo. Quando mi alzo in piedi il pavimento ruvido mi graffia la pelle. Non vedo nessun tipo di vitalità nemmeno nei miei compagni. Incontro lo sguardo di una delle donne in piedi vicino a me, ma è vuoto, confuso, come se dentro di lei non ci fosse nessuno.

È tutto qui? È questo il mondo reale in cui siamo destinati a vivere per il resto della nostra vita da ora in avanti?

Prima impressione? Questo posto fa schifo. E anche le persone, mi sa.

“Dove sono?” Chiede all'improvviso la bella e procace ragazza dai lunghi capelli neri in piedi accanto a me. Trema con le braccia strette al petto, mentre guarda se stessa e la camera che la circonda.

Altri sono più aggressivamente vocali, impauriti, preoccupati.

"Che posto è questo? Non ricordo come sono arrivato qui. Cosa sta succedendo? L'unica cosa che so è il mio nome!” Urla un uomo dall'altra parte della stanza. La sua voce riecheggia, rimbalzando sulle pareti.

"Non ricordo niente. L'ultima cosa che riesco a ricordare è che stavo bevendo ad un fiume”, dice una donna dal centro della folla.

Cosa? Non ricordano? Sono l'unico che ricorda? L'unico che ricorda Elysium, la condanna o la sentenza?

"Anche io ricordo di aver bevuto l'acqua di un fiume" concorda un altro.

Sempre più persone si svegliano e si alzano. Mi rendo conto che siamo in molti, forse una cinquantina. Sono tutti nello stesso stato di amnesia e l'unica cosa che ricordano è che si stavano abbeverando ad un fiume, che, ora capisco, deve essere stato il fiume Lethe. Ciò significa che tutte queste persone sono gli altri criminali, i criminali condannati i cui avatar erano con me nei Campi del Lutto. E i loro ricordi sono stati cancellati da quell'acqua. Diventa sempre più evidente che io potrei essere l'unico a ricordare la vita passata, la condanna criminale, Elysium, chi sono, chi ero. Mi rendo conto che dovrei tenermelo per me fino a quando non ne saprò di più. Non dovremmo ricordare chi siamo, da dove veniamo. Lo capisco adesso.

E questo mi riempie di terrore.

CAPITOLO 2

Il mio terrore dura poco, in ogni caso. Invece di rimanere a sognare ad occhi aperti e ricordare il recente passato, alcuni dei miei compagni senza memoria hanno trovato una via d'uscita.

“Là c'è un corridoio” esclama un muscoloso ragazzo dai capelli argentei.

Guardo in quella direzione e vedo chiaramente un passaggio nel muro che non avevo notato prima, ma, come dicevo, la stanza non è esattamente ben illuminata.

“Dovremmo vedere dove va?” Chiede una giovane rossa.

È davvero uno schianto, anche tenendo conto che molti dei corpi femminili qui presenti sono giovani e attraenti. Beh, sembra che tutti abbiano corpi giovani, pur se non molto differenti tra loro. Inizio ad essere intrigato, anche se non propriamente eccitato. La rossa potrebbe però farmi cambiare idea.

“E se non dovessimo andarcene? Potrebbe… potrebbe essere pericoloso!” si lamenta un altro preso dalla frustrazione e dall'ansia. “Non voglio morire! Non so neppure chi sono!

"Chi ti dice che stai per morire, idiota? Lo riprende quello dai capelli argentati. È proprio il tipo di persona che prende il comando. “Questa è l'unica uscita ed è completamente illuminata dalle candele. Io vado. Chi vuole è libero di seguirmi. Oppure potete restare qui a piagnucolare tutto il tempo che volete. Se ci avessero voluti morti, lo saremmo già.”

“Vengo con te!” dichiara la rossa, risoluta.

Ho deciso che lei mi piace un mucchio, e il fiammeggiante rosso dei suoi capelli la fa spiccare nel generale grigiore.

Mentre "Testa d'Argento" si dirige fuori dalla stanza, il resto del gregge decide di seguirlo, anche se diversi di loro sembrano ancora riluttanti. Aspetto il mio turno mentre si allineano nello stretto corridoio. Il mio tentativo di seguirlo è rallentato, ma certamente non dal mio desiderio di rimanere in questo buco o di essere imbottigliato assieme a questi goffi smemorati. Mi accorgo che i miei passi sono in qualche modo incerti e mi sembra di stare impiegando più tempo degli altri a prendere completa padronanza del mio corpo. Forse questo succede perché la mia mente si sta comportando come se stessi gestendo un avatar, mentre in realtà non è più così. La brunetta accanto a me non sembra passarsela meglio. Cerco di tirarla su.

"Non sei l'unica che sta cercando di capire come funziona” Provo. “Come ti chiami?”

“India, penso" mi risponde incerta, guardandomi un po' sospettosa. “Dove pensi che siamo?”

"In un posto dove non ci meritiamo di stare" le rispondo.

Non reagisce bene, mette il broncio e si gira per ricongiungersi al gruppo. Alzo le spalle e proseguo.

Il corridoio è regolare, sia le pareti che il pavimento sono in pietra grezza, come la stanza in cui eravamo. Persino le candele sono piazzate alla stessa distanza ad ogni passo del nostro percorso. Il pavimento duro è freddo sotto i miei piedi nudi. Ogni blocco di pietra e ogni luce tremolante è talmente simile, che sembra come se stessimo percorrendo in cerchio la stessa porzione di corridoio, ancora e ancora. È un po' surreale, e, forse, è una caratteristica dell'inferno. Sono certo che abbiamo tutti la stessa opinione, a giudicare dai mormorii. È bello non essere il solo con quel pensiero.

“Vedo una luce più avanti” esclama il nostro argentato leader. “Penso sia la luce del giorno!”

Diversi respiri di sollievo esplodono all'unisono intorno a me e tutti decidono di accelerare, col risultato di un susseguirsi di sgomitate e urti. Cerco di resistere mentre quelli dietro di me spingono per raggiungere la luce promessa. Cerco di resistere e, dopo poco, mi appare l'agognata luce.

Sì... grazie... meraviglioso... libertà! Sono alcuni dei commenti che sento attorno a me.

“Dove siamo adesso?” Chiede un altro.

Nonostante il conforto della luce grigiastra che mi accoglie mentre lascio il corridoio, avverto un brivido sinistro che mi scorre lungo la spina dorsale. Dopo poco siamo tutti fuori, o, per lo meno, in un qualche edificio esterno, forse un anfiteatro di qualche tipo, aperto al cielo nuvoloso e con le sue colonne spezzate che si stagliano nella luce grigia.

Adesso stiamo tutti vagando sul pavimento di questo teatro che si trova in una sorta di grande e antica città. In lontananza, perdendosi alla vista, si stagliano edifici e torri in pietra, passatoie rialzate e acquedotti. È una città primitiva, mi ricorda quelle dove mi trovavo nei giochi in cui io, o le squadre di cui facevo parte, eravamo in competizione, a combattere contro mostri mitici, divinità malvagie e simili creature. L'ambiente mi fa sentire un po' più a mio agio, anche se non per molto.

Secondo le mie stime, cinquantasette anime hanno fatto questo viaggio verso un mondo sconosciuto. Guardo intorno e sopra di me, e noto qualcos'altro: una nuova figura in piedi in cima al teatro, davanti ad un arco in penombra. È alto, in piedi come una statua nella sua scintillante armatura, con uno spadone rinfoderato sulle sue ampie spalle. A prima vista, la figura mi ricorda uno dei Justicars, i dispensatori di giustizia, di quando ero nell' Elysium. I decori rosso e oro dell'armatura e la sua statura, che supera di almeno una testa il più alto tra di noi, lo fanno somigliare ad un avatar.

Quando si gira, svela un volto grigio-barbuto, dall'aspetto raggrinzito e penetranti occhi grigi. Decido che, dopo tutto, non si tratta di un avatar. Probabilmente è solo un essere umano come lo siamo noi, adesso.

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